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mercoledì 27 aprile 2016

La legittima pretensione al Trono delle Due Sicilie attraverso l’esercizio delle prerogative inerenti i Titoli dinastici, dignità o qualifiche assunte e la politica onomastica familiare

Dal nostro amico cav. di giustizia S.M.O.C.S.G., dr. Emiddio de Franciscis di Casanova riceviamo un ulteriore contributo alla questione dinastica




La legittima pretensione al Trono delle Due Sicilie attraverso l’esercizio delle prerogative inerenti i Titoli dinastici, dignità o qualifiche assunte e la politica onomastica familiare
di Emiddio de Franciscis di Casanova


  1. Premessa

La pretensione al trono delle Due Sicilie ed al Gran Magistero dell’Ordine Costantiniano viene aperta dall’Infante di Spagna Don Alfonso (1901- 1964), dopo la scomparsa del padre, l’Infante Carlo Tancredi (1870 -1949), dando cosi origine alla Linea indicata, con un ossimoro, come Linea spagnola della R. Casa delle Due Sicilie.
L’Infante D. Alfonso, infatti, rivendicò a se la dignità di Capo della R. Casa delle Due Sicilie, negando la legittimità della rinuncia fatta dal genitore -concordemente con le volontà ed indicazione dell’allora Capo della Casa delle Due Sicilie, SAR il principe Alfonso, conte di Caserta (1841-1934)- con la sottoscrizione del noto Atto di Cannes del 14 dicembre 1900.

Scopo del presente articolo è quello di affrontare la questione inerente il diritto alla legittima pretensione alla dignità di Capo della Real Casa Borbone delle Due Sicilie, con le relative prerogative sui Gran Magisteri degli Ordini Dinastici, da una prospettiva diversa da quella strettamente giuridica e del diritto successorio, ampiamente affrontata da diversi autori, di cui accenneremo nel seguente paragrafo. 

Ci proponiamo, infatti, di trattare i comportamenti dei rappresentanti delle due Linee contendenti -che di seguito in sintesi indicheremo come “Linea Napoletana e Linea Spagnola”, originatesi rispettivamente da SAR il principe Ranieri e dal nipote SAR l’Infante D. Alfonso (1901- 1964)- nell’effettivo esercizio fino ai giorni nostri della dignità di Capo della Casa Borbone delle Due Sicilie, riferendosi agli aspetti più peculiarmente araldici inerenti le titolature nobiliari connesse a questo dignità. 

Aggiungi didascalia

In considerazione del mio interesse per il diritto nobiliare e l’araldica, ho ritenuto, infatti, di affrontare la questione sulla base dell’esame degli effettivi comportamenti tenuti a riguardo dei Titoli assunti dai Capofamiglia, e di quelli ricevuti da altri sovrani, oltre che dei nomi e Titoli assegnati ai principi del sangue delle rispettive Linee. Ciò al fine di contribuire, con alcune riflessioni di carattere strettamente araldico-nobiliari inerenti le titolature, ad individuare il legittimo Sovrano titolare delle Due Sicilie.

Esamineremo perciò il significato di Titoli come quello di Infante di Spagna, proprio della R. Casa di Spagna; o di Duca di Castro proprio della R Casa delle Due Sicilie; l’uso improprio del titolo di Duca di Calabria, fino , ad esempio, alla recente “invenzione” di nuovi titoli, derivati storpiando quelli storici della Casa della Due Sicilie. 




2.  La disputa giuridica 



il libro del prof. Ettore Gallo

La questione dal punto di vista giuridico del diritto successorio, come detto, riteniamo sia stata ampiamente ed esaurientemente affrontata e approfondita in precedenza da numerosi autori fra i quali spiccano sicuramente il professor Ettore Gallo e il dottor Alfonso Marini Dettina che hanno argomentato -nei rispettivi noti testi- la legittimità della pretensione alla dignità di Capo della R. Casa delle Due Sicilie ed al Gran Magistero dei rispettivi Ordini, fra cui il Sacro Militare Ordine Costantiniano di S. Giorgio.


prof. Ettore Gallo, Presidente della Corte Costituzionale


Il professore Ettore Gallo, già presidente della Corte Costituzionale, ha sostenuto le tesi a favore dei diritti di SAR il principe Don Ferdinando (1926 -2008), figlio del principe Ranieri (1883-1973), quintogenito di SAR Don Alfonso (1841-1934) conte di Caserta, fratello di SM Francesco II (1836-1894). 


il libro del dr. Alfonso Marini Dettina

Mentre il Dottor Alfonso Marini Dettina ha sostenuto le ragioni dell’Infante di Spagna SAR Don Carlos (1938 - 2015) recentemente scomparso, nipote dell’Infante di Spagna Don Carlo Tancredi (1870-1949), secondogenito del suddetto conte di Caserta SAR Don Alfonso
una rara foto delle nozze del principe Carlo Tancredi con Maria de las Mercedes


Come noto questi per poter sposare la Principessa delle Asturie SAR Maria de las Mercedes, sorella di Alfonso XIII che a quel tempo aveva 13 anni, rinunciò con il richiamato Atto di Cannes (1900) ai propri diritti dinastici sulle Due Sicilie.

