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martedì 19 aprile 2016

TRE MILIONI DI FRANCHI IN PIASTRE D’ORO A GARIBALDI PER COMPRARSI IL SUD, ce lo raccontano i massoni.

TRE MILIONI DI FRANCHI IN PIASTRE D’ORO A GARIBALDI PER COMPRARSI IL SUD, ce lo raccontano i massoni.


DI MILLO BOZZOLAN

Dal sito https://venetostoria.com troviamo e, volentierissimamente, pubblichiamo il seguente articolo:


cliccando qui potrete leggere l'articolo originale
all'autore, i nostri complimenti e vi invitiamo caldamente a leggere altri post su questo interessantissimo sito-



I MASSONI SVELANO COME FURONO FINANZIATI I MILLE se ce lo spiegano loro, cosa c’era sotto, c’è da dar retta alla fonte…
Marsala, provincia di Trapani nel 1860, Val di Mazara fino al 1812, nel momento più infelice della sua storia.

Adesso, ecco la sconcertante rivelazione. Viene dal convegno “La liberazione d’Italia nell’opera della Massoneria”, organizzato a Torino nel settembre del 1988 dal Collegio dei Maestri Venerabili del Piemonte, con l’appoggio di tutte le Logge italiane. Di recente sono stati pubblicati gli Atti, a cura dell’editrice ufficiosa dei massoni. Una fonte sicura dunque, visto il culto dei “fratelli” per quel Garibaldi che fu loro Gran Capo.
Un breve intervento —poco più di due paginette, ma esplosive— a firma di uno studioso, Giulio Di Vita, porta il titolo “Finanziamento della spedizione dei Mille”.
Già: chi pagò? Come riconosce lo stesso massone autore della ricerca: «Una certa ritrosia ha inibito indagini su questa materia, quasi temendo che potessero offuscare il Mito. Quanto viene solitamente riferito è un modesto versamento —circa 25.000 lire— fatto da Nino Bixio a Garibaldi in persona all’atto dell’imbarco da Quarto».
E invece, lavorando in archivi inglesi, l’insospettabile Di Vita ha scoperto che, in quei giorni, a Garibaldi fu segretamente versata l’enorme somma di tre milioni di franchi francesi, cioè (chiarisce lo studioso) «molti milioni di dollari di oggi». Il versamento avvenne in piastre d’oro turche(*): una moneta molto apprezzata in tutto il Mediterraneo.

le famose "piastre" turche
A che servì quell’autentico tesoro? Sentiamo il nostro ricercatore: «È incontrovertibile che la marcia trionfale delle legioni garibaldine nel Sud venne immensamente agevolata dalla subitanea conversione di potenti dignitari borbonici alla democrazia liberale. Non è assurdo pensare che questa illuminazione sia stata catalizzata dall’oro». Anche perché ai finanziamenti segreti se ne aggiunsero molti altri (e notevolissimi, palesi) frutto di collette tra tutti i “democratici” di Europa e America, del Nord come del Sud.
Sarebbero così confermate quelle che, sinora, erano semplici voci: come, ad esempio, che la resa di Palermo (inspiegabile sul piano militare) sia stata ottenuta non con le gesta delle camicie rosse ma con le “piastre d’oro” versate al generale napoletano, Ferdinando Lanza.
Garibaldi incontra un inviato del gen. Lanza per trattare l'armistizio
Con la prova dei molti miliardi di cui disponeva Garibaldi si può forse valutare meglio un’impresa come quella dei Mille che mise in fuga un esercito di centomila uomini (tra i quali migliaia di solidi bavaresi e svizzeri), al prezzo di soli 78 morti tra i volontari iniziali.
Ma c’è di più: il poeta Ippolito Nievo se ne tornava da Palermo a Napoli al termine della spedizione. Il piroscafo su cui viaggiava, l’”Ercole”, affondò per una esplosione nelle caldaie e tutti annegarono. Si sospettò subito un sabotaggio ma l’inchiesta fu sollecitamente insabbiata. Le cose possono ora chiarirsi, visto che il Nievo, come capo dell’Intendenza, amministrava i fondi segreti e aveva dunque con sé la documentazione sull’impiego che nel Sud era stato fatto di quei fondi. Qualcuno evidentemente non gradiva che le prove del pagamento giungessero a Napoli: non si dimentichi che recenti esplorazioni subacquee hanno confermato che il naufragio della nave del poeta fu davvero dovuto a un atto doloso.

