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lunedì 9 ottobre 2017

XX COMMEMORAZIONE DEI SOLDATI DELL'ESERCITO DELLE DUE SICILIE CADUTI NELLA BATTAGLIA DEL VOLTURNO

XX COMMEMORAZIONE DEI SOLDATI DELL'ESERCITO DELLE DUE SICILIE CADUTI NELLA BATTAGLIA DEL VOLTURNO




"Iddio conservi il Re
per lunga e lunga età
come nel cor ci sta...."

Le note e le parole dell'Inno risuonano in Corso Gran Priorato di Malta.
Sembra di essere tornati indietro all'1 e 2 ottobre di  quel 1860, annus horribilis, quando le truppe di S.M. Re Francesco  tentarono, eroicamente ma tardivamente e senza quel successo che avrebbero sicuramente meritato, di opporsi alla conquista del Regno da parte dello straniero.

La cerimonia ideata e voluta dal comm. Giovanni Salemi raggiunge il traguardo del quinto di secolo.
Nel tempo è cresciuta d'importanza radunando in Capua sempre maggiori patrioti, appassionati di Storia o semplici curiosi.


Ecco quindi il programma che conferma una formula ormai collaudata:

SABATO 21 OTTOBRE 2017

la targa fatta apporre dal comm. Salemi vent'anni orsono


ore 15,30 - Raduno in Corso Gran Priorato di Malta, 3;

ore 16,00 - Al suono dell'Inno al Re del Paisiello, eseguito dai ragazzi del Liceo Musicale di Capua, deposizione di una corona d'alloro alla lapide che ricorda i valorosi soldati del Regno delle Due Sicilie, e breve allocuzione;

gli schieramenti della battaglia


ore 17,00 - Chiesa di San Rufo e Carponio, Corso Gran Priorato di Malta: Celebrazione Eucaristica per ricordare i Valorosi che caddero, nella Battaglia del Volturno e nelle battaglie seguenti, per la difesa della Patria dallo straniero;



Capua, soldati dell'Esercito di S.M. il Re del Regno delle Due Sicilie in un momento di riposo (al centro, con le gamba destra distesa, si nota SAR il Principe Luigi, Conte di Trani)


ore 18,00 - Convegno nella Aula Magna del Liceo Musicale  Luigi Garofano:

"Spinte autonomiste: autodeterminazione, sviluppo e popolo"

Apertura dei lavori e saluti istituzionali: 

Dott. Comm. Giovanni Salemi
Presidente Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie

Dott. Comm. Giuseppe Catenacci
Pres. Onorario dall’Ass. Nazionale Ex Allievi Nunziatella 
Presentazione del pamphlet commemorativo dedicato dall’Ass. Nazionale Ex Allievi Nunziatella e curato dal Dott. Giuseppe Catenacci e dal Dott. Cav. Francesco M. Di Giovine. 


Le LL.MM. Re Francesco e la Regina Maria Sofia visitano la guarnigione a Gaeta durante l'assedio che farà seguito alla Battaglia del Volturno



relatori:
prof. avv. Antonio Sciaudone
Ordinario Diritto Agrario, Dipartimento Scienze Politiche, Università della Campania Luigi Vanvitelli

avv. Gennaro Grimolizzi
Identità Europea

Marchese Pierluigi Sanfelice di Bagnoli
Presidente Corpo Internazionale di Soccorso del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio

modera il giornalista Rai Massimo Calenda

Nel corso del convegno avverrà la consegna della Borsa di Studio istituita dall'Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie all'autore della Tesi premiata

A conclusione dei lavori seguirà, come lo scorso anno, un concerto eseguito dai bravissimi ragazzi del Liceo Musicale Luigi Garofano presso la chiesa sconsacrata di Gesù Gonfalone, facente parte del complesso scolastico.

Un sentito ringraziamento quindi al bravissimo Dirigente Scolastico prof. Giovanni Di Cicco per la sua preziosa collaborazione, ai docenti e, in ultimo ma non ultimi, ai bravissimi studenti del prestigioso istituto capuano.





venerdì 6 ottobre 2017

IL PREMIO LAGO GERUNDO 2017 A FERNANDO RICCARDI






Che sia esistito o no un “Lago Gerundo” ed in quale esatto perimetro, lasciamo agli studiosi il compito arduo di portare a definizione una questione ancora irrisolta. Il Comune di Paullo ed il suo assessorato alla cultura hanno inteso comunque adottare i valori simbolici della leggenda in quanto costruzione dell’uomo parallelo allo svolgimento della sua storia. 



Costruire dèi, leggende e letteratura risponde ad un bisogno profondo dell’animo umano. Per sottrarsi alle brutalità della storia, alla fuga del tempo, ai vuoti di senso della vita, l’ingegno sente spesso la necessità di rifugiarsi nella letteratura e nelle leggende che in genere nascono quando qualcuno svela le antiche e le dichiara false o vere. In quei momenti, negli angoli bui della storia, c’è chi correrà ad inventarne altre, come se avessimo sempre più bisogno di misteri che di verità.




Il Premio Letterario Internazionale “Lago Gerundo” è organizzato dall’Associazione Culturale “Frontiera” Accademia di Teatro e Musica e dall’Assessorato alla Cultura della Città di Paullo, con la collaborazione di Morellini Editore e Puntoacapo Editrice e il patrocinio della Regione Lombardia.


Quest'anno la giuria del premio è formata da:
  • Carlo Alfieri (scrittore)
  • Giovanni Antonucci (docente universitario e critico teatrale)
  • Ivan Fedeli (poeta)
  • Rosy Lorenzini (docente e segretaria del Premio)
  • Cesare Milanese (autore e critico letterario)
  • Mauro Morellini (editore)
  • Marco Ostoni (storico e giornalista)
Presidente: Franco Celenza (drammaturgo e saggista)


Siamo particolarmente orgogliosi che quest'anno, per la saggistica e per il libro "Brigantaggio postunitario, una storia tutta da scrivere", a ricevere questo prestigioso premio sia il nostro  vicepresidente Fernando Riccardi, come testimoniato da questo messaggio ricevuto lo scorso 13 settembre.

---------- Messaggio originale ----------
Da: Rosy Lorenzini <associazionefrontiera atxxxxxxx.xx>
Data: 13 settembre 2017 alle 21.59
Oggetto: Premio "Lago Gerundo"


Gent.mo Fernando Riccardi,
sono lieta di informarla che ha vinto  il  Premio  Speciale della Giuria  - Sezione Saggistica  per il testo Brigantaggio postunitario. Una storia tutta da scrivere. Complimenti!
Sabato 14 ottobre nel pomeriggio a Paullo (MI) si svolgerà la cerimonia di premiazione.
A breve le invierò ulteriori comunicazioni in merito.
A presto e buona serata
Rosy Lorenzini

il libro per cui il nostro vicepresidente ha ricevuto il premio





Al nostro Fernando, da parte di tutti noi dell'Istituto, tantissime felicitazioni!!!!