Sarebbe difficile aggiungere elementi o intervenire in questo confronto giuridico che ha messo in campo tanta dottrina e quindi risulterebbe sterile tornare ad indagare l’argomento da questo punto di vista. 
Confronto giuridico che, tengo a sgombrare subito il campo, debba ritenersi risolto ampiamente a favore del presidente Gallo che, a mio avviso, dimostra il pieno diritto del principe Ranieri e dei suoi successori alla dignità di Capo della R. Casa Borbone Due Sicilie e dell’Ordine Costantiniano. Tesi che mi propongo di confermare anche attraverso l’esame dei comportamenti assunti dalle due Linee nell’esercizio concreto di questo ruolo.

Fondamentali argomenti a sostegno dei diritti della Linea del principe Ranieri risultano a mio avviso: 
  • la diretta e inequivocabile designazione del principe Ranieri quale futuro Capo della R.Casa, sancita dal padre SAR Don Alfonso, conte di Caserta, nel suo Testamento del 1928, depositato presso il Consolato di Italia a Nizza. Designazione condivisa, oltre che dall’allora duca di Calabria SAR Don Ferdinando Pio, suo primogenito, anche dal secondogenito principe SAR Don Carlo Tancredi che rinunciava ai diritti di successione sulle Due Sicilie per se e per i propri successori. 
  • l’assenza di proteste, ripensamenti e rivendicazioni da parte del suddetto rinunciante principe Don Carlo Tancredi, Infante di Spagna, sua vita natural durante. Questi infatti era perfettamente consapevole di aver rinunziato <<per Se, per i Suoi Eredi e Successori>> con l’Atto di Cannes alla successione “politica” delle Due Sicilie, come viene definita dal padre, conte di Caserta, nel suo Testamento del 1928; con il quale vengono anche dichiarati morganatici i matrimoni dei suoi figli Gennaro e Filippo.

Il richiamare sterilmente e cavillosamente, da parte del dottor Marini Dettina, l’eventuale presunta invalidità giuridica della rinunzia fatta dal principe Carlo Tancredi in vista delle sue nozze con la principessa delle Asturie, appellandosi a quanto previsto in materia successoria dai Codici Civili italiano e francese (competenti ciascuno a seconda che si voglia considerasse il luogo dell’Atto o la cittadinanza del soggetto), ai sensi dei quali Don Carlo Tancredi non fu poi escluso –come avrebbe dovuto essere- dalla successione dei beni immobili di Casa Bordone Due Sicilie, non confuta la sostanza dei fatti. 
E cioè che questi era pienamente consapevole del significato e della portata politica della sua rinuncia in termini di diritti di successione alla Corona della Due Sicilie. E, rispettoso delle regole minuziosamente dettate da SM Carlo III con la Prammatica del 1759, volte a tenere separati i regni di Spagna e Napoli, ne condivideva le conseguenze per la propria discendenza. 
Tanto da non avanzare, sua vita natural durante, alcuna rivendicazione in tal senso. Tanto meno quella di pensare mai di assumere per se il titolo di Conte di Caserta, rientrato –alla morte del padre- nella disponibilità del fratello maggiore SAR Ferdinando Pio, divenuto Capo della R Casa delle Due Sicilie.
Lo spirito della Prammatica dettata da SM Carlo di Borbone nel 1759 per regolamentare la successione al trono delle Due Sicilie, al fine di evitare che questo in futuro potesse mai riunirsi a quello di Spagna, è ben chiaro: al momento del matrimonio fra due principi Borbone, questi dovevano stabilire a quale R.Casa volessero in futuro appartenere loro stessi e la propria discendenza. 
Dall’attenta lettura della Prammatica del 1759 relativamente alle norme dettate per le discendenze di SM Carlo III dei suoi figli diretti –alcuni appartenenti alla Casa di Spagna ed altri a quella di Napoli- si rileva come, solo alla totale estinzione della discendenza maschile e femminile del ramo regnante a Napoli, i principi appartenenti ad un altro ramo avrebbero potuto subentrare nei diritti di quello estinto. Ma, per garantire la separazione fra la Spagna e le Due Sicilie, un principe della discendenza di SM Carlo avrebbe potuto aspirare ad essere chiamato al Trono di Napoli solo se non fosse egli stesso già Re di Spagna, o Principe delle Asturie, dichiarato tale o per dichiararsi.
Quasi a sancire un imprescrittibile, generalizzato, diritto di “panchina” di tutti i principi della sua discendenza, grazie al quale ciascuno -secondo il ferreo ordine di successione indicato nella Prammatica- sarebbe stato ammesso a subentrare nei diritti di un altro ramo della Casa Borbone estinto. 
Altra ingenuità del Marini Dettina è quella di voler richiamare, a sostegno delle sue tesi in favore di SAR Don Carlos, i pronunciamenti di Accademie (l'Istituto "Salazar y Castro", la Reale Accademia di Giurisprudenza e Legislazione) e di Organi dello Stato spagnolo (il Ministero della Giustizia, il Ministero delle Affari esteri e del Consiglio di Stato). 
Da che mondo è mondo, la legittimazione di chi abbia diritto a ricoprire il dignità di Capo di una R.Casa già Sovrana non può che venire dal suo interno, non certo da Organi di uno Stato –la Spagna- “straniero”, in quanto del tutto estraneo giuridicamente e territorialmente alle Due Sicilie.
Inoltre il pronunciamento delle istituzioni spagnole, che sembrano essersi affrettate a riconoscere senza il minimo dubbio nella discendenza di SAR l’Infante D Carlo Tancredi la legittima Linea delle Due Sicilie, a mio avviso potrebbe anche apparire in certo modo strumentale e finalizzata ad escluderla definitivamente dalla pretensione alla successione spagnola. La linea dei successori dell’Infante SAR don Carlo Tancredi, infatti, essendo diretta discendente dalla sorella di re Alfonso XIII, occuperebbe il secondo posto in ordine di successione al trono di Spagna, dopo SM Felipe VI, se la Costituzione spagnola del 1978 non la escludesse dalla successione, limitandola ai soli discendenti diretti del Sovrano. 
Curioso, poi, che la linea di SM Juan Carlos I sieda sul trono di Spagna anche grazie alla rinuncia pronunciata “per se e i propri discendenti” dagli zii D.Alfonso e D.Jaime, fratelli maggiori del padre Don Juan, conte di Barcellona, tutti figli di SM Alfonso XIII.




