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lunedì 26 dicembre 2016

SABATO 31 DICEMBRE IL II SABATO PRIVILEGIATO DEL 2016

testi ripresi da:
http://www.napolipost.com/gesu-vecchio-la-chiesa-del-sabato-privilegiato/

La Basilica del Gesù Vecchio, Don Placido Baccher ed il Sabato Privilegiato


il Venerabile Don Placido Baccher



Grande fu a Napoli, nel Settecento, il contributo di S. Alfonso de’ Liguori e, nella prima metà dell’Ottocento, quella del venerabile don Placido Baccher (Napoli 5 aprile 1781-10 ottobre 1851).
Quest’ultimo, durante la repubblica partenopea, ebbe esiliato il padre, fucilati due fratelli ed egli stesso, imprigionato in Castel Capuano in attesa di condanna, in giorno di sabato fu riconosciuto innocente e liberato. Egli il giorno precedente con fede viva aveva così pregato: «Domani è sabato; questo giorno non mi può arrecare sventura, perché è il giorno della Madonna, giorno della divina misericordia»
La sera, mentre egli si assopiva recitando il Rosario, gli apparve la Madonna, che gli disse: «Confida, figliuolo; domani sarai liberato da questo orrido carcere. Tu poi dovrai essere mio; e sarai chiamato in una delle principali chiese di Napoli a zelare le glorie del mio immacolato concepimento»
Grato al Signore e alla Vergine, Placido Baccher abbracciò la vita clericale e il 31 maggio 1806 fu ordinato sacerdote nella Basilica di Santa Restituta. Collaborando con D. Pignataro, rettore della chiesa di S. Tommaso d’Aquino, promosse intensamente una cosciente partecipazione ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia, l’adorazione frequente del Cristo eucaristico, la devozione all’Immacolata e un’intensa attività evangelizzatrice e caritativa.
Nominato ben presto rettore della chiesa del Santissimo Salvatore, detta del Gesù Vecchio, egli, dopo essersi consigliato col suo confessore, il barnabita Francesco Saverio Bianchi, poi canonizzato, accettò l’incarico e subito si mise all’opera per sistemare questa artistica chiesa che con la soppressione della Compagnia di Gesù era passata al Demanio e adibita a teatro, ad aula magna dell’Università e, per diversi anni, persino abbandonata. A sue spese don Placido riparò il tetto e la cupola, acquistò suppellettili ed arredi sacri, riportò all’antico splendore marmi e bronzi, e fece costruire un organo idoneo per rendere più solenni le funzioni liturgiche.



Malgrado tutto, don Placido soleva dire che la chiesa gli sembrava una casa senza padrona e una reggia senza regina. Fece perciò modellare dall’artista napoletano Nicola Ingaldi la Madonnina, come gli era apparsa durante la sua prigionia in Castel Capuano. La statua è di proporzioni ridotte, è parte in creta e parte in legno; le sue vesti sono di lino ingessato e inargentato; sul manto, sulla veste e sopravveste sono dipinti fiori, stelle e frange dorate. La Madonnina sorregge sul braccio sinistro il Bambino, mentre col piede schiaccia la testa del serpente.
Don Placido volle porre nelle mani della Madonna e del Bambino la corona del Rosario, e ai piedi della Vergine, sul globo, simbolo del mondo, un gruppo di teste di angeli; a destra e a sinistra due angeli recanti nelle mani un giglio e una stella; e ancora a destra uno specchio e a sinistra una rosa quasi a richiamare le litanie lauretane.
La Madonnina fu collocata su un trono composto di colonne e cornici di legno indorato e ghirlandato di lauro, con in alto, a rilievo, le persone della Santissima Trinità. Vi si accede con due rampe di scale in marmo, sulle quali si adagiano due angeli sostenenti candelabri di bronzo dorato.
A questo punto va menzionata una data storica di grande importanza per la devozione dell’Immacolata a Napoli. Leone XII, a chiusura dell’anno giubilare del 1825, concesse all’Archidiocesi partenopea di celebrarlo ancora per tutto il 1826. Don Placido promosse ed ottenne dal Capitolo Vaticano che la Madonnina fosse incoronata il 30 dicembre 1826 dal card. Luigi Ruffo di Scilla, arcivescovo di Napoli.
La celebrazione fu solennissima e vi presenziò S.M. il re Francesco I con la regina Maria Isabella. Incessante fu il pellegrinaggio dei fedeli e straordinaria la partecipazione ai Sacramenti. Allora don Placido scrisse al cardinale arcivescovo che la gran Signora gli aveva imposto di riferirgli queste sue parole: «Beati i sacerdoti che celebreranno al mio altare e beati i fedeli che vi faranno la comunione nel sabato seguente alla mia incoronazione»
Da allora sino ad oggi nel cosiddetto Sabato privilegiato accorrono a venerare la Madonnina di don Placido innumerevoli pellegrini a confessarsi e a ricevere l’Eucaristia da Napoli e dalla Campania. All’altare maggiore si celebrano ininterrottamente sante Messe durante la notte e il giorno e vari sacerdoti e diaconi distribuiscono l’Eucaristia. 