La leggenda del Lago Gerundo

L’invasione dei Celti e poi dei Galli Insubri (sec. V a.C.) colonizzò il territorio tra l’Adda e il Serio. La bonifica delle zone paludose, destinate a varie colture, si intensificò in epoca romana (sec. III a.C.) con la creazione di opere idrauliche che arginarono e incanalarono le acque responsabili di impaludamenti malsani. Ma con l’abbandono delle terre, in seguito alla fine dell’Impero Romano, quelle opere furono ricoperte dal bosco. Le acque, non più regolate dai canali, formarono nuove zone paludose. Al tempo dell’invasione longobarda (sec. VI d.C.) la natura si era completamente sovrapposta alle
opere dell’uomo ed il paesaggio della “bassa” era caratterizzato da boschi ed ampie paludi quasi disabitate. È appunto in questo periodo storico, tra il VI e il VII sec. d.C., che gli studiosi ipotizzano la formazione di una vasta palude chiamata Lacus o anche Mare (deriv. da mara, palus, lacus ecc.) “Gerundo” dalla voce dialettale lombarda gèra, gerù, gerùn che significa “ghiaia”). Il territorio del leggendario Lago Gerundo può essere idealmente collocato all’interno di un triangolo irregolare delimitato dal corso dei fiumi, Adda, Serio e dal Fosso Bergamasco ed attualmente condiviso da quattro province: a nord e ad est dalla provincia di Bergamo, oltre il fiume Serio; a sud da quella di Cremona e ad ovest, oltre l’Adda, dalle province di Milano e Lodi.
Nelle “morte” o “mortisse”, le acque stagnanti del Lago Gerundo, alla sinistra dell’Adda, il fetore emanato dalle acque putride ammorbava l’aria e causava epidemie mortali, al punto che dalla paura del popolo nacque “Tarantasio”, il drago. Già nel I secolo d.C. i romani avevano innalzato in questi luoghi malsani un tempio alla dea Mefite. Nel passaggio dal mondo pagano a quello cristiano, il culto a protezione dalle acque mefitiche fu sostituito da quello di San Cristoforo, il martire palestinese convertito al cristianesimo (sec. III d.C.) che, secondo la leggenda, aiutava i viandanti ad attraversare un grande fiume e che una volta avrebbe trasportato anche Cristo, apparso sotto le spoglie di un fanciullo. Al santo ausiliatore, le popolazioni del Lago Gerundo si rivolsero quando il drago partorito dalla loro fantasia l’infestava con il suo alito pestilenziale, dopo essere sceso a valle con una piena dell’Adda. Ancora intorno all’anno Mille si racconta che lo scheletro del “biscione” fosse appeso sotto la volta della chiesa di San Cristoforo a Lodi.


Fernando Riccardi accanto al comm. Giovanni Salemi, nostro Presidente ad una manifestazione
Fernando Riccardi - Nato a Roccasecca (Fr) nel 1959, giornalista e scrittore è stato direttore responsabile de “Il Corriere del Sud Lazio”, il settimanale delle province di Frosinone e Latina. Attualmente dirige “L'Alfiere”, pubblicazione napoletana tradizionalista che nel 2010 ha festeggiato il 50° anno di vita. E' inoltre direttore responsabile della rivista meridionalista “Il Tornese”. Cura, altresì, le pagine culturali de “L'Inchiesta”, quotidiano della Terra di Lavoro e della Ciociaria, di cui è capo redattore. Ha fatto parte del comitato di redazione di “Storia del 900” e collabora con “Storia in Rete”, il mensile di approfondimenti storici edito da Mondadori. E' inoltre vice presidente dell'Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie. Nel 2003 e nel 2005 è stato insignito del Premio Giornalistico Internazionale “Inars Ciociaria” , nella sezione “giornalisti-scrittori”, e nel 2013 del Premio Nazionale “Arte e Comunicazione”. Nel 2013 è stato insignito motu proprio del Cavalierato di Merito del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio da S.A.R. il Principe Carlo di Borbone delle Due Sicilie. E' autore di numerose pubblicazioni di carattere storico e, in particolar modo, di studi e saggi sul brigantaggio nell'Italia meridionale. Da ricordare “Il brigante Papone” (1995), “Piccole storie di briganti” (2003), “Costanzo Pompei da Pico, arciprete-brigante e carbonaro” (2013), “Brigantaggio postunitario. Una storia tutta da scrivere” (2011 e 2016) (libro che ha ricevuto il premio "Lago Gerundo 2017") e “Klitsche de la Grange. Un colonnello prussiano contro la rivoluzione italiana” (D'Amico Editore 2017). Su tale fenomeno, e sul periodo risorgimentale in genere, tiene conferenze, convegni e seminari di studi in tutta Italia..

cliccando qui l'elenco dei vincitori e, nella categoria saggistica, il nostro vicepresidente.

lunedì 2 ottobre 2017

IL VENERABILE SISTO RIARIO SFORZA RICORDATO A NAPOLI

Dopo il riuscitissimo convegno tenuto a Roma presso il Palazzo della Cancelleria Apostolica, il 21 Aprile u.s., nel giorno dell'anniversario della "nascita al Cielo" del Venerabile, lo abbiamo ricordato a Napoli.


Il grande successo romano, soprattutto perché "fuori casa", oltre alla grande soddisfazione portava con se anche una piccola grande preoccupazione: riuscire a fare meglio.

In primis trovare una sede che potesse reggere il confronto con il palazzo costruito dal Cardinale Raffaele Riario. Non era facile.

il Presidente dell'Ente Biblioteca Alfredo De Marsico, avv. Roberto Fiore
Grazie all'avv. Roberto Fiore, Presidente dell'Ente Biblioteca di Castel Capuano, intitolata al grande avvocato Alfredo De Marsico, siamo riusciti nell'arduo compito.

Castel Capuano

Castel Capuano condivide con Castel dell'Ovo il titolo di Castello più antico di Napoli ed è universalmente noto perché é stato per anni sede del Tribunale.

ed ecco la splendida sala della Biblioteca, perfettamente attrezzata; ai lati i busti di insigni avvocati

Ma il Castello, la cui costruzione fu iniziata da Re Guglelmo I il Malo, è stato anche di più: è stata residenza Reale fino alla costruzione di Castel Nuovo conosciuto anche come Maschio Angioino.

Il problema della sede non meno prestigiosa di quella romana era quindi risolto.

E così venerdì 29 settembre a 140 anni esatti dalla morte dell'Alto Prelato, presso la Bibilioteca De Marsico di Castel Capuano si è tenuto il secondo convegno dedicato al Cardinale.
il tavolo dei relatori. Da sin.: Mons. Luigi Castiello, il Barone Raimondo Zampaglione, il comm. Eugenio Donadoni, Mons. Nunzio D'Elia, Don Antonio Del Vecchio.

Relatori oltre al barone Zampaglione ed a Mons. Castiello, reduci dal convegno romano, il postulatore della Causa di Beatificazione, Mons. Nunzio D'Elia, che purtroppo è stato penalizzato da problemi all'impianto audio ed infine Don Antonio Del Vecchio, giovanissimo parroco di Santa Maria Egiziaca.

Don Luigi Castiello durante la sua relazione

Invitati anche il Cardinale Sepe, Arcivescovo di Napoli  e Mons. Spinillo, Vescovo di Aversa, ma problemi sopravvenuti hanno impedito loro di essere presenti.
Assente giustificata anche la Marchesa Donna Federica de Gregorio Cattaneo di Sant'Elia ed il novantenne presidente dell'Istituto comm. Giovanni Salemi.

veduta della sala
L'avvocato Fiore, padrone di casa, ha portato i saluti dell'Ente che presiede e che ci ospitava, l'avv. Marchese Buccino Grimaldi che quella biblioteca, come tantissimi altri avvocati, aveva assiduamente frequentato, ha portato i saluti dell'Associazione dei Cavalieri Costantiniano, il cav. Rinaldi, in rappresentanza del Presidente Salemi, ha ringraziato i presenti e porto i saluti dell'Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie.

Duomo di Napoli - il quadro originale la cui riproduzione è stata donata ai partecipanti
Il comm. Donadoni ha poi consegnato al cav. Rinaldi un messaggio pervenuto da parte di S.A.R. il Principe Carlo di Borbone delle Due Sicilie, Duca di Castro, Capo della Real Casa di Borbone delle Due Sicilie e Gran Maestro degli Ordini  Dinastici.