3. La pretensione esercitata attraverso le Titolature

Tracciamo di seguito un breve excursus sull’origine ed il significato del Titolo di Infante di Spagna e dei principali Titoli caratterizzanti la R. Casa delle Due Sicilie, con riferimento a quelli assunti dai Capofamiglia delle due Linee contendenti.

Nel trattare di ciascuno esamineremo anche gli effettivi atteggiamenti di pretensione e le decisioni attuate da ciascuna Linea, commentandone l’appropriatezza o meno, in riferimento all’effettivo esercizio della pretensione del dignità di Capo della R. Casa.


3.1 Del Titolo di Infante di Spagna

Nella monarchia spagnola e nell'ex monarchia portoghese, Infante (al maschile) o Infanta (al femminile) è il titolo dato al figlio o alla figlia del Sovrano regnante a partire dal secondogenito, ovvero colui che non è l'erede diretto al trono, stando a indicare che l'Infante/a sono figli del monarca (in Francia si diceva enfants de France). 
Tra le altre distinzioni, gli Infanti di Spagna hanno diritto a essere sepolti nel monastero dell'Escorial, il "Pantheon" della famiglia reale, come avvenuto anche per l’ultimo pretendente della Linea spagnola Don Carlos (1938-2015); i figli degli Infanti, poi, hanno il diritto al trattamento e gli onori di Grande di Spagna.

Il titolo di Infante di Spagna, pertanto, è stato appannaggio solo dei primi due Sovrani Borbone delle Due Sicilie: Carlo (1716-1788), e suo figlio Ferdinando IV. Carlo, come noto, fu il Caposipite della Dinastia Borbone delle Due Sicilie, e godeva del titolo di Infante in quanto figlio ultrogenito di SM Filippo V di Spagna. Divenne, poi, egli stesso re di Spagna col nome di Carlo III

Tutti i successivi Sovrani napoletani, non essendo figli del re di Spagna non hanno goduto di tale privilegio dalla nascita, e neppure ne furono decorati successivamente in quanto facenti parte della ormai distinta Dinastia Borbone delle Due Sicilie. Ciò a conferma del fatto che il titolo di Infante di Spagna è connesso con la sovranità Spagnola, e non certo con quella delle Due Sicilie. 
Il titolo di Infante di Spagna, pertanto, a conferma di ciò è scomparso anche dagli atti ufficiali dello Stato delle Due Sicilie riguardanti le LLMM Francesco I, Ferdinando II e Francesco II, successori di Ferdinando IV e I che -al contrario- come i loro avi continueranno ad ostentare negli atti ufficiali i titoli di cortesia e pretensione relativi alla Toscana (Gran Principe Ereditario), Parma e Piacenza (Duca), Gerusalemme (re) e Castro (Duca).

Pertanto voler argomentare, come fa il Marini Dettina, che la concessione nel 1994 del titolo di Infante di Spagna a SAR Don Carlos da parte di SM il re di Spagna sia stato segno dell’implicito riconoscimento della spettanza della dignità di Capo della R Casa delle Due Sicilie è del tutto errata.

