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lunedì 15 febbraio 2016

GAETA CLVI ANNIVERSARIO DELL'ASSEDIO

GAETA:  Nella ricorrenza del 156° anniversario, il 14 febbraio si è svolta a Gaeta la cerimonia celebrativa e commemorativa della fine dell’Assedio del 1860/61 e del ricordo dei Caduti dell’Esercito delle Due Sicilie.



Fu appunto il 14 febbraio 1861 che il Re Francesco II lasciò Gaeta dopo che, da parte dei plenipotenziari incaricati, era stato firmato il Capitolato di resa della piazzaforte: i Sovrani dopo essere passati, nel tratto di strada tra la casamatta Ferdinando e la Porta di Mare, tra Soldati di ogni Arma e grado e Cittadini di Gaeta che lo invocavano  disperatamente, si imbarcarono sul vascello francese la Mouette per raggiungere il territorio pontificio e, nel passaggio davanti alla Batteria Santa Maria (all’estrema punta del porto fortificato ), da questa furono sparate le prescritte venti salve di saluto e la Bandiera Reale si abbassò per rendere i dovuti  onori al Re del Regno delle Due Sicilie.
S.A.R, il M. Rev. Principe Don Alessandro di Borbone delle Due Sicilie
Da terra si sentirono per l'ultima volta le grida dei soldati borbonici e della popolazione di Gaeta: "Viva 'o Rre!".
Gaeta 1861: il commiato dei Sovrani
E abbiamo ricordato il comportamento veramente regale, per la coerenza, la serietà, il coraggio  e la tenacia che il Sovrano mostrò di possedere durante i 100 giorni dell’Assedio, terminato, come detto prima,c on un atto di resa che  riguardò solo ed esplicitamente  la piazzaforte e non certamente il Regno.

la S.Messa: notiamo tra gli altri, da dx: l'avv. Scafetta, l'avv, Ciufo, Delegato Vicario del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, l'ass. Matarazzo in rappresentanza del Sindaco, il presidente Onorario dell'Ass. Naz. Ex Allievi Nunziatella dr. Giuseppe Catenacci ed ancora il presidente ing. Alessandro Ortis.

ancora un'immagine dell'interno del Duomo di Gaeta durante la S.Messa

amcora una suggestiva immagine del Duomo
il gonfalone della sez. Lazio dell'ass, ex Allievi. A destra notiamo l'ing. Luigi Cobianchi

Abbiamo anche ricordato lo scoppio della Batteria Transilvania accaduto il giorno 13 febbraio in cui trovarono la morte numerosi Militari addetti alla Batteria e tra questi, tenendolo come simbolo del sacrificio dei Soldati del Sud, abbiamo ricordato il diciassettenne Alfiere di Artiglieria Carlo Giordano(*), scappato dalla Nunziatella e giunto a Gaeta  per combattere per la sua Patria e il suo Re.
foto di gruppo