Successivamente si è svolto il convegno con gli interessanti interventi dei relatori; al cui termine, prima di passare nella sala detta "del piccolo trono", per il vin d'honneur, il cav. Giancarlo Rinaldi, promotore dell'evento, ha consegnato ai partecipanti alcune targhe e delle riproduzioni su tela del quadro del Cardinale esposto nel Duomo di Napoli.

il Presidente avv. Roberto Fiore mostra la riproduzione su tela del quadro del Cardinale appena ricevuta


il cav. Giancarlo Rinaldi consegna i piccoli cadeau al Marchese Buccino Grimaldi

Il giorno dopo, "the day after", stanchissimi ma soddisfatti, rivolgiamo un grazie a tutti coloro che sono intervenuti: l'amico Massimo Calenda, di Rai3; il comm. Eugenio Donadoni, direttore di Cronache Costantiniane, che ha moderato l'incontro, il Marchese Giuliano Buccino Grimaldi, presidente dell'A.N.C.CI. con la gentile consorte Roberta, l'avvocato Roberto Fiore, padrone di Casa come presidente dell'Ente Biblioteca Alfredo De Marsico, S.E. l'ambasciatore Michelangelo Pisani Massamormile, presidente dell'Augustissima Compagnia della Disciplina della Santa Croce, con la gentile consorte, il barone Luigi Giannuzzi Savelli, la marchesa Mara de Notaristefani di Vastogirardi, le baronesse Bianca, Superiora dell'Augustissima Compagnia della Disciplina della Santa Croce, e Stefania Como di Santo Stefano,



il marchese Carlo Cocozza di Montanara, il conte Roberto Dentice d'Accadia, il conte Fabrizio Cattaneo della Volta, la contessa Gabriella Vivarelli von Lobstein, il conte Augusto Cattaneo della Volta, la marchesa Marò Mottola di Amato, il principe Francesco Brancia d'Apricena, la principessa Bitty Cattaneo della Volta di Sannicandro, Alessandro e Valentina Ferrari di Pantane, Mauro e Annamaria Samarelli, l'avv. Corrado Lanzara, la dr.ssa Ludovica Bracci d'Amore, l'avv. Riccardo Zampaglione, il barone Marco Crisconio, il barone Umberto Maria Ferrari di Pantane Ricevitore del Sovrano Militare Ordine di Malta e Gran Cancelliere del Gran Priorato di Napoli e Sicilia,  il barone Alessandro Pasca di Magliano,  il conte Alberto Marulli di Ascoligli amici confratelli Luigi De Angelis, Enzo de Maio, l'avv. Giulio del Vaglio con la gentile consorte Paola, Pietro Valle.

il tavolo dei relatori

E poi Modestino Caso, presidente dell'Ass. "Sisto Riario Sforza" che tanto bene compie aiutando i bisognosi, Don Ciro Riccardi, parroco della bellissima Chiesa dei SS. Apostoli dove riposa il Venerabile !e dove nel pomeriggio si è tenuta una bella Celebrazione Eucaristica in Suo onore, impreziosita dal bravissimo coro "Le voci di Massabielle". Ancora un grazie ai relatori Don Antonio Del Vecchio ed a Mons. Nunzio D'Elia, Postulatore della Causa di beatificazione del Cardinale. Un ringraziamento particolare al gruppo di "lucidi folli" che hanno organizzato gli eventi per ricordare il Cardinale Sisto Riario Sforza: Don Luigi Castiello, Raimondo Zampaglione, reduci dal convegno di Roma e che sono stati anche relatori, ed il preziosissimo Giuliano Capecelatro.

S. Em.za Rev.ma il Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo Metropolita di Napoli durante la s.Messa ai Santi Apostoli
Nel pomeriggio, alle ore 18,00, officiata da S.Em.za Rev.ma il Cardinale Crescenzio Sepe,  e promossa dal parroco Don Ciro Riccardi, presso la magnifica Chiesa dei Santi Apostoli, si è svolta una Celebrazione Eucaristica in onore del Cardinale.

il cav. Giancarlo Rinaldi consegna al Cardinale la targa del Convegno
Il nostro Istituto ha voluto contribuire facendo sì che la S. Messa fosse impreziosita dal coro "Le voci di Massabielle" diretto dal bravissimo Maestro Ninì Spinelli

"Le voci di Massabielle" dirette da Ninì Spinelli cantano durante la S.Messa al Duomo di Napoli
il pavimento della Cappella Riario presso  la Chiesa dei Santi Apostoli






domenica 1 ottobre 2017

VISITA A NOTO DELE LL.AA.RR.

Le LL.AA.RR. il Duca e la Duchessa di Castro.



Le  LL.AA.RR. il Duca e la Duchessa di Castro, Carlo e Camilla di Borbone delle Due Sicilie, lo scorso 23 settembre si sono recati in Sicilia per una serie di attività benefiche nella città di Noto, accompagnati dalle figlie, le LL.AA.RR. le Principesse Maria Carolina e Maria Chiara.

Noto, importante centro sotto gli Arabi, fu quasi completamente distrutta da un terremoto nel 1693 e abbandonata;

una bella immagine che mostra tutto lo splendore del barocco di Noto


A seguito del sisma i maggiori centri urbani del Val di Noto vennero ridotti in macerie. La successiva ricostruzione dei primi decenni del XVIII secolo vede le città sconvolte dal sisma adottare soluzioni architettoniche e artistiche che caratterizzano l'intero Vallo. Questa vera e propria fioritura del gusto barocco, per cui Noto è ormai famosa nel mondo, è stata riconosciuta nel 2002 quale patrimonio dell'umanità da parte dell'UNESCO.


Nel corso della mattina del 23, S.A.R. il Principe, Capo della Real Casa di Borbone delle Due Sicilie, che è il LIV Gran Maestro del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, accompagnato inoltre da S.A.R. la Principessa Beatrice di Borbone delle Due Sicilie, Gran Prefetto, ha donato a nome dell’Ordine Costantiniano tre defibrillatori semiautomatici all’Istituto comprensivo statale “G. Melodia” di Noto.

Si tratta di una donazione da iscriversi nel più ampio progetto “Città Cardio Protetta”, iniziato lo scorso anno e che vede coinvolte numerose Delegazioni italiane, con la donazione di macchinari utili al primo soccorso in caso di arresto cardiorespiratorio.


Viste le difficoltà economiche di numerose famiglie della zona, e rispondendo alla richiesta della Dirigente scolastica dell’Istituto Melodia, l’Ordine Costantiniano ha deciso di farsi carico dell’acquisto dei testi scolastici per tutti gli studenti della scuola per l’anno 2017-18, inaugurando di fatto il Progetto “Buono Libri”, e di una ulteriore donazione di giochi per i bambini della scuola della Prima infanzia del Complesso Scolastico.



Nel pomeriggio, presso la sede del Vescovato di Noto, la Famiglia Reale ha partecipato alla distribuzione dei generi di prima necessità per bambini da 0 a 3 anni del progetto Briciole di salute e di un defibrillatore semiautomatico destinato ad una squadra di calcio giovanile.


Domenica 24 settembre, presso la Cattedrale di Noto, dopo la Santa Messa celebrata da S.E.R. Mons. Antonio Staglianò, Vescovo di Noto e Commendatore di Grazia Ecclesiastico, si è svolta la cerimonia di consegna dei diplomi ad alcuni Cavalieri e Dame dell’Ordine. 

Un plauso meritatissimo quindi alla Delegazione della Sicilia dell'Ordine, al Delegato Don Lucio Bonaccorsi dei Principi di Reburdone ed al Delegato Vicario Nob. dr. Antonio di Janni che hanno saputo organizzare un così importante e bell'evento.