Anzi si deve correttamente osservare come l’attribuzione del titolo di Infante a Don Carlos, come ne erano stati insigniti il padre Alfonso ed il nonno Carlo Tancredi, conferma l’appartenenza della sua Linea alla Casa Reale di Spagna. 
E’ da sottolineare che proprio Carlo Tancredi aveva goduto maritali nomine del Titolo di Principe delle Asturie (1901 – 1904), e tutti i tre figli nati dal suo matrimonio con la Principessa delle Asturie Maria de las Mercedes, sorella di Alfonso XIII, furono decorati del titolo di Infante di Spagna.

Il defunto Don Carlos (1938-2015) è stato l’unico a ricevere di grazia da re Juan Carlos la dignità di Infante, ma –come sottolinea Pier Felice degli Uberti nell’editoriale di Nobiltà numero 129 novembre – dicembre 2015- l’essere Infante di Spagna per Don Carlos era comunque un diritto stabilito dalla tradizione spagnola, in quanto il padre, Infante Don Alfonso, per real decreto del 17 ottobre 1904 godette -pur senza mai usare il titolo di principe delle Asturie- di tutti gli onori che spettano all’erede della Corona spagnola fino al 1907, anno in cui nacque il primo maschio di Alfonso XIII. E’ noto che ai figli dei principi delle Asturie spetti di  diritto il titolo di Infante di Spagna. 

L’Infante Don Carlos, recentemente scomparso, ha poi ricoperto all’interno della società e nobiltà spagnola ruoli e incarichi che difficilmente sarebbero stati affidati ad un principe di una Casa straniera. Fra questi come non citare quello di Presidente della Real Associacion de Hidalgos de Espana o la Presidenza del Consiglio reale degli Ordini militari di Spagna (Santiago, Calatrava, Alcantara e Montesa).
In questa carica D. Pedro è succeduto al padre, essendo stato nominato nel 2014 anch’egli Presidente del Consiglio Reale dei quattro Ordini Militari spagnoli di Santiago, Calatrava, Alcàntara e Montesa. 


3.2 Origine e significato dei principali Titoli dinastici appannaggio della Casa Borbone Due Sicilie

Analizziamo ora il significato dinastico dei Titoli assunti dai rappresentanti delle due Linee Napoletana e Spagnola, nonchè quello dei nomi e Titoli assegnati ai principi del sangue per dedurne, eventualmente, la coerenza con la dichiarata intenzione di pretensione al Trono delle Due Sicilie. 


3.2.1 Duca di Castro

Nella R. Casa Borbone Due Sicilie il titolo di Duca di Castro, pervenuto ai Borbone per successione alla Casa Farnese, da sempre è stato di esclusivo appannaggio del Capofamiglia, come dimostra la sua presenza in editti e decreti fra i Titoli di pretensione di questa Casa ducale, anche successivamente alla soppressione del Ducato avvenuta nel 1649 con l’incameramento dei suoi territori nello Stato di S Pietro. 
Il titolo di Duca di Castro si riferisce al più antico degli Stati Farnesiani, istituito da SS Papa Paolo III Farnese a favore del figlio Pier Luigi e della sua primogenitura maschile, con Bolla “Videlicet immeriti” del 31 ottobre 1537. Questo comprendeva numerosi territori fra cui la Contea di Ronciglione, oltre che Caprarola e Nepi. La creazione del Ducato di Parma e Piacenza a favore dei Farnese avvenne successivamente nel 1545.
Il titolo di Duca di Castro, divenuto oramai solo onorifico in quanto non connesso alla effettiva amministrazione di un territorio, pur facendo parte della eredità degli Stati Farnesiani, non fu lasciato al patrimonio della Casa Borbone di Parma e Piacenza originata dal fratello minore Infante D.Filippo. Ma, anzi, fu da SM Carlo  aggregato al patrimonio araldico nobiliare della R.Casa delle Due Sicilie in quanto da questi considerato esclusivo specifico appannaggio del primogenito Farnesiano, alla stregua delle collezioni artistiche e tesori dei Farnese tradotti a Napoli.
Ripercorrendo, perciò, le titolature e pretensioni rivendicate da tutti i Sovrani della Casa Borbone che hanno regnato sulle Due Sicilie, troviamo il titolo di duca di Castro sempre citato a seguire di quello di Duca di Parma e Piacenza che continuò ad essere presente anche dopo la devoluzione del ducato alla Linea del Infante D. Filippo, fratello minore di SM Carlo.
A sottolineare il dignità, l’importanza e la considerazione riservata a questo Titolo, per altro mai rivendicato in questi anni dalla cosiddetta Linea spagnola, quale peculiare distinzione del Capo della R.Casa delle Due Sicilie, citiamo la lettera del 18 novembre 1887 di SM Francesco II al fratello SAR D. Alfonso conte di Caserta << …Se tu crederai ritenere pel momento il tuo presente titolo (ndr. conte di Caserta), fa che il tuo primogenito prendesse subito quello che gli appartiene di Duca di Calabria, e quando questi avrà un figlio quello di Duca di Noto. Ricordati che quello di Duca di Castro è nostro familiare di primogenito in primogenito.>>.


