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lunedì 22 maggio 2017

Nel Ricordo di un grande Re a 158 anni dalla scomparsa



"...E che perdemmo noi miseri nell'Augusto FERDINANDO II! Il dirò breve. Noi perdemmo un Re modello di ogni eletta virtù, che adornar possa un Principe sentitamente Cattolico. E quando il dissi tale, io gli ho fatto ogni elogio. Dica chi vuole: io son pronto a dimostrarlo co fatti questo elogio, di cui voi già, onorandi Uditori, comprendete tutta la forza."


Con le parole dell'orazione del can. Don Rosario Frungillo, pronunciate il 3 giugno 1859 nel Duomo di Napoli nelle Solenni Esequie di S.M. il Re Ferdinando II officiate dall'Em.mo e Rev.mo Venerabile Cardinale Sisto Riaro Sforza, di cui quest'anno ricorre il CXL anniversario della salita al Cielo e che abbiamo ricordato in Roma lo scorso 21 Aprile, vogliamo ricordare la scompparsa di questo Grande sovrano avvenuto proprio a Caserta 158 anni fa


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"...Egli non è più fra noi, e s'involò alle tenerezze della sua Real Consorte e Famiglia, all'amore e alla riconoscenza più sentita de' suoi sudditi. Napoli, il Regno, l'Europa tutta ne udiva sbalordita annunziare la non aspettata, la troppo per noi crudel di partita."

Primogenito maschio di Re Francesco I, Ferdinando II, Re delle Due Sicilie, nacque a Palermo il 12 gennaio 1810 e morì a Caserta il 22 maggio 1859, ancora giovane. Un anno dopo la sua morte iniziò l’invasione del Regno,



Portò dapprima il titolo di Duca di Noto, poi, alla morte del nonno nel 1825, divenuto principe ereditario, assunse quello di Duca di Calabria. Fu educato da ecclesiastici e militari, e ciò spiega la sua profonda fede e la sua passione militare. Era ancora bambino quando gli inglesi pensarono di farlo Re di Sicilia (secondo i loro piani sarebbe stato un ragazzo facilmente manovrabile), mentre durante i moti del 1820 i carbonari volevano affidargli la corona di Lombardia; in seguito, vi fu anche chi pensò di metterlo a capo del futuro Risorgimento. Ma Ferdinando non si fece mai allettare da tali avventurosi proponimenti, sia per il sincero attaccamento alla sua terra ed al suo popolo, sia perché consapevole che i suoi diritti di Re poggiavano sulla legittimità dinastica, e la legittimità dinastica è uguale e sacra per ogni sovrano legittimo, che va pertanto rispettato e difeso nei suoi diritti regali.



Lasciamo alle parole di Harold Acton e Carlo Alianello descrivere l'opera del Re nell'ammodernamento del regno

  • Nella penisola, "la prima ferrovia, il primo telegrafo elettrico e il primo faro lenticolare, insieme con un gran numero di altre innovazioni nell'ingegneria e nell'industria, furono dovuti al «retrogrado» Ferdinando. Né si può incolparlo del fatto che i suoi piani per lo sviluppo del paese venissero interrotti: coscienzioso, energico e pio, solo agli intellettuali dette motivo di lagnanze; ma quando si esamina il suo lungo regno in retrospettiva, ci si domanda che cosa abbiano fatto per Napoli quegli intellettuali a paragone di quanto fece Ferdinando con tutte le sue manchevolezze. […] Dopo oltre un secolo di dominazione borbonica, le folle erano saldamente legate al loro sovrano. Lo spirito popolare era borbonico. Le masse avevano esperienza sufficiente per capire che esisteva una tirannia peggiore di quella dei re: la tirannia dei demagoghi, dei politici meschini ed egoisti." (Harold Acton)

la prima ferrovia della penisola, inaugurata nel 1839


  • "Volle strade, volle porti, volle bonifiche, ospizi e banche; poco sopportava una borghesia saccente e rapace, la cosiddetta borghesia dotta, i «galantuomini». Cercò piuttosto di creare una borghesia che mirasse al sodo. Non fu fortunato per la ragione che nel Napoletano altra borghesia non esisteva che quella delle professioni e degli studi, «permanili e pagliette», quelli che avevano cacciato suo nonno da Napoli, legati a fil doppio allo straniero per sole ragioni ideologiche che il Re, come re, non capiva; e l'avida e avara schiera dei proprietari terrieri". (Carlo Alianello)






il Ponte Real Ferdinando, sul Garigliano

"E tu, Napoli! patria mia dolcissima, Metropoli fortunata di questo fiorente Reame, desiderio del popoli pe larghi doni, onde Dio ti fe bella e gloriosa, patria di Santi, modello delle Cattoliche Città, scuola di pietà, di limosina, e di ogni opera santa; nido di dotti ingegni, asilo delle più fiorite lettere e di severe scienze, sempre fedelissima a Dio e al tuo Re; dimmi tu, patria mia gentile, quali si furon le carezze, onde la sapienza del gran FERDINANDO ti prediligeva innanzi alle altre cospicue città del Regno!"



Dopo queste belle parole, atto d'amore per Napoli ed il suo Re, vi proponiamo un breve scritto del nostro presidente, comm. Giovanni Salemi, non meno innamorato sia di Casa Borbone sia della bella Napoli sia delle Due Sicilie tutte.