Nel suo intervento, S.A.R. il Duca di Castro, Gran Maestro, infine, ha ringraziato tutti coloro che si prodigano per le attività dell’Ordine e ricordato come anche lui, nella sua infanzia, avesse portato il titolo di Duca di Noto.



Ed in effetti quando nel 1963 venne alla luce l'erede di una delle più antiche e nobili Casate Europee, era ancora vivo il nonno Ranieri. Quindi il Principe Ferdinando, padre del principe Carlo, portava il titolo di Duca di Calabria, titolo che spetta all'erede del Capo della Real Casa, ed il neonato principino quello di Duca di Noto secondo quanto disposto dal loro Augusto Avo, Ferdinando I, Re del Regno delle Due Sicilie, che ri-unendo i Regni di Napoli Sicilia in un'unica entità statale emanò l'Atto Sovrano  n. 594 dato a Napoli il 4 gennaio 1817 e di cui riportiamo il testo:
"L'ordine ristabilito nella Monarchia mentre da una parte ha mosso l'animo nostro a ricomporla in un solo Stato, onde l'unione delle forze e l'uniformità di governo producano la felicità vicendevole di tutte le parti, come avvenne allorché il di lei fondatore Ruggieri con questo mezzo estinse il germe d'infiniti disordini, ci ha fatto nel tempo stesso rivolgere lo sguardo al gran bene che Iddio ci ha conceduto, moltiplicando la nostra Famiglia. E sull'esempio di quel Monarca, e di altri nostri augusti Progenitori, abbiamo determinato di rivestire de' corrispondenti titoli i nostri Figli e Nipoti, onde la dignità della Famiglia reale sia quella stessa qual fu ne' lieti tempi della Siciliana Monarchia. Mossi da queste considerazioni abbiamo risoluto di ordinare ed ordiniamo col presente atto quanto siegue: Art. 1. Il Figliuolo primogenito del Re del Regno delle Due Sicilie, immediato erede della Corona, giusta la legge di successione del Re Carlo III da Noi confermata colla nostra legge del dì 8 di dicembre 1816, porterà il titolo di Duca di Calabria. 2. Il figliuolo primogenito del Duca di Calabria assumerà sempre il titolo di Duca di Noto. Al dilettissimo nostro Figliuolo primogenito D. Francesco, e al di lui primogenito D. Ferdinando concediamo da ora i titoli anzidetti; e vogliamo che così venga sempre osservato nel tempo avvenire. 3. I due titoli di Duca di Calabria e di Duca di Noto non si risguarderanno come titoli trasmissibili, ma come distintivi del successore immediato alla Corona, e del di lui figliuolo primogenito, o di chi ne terrà il luogo. 4. Al nostro carissimo Figlio secondogenito D. Leopoldo concediamo il titolo di Principe di Salerno. 5. Al figlio secondogenito del Duca di Calabria nostro Nipote D. Carlo concediamo il titolo di Principe di Capoa. 6. Al di lui figliuolo terzogenito nostro Nipote D. Leopoldo concediamo il titolo di Conte di Siracusa. 7. Al di lui figliuolo quartogenito nostro Nipote D. Antonio concediamo il titolo di Conte di Lecce. 8. I titoli di Principe di Salerno, Principe di Capoa, Conte di Siracusa e Conte di Lecce, di cui abbiamo investiti il nostro Figlio D. Leopoldo, ed i nostri Nipoti D. Carlo, D. Leopoldo e D. Antonio, saranno trasmessibili a' loro figliuoli primogeniti, ciascuno nella propria linea, ed a tutti i loro discendenti di maschio in maschio, colla inalterabile prerogativa del sesso e del grado; di modo che nel caso che non avessero figli maschi, o che la loro discendenza de' maschi discendenti da' maschi venga a cessare, né anche le figliuole primogenite potranno portare alcuno de' titoli anzidetti; ma resterà estinto nella persona dell'ultimo maschio discendente, e tornerà a disposizione del Sovrano, che si troverà allora sul trono. 9. I titoli come sopra conceduti non daranno alcun dritto a' concessionarj né su i beni né sulle persone esistenti nelle provincie e nelle città suddette, che resteranno, come lo sono attualmente, nel pieno dominio della Corona, senza alcuna differenza. 10. Questo atto solenne riguardante la nostra Real Famiglia, sottoscritto da Noi, riconosciuto dal nostro Consigliere e Segretario di Stato Ministro di grazia e giustizia, munito del nostro gran sigillo, e contrassegnato dal nostro Consigliere e Segretario di Stato Ministro Cancelliere, sarà registrato e depositato nella Cancelleria generale del regno delle Due Sicilie, la quale ne formerà i corrispondenti diplomi tanto pel nostro secondogenito D. Leopoldo, quanto pe' secondogeniti del Duca di Calabria, che attesteranno la concessione de' titoli anzidetti alle loro persone ed alle loro famiglie".


In seguito, sia con lo stesso sovrano, sia con Francesco I, sia con Ferdinando II, il trascritto atto fu richiamato per la concessione di ulteriori titoli ai nuovi membri della famiglia reale, quali quelli conferiti di conte di Aquila (1824), conte di Trapani (1827), conte di Trani (1838), conte di Castrogiovanni (1838), conte di Caserta (1841), conte di Girgenti (1846), conte di Milazzo (1851), conte di Bari(1852) e conte di Caltagirone (1857).

domenica 28 maggio 2017

Breve saggio sulla famiglia di Don Pedro de Borbon y Orleans, il titolo storico di Principe di Borbone e quello di Infante in Spagna

Dal nostro amico Giovanni Grimaldi riceviamo un breve ed esauriente saggio sulla questione dinastica.
Siamo coscienti che, come dice il famoso detto del "sordo che non vuol sentire", anche con questo scritto chi non vede "perché non vuole vedere" e non sente per lo stesso motivo continuerà a bearsi delle sue false convinzioni, ma noi, amanti della verità soprattutto, crediamo sia giusto ribadire alcuni concetti e rendere di più facile comprensione una questione che è complessa perché complessa è la genealogia di Casa Borbone ed in particolare della Real Casa di Borbone delle Due Sicilie. 




La situazione di Don Pedro de Borbon y Orleans e della sua famiglia è molto articolata, ma per essere compresa occorre approfondire la vicenda.

A tal proposito dobbiamo quindi fare un breve excursus storico sulla sua linea familiare.
Tale linea, discesa dai Borbone delle Due Sicilie, entrò nella Real Casa di Spagna con il bisnonno Carlo Tancredi, allor quando costui dovette sposare l'erede del trono di Spagna, la Principessa delle Asturie Maria Mercedes.


il Principe Carlo Tancredi


Dai documenti ufficiali spagnoli, reperiti da uno storico spagnolo (opera SCARICABILE anche online, da vedere le pagine 286-289: http://biblioteca.ucm.es/tesis/19911996/H/0/AH0013101.pdf )
comprendiamo in maniera inoppugnabile che Carlo Tancredi (bisnonno di Don Pedro), proprio per poter sposare e la Principessa delle Asturie, dovette sottostare, rispettare ed obbedire alle condizioni inderogabili che gli impose Regina reggente di Spagna


Tali condizioni erano le seguenti:
a) Carlo Tancredi doveva naturalizzarsi spagnolo
b) Carlo Tancredi doveva fare rinuncia esplicita (da tener segreta) a QUALUNQUE diritto proveniente dalla sua famiglia (per se stesso ed i suoi discendenti)
c) Carlo doveva rinunciare ad usare qualsiasi titolo e decorazione dei Borbone Due Sicilie.