3.2.2 Duca di Calabria 

Fra i primi a goderne vi fu Roberto d'Angiò, detto il Saggio (Santa Maria Capua Vetere,1277Napoli,16 gennaio 1343), figlio di Carlo II d'Angiò, che fu duca di Calabria dal 1296 al 1309, anno in cui divenne re di Napoli, re di Sicilia, re titolare di Gerusalemme.

Il titolo di Duca di Calabria nel regno di Napoli tradizionalmente è stato da sempre attribuito al principe ereditario e, pertanto, mai aveva individuato nel passato il Capo della Casa quale Sovrano regnante, o Sovrano titolare, ma solamente il principe ereditario, primo pretendente al trono in ordine di successione dopo il Sovrano in carica.
La Linea spagnola, invece, modificandone il significato ne ha fatto costante utilizzo quale Titolo distintivo del Capofamiglia, equivocandone l’utilizzo fattone -insieme a quello di Duca di Castro- dal principe SAR D. Ferdinando Pio, anche dopo essere divenuto Capo della R Casa nel 1934. Probabilmente il principe D. Ferdinando Pio, sull’esempio del padre -che conservò insieme al titolo di Duca di Castro anche quello di Conte di Caserta- non volle del tutto abbandonare il titolo di Duca di Calabria che in qualche modo lo aveva identificato per oltre 40 anni.
Nel caso della Linea spagnola, pertanto, l’assunzione per il Capofamiglia del titolo di Duca di Calabria e non di quello di Duca di Castro, a nostro avviso si configura come un implicito riconoscimento che il dignità di Capo della R Casa spetti effettivamente alla Linea Napoletana originatasi dal principe Ranieri. Mentre, perciò, la Linea spagnola, originata dal principe Carlo Tancredi si limita, attraverso l’assunzione del Titolo di spettanza del principe ereditario, a rivendicare una priorità nella futura successione. 
E’ bene sottolineare che, ai sensi della Prammatica del 1759, questa Linea sarebbe preceduta nei diritti di successione al Trono delle Due Sicilie da quelle dei principi Don Antonio e Don Casimiro(*). 
D’altra parte la Linea dell’Infante Carlo Tancredi se fosse in vigore la Prammatica Sanzione del 1776, emanata da Carlo III per regolare la successione spagnola, occuperebbe oggi il primo posto in ordine di successione al Trono di Spagna. Non può, perciò, pretendere –essendo uscita nel 1900 dalla R Casa delle Due Sicilie- di reinserirsi nella successione napoletana per la sola ragione di essere stata, di fatto, esclusa dalla successione al Trono di Spagna dalla Costituzione del 1978.


3.1.3 Conte di Caserta

La contea di Caserta, antica nella storia del regno, fu costituita come tale nella seconda metà del IX secolo. Il primo conte di Caserta dall'879, fu Pandonolfo. Dopo di lui la contea fu appannaggio di numerose casate fra cui quelle dei della Ratta, degli Acquaviva d’Aragona, dei Caetani di Sermoneta.

Entrato a far parte del patrimonio araldico della Corona delle Due Sicilie a seguito dell’acquisto del feudo da parte di SM Carlo di Borbone nel 1750, il titolo di conte di Caserta è rimasto diretto appannaggio del Sovrano fino alla nascita del principe D. Alfonso (1841-1934), avvenuta proprio a Caserta. 
Questi era il quartogenito di SM Ferdinando II, dopo Francesco, Luigi conte di Trani ed Alberto conte di Castrogiovanni. E, in effetti, nel 1894 alla morte di SM Francesco II, divenendo Capo della R Casa lo stesso principe D.Alfonso Conte di Caserta, il Titolo ritornò nella disponibilità del Capo della R.Casa delle Due Sicilie. 

Il fatto, poi, che il principe D.Alfonso, essendo stato identificato per oltre 50 anni trascorsi sui campi di battaglia in Italia e Spagna, come Conte di Caserta, ritenne giustamente di continuare ad utilizzarlo affiancandolo a quello di Duca di Castro, appare comprensibile. 

Ma è da sottolineare che il titolo di conte di Caserta, nella tradizione della Dinastia delle Due Sicilie non ha mai contraddistinto il Capofamiglia. Anzi qualora re Francesco II avesse avuto discendenza, il titolo avrebbe identificato una Linea cadetta dei Borbone due Sicilie.

L’utilizzo strumentale di questo titolo, perciò, da parte della Linea spagnola, come fosse identificativo del primogenito della Linea cadetta originatasi dal Conte di Caserta, subentrata nel 1894 nei diritti successori al Trono a seguito della scomparsa di SM Francesco II, appare del tutto improprio, per numerose ragioni:
  • il titolo di Conte di Caserta è da ritenersi –come detto- rientrato nella disponibilità del Capo della Casa con la riunione nella persona di SAR Alfonso (1841-1934) della qualità di Capo della R.Casa. Pertanto affinché potesse essere nuovamente utilizzato, tale Titolo avrebbe dovuto essere concesso da SAR D- Alfonso, o dai suoi successori ad un principe della R.Casa. E, se ciò fosse accaduto, il Titolo oggi identificherebbe una Linea ultrogenita della R.Casa delle Due Sicilie.
  • Il titolo non è mai stato usato da SAR il principe D. Ferdinando Pio (successore di SAR Alfonso, conte di Caserta) quale Titolo identificativo del Capo della Casa, anche se continuò ad utilizzarlo insieme a quello di Duca di Castro.