<<S.S. il Papa Pio IX benedice le truppe nella piazza prospiciente il Palazzo Reale


Oggi 22 maggio 2017 si compiono 158 anni dalla morte di S.M Ferdinando II di Borbone, Re del Regno delle Due Sicilie.
Questo Re ha riempito la scena del meridione della penisola italica per ventinove anni, essendo salito al trono appena ventenne, nel novembre del 1830, alla morte del Genitore, il Re Francesco I.
Il giovane sovrano svolse una attività a dir poco frenetica rivolgendo la sua attenzione a tutti i problemi e le necessità del Regno comprendendo in queste  tutti i rami del vivere e preoccupandosi quindi di sviluppare ogni attività di lavoro pubblico e privato dando a ciascuno il giusto impegno senza mai trascurare gli interessi dello Stato o delle classi imprenditoriali ma curando sempre  il giusto interesse delle classi più deboli ponendo altresì molta attenzione anche alla difesa e salvaguardia  dello Stato stesso, curando le necessità di carattere militare per l’Esercito e per la Marina Militare, senza trascurare lo sviluppo di una Marina Mercantile di primo piano così come si conveniva ad uno Stato che aveva coste estesissime e proiettato nel centro del Mare Mediterraneo. Fare l’elenco di quanto fu fatto è quasi impossibile: dalla prima ferrovia  al primo ponte sospeso, alla bonifica di terreni paludosi, al ridimensionamento delle spese pubbliche (cominciò la sua attività riducendo le spese per Se stesso e per la Famiglia Reale), al varo di numerose navi militari e mercantili, alla creazione di una industria siderurgica che si affermò magnificamente, a provvedimenti vari, molti di ordine sociale, sempre nell’intenzione di curare l’interesse della popolazione ,riducendo la tassazione allo stretto necessario, incrementando non l’emigrazione, come poi faranno gli usurpatori, bensì creando condizioni favorevoli all’impianto di opifici da parte di imprenditori nazionali, nonchè di imprese straniere di alto pregio.
Molto più semplicemente si può dire che il Suo periodo di regno, ventinove anni, portò il Paese nel novero degli Stati moderni dell’epoca !
Purtroppo però dopo la Sua morte sopraggiunta presto all’età di quarantanove anni, la situazione politica andò sempre più ingarbugliandosi, grazie a tanti fattori interni e soprattutto esterni, e la mancanza di un braccio energico e deciso per tenere il timone causò la fine, sia pure gloriosissima, del Regno .
Noi oggi lo ricordiamo e intendiamo onorarLo come merita, cercando di far passare nel dimenticatoio tutte le ingiurie e cattiverie che contro di Lui sono state pronunziate e diffuse:   mai Sovrano subì una damnatio memoriae  come Ferdinando II al fine di dare una veste sempre più luminosa agli usurpatori e a tutti i cosiddetti patrioti, ossia a quei proprietari terrieri avidi e desiderosi di essere ai posti di comando dello Stato.
Noi  lo ricordiamo come un ottimo Sovrano per questa terra nostra che dopo aver perduto la sua autonomia,libertà e indipendenza è stata ridotta a colonia e ancora oggi  ne sente le conseguenze. conquista cconquista.

Giovanni Salemi


"Tant'è, onorandi Signori, l'augusto Re FERDINANDO II, la cui memoria sarà sempre immortale fra noi, le cui grandi virtù e le doti sublimi son superiori ad ogni encomio, la cui vita tutta fu spesa al maggior pro de' suoi amatissimi sudditi, le cui mire e gli amori tutti furon sempre a Dio, alla Religione, alla Chiesa,"

4 commenti:

  1. Complimenti vivissimi per la commemorazione dell'anniversario del vostro grande Re, e le vostre appassionate parole... io ho sempre pensato che sia stato vittima di congiure ben studiate da nemici interni ed esterni... Maledette!
    Napoli con tutto il Regno ne subì il danno che non ha più avuto fine...
    Ha fine la storia di ogni uomo e perciò noi oggi possiamo dire: fu un grandissimo Re, a cui va la nostra infinita riconoscenza e il nostro rimpianto!
    Dopo di lui di male in peggio... Perciò io invoco con voi: Viva o Re!
    caterina

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  2. Grazie signora Caterina, grazie delle sue belle parole e della sua vicinanza alla nostra causa che è la stessa dei Veneti e di tutti i popoli che insistono nella penisola.

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  3. Grazie per gli aggiornamenti sulla storia del nostro territorio e del nostro grande passato, conservo tutti i vostri articoli perché la memoria resti sempre con noi.

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  4. Grazie a Lei, Rosanna. Siamo particolarmente felici che abbia apprezzato il nostro piccolo contributo alla Storia delle Due Sicilie, a preservarne la memoria, a riscoprire la nostra identità (mortificata e cancellata dalla storiografia di regime). Speriamo possa partecipare ai prossimi eventi che organizzeremo: a Napoli, il 29 settembre, dedicato al Venerabile Cardinale Sisto Riario Sforza; ed il fine settimana successivo, a Capua, per la commemorazione dei Caduti delle Due Sicilie nella battaglia del Volturno, che quest'anno festeggerà la XX edizione.

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