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martedì 9 febbraio 2016

UNA FIRMA PER MANDARE VIA ENRICO CIALDINI

Rimuovere da Napoli la statua di Cialdini, autore del genocidio dei meridionali



« Di Pontelandolfo e Casalduni non rimanga pietra su pietra. »
(Cialdini al colonnello Pier Eleonoro Negri)



Enrico Cialdini

ORA BASTA! RIMUOVIAMO LA STATUA DEL GENERALE CIALDINI, ASSASSINO DEI MERIDIONALI! 
 Chiediamo la rimozione del busto dedicato al generale Cialdini sito all'interno del palazzo della borsa di Napoli. Il militare sabaudo fu responsabile tra le altre delle stragi di Casalduni e Pontelandolfo nonché di numerosi altri eccidi di massa. La statua in sui onore è un'offesa alla memoria dei tanti morti meridionali, vittime innocenti delle stragi sabaude nell'Italia post-unitaria. Per questo motivo invitiamo le istituzioni preposte a rimuovere la statua.



il video di insurgencia


NAPOLI: Stamane gli attivisti e le attiviste di Insurgencia hanno nuovamente sanzionato il busto in onore del Generale Cialdini posto al primo piano del Palazzo della Borsa. Il busto è stato simbolicamente imballato e su di esso è stata apposta una targa che invita le istituzioni a spedirlo a Torino. 

L'azione segue un primo sanzionamento con cui gli attivisti posero lo stesso problema qualche mese fa, rivendicando già allora la rimozione del vergognoso tributo al militare responsabile tra le altre delle stragi di Casalduni e Pontelandolfo, nonchè di numerosi altri efferati stermini di massa che hanno caratterizzato la cosiddetta "guerra al brigantaggio" dell'Italia postunitaria. Siamo convinti che dal punto di vista simbolico (ma non solo) oggetti come quello di cui parliamo rappresentino la plastica volontà di cancellare un pezzo di storia coloniale e di parte che è la storia del saccheggio che ha subito il nostro territorio a partire dall'unità. Una storia che ha condizionato e condiziona le nostre condizioni di vita, di sviluppo, che ancora determina l'iniqua distribuzione delle risorse economiche e l'assoluta sproporzione tra le condizioni di vita del Nord e del Sud del paese.

posta (speriamo) celere

Non siamo più disposti a tollerare le continue operazioni razzializzanti, napolifobiche che vengono imbastite sulla nostra pelle e per questo poniamo un problema a partire dai tributi alla storia ufficiale, una storia che vogliamo riscrivere. Nessun anacronismo. Piuttosto la volontà di costruire una cornice, una geneaologia, alle continue dichiarazioni e prese di posizione della politica nazionale sulle più importanti questioni che rguardano la città. Basti pensare alla negazione del nesso causa effetto tra devastazione ambientale e aumento dei tumori e la convinta attrubuzione dell'aumento della diffusione del cancro in campania agli stili di vita.


O ancora alle recentissime dichiarazioni di Alfano sulla criminalità organizzata che, ancora una volta, invece di riconocere nella stessa la forma di accmulazione economica più efficace del territorio e di agire in questo senso, propone per l'ennesima volta leggi speciali per militarizzare del territorio.


il busto del criminale, durante le operazioni di imballaggio

L'azione di questa mattina serve esattamente a ribadire il nostro rifiuto radicale per questi continui tentativi di mettere le mani sulla città, sulla nostra città, le mani della speculazione e del saccheggio, le mani dell'oppressione delle forze dell'ordine la cui presenza nelle strade aumenta solo l'insicurezza e occlude la libertà. Napoli piuttosto rivendica tutta la libertà che merita, rivendica autonomia nella gestione delle proprie questioni e rivendica soprattutto una inversione radicale dell'ordine di discorso intriso di razzismo con cui da sempre vengono affrontate da sempre tutte le questioni sociali. 