3.2.3 Principe di Capua 

Per avere idea della rilevanza di questo Titolo, nel regno delle Due Sicilie, bisogna tenere conto che Capua era capitale di un antico ed esteso Stato feudale Longobardo. Il conte Atenolfo I, poi, nel 900 dC ottenne il titolo di Principe di Capua e questo ben presto si consolidò come Stato autonomo all'interno del Sacro Romano Impero, estendendosi su tutta la Terra di Lavoro fino al confine nord definito dal fiume Garigliano, dominando su cittadine e borghi strategici, quali Caserta, Teano, Sessa, Venafro e Carinola. Allargandosi ulteriormente, arrivò a dominare anche sul Ducato di Napoli, su Montecassino, sede di un'importante Abbazia, e su Gaeta, opulento porto tirrenico.
Nel 1059 il Principato venne conquistato dai Normanni e nel 1156 fu definitivamente assorbito da parte del Regno di Sicilia, entrando a far parte del patrimonio araldico dei titoli della Corona .
Ultimo ad essere investito del titolo di Principe di Capua fu Carlo Ferdinando (1811 – 1862) figlio di SM Francesco I e fratello di Ferdinando II che, avendo contratto matrimonio morganatico con Penelope Smyth, non trasmise il titolo al figlio Francesco, che venne decorato invece del titolo di Conte di Mascali.

Carlo Ferdinando di Borbone, Principe di Capua



Del tutto criticabile perciò, a questo riguardo, è la constatazione che la Linea spagnola abbia recentemente operato una astorica trasformazione e riduzione al rango ducale del titolo di Principe di Capua, come detto antichissimo titolo feudale del regno di Napoli, da secoli nel patrimonio della Casa sovrana napoletana, e cioè da molto prima dell’ascesa al trono dei Borbone.

Con l’assegnazione del titolo di Duca di Capua a D. Jaime (1993), figlio di D. Pedro e nipote di D. Carlos, a nostro avviso si configura chiaramente, la creazione di un nuovo titolo spagnolo che, storpiando l’originale, ne snatura il significato e la sua importanza, troncando il richiamo alla tradizione dello Stato delle Due Sicilie. 
L’aver acconsentito al ridimensionamento del Titolo dimostra, inoltre, l’assenza nella Linea spagnola della autonomia ed indipendenza richiesta ad un Capofamiglia nella difesa del patrimonio storico della propria Casa. E conferma, invece, la piena organicità -se non addirittura l’appartenenza- alla Casa Reale Spagnola della Linea oggi rappresentata da D Pedro. 



4. Politica Onomastica e Titolature

Decisive, a nostro avviso, nel dimostrare l’effettivo esercizio del dignità di Capo della R.Casa delle Due Sicilie, anche le scelte assunte da parte delle due Linee a riguardo dei nomi e Titoli attribuiti ai principi delle rispettive R.Case 


4. 1 Linea Napoletana

Esemplare in questo senso la “politica onomastica” della Linea napoletana originatasi dal principe Ranieri, che in considerazione del dignità che avrebbe dovuto assumere, a seguito dei matrimoni morganatici dei fratelli maggiori D. Gennaro e D. Filippo, ha rinnovato in alternanza nomi tradizionali, come Ferdinando (1926-2008) e Carlo (1963), identificativi della Dinastia delle Due Sicilie e di quelle che l’avevano preceduta. 
Anche la scelta del nomi delle principesse Maria Carolina (2003) e Maria Chiara (2005) per le figlie dell’attuale Duca di Castro, SAR Don Carlo (1963) risulta perfettamente allineata alla tradizione. 
Il primo, infatti, richiama il nome della Sovrana, moglie di Ferdinando IV. Mentre il nome della secondogenita si ispira fra l’altro alla devozione della R Casa per questa Santa, cui è dedicata la Basilica napoletana dove è ubicato il Patheon dei Borbone Due Sicilie. 
Eguali considerazioni vanno fatte per le titolature assunte nella tradizione della R Casa, e cioè:  Duca di Castro per il Capofamiglia; Duca di Calabria per il principe ereditario e di Duca di Noto per il suo erede.