il piroscafo Nettuno, simile all'Ercole. Tutt'e due appartenevano alla "Armata di mare" del Regno delle Due Sicilie
Si cominciava bene, dunque, con quella “Nuova Italia” che i garibaldini dicevano di volere portare anche laggiù: una bella storia di corruzioni e di attentati. Ma Nievo portava, pare, solo ricevute: dove finirono i miliardi rimasti, e dei quali solo pochissimi capi dei Mille erano a conoscenza?
In ogni caso, era una somma che solo un governo poteva pagare. E, in effetti, la fonte del denaro era il governo inglese (non a caso lo sbarco avvenne a Marsala, allora una sorta di feudo britannico, e sotto la protezione di due navi inglesi; e proprio su una nave inglese nel porto di Palermo fu firmata la resa dell’isola).
Come riconosce il «fratello» Di Vita, lo scopo della Gran Bretagna era quello già ben noto: aiutare Garibaldi per “colpire il Papato nel suo centro temporale, cioè l’Italia, agevolando la formazione di uno Stato protestante e laico“. Le monarchiche isole pagarono cioè il repubblicano Eroe perché distruggesse un Regno, quello millenario delle Due Sicilie, purché anche l’Italia, «tenebroso antro papista», fosse liberata dal cattolicesimo.


L'AUTORE:

Milo Boz Veneto, nome di "battaglia" di Milo Bozzolan

Mi chiamo Millo Bozzolan, nome di battaglia Milo Boz Veneto. Come età, e come spirito, mi definirei un “ragazzo del’ 68” che ha capito a un certo punto della sua vita, quanto sia importante la Tradizione per far sopravvivere la Società umana, e farla progredire nella giusta maniera. Quindi anche la Storia, che illustra le tradizioni nostre e di altri popoli, per me è diventata importantissima.
Mi sono accostato al movimento indipendentista dopo la presa del campanile del 1997. Ho pensato che dovevo e potevo dare un contributo alla causa dei Veneti e contattai Luigi Faccia, allora ai domiciliari, che col fratello Fausto continuava la lotta per l’autodeterminazione nel Veneto Serenissimo Governo.
Abbiamo insieme fondato un periodico, intitolato “Spirito Veneto” perché coscienti del fatto che la nostra storia ci era negata, e quello, era un piccolo, primo, modesto tentativo di diffonderla in giro. Luigi fu poi incarcerato, il suo gruppo, male gestito, in pratica si è disperso e io ho continuato per conto mio.
Fui tra i fondatori di Milizia Veneta e del gruppo storico del reggimento Veneto Real, che vedete sfilare tuttora.
Ho fondato in facebook il gruppo “La storia vista da un veneto”, che in tre anni ha raggiunto i 6000 iscritti. Continuo tuttora a scrivere di storia patria. Attualmente sono pensionato; vivo vicino a Feltre in mezzo ad un bosco, tra caprioli e ghiri….e non amo la confusione del mondo moderno. Insomma chi mi segue lo sa, la vita che conduco è quasi pubblica, ormai. Prima di ritirarmi ero un artigiano e prima ancora ho lavorato nel commercio.



(*) Una nota di Fausta Samaritani sostiene che non poteva trattarsi di "piastre" turche che, a suo dire, erano solo d'argento (link alla nota di Fausta Samaritani).
Cercando su internet abbiamo trovato questo:

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