Anche Riposto (Catania) si è svegliata e l'anno scorso ha organizzato un convegno a cui, per la parte  anti-cialdini, ha partecipato il nostro vice-presidente, il bravissimo Fernando Riccardi  (riportato come Ricciardi nell'articolo). (La Sicilia, 23 aprile 2015 pag.40)

A proposito dei fatti dell'agosto 1861, un testimone di prima mano, Carlo Margolfo, uno dei militari che parteciparono alla spedizione punitiva contro Pontelandolfo e Casalduni, scrisse nelle sue memorie:

« Al mattino del giorno 14 (agosto) riceviamo l'ordine superiore di entrare a Pontelandolfo, fucilare gli abitanti, meno le donne e gli infermi (ma molte donne perirono) ed incendiarlo. Entrammo nel paese, subito abbiamo incominciato a fucilare i preti e gli uomini, quanti capitava; indi il soldato saccheggiava, ed infine ne abbiamo dato l'incendio al paese. Non si poteva stare d'intorno per il gran calore, e quale rumore facevano quei poveri diavoli cui la sorte era di morire abbrustoliti o sotto le rovine delle case. Noi invece durante l’incendio avevamo di tutto: pollastri, pane, vino e capponi, niente mancava…Casalduni fu l'obiettivo del maggiore Melegari. I pochi che erano rimasti si chiusero in casa, ed i bersaglieri corsero per vie e vicoli, sfondarono le porte. Chi usciva di casa veniva colpito con le baionette, chi scappava veniva preso a fucilate. Furono tre ore di fuoco, dalle case venivano portate fuori le cose migliori, i bersaglieri ne riempivano gli zaini, il fuoco crepitava. »





1 commento:

  1. Si prega di diffondere questa mail.

    Il due giugno andrebbe ripristinata la vera storia del Sud e dell’Italia intera.
    Il re sabaudo e massone nel 1860 occupò e massacrò il sud, detronizzo il re cattolico Borbone e distrusse la nostra economia, la nostra fede la nostra patria.
    Al Nord massacrò lombardi, genovesi , veneti ed ogni altro italico cittadino, imponendo a mano armata e con le frodi le false annessioni al Piemonte.
    Non contenti ancora di occupare e sopraffare i veri italiani, i sabaudi che parlavano francese, ci regalarono poi Mussolini al potere, ed altra fame soprattutto per il sud.
    I bersaglieri assassini, unico corpo che ha perso anche la propria bandiera in battaglia, agirono selvaggiamente insieme ai carabinieri regi, nel sottomettere con i massacri le italiche genti, soprattutto al sud, ma non solo al sud. I patrioti furono chiamati e trattati come briganti anche in Toscana ed in Emilia.
    I piemontesi che erano atei, dediti alla magia e alla massoneria, rapinarono l’Italia alle popolazioni cattoliche del Nord e del Sud Italia.
    Quindi ci dettero la guerra al fianco dei nazisti, ed altra fame e altre morti.
    Infine tradirono anche Mussolini, ma senza provare vergogna per nessuna delle loro azioni, provarono pure a salvare il loro Regno infausto e massone, con il referendum che doveva confermare la Monarchia Sabauda al potere, come se fosse stata innocente e legittimamente la nostra vera monarchia italiana.
    A questo punto della Storia però, sul finire del Regime e fino al 2 Giugno del 1946, sbagliarono anche i Napoletani e tutti i meridionali, perché non conoscendo più la vera storia della falsa unità d’Italia, votarono in maggioranza, monarchia Sabauda.
    Napoli si era addirittura liberata da sola con la rivolta di popolo contro i tedeschi, senza nemmeno chiedere aiuto ai partigiani e al CNL.
    Così nessuno dei partiti repubblichini ha mai perdonato al sud il suo voto monarchico.
    In effetti il 2 giugno del 1946 i meridionali sbagliarono soltanto Monarchia.
    Se infatti avessero chiesto la secessione e il ritorno dei Borbone, l’Italia intera si sarebbe salvata, magari federandosi come la Gran Bretagna, o almeno si sarebbe salvato il Sud, che aveva subito di gran lunga più soprusi del resto d’Italia per mano sabauda.
    Invece alla fine ci siamo sorbiti l’ultimo rampollo di casa Sabauda in televisione, che ancora si vanta di non farsi il Bidè.
    Per questo canta così male?
    Saluti da Vincenzo

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