Le bellissime Principessine le LL.AA.RR. la duchessa di Capri Maria Chiara e la duchessa di Palermo Maria Carolina
Anche i Titoli di cortesia assegnati dall’attuale Duca di Castro alle figlie ; e cioè il titolo di Duchessa di Palermo per la principessa Maria Carolina (2003), e Duchessa di Capri per la principessa Maria Chiara (2005), pur se innovativi rispetto alla tradizione, richiamano comunque città demaniali afferenti al patrimonio araldico nobiliare della Corona delle Due Sicilie.

una bella immagine della Famiglia Reale scattata nel Parco della Reggia di Caserta


4.2 Linea spagnola

Incerte e contraddittorie, invece, le scelte della Linea spagnola soprattutto per quanto riguarda le ultime generazioni. Infatti l’alternanza dell’imposizione dei nomi di Carlo e Alfonso fino all’Infante Don Carlos (1938-2015) padre dell’attuale Capo famiglia, rispettava la tradizione ed il legame con l’antico regno. 
Le scelte adottate successivamente, invece, di non rinnovare il nome paterno o dell’avo, né quello di altro antico Sovrano della storia napoletana, assumendo nomi della tradizione antica e recente del regno di Spagna, imponendo ad esempio il nome di Pedro e questi ai suoi primi due figli i nomi di Jaime e Juan; sono a nostro avviso significative. 
Soprattutto nel caso della attuale pretensione morale ad un trono non più esistente, non poca importanza ha la tradizione di rinnovare il collegamento ideale/morale con l’antico regno perduto di cui si rivendica la Corona, anche attraverso i nomi di sovrani che hanno occupato un posto rilevante nella storia del regno di Napoli. 
Se si passa, poi, ai Titoli assunti dal Capofamiglia ed assegnati ai principi e principesse del sangue, per quanto precedentemente argomentato, è da sottolineare da un lato la inopportuna utilizzazione per il Capo famiglia dei titoli di Duca di Calabria, e tanto meno Conte di Caserta; dall’altro che risulta ancora più inopportuna l’assegnazione del titolo di Duca di Capua al principe D. Jaime (1993), creato ex novo storpiando quello di Principe di Capua, come detto antichissimo titolo tradizionale della Corona napoletana. 
Scelta che si deve ritenere sia stata fatta per evidenti necessità di assoggettamento al diritto nobiliare spagnolo, che riserva al solo erede al trono il titolo di Principe. 
Il comportamento assunto in questo caso, perciò dall’Infante D Carlos e da suo figlio D Pedro si configura di fatto a nostro avviso –al contrario di quanto potrebbe sembrare- come una dichiarazione esplicita di appartenenza  di questa Linea alla R.Casa di Spagna e non a quella delle Due Sicilie.




5. Conclusioni

Da quanto esposto ritengo si possa serenamente affermare che la Linea napoletana per l’efficace e continuativa pretensione esercitata attraverso ruoli, dignità e titolature rivendicate, e la politica onomastica familiare attuata, abbia dimostrato di avere pieno e legittimo diritto alla dignità di Capo della R Casa, Sovrano titolare della Due Sicilie, nonché Gran Maestro del Sacro Militare Ordine Costantiniano di S. Giorgio.

Mentre a nostro avviso, invece, la pretensione esercitata dalla cosiddetta Linea spagnola in questi anni –a seguito della scomparsa dell’Infante Carlo Tancredi- in riferimento al dignità di Capo della R.Casa della Due Sicilie e Gran Maestro dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio, va considerata del tutto impropria e non efficace.

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5.1 Pretensione alla dignità di Capo della Real Casa delle Due Sicilie

Da quanto esposto, appare evidente che da parte della Linea spagnola in questi anni non sia stata esercitata una decisa ed effettiva pretensione al dignità di Capo della R.Casa delle Due Sicilie, o comunque si sia trattato dell’esercizio di una pretensione, potremmo dire, “affievolita”.
Abbiamo, infatti, dimostrato come l’unico Titolo atto ad identificare il Capo della R. Casa quale Re Titolare del Regno delle Due Sicilie sia quello di Duca di Castro, rimasto ininterrottamente e pacificamente esclusivo appannaggio della Linea napoletana, nelle persone delle LLAARR Ranieri, Ferdinando e Carlo.
L’uso, invece, dei titoli di Duca di Calabria e Conte di Caserta da parte del Capo della Linea Spagnola –in persona degli Infanti D.Alfonso e D. Carlos, ed attualmente D. Pedro- è da ritenersi improprio ed anzi inibente rispetto al dignità che si è preteso rivendicare in tutti questi anni.
Infatti l’assunzione del titolo di Duca di Calabria, tecnicamente, a nostro avviso non indicherebbe l’intenzione di rivendicare nell’immediato il titolo di Sovrano Titolare delle Due Sicilie. Ma, anzi colloca il titolare, ”in qualità di principe ereditario”, in un limbo. Quasi in una condizione di “eterna pretesa/attesa” della futura successione. 
Nel caso poi dell’abusiva assunzione -per il Capofamiglia- del titolo di Conte di Caserta, possiamo concludere che la Linea spagnola si sia collocata da sola nella condizione di rivendicare un dignità da semplice Linea ultrogenita, quale sarebbe stata quella di SAR D.Alfonso (1841-1934) ultrogenito di Ferdinando II, se SM Francesco II avesse avuto discendenza ed i due fratelli maggiori non fossero stati esclusi dalla successione in virtù dei loro matrimoni diseguali.