La tradizione a venerare la Madonna Immacolata di Don Placido si rinnova, in via Giovanni Paladino, nel cuore della vecchia bella Napoli  nella Basilica Santuario del Gesù Vecchio, realizzata tra il 1500 ed il 1600, che poi data l'espansione dell'Ordine dei Gesuiti fu poi seguita dalla costruzione del Gesù Nuovo, anch'essa da visitare a breve distanza. La Basilica, con facciata barocca, unica navata con cappelle laterali, ed opere di Marco Pino, Caracciolo etc è poi in altro momento da visitare anche come Sito d'arte. Notevole anche il Presepe con statue a grandezza naturale dell'800, che, con banchi di esposizione di articoli vari in locali attigui, si trova nei locali d'uscita sul lato sinistro.

la facciata del "Gesù Vecchio"


Ma è la venerata scultura dell'Immacolata, modesta nei materiali ma piena di significati religiosi e mistici per tutti, con la sua corona d'oro e l'arco d'argento, che commuove e fa pensare. Tutti senza eccezioni hanno avvertito in quel luogo ed in quel momento una atmosfera diversa. e lo si è visto sul volto di tutti.Sabato 31 dicembre è il secondo Sabato Privilegiato di quest'anno 2016. Celebrazioni eucaristiche si  succederanno per l’intera giornata, una ogni ora, sin dalle prime ore del mattino.

una bella immagine dell'interno

Cosa significa e cosa rappresenta questa ricorrenza per i fedeli? Era il 30 dicembre del 1826 quando don Placido Baccher, sacerdote nel Gesù Vecchio dal 1806 al 1851, fortemente devoto alla Madonna per averlo liberato dal carcere e da una condanna a morte al tempo della rivoluzione napoletana del 1799, vide concretizzato un suo desiderio: far incoronare solennemente dal Cardinale Luigi Ruffo Scilla la statua dell’Immacolata, con una celebrazione solenne, che vide coinvolta tutta Napoli, in segno di profonda e viva devozione. Nel giorno seguente all’incoronazione, mentre don Placido si recava all’altare per celebrare Messa, l’Immacolata gli apparve e gli disse: ”Beati… particolarmente tutti quei sacerdoti che celebreranno al mio altare e beati i fedeli che vi faranno la Comunione nel sabato seguente la mia incoronazione”, il sabato dopo il 30 dicembre.
Per la sua vita esemplare, don Placido per Napoli ha sempre rappresentato una vera e propria istituzione; la Chiesa era frequentata da moltissimi aristocratici, popolani, borghesi, commercianti e spesso anche dalla corte, e le sue omelie erano come “vangeli” ed in molti lo consideravano quasi un santo. Si parlava sempre più frequentemente della sua Madonnina e delle grazie che riusciva ad ottenere dalla stessa. Vuoi per l’antica gratitudine, vuoi perché davvero meritorio, spesso S.M. il Re Ferdinando II si recava con la Regina e con la corte nella basilica del Gesù Vecchio in visita al reverendo: l’incontro avveniva nel centro della Basilica, il re e don Placido si inchinavano reciprocamente incerti se dovesse prevalere la maestà o la santità. I rapporti con la casa reale erano tali che non di rado don Placido rimproverava anche i reali. Persino il pontefice Pio IX il 9 settembre 1849 si recò al Gesù Vecchio per venerare personalmente questa immagine nonché per conoscere don Placido e verificarne la santità.
Da allora, sono trascorsi quasi due secoli, e la tradizione del “Sabato Privilegiato” continua ancor oggi; sembra che il tempo si sia fermato, tutti accorrono numerosi, anzi numerosissimi, oggi come ieri, dall’alba al tramonto. È una giornata che la città non trascura, nell’ antica tradizione napoletana, una grande festa liturgica e di popolo: appuntamento a cui “non si può mancare”. Nel Sabato Privilegiato una processione che dura un giorno intero, che coinvolge tutte le vie limitrofe alla Basilica.

l'altare Maggiore

Di generazione in generazione, un culto che viene tramandato e rispettato con fede e convinzione. Una folla di fedeli come un fiume in piena, e la Chiesa con le porte di entrata spalancate per facilitarne l’ingresso. Una volta nella Basilica, tutti in silenziosa, raccolta, lenta processione verso la scala che porta davanti alla Madonna, in un procedere che più che un dovere è un vero bisogno di ognuno. La si guarda, La si prega, si invocano grazie e intercessione, ma anche per ringraziare per una malattia guarita, per un figlio nato, un matrimonio realizzato, un lavoro trovato, una pace fatta, in un elenco infinito di “fatti”, in ciò che più che una prehiera diventa un vero e proprio colloquio personale e intimo con la Madonna. 


Tutta Napoli, in un sol giorno, nella Chiesa del Gesù Vecchio,con lo sguardo rivolto verso l’alto, sopra l’altare maggiore, dove è racchiusa la scultura dell’Immacolata, appartenuta a don Placido. Commossi e partecipi, nella Fede e nella speranza. Arrivederci al 31 dicembre 2016, giorno del prossimo Sabato Privilegiato. Ebbene sì, questo 2016 potrà contare incredibilmente di due Sabati Privilegiati, di “due primi sabati dopo il 30”, il primo fu agli inizi, sabato 4 gennaio, il secondo, come ricordato, sabato 31 gennaio.
O Maria Vergine Immacolata, ti salutiamo e ti invochiamo, con le parole dell’Angelo:Piena di Grazia, il nome più bello con il quale Dio stesso ti ha chiamata fin dall’eternità colmandoti di divino amore fin dal primo istante della tua esistenza predestinandoti ad essere Madre del Redentore e Madre nostra. Gran Signora, tu sei Maria, il tuo nome è per tutti noi pegno di sicura speranza e alla sorgente del tuo Cuore Immacolato veniamo fiduciosi ad attingere fede e consolazione, gioia e amore, sicurezza e pace. Tutta bella sei, o Regina che dicesti a don Placido: “Ho protetto e proteggero’ Napoli”, mostrati madre tenera e premurosa verso gli abitanti di questa tua città in modo speciale per le famiglie, i giovani, i malati, i poveri, donaci sempre Cristo Gesù, il crocifisso risorto unica speranza del mondo e accoglici tutti nel tuo cuore di Madre


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ccxxxv anniversario della nascita del Venerabile Don Placido Baccher
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