Carlo Tancredi obbedì e rinunciò (con il cosiddetto Atto di Cannes) a tutti i suoi diritti dinastici duosiciliani e rinunciò a qualsiasi titolo e decorazione dei Borbone delle Due Sicilie (infatti fu cancellato dai ruoli degli Ordini cavallereschi delle Due Sicilie, in primis proprio da quello Costantiniano e non usò MAI nessun titolo dinastico duosiciliano).



ed ecco il famoso atto di Cannes


A seguito di tali accordi, Carlo Tancredi di Borbone (1870-1949) ottenne nello stesso giorno (08/02/1901): 
- nazionalità spagnola 
- nomina ad "Infante de España" (1901) (quindi un Infantado per grazia) 
- nomina a Cavaliere dell'Insigne Ordine del Toson d'Oro 
- nomina a Collare dell'Ordine di Carlo III e la Gran Croce dell'Ordine di Isabel la Católica, 
- nomina a Comandante di Stato Maggiore dell'Esercito.

A tal proposito vi furono i seguenti DECRETI in favore di Carlo Tancredi:

- Real decreto reconociendo al Príncipe D. Carlos de Borbón y Borbón el derecho que tiene adquirido á la nacionalidad española (1901)
- Real decreto concediendo honores y prerogativas de Infante de España al Príncipe Don Carlos de Borbón y Borbón (1901)


- Real decreto disponiendo que D. Carlos de Borbón, como Príncipe consorte, disfrute de los mismos honores que su esposa (1901)


- Real decreto disponiendo se constituya una brigada de Caballería para instrucción con los regimientos de Lusitania y María Cristina, cuyo mando desempeñará D. Carlos de Borbón y Borbón, Príncipe de Asturias (1904) (esempio uso ufficiale titolo di "Principe consorte delle Asturie")

Da notare soprattutto che Carlo Tancredi, dopo il matrimonio con la Principessa delle Asturie, ottenne perfino un decreto con cui, quale Príncipe consorte, ebbe gli stessi "honores, preeminencias y consideraciones" di sua moglie (15/02/1901), ottenendo, ad esempio l'uso ufficiale del titolo di "Principe consorte delle Asturie" fino a che la moglie fu in vita (1901-1904), come questo esempio.
Gaceta de Madrid núm. 134, de 14/05/1902, página 710, Real decreto nombrando General de Brigada á D. Carlos de Borbón y de Borbón, Príncipe de Asturias.


il principe Carlo Tancredi con la moglie Maria de Las Mercedes nel giorno delle nozze


Da tale matrimonio nacque anche Alfonso Maria (1901-1964), nonno di Don Pedro de Borbon.


Alfonso María León Cristino Alfonso de Ligorio Antonio Francisco Javier de Borbón y Borbón


In favore dei figli di Maria Mercedes e Carlo Tancredi furono emessi i decreti del 1901 e del 1904 per concedere loro i titoli di Infanti.
Ovviamente tali decreti erano comunque superflui, perchè i figli di un Principe o Principessa delle Asturie nascevano già Infanti.

Il "problema" si pose invece con il secondo matrimonio dell'Infante Carlo Tancredi. 
Quali titoli e trattamenti dovevano avere questi altri figli?

Facciamo un passo indietro e vediamo altri casi simili a quelli di coppie reali nella Casa di Spagna.

Ad esempio dopo il matrimonio di S.A.R. la lnfanta Dona María Luisa Fernanda de Borbón (nel 1848) con S.A.R. il Principe Antonio María Felipe Luis de Orleans, duca de Montpensier, costui venne creato Infante per grazia (1859).

I loro figli erano Infanti di Spagna per grazia:
- Felipe Raimundo María (1862–1864), Infante di Spagna per decreto prima che nascesse (5-4-1862) 
- Antonio María (1866-1930), Infante di Spagna per decreto prima che nascesse (24-1-1866)
- Luis María Felipe (1867–1874), Infante di Spagna per decreto prima che nascesse (8-4-1867).

All'epoca ed in sostanza in Spagna si era Infanti "per nascita" solo se figli del Re o del Principe delle Asturie
Gli altri parenti del re venivano di volta in volta proclamati Infanti "per grazia sovrana" (con decreto ad hoc) personalmente, ad esempio decretati in quanto coniugi di un Infante o Infanta, oppure il decreto era per un loro figlio specificatamente oppure ai loro figli in generale (come ad esempio con il decreto dell'8-12-1817 riguardante i figli del fratello del re, Don Carlo Maria Isidoro (1788-1855) e Donna Maria Francesca di Braganza (1800-1834), siccome ".... declara S.M. Infantes de España a los hijos tenidos ò que tuvieren en su matrimonio los Infantes Don Carlos y Doña Maria Francisca, hermano y sobrina de S.M.").

Anche dopo la restaurazione monarchica spagnola (1874) e la nuova Costituzione (1876) la normativa si mantenne allo stesso modo.
Ad esempio nel caso dell'Infanta Maria Eulalia (1864-1958), figlia di Isabella II e del marito, il detto Infante D. Antonio María de Orleans (1866-1930), che era Infante di Spagna per decreto da prima che nascesse (24-1-1866) e IV Duca di Galliera (in Italia), sposati con regio decreto (1885), erano stati concessi decreti ad hoc per dichiarare Infanti (per grazia) i loro figli di volta in volta nascituri.
La coppia infatti ebbe due figli nati vivi:
- Alfonso de Orleans y Borbón (1886-1975), infante de España per regio decreto (1886) e V Duca di Galliera
- Luis Fernando de Orleans y Borbón (1888-1945), infante de España per regio decreto (1888), poi revocato nel 1924.

In casi simili solo i discendenti della Familia Real (di Isabella II) ed i loro coniugi erano decretati "Infanti di Spagna" (per grazia). Ed ovviamente i figli di essi non erano a loro volta Infanti.
I figli di Infanti, nipoti di sovrani, non avevano titoli.

Vedasi ad esempio il caso di S.A.R. María de la Paz de Borbón y Borbón (1862-1946), Infanta de España per nascita e principessa di Baviera per il suo matrimonio con il príncipe Luis Fernando de Baviera. 
I suoi figli non erano Infanti per nascita, ma il suo primogenito Fernando María de Baviera y Borbon fu decretato Infante (1905) perchè sposò la sorella del re, la Infanta María Teresa de Borbón (ed i loro figli, a loro volta, furono creati tutti Infanti, per grazia).

Questa la situazione fino ad allora.
Infatti, come sottolineò F. Fernández de Béthencourt, in un suo articolo ("Los parientes de los Reyes: los Prìncipes de la Sangre en Espana", in "Revista de Historia y de Genealogia Espanola", 1912, riportato in "Principes y Caballeros", Madrid, 1913) fino all'ora la normativa spagnola era lacunosa, perchè non specificava quali titoli e trattamenti spettassero agli altri membri della Real Casa di Spagna che non erano Infanti.
In sostanza i figli degli Infanti di Spagna non avevano automaticamente dei titoli o delle onorificenze per legge, ma erano dei privati cittadini qualunque (benchè avessero il diritto di portare il cognome Borbone come una famiglia qualunque).

In seguito, invece, proprio per il caso dei figli di Carlo Tancredi e sua seconda moglie, fu emesso un decreto "ad hoc" (1908) che però regolamentò tale lacuna normativa.

Infatti tale decreto, nel concedere loro un determinato titolo, sancì formalmente l'istituzione del titolo di "Principe della Casa di Borbone". 
Titolo che comportava "iguales honores, preeminencias y distinciones que á los Infantes de España, á quienes seguirán inmediatamente en el orden jerárquico".

Il detto Béthencourt, giustamente, ritenne che il titolo di "Principe della Casa di Borbone" non fu una concessione ex novo, ma il riconoscimento dello status di Principe del Sangue (Borbone), ovvero della Real Casa.
Infatti ritenne che tale titolo di "Principe" (che poteva essere personale, come ad esempio quello di Infante, oppure trasmissibile agli eredi legittimi e naturali), chiarisse anche come la discendenza di un Principe del Sangue, contraendo matrimoni uguali, restasse a tutti gli effetti e diritti, parte della Real Casa dei Borbone.