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5.2 Pretensione al Dignità di Gran Maestro dell’Ordine Costantiniano

Una azione più energica sembra essere stata posta in essere, invece, dalla Linea spagnola nell’esercitare -nei fatti- la dignità di Gran Maestro dell’Ordine Costantiniano contendendolo apertamente alla Linea napoletana, concretizzatasi -questa si- nella gemmazione e strutturazione capillare dell’Ordine in Spagna, Italia ed altri Paesi.
Il diverso atteggiamento tenuto dalla Linea spagnola nei due casi immaginiamo sia conseguenza della convinzione -argomentata, a nostro avviso erroneamente, dal Marini Dettina– che la successione nella dignità di Gran Maestro dell’Ordine Costantiniano spetti in ogni caso al primogenito Farnesiano, anche disgiuntamente dall’eventuale diritto alla successione al trono delle Due Sicilie. 
Questa tesi è stata confutata nei fatti essendo stato, invece, proprio SM Carlo di Borbone a disporre che il Gran Magistero dell’Ordine Costantiniano, per l’intrinseca rilevanza dello stesso, dovesse rimanere in Italia e fosse però vincolato al trono delle Due Sicilie, e non ad altro come, ad esempio, quello di Parma e Piacenza cui era precedentemente legato.
Non possiamo non considerare, inoltre, che SM Carlo di Borbone una volta divenuto re di Napoli e Sicilia in qualità di primogenito Farnesiano conservò per se il titolo di Duca di Castro e quello di Gran maestro dell’Ordine Costantiniano, anche successivamente alla devoluzione del Ducato di Parma e Piacenza al fratello Infante D.Filippo. Successivamente, invece, lo stesso Carlo III nella rinuncia fatta del Trono di Napoli a favore del figlio Ferdinando IV, include in modo chiaro il titolo di Duca di Castro, il Gran Magistero dell’Ordine Costantiniano, le collezioni Farnese e tutti i Titoli feudali regnicoli, a lui pervenuti per eredità Farnese e Medicea.
Ma anche questa dignità è stata esercitata dalla Linea spagnola utilizzando le titolature di duca di Calabria e conte di Caserta (anche contemporaneamente) del tutto irrituali ed improbabili per un Gran Maestro dell’Ordine Costantiniano. Titolature più consone ad un principe del sangue eventualmente posto a Capo di una subcollazione del medesimo Ordine.
Comportamenti che, a nostro avviso in un certo senso, allontanandosi gradualmente dalle tradizioni e dal patrimonio storico-araldico-nobiliare della R. Casa delle Due Sicilie del tutto estranea al tutoraggio dell’ordinamento spagnolo, confermerebbero una più o meno inconscia volontà della Linea spagnola, rappresentata oggi dal principe Don Pedro, di rinunciare –di fatto- ad affermare il proprio diritto di successione alla R.Casa napoletana per integrarsi sempre più nella R. Casa di Spagna. 

Emiddio de Franciscis di Casanova



Bibliografia essenziale

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Gavelli Giuseppe, Ischia di Castro, Edit Gruppo Archeologico Armine Ischia di Castro 1988

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Marini Dettina Alfonso, “Il legittimo esercizio del Gran Magistero del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, Libreria Editrice Vaticana, Citta del Vaticano 2003

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Pezzana, La Prammatica di Carlo III e le rinunzie del Conte di Girgenti e del Principe Carlo di Borbone , in “Rivista del Collegio Araldico”, Roma 1963

Prammatica di SM Carlo di Borbone , Napoli addì 6 ottobre 1759

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Saccarello Roberto, Gli Ordini Cavallereschi della Real Casa di Borbone delle Due Sicilie, Ente Fiera di Vicenza;Vicenza 2006

Il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio (1698-1966), voll. I e II, a cura del Gran Magistero, Napoli 1966
Il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, voll. III – IV, a cura del Gran Magistero, Napoli 1971
Ricerche storiche sull’Ordine Costantiniano di San Giorgio, vol. V, a cura dell’Associazione Nazionale dei Cavalieri Costantiniani Italiani, Napoli 1978 
Spada Antonio Benedetto, Cavallereschi della Real Casa di Borbone delle Due Sicilie, Ed.Grafo Brescia 2002




(*) Non avendo, l'attuale Duca di Castro, una discendenza diretta maschile, il suo erede e quindi il "Duca di Calabria", secondo quanto stabilito dall'Atto Sovrano n.594 del 4 Gennaio 1817 (riportato sotto), è il figlio primogenito del compianto Principe Don Gabriele di Borbone (fratello del Principe Ranieri), cioè il Principe Don Antonio il cui figlio primogenito, a sua volta, ha diritto al titolo (legittimo) di Duca di Noto (nota dell'Istituto)


L'Autore

il dr. Emiddio de Franciscis di Casanova



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