l'intervento dell'avv. Scafetta

l'alzabandiera effettuato dell'ex-allievo comm. Giovanni Salemi

il lancio della corona

l'intervento dell'ass. Matarazzo

S.A.R. il Principe Don Alessandro accanto alla "NOSTRA" bandiera


la corona



La cerimonia tutta è stata presieduta da S.A.R. il M. Rev. Principe Don Alessandro di Borbone Due Sicilie che nello stile regale della Sua Casa ha accettato di essere presente a Gaeta per l’occasione
Interventi da parte dell’Avv. Sevi Scafettaorganizzatore dell’evento, del dr. Ferdinando Matarazzo, rappresentante del Sindaco di Gaeta dr. Cosmo Mitrano, del comm. Giovanni  Salemi  Ex Allievo Nunziatella e Presidente Istituto Storico Due Sicilie e del dr. Sandro Ortis, Presidente della Associazione Naz. Ex Allievi Nunziatella.
Tutto questo si è svolto sulla sommità della falesia che sovrasta la Chiesa della Trinitàlà dove era sistemata per l’appunto la Batteria Transilvania e da quel luogo  ,dopo aver provveduto ad issare sul pennone ed aver visto garrire al vento sul mare di Gaeta la bianca Bandiera Gigliata,  a nome della Associazione Ex Allievi Nunziatella  per la memoria dei Caduti, è stata lanciata in mare una corona di fiori con una Bandiera (quella bianca con le Armi di Casa Borbone). Il lancio è stato effettuato da un gruppo di Ex Allievi  coadiuvati dal  Principe Reale Don Alessandro di Borbone Due Sicilie il quale nella qualità di Sacerdote in mattinata aveva già celebrato la Santa Messa nel Duomo di Gaeta  ove sono le tombe di alcuni Caduti particolari.
In conclusione una cerimonia  improntata a  valori di dignità e di amor di Patria svolta con il “cuore”, iniziata con il Sacro Rito e terminata  con tanta passione.


(*) Messinese, orfano di padre, era arrivato a Gaeta pieno di entusiasmo. Figlio del generale di brigata Giuseppe Giordano, pugliese di Lucera, era fuggito dalla Nunziatella il 10 ottobre. Il suo posto era a Gaeta, aveva detto. E non si era risparmiato. Fu assegnato all’arma dell’Artiglieria il 12 novembre.
Era rimasto assai sconvolto dall’esplosione della Sant’Antonio, le notizie di quella sciagura avevano provato e segnato i più giovani come lui. Ma era rimasto al suo posto, in fondo era fuggito dal scuola militare proprio per stare accanto al suo re e difendere la Nazione.  Gli ultimi giorni dell’assedio, con centinaia di morti e feriti, avevano lasciato tanti vuoti sulle batterie. E anche loro, i più piccoli, erano stati chiamati a riempirli. Giordano, insieme con l’alfiere Giovanni Pannuti, era stato assegnato alla Transilvania, sulle batterie Malpasso eTrabacco. Pannuti era più grande, un uomo fatto con i suoi trentacinque anni e un curriculum con l’esperienza nella battaglia del Volturno e nella difesa del ponte sul Garigliano. Proprio a lui spettava fare coraggio a quel giovane alfiere. Erano le tre del pomeriggio del 13 febbraio.36 Ormai le trattative per la resa, dopo la strage alla Sant’Antonio, erano arrivate alla stretta finale. Tutti sapevano che, da un momento all’altro, sarebbe arrivato il cessate il fuoco. La capitolazione era questione di minuti. Ma il generale Cialdini non aveva voluto sospendere i bombardamenti, per affrettare la firma della resa.
Per questo motivo, gli artiglieri napoletani, quando mancavano pochi minuti alla fine della loro guerra, erano ancora lì, sotto le bombe. Giordano e Pannuti parlavano del futuro incerto, di cosa sarebbe stata la loro vita al ritorno a casa. Un po’ ne erano spaventati, un po’ angosciati, non riuscivano a pensare a progetti di vita mentre i cannoni nemici sparavano ancora.
Erano le tre del pomeriggio, quando dalla batteria piemontese 3 del Lombone partì un micidiale proiettile da un cannone da 40. Centrò in pieno la traballante batteria Transilvania, ormai priva di difese. Il proiettile rimbalzò sulla casamatta vicina ai cannoni e centrò il deposito di munizioni dove erano ammassati 18 000 chili di polvere da sparo e centinaia di proiettili. L’inferno si materializzò in un istante e Carlo Giordano vi si trovò dentro. Dalle batterie piemontesi partì il grido «Savoia!». Rombi di fiamme, boati e fumo. Decine e decine di cannonieri marinai furono travolti dall’esplosione. La Transilvania venne cancellata mentre, ancora una volta, per ostacolare i soccorsi i cannoni piemontesi puntarono sul punto dove era avvenuto lo scoppio. Partirono i soccorsi, il cappellano Buttà parlò di «ultimo atto di barbarie voluto dal nemico senza alcuno scopo militare»
tratto da Gigi Di Fiore "La Nazione Napoletana", pag. 91-93, UTET 2015



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