E' però un errore madornale (ma voluto?!) il ritenere credere (come Robles Do Campo, alla pag. 363 del suo studio sugli Infanti, "Los Infantes de Espana tra la derogaciòn de la Ley Salica (1830)", pubblicato nel vol. XII, Academia Matritense de Heráldica y Genealogía, 2009) che il detto titolo di "Principi della Casa di Borbon", concesso ai figli di secondo letto di Carlo Tancredi (con il detto decreto del 1908), fosse in realtà il riconoscimento del titolo di "Principi della Casa di Borbone Due Sicilie".
Ciò è errato perché, OVVIAMENTE, il re di Spagna come avrebbe mai potuto riconoscere (e con quale diritto?) a qualcuno un titolo dinastico di spettanza di ALTRA Casa Reale e Dinastia?!

A tal punto vi è da fare altra interessante osservazione.

Nella concessione del 1908 si parla del titolo di "Principe della Casa di Borbone", mentre nelle altre concessioni successive, riguardanti altri Borbone, il titolo indicato è solo quello di "Principe di Borbone". 
Ritengo che la distinzione non sia oziosa, ma che distingua nettamente un "Principe di Borbone" appartenente alla Real Casa di Spagna da un "Principe di Borbone" generico, ovvero un Borbone, ma appartenente ad altre Case Reali dei Borbone (es. Due Sicilie e Parma). 
Perchè appunto il titolo di "Principe della Casa di Borbone" invece era spagnolo, tanto è vero che era equiparato a quello di Infanti, sotto i quali immediatamente veniva.

Interessante però notare che tale titolo fu concesso agli "altri Borbone" non considerati discendenti di sangue di Isabella II o non direttamente legati ad essa da vincoli di parentela (Borbone Spagna) che però facevano richiesta di essere naturalizzati spagnoli, ottenendo tale titolo, che poteva essere trasmissibile (es. per Gabriele di Borbone Due Sicilie, 1920), oppure personale (come per il fratello Gennaro di Borbone Due Sicilie, 1924, che aveva contratto matrimonio morganatico, oppure come per Elia di Borbone di Parma).

Quindi il titolo di "Principi di Borbone", per estensione del concetto, si riferiva ai Principi di altre Case Reali dei Borbone (es. Due Sicilie e Parma).
Altra importante distinzione: il titolo era genericamente trasmissibile (anche se in altri casi venne espressamente dichiarato trasmissibile alla discendenza), a meno che non fosse espressamente personale.

Quindi con tale titolo si erano riconosciute quindi due distinte tipologie di Principe di Borbone:

"Principe della Casa di Borbone" di Spagna (quando spagnolo e congiunto con la Casa dei Borbone di Spagna);
"Principe di Borbone" di altra Casa Reale (quando si naturalizzava spagnolo ed apparteneva ad altri Borbone).


Quindi il titolo di "Principe della Casa di Borbone" era riferito logicamente e di diritto a quello di "Principi della Casa di Borbone di Spagna". 
Infatti tale titolo venne utilizzato per identificare appunto dei Principi Borbone della Real Casa spagnola, che PERO' non erano Infanti (nè per nascita e nè per grazia).

Ma la concessione del titolo di "Principe della Casa di Borbone" ai figli di secondo letto di Carlo Tancredi, ribadì ufficialmente, che costoro, benchè non Infanti di Spagna per nascita o per grazia, erano però sempre membri della Real Casa di Borbone di Spagna.


Esempi di DECRETI e atti dei "PRINCIPl DI BORBONE":

- Titolo di "Principi della Casa di Borbon" per i figli di Carlo Tancredi e sua seconda moglie (1908)
- Decreto per il cerimoniale della nascita del figlio di Carlo Tancredi e la seconda moglie (1908)
- Acta de nacimiento y presentación del Príncipe de la Casa de Borbón, que ha dado á luz S. A. R. la Serma. Sra. Infante Doña Luisa Francisca de Orleans y Orleans (1908)
- Atto di nascita e presentazione figlio di Carlo Tancredi e la seconda moglie (1909)
- Atto di nascita e presentazione figlio di Carlo Tancredi e la seconda moglie (1914)
- A SAR Gabriele ed ai suoi figli (1920) (DUE SICILIE)
- A Don Elia di Borbone di Parma (1920) - personale: nazionalità, titolo e trattamento (PARMA)
- A SAR Gennaro di Borbone Due Sicilie (1924) - personale: nazionalità, titolo e trattamento (DUE SICILIE)
- vari altri "nascimiento y presentaciòn"

Esempi di DECRETI DI INFANTADI:

- decreti del 1901 e del 1904 a favore dei figli di Maria Mercedes e Carlo Tancredi
- Alfonso de Orleans y Borbón (1886-1975), infante de España per regio decreto (1886) e V Duca di Galliera
- Luis Fernando de Orleans y Borbón (1888-1945), infante de España per regio decreto (1888), poi revocato nel 1924.
- Príncipe D. Fernando María de Baviera y Borbon (1905), cugino del re, che sposò la sorella la infanta María Teresa de Borbón
- figli Infanta Doña María Teresa (1906), sorella del re
figlio nascituro Infanta Doña María Teresa (1909), sorella del re
- figlio nascituro Infanta Doña María Teresa (1911), sorella del re
- figlio nascituro Infanta Doña María Teresa (1912), sorella del re
- A SAR Alfonso d'Orleans y Borbon ed ai suoi figli (1912) trattamento 


Esempi di DECRETI DI REVOCA:

- revoca del 1848 all'Infante Enrico di Borbone Spagna (1823-1870), Duca di Siviglia, figlio dell'Infante Francesco di Paola di Spagna (1794–1865), figlio di re Carlo IV di Spagna, creato Infante grazie al decreto dello zio re Ferdinando VII (28-11-1823), riabilitato il 13-5-1854 e nuovamente privato il 6+5-1867
- revoca a Luigi Ferdinando di Orleans (1924) (Luis Fernando de Orleans y Borbón (1888-1945))

Esempi di DECRETI DI REINTEGRA (es.):

- A Don Alfonso de Orleans y Bourbon (1912)



ATTUALMENTE:


Secondo la vigente normativa (R.D: 1368/87) vi sono due tipologie di Infanti (Principi): quelli ex lege (es. gli Infanti veri e propri, quelli naturali) e quelli per grazia sovrana (per i quali serve espressa concessione per titoli e trattamenti da parte del re). 
La stessa normativa ha previsto che i figli degli Infanti (Principi per nascita o per grazia) sono solo Grandi di Spagna (con trattamento di eccellenza).
Lo scopo di fondo è riconoscere ed onorare figli/e del re (Infanti), distinguendo primogenito (Asturie) e suoi figli/e (Infanti). 
In epoca precedente, come abbiamo visto, subito sotto di loro, ma equiparati ad essi, vi erano gli altri parenti reali decretati Principi della Casa di Borbone (Spagna) 
Equiparati a questi Infanti Reali sono gli altri parenti del re, ma come semplici "graziati", personalmente, a vita e senza trasmissibilità (Infanti e titolati). Al di sotto i figli/e di tutti costoro, che sono solo Grandi di Spagna, con trattamento di Eccellenza.
A tal riguardo bisogna notare come l'attuale normativa spagnola distingue fra la Familia Real (famiglia reale vera e propria) e la Familia del Rey (i parenti del sovrano, la famiglia in senso esteso di parenti).

(Leggasi il Regio decreto 1368/1987, del 6 novembre, che disciplina i titoli, i trattamenti e gli onori della famiglia reale e il Reggente)


Distinguiamo quindi i vari gradi:

I) Principe/essa delle Asturie, con tratt. A.R. (figlio/a primogenito/a del Re)
Infante di Spagna (per nascita), con tratt. A.R., sono i figli del re e/o del/la Principe/ssa delle Asturie
II) - Infanti per grazia, con tratt. A.R., e spesso con titoli ad hoc, sono per titoli personali, vitalizi e non trasmissibili
- (ex "Principe della Casa di Borbone", titolo nella ll Casa Reale, equiparante i parenti reali agli Infanti, ma subito sotto di loro, con tratt. A.R.)
- (ex "Principe di Borbone", titolo nella ll Casa Reale, equiparante gli altri Principi delle altre Case Reali dei Borbone agli Infanti, ma subito sotto di loro, con tratt. A.R.) che si naturalizzavano spagnoli
III) - Grandi di Spagna con tratt. Ecc. per i figli degli Infanti (ex lege)

Nel I grado si intendono i figli del Re, che sono tutti Infanti e A.R., tranne il/la primogenito/a che è Principe/essa delle Asturie.
I figli del Principe delle Asturie sono poi anch'essi Infanti (come se fossero I grado)

Nel II grado sono ricompresi invece gli Infanti e titolari per grazia sovrana.
Infatti gli altri figli degli Infanti, dopo la rifondazione della monarchia ebbero titoli ad hoc (es. per le figlie del conte di Barcellona e per il figlio del Duca di Segovia).
Tali titoli il R.D. 1368/87 ha equiparato tali titoli a quelli di grazia, personali e vitalizi.
Il R.D. 1368/87, infatti, servì proprio ad integrare la Costituzione del 1978, perché non solo entrambe servirono a porre al primo posto la linea di Juan Carlos, ma il R.D. servì a precisare che quelli precedenti o quelli futuri erano solo dei titolati per grazia (personali e vitalizi).

Un tipo di II grado sono i parenti del re. Sorelle, figli degli Infanti ed equiparati. Tutti considerati "per grazia"

Dopo il 1908, come visto, i nipoti del re (Infanti) che non erano il/la Principe/ssa delle Asturie, furono equiparati agli Infanti (per grazia), ma subito dopo di loro, con il titolo di Principi di "Principi della Casa di Borbon" (Borbone Spagna, ovviamente).
Il titolo di "Principi di Borbone" veniva concesso invece agli altri Principi delle altre Case Reali dei Borbone che si naturalizzavano spagnoli.

Al III grado sono i Grandi di Spagna (con trattamento di Ecc.nza), ovvero i figli degli Infanti (sia di quelli ex lege che di quelli per grazia). Ovvero figli di Infanti reali e di Infanti per grazia.


Se si usa questo schema è facile inquadrare qualunque parente di Juan Carlos e della Real Casa.

Basta riflettere: il soggetto in esame è uno figli/e del re Juan Carlos (Infanti ex lege)? 
È il/la primogenito/a (Principe/ssa delle Asturie) o figli/e di questi (Infanti ex lege)? 
È uno degli altri parenti del re? Ovvero uno dei semplici "graziati", personalmente, a vita e senza trasmissibilità (Infanti e titolati)? 
È invece uno dei i figli/e di tutti costoro, che sono solo Grandi di Spagna, con trattamento di Eccellenza?


Chiaramente la riflessione generale è che la Real Casa di Spagna, fin dall'epoca di Ferdinando VII, è impostata ad un concetto di "famiglia reale" derivato dalla famiglia nucleare borghese. 
In opposizione alla famiglia classica, estesa e per patrilignaggio, alla base dei Borbone di Francia e di quelli di Spagna.

Tale concetto pone al centro della monarchia la figura del re e non della Casa Reale in generale.
E questo fin dalle Costituzioni spagnole del 1837 (art. 50, 51 e 52) e del 1845 (artt. 49, 50, 51).

Infatti esse si basavano sulla regina Isabella II di Borbone ed i suoi discendenti (maschi e femmine) come successori al trono. Solo se estinti costoro la successione sarebbe passata alla sorella della regina, agli zii del padre ed ai loro discendenti.

Dopo la parentesi della Costituzione del 1869 (che poneva anch'essa al centro della successione al trono il solo nucleo familiare del re Amedeo I di Savoia), la Costituzione del 1876 (della restaurazione borbonica), ribadiva il concetto del re (stavolta Alfonso XII di Borbone) al centro della monarchia (art. 59), al quale sarebbero succeduti i suoi discendenti (maschi e femmine) e solo se estinti tutti costoro sarebbero succeduti sua sorella, sua zia, sorella di sua madre (o i loro discendenti legittimi) e infine i discendenti dei suoi zii, fratelli di Don Fernando VII (se non fossero stati esclusi).

Tale Costituzione rimase in vigore fino al rovesciamento della monarchia spagnola.

La nuova Costituzione del 1978, orientata sugli stessi criteri, regolò la successione al trono all'articolo 57.

In particolare:

1) La Corona di Spagna è ereditaria nelle persone dei successori di Sua Maestà Juan Carlos I di Borbone, erede legittimo della dinastia storica. La successione al trono seguirà l'ordine regolare della primogenitura e rappresentanza, essendo sempre preferita la linea anteriore alle posteriori; nella stessa linea il grado più prossimo al più remoto; nello stesso grado, il maschio alla femmina e nello stesso sesso la persona più anziana a quella più giovane.
2) Il Principe ereditario, dal momento della nascita a quello in cui si produrrà il fatto che darà luogo alla sua ascesa al trono, avrà il titolo di Principe delle Asturie e tutti gli altri che spettano per tradizione al successore alla Corona di Spagna. 
3) Estinte tutte le linee chiamate alla successione per diritto, le Cortes Generali provvederanno alla successione alla Corona nella forma che più convenga agli interessi della Spagna.

La Costituzione spagnola del 1978 ancora una volta riprende (come le sue precedenti) e si fonda sul concetto di monarchia personificata dal re (Juan Carlos I), quale "erede legittimo della dinastia storica" (i Borbone di Spagna secondo le loro leggi dinastiche).
Allo stesso modo per la successione al trono si riferisce quindi innanzitutto ai discendenti di Juan Carlos e quindi a "tutte le linee chiamate alla successione per diritto" (ampliando il concetto di fatto a tutti i discendenti di re Alfonso XII di Borbone).

Dal quadro generale si comprende quindi come, fin dalla sua formazione, la nobiltà regale nella Real Casa di Spagna sia una nobiltà progressivamente degradante.

Più si è genealogicamente distanti dal sovrano e più si perde la nobiltà (in quanto personale).
Si riprendono in questo modo i concetti di la Familia Real (famiglia reale vera e propria) e di Familia del Rey (i parenti del sovrano, la famiglia in senso esteso di parenti).


IL CASO DI DON CARLOS MARIA:


L'attuale normativa vigente in Spagna ha quindi superato il concetto del titolo di "Principe della Casa di Borbone (di Spagna)", che comportava "iguales honores, preeminencias y distinciones que á los Infantes de España, á quienes seguirán inmediatamente en el orden jerárquico", unendo tale titolo semplicemente con quello di Infante di Spagna per grazia (titolo personale, vitalizio e non trasmissibile).
Con la conseguenza che i figli di un Infante di Spagna per grazia sono ex lege solo "Grandi di Spagna", con trattamento di Eccellenza.
I figli dei "Grandi di Spagna", quindi, non hanno altre onorificenze che quelle eventualmente loro concesse per grazia dal sovrano.

A questo punto si inquadra il caso di Don Carlos Maria di Borbone e del figlio don Pedro.

Don Carlos Maria de Borbón y Borbón

Molto interessante è appunto la concessione del 1994 di Infante per grazia a Don Carlos Maria di Borbone (1938-2015).

Tale concessione è stata intesa come il riconoscimento espresso di una linea esterna alla Real Casa dei Borbone di Spagna.
Infatti Don Carlos è indicato espressamente come il rappresentante di "una linea dinastica storicamente legata alla corona spagnola". Quindi tale linea non fu riconosciuta come parte dei Borbone di Spagna, ma come linea esterna ad essi.

Ma analizziamo meglio la questione.

Don Carlos Maria era figlio dell'Infante Alfonso Maria (1901-1964), figlio dell'Infante Carlo Tancredi (che apparteneva ai Borbone-Spagna) e dell'Infanta Maria de las Mercedes di Borbone-Spagna, Principessa delle Asturie.

Alfonso Maria, come visto, era Infante, sia in virtù dei decreti del 1901 e del 1904 (che avevano concesso ai figli di Maria Mercedes e Carlo Tancredi i titoli di Infanti per grazia), sia perché figlio di una Principessa delle Asturie (i cui figli nascevano già Infanti). Alfonso Maria era quindi Infante per nascita e per decreto di grazia. 
Inoltre Alfonso Maria era stato Principe delle Asturie [dal 1904 al 1907].

Inoltre, essendo nato da matrimonio AUTORIZZATO dal Capo della R. Casa di Spagna, ovvero dal re di Spagna (e NON dal Capo della R. Casa delle Due Sicilie), appartenne alla R. Casa di Spagna.
Secondo il diritto dinastico e la dottrina prevalente (es. de Béthencourt), avendo poi Alfonso Maria contratto matrimonio uguale (ed autorizzato dal re di Spagna) la sua discendenza apparteneva alla R. Casa di Spagna.

In quanto tali i figli di Alfonso Maria, come il detto Don Carlos Maria, avrebbero avuto sicuramente diritto ad essere riconosciuti nel titolo di "Principi della Casa di Borbone", in quanto "Principi della Casa di Borbone di Spagna". 
Ovvero avrebbe avuto diritto al titolo che era utilizzato per identificare appunto dei Principi Borbone della Real Casa spagnola, MA che non erano Infanti.
Allo stesso modo il titolo sarebbe dovuto essere trasmissibile alla discendenza.

Invece la concessione del 1994 di Infante a Don Carlos Maria di Borbone fu di fatto e di diritto una "riduzione" di diritti e riconoscimenti.

Infatti:

1) Don Carlos fu riconosciuto solo come il rappresentante di "una linea dinastica storicamente legata alla corona spagnola", ovvero non una linea dei Borbone di Spagna, ma esterna ad essi.
Mentre invece, dinasticamente, Don Carlos, in quanto figlio dell'Infante Alfonso Maria (1901-1964), avrebbe avuto diritto ad essere riconosciuto della stessa Real Casa.

2) Il titolo di Infante fu una concessione "per grazia sovrana", non un riconoscimento per un Principe della Casa di Spagna. Inoltre fu titolo personale e non trasmissibile. Quindi, mentre da un lato tale concessione riconobbe diritti ed onori di Infante a Don Carlos, dall'altro la stessa concessione, non trasmissibile alla discendenza, escluse i suoi discendenti da qualunque onore conseguente.
Meglio sarebbe stato, quindi, ottenere ad esempio il titolo di "Principe della Casa di Borbon", che poteva essere trasmissibile ai discendenti (come accade ad es. per Gabriele di Borbone Due Sicilie, 1920).

Pertanto la concessione del 1994 a Don Carlos Maria del titolo di Infante per grazia fu una diminuzione del suo status e dei suoi diritti dinastici.

Conseguentemente lo stato attuale di Don Pedro de Bórbon y Orléans, figlio dell'Infante Don Carlos Maria di Borbone, così come quello dei figli del detto Don Pedro, diventa difficile da qualificare. 
Soprattutto perché lo stesso Re di Spagna non si è ancora formalmente espresso in merito.

Infatti:


SECONDO IL DIRITTO ATTUALE IN SPAGNA:

Le attuali normative spagnole che regolano tale materia sono basate sul Regio decreto 1368/1987 (che ha specificato e ristretto i titoli ed i trattamenti della Familia Real e dei suoi parenti). 
In base a tale normativa, allo stato attuale, non sembra che Pedro rientri tra i Principi della Real Casa di Spagna. 
Perché infatti, oltre al trattamento di cortesia di “Altezza Reale” che gli viene attribuito in via informale, non ci risulta che il sovrano di Spagna lo abbia mai ed ufficialmente riconosciuto come Principe. 
Infatti Don Pedro non è un INFANTE, ma essendo figlio di Carlo Maria, che invece Infante lo era, godrebbe quindi del solo titolo di Grande di Spagna (art. 4 del detto R.D. 1368/87), con trattamento di “eccellenza”. 


SECONDO IL DIRITTO DINASTICO DEI BORBONE DI SPAGNA:

Anche secondo le antiche Leggi della R. Casa Borbone di Spagna, la posizione di Pedro risulta delicata. 
Infatti, in base alla citata Pragmatica Sanzione del 1776 (secondo la quale i Principi della R. Casa di Spagna dovevano contrarre matrimoni tra pari, pena la decadenza irrimediabile dal rango del Principe inadempiente), Pedro, avendo contratto un matrimonio diseguale, è decaduto e quindi escluso dalla dinastia storica dei Borbone di Spagna (considerata “dinastia storica” dalla attuale normativa spagnola, anche se l’attuale R. Casa di Spagna non sembra che tenga più in riguardo le proprie antiche normative dinastiche). 


SECONDO IL DIRITTO DINASTICO DEI DUE SICILIE:

Considerando che il Don Carlo Maria (1938-2015) non fu mai Principe delle Due Sicilie (in quanto nato da matrimonio non autorizzato dal Capo di tale Real Casa e quindi non valido dinasticamente), ma che fu esclusivamente Principe della Real Casa e Dinastia di Spagna, non avrebbe quindi potuto trasmettere ovviamente al figlio lo status ed il rango di Principe delle Due Sicilie.
Conseguentemente Don Pedro, non essendo nella linea di successione duosiciliana non poteva succedere ai titoli ed ai diritti dinastici della R. Casa e Dinastia delle Due Sicilie.

Don Pedro de Borbón

Da parte, invece, Don Pedro di Borbone (o un suo figlio maschio) potrebbe contestare però la successione dinastica al trono di Spagna.
Infatti si potrebbe questionare che tale successione (invece che alla Principessa Leonor) spetti al loro ramo (discendente dall’Infante Carlo Maria (1938-2015)), sia perchè anch'essi ramo "erede legittimo della dinastia storica" ovvero dei Borbone Spagna, sia perchè una successione ad una femmina trasmetterebbe il trono spagnolo ad altra famiglia e non già alla detta "dinastica storica" riconosciuta dalla vigente Costituzione spagnola (1978).
Mentre invece la loro linea, composta da maschi Borbone permetterebbe al trono spagnolo di restare nella "dinastica storica" dei Borbone di Spagna, dinastia riconosciuta dalla Costituzione come l'unica avente diritto a regnare.


Alla luce di quanto abbiamo visto appare finalmente chiarita la vicenda storica, dinastica e familiare, della famiglia di Don Pedro di Borbone.
Una famiglia migrata da una Casa Reale ad altra e poi estromessa da ogni diritto dinastico.
Illustre famiglia civile di ascendenza regale che non ha ancora accettato e compreso la verità della loro situazione e dei loro diritti.

Grazie per l'attenzione.


                                                                                                                                                                                                                                                            Giovanni Grimaldi


Per approfondire, di seguito i link ai post già pubblicati sull'argomento: