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domenica 3 gennaio 2016

il 31 gennaio S.A.R. Don Alessandro di Borbone a "La Vaccheria"




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S.M. la Beata Maria Cristina, Regina del Regno delle Due Sicilie

DON ALESSANDRO di BORBONE a la VACCHERIA

CASERTA: In occasione della III festa liturgica della Beata Maria Cristina, l'Associazione "Convegni di Cultura Maria Cristina di Savoia", la Delegazione della Campania del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio e l'Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie, onoreranno " 'a Reginella Santa" con una Celebrazione Eucaristica che sarà officiata da S.A.R. il Principe Don Alessandro di Borbone delle Due Sicilie.

Tra le opere più importanti legate al  nome della Beata fu il suo coraggioso impegno per Torre del Greco per incrementare  l'artigianato del corallo, e per restaurare la colonia di S. Leucio per la produzione della seta che poi veniva esportata in tutta Europa.

Per questo motivo la Vaccheria con la bella Chiesa di Maria SS. delle Grazie, ci è sembrata la scelta migliore per onorare la Regina che, ricordiamolo, a questa chiesa e a quella di San Leucio fu molto legata e a cui donò alcuni paramenti sacri, forse ricamati dalla Ella stessa.

Per l'addobbo floreale della chiesa un sentito ringraziamento al
che ha offerto i fiori e, con la consueta maestria, ne curerà l'allestimento

la bellissima medaglia coniata in occasione delle nozze Reali

Beata Maria Cristina di Savoia

SAR la Principessa Maria Cristina Carlotta Giuseppa Gaetana Efisia di Savoia nacque a Cagliari nel 1812 da Vittorio Emanuele I e Maria Teresa d’Asburgo. Fin da fanciulla diede esempio di pietà, modestia e generosità. Nel 1832 sposò Ferdinando II di Borbone. Nella corte di Napoli, nel suo duplice stato di sposa e regina, fu consigliera saggia e prudente del re, vera madre dei poveri e degli ultimi. Ottenne la salvezza per molti condannati a morte e seppe farsi carico delle sofferenze del suo popolo per la cui promozione ideò ardite opere sociali. Il 31 gennaio 1836, pochi giorni dopo aver dato alla luce Francesco, l’atteso erede al trono, concluse la sua breve esistenza terrena tra l’unanime compianto della corte e del popolo.
Rivestita del manto regale, adagiata nell’urna ricoperta di un cristallo, venne trasportata nella Sala d’Erede per l’esposizione al pubblico. Per tre giorni il popolo sfilò in mesto pellegrinaggio per rivedere per l’ultima volta « 'a Reginella Santa», come ormai tutti la chiamavano.

Di seguito, sintetizzata dal postulatore, p. Giovangiuseppe Califano, ofm, la storia della causa di beatificazione di Maria Cristina di Savoia

Dal 1852 al 2004

In considerazione della crescente fama di santità e delle numerose grazie che il devoto popolo di Napoli attribuiva alla intercessione della “reginella santa”, nel 1852 S.M. il Re Ferdinando II tramite il Venerabile Servo di Dio Sisto Riario Sforza, Cardinale Arcivescovo di Napoli, avviò il Processo sulla fama di santità, virtù e miracoli della regina Maria Cristina di Savoia. Il 9 luglio 1859 il Beato Pio IX introdusse ufficialmente la Causa autorizzando l’istruzione del Processo Apostolico. Da quel momento veniva attribuito alla Serva di Dio il titolo di Venerabile. Il papa Pio XI il 6 maggio 1937 confermava l’eroicità delle virtù della Serva di Dio.
I Postulatori della Causa furono, fino al 1937, gli Abati di Montevergine.
A partire dall’anno 1954 la Causa fu affidata al Postulatore generale dell’Ordine dei Frati Minori. La scelta fu suggerita dal fatto che proprio i figli di san Francesco sono custodi della tomba della Venerabile, nella basilica francescana di Santa Chiara in Napoli. Si avvicendarono dunque in questo compito il Rev.mo P. Fortunato Scipioni, ofm, e successivamente il Rev.mo P. Antonio Cairoli, ofm, entrambi Postulatori generali dell’Ordine dei Frati Minori.
Il secondo conflitto mondiale e l’avvento della Repubblica in Italia, con il conseguente esilio dei Savoia, determinarono un sosta nello studio della Causa. Era poi necessario individuare almeno due presunti casi miracolosi da sottoporre alla prudente valutazione della Chiesa per poter sperare di addivenire alla beatificazione.
Nel 1958 l’autorità ecclesiastica dispose una ricognizione del corpo della Venerabile e, nonostante i danni provocati dal tempo, dall’umidità e dall’incuria, esso risultò intatto.
Tre circostanze hanno favorito lo “sblocco” della Causa.
  1. il cambio della legislazione che regola lo studio delle Cause dei Santi. Con la promulgazione della Costituzione Apotolica Divinus Perfectionis Magister, del 25 gennaio 1983 e delle successive Normae Servandae in Causis Sanctorum, del 7 febbraio 1983, per addivenire alla beatificazione veniva ritenuto sufficiente lo studio di un solo miracolo e non più due.
  2. il rinvenimento, nell’Archivio della Postulazione generale ofm della Copia Pubblica di un Processo apostolico attestante l’esistenza di un presunto miracolo attribuito all’intercessione della Venerabile nel 1866.
  3. la costituzione di una nuova parte Attrice nella Causa, nella persona giuridica dei “Convegni di Cultura Maria Cristina di Savoia”, Associazione laicale femminile, sorta nel 1937 nell’ambito dell’Azione Cattolica Italiana, e poi divenuta indipendente e riconosciuta dalla Consulta dei laici.[1]
In concreto la ripresa della Causa è da fissarsi nell’anno 2004, allorché l’associazione Convegni di Cultura Maria Cristina di Savoia - a firma della Presidente, la professoressa Margherita Elia Leozappa, previa approvazione del Consiglio nazionale del 26 maggio 2004 -  conferì il mandato postulatorio al Rev.mo P. Luca De Rosa, ofm, anch’egli Postulatore generale dell’Ordine dei Frati Minori.

Dal 2004 al 2013. Lo studio del miracolo.

Il nuovo Postulatore si attivò immediatamente affinché la documentazione rinvenuta nell’archivio della postulazione generale potesse essere riconosciuta valida dalla Congregazione delle Cause dei Santi ai fini della beatificazione.
Si trattava della Copia Pubblica del Processo Apostolico super miro costruito presso la Curia ecclesiastica di Genova negli anni 1872 e il 1877; e del Processo Apostolico Addizionale super miro, costruito sempre presso la medesima curia di Genova negli anni 1886-1888. Riguardava l'asserita guarigione miracolosa della sig.na Maria Vallarino da scirro (cancro) alla mammella destra, guarigione avvenuta a Genova nel 1866.
Di entrambi i Processi la Congregazione delle Cause dei Santi riconobbe la validità giuridica, con Decreto del 30 novembre 2007. Da quella data in poi si sono compiuti, con esito positivo, tutti gli adempimenti richiesti dalla normativa in vigore:
  • Elaborazione dei pareri medici ex officio, febbraio- settembre 2009
  • Seduta della Consulta medica, 29 ottobre 2009
  • Congresso dei Consultori Teologi, 26 maggio 2012
  • Nomina del Ponente per la Causa, 29 gennaio 2013
  • Ordinaria degli Em.mi Padri Cardinali ed Ecc.mi Vescovi della Congregazione delle Cause dei Santi, 9 aprile 2013
  • Autorizzazione del Santo Padre Francesco per la promulgazione del Decreto super miro, 2 maggio 2013

Pertanto, dal 2007 (riconoscimento della validità giuridica dei Processi) al 2013 (Promulgazione del Decreto super miro) sono trascorsi appena sei anni, un tempo congruo per lo studio di un caso “storico”. C’è da considerare che nell’anno 2009 si determinò un’ulteriore “pausa” nello studio del miracolo a motivo della morte del Rev.mo P. Luca M. De Rosa (25 aprile 2009) e dei tempi necessari alla nomina del nuovo postulatore della Causa P. Giovangiuseppe Califano, ofm.

Nel pomeriggio del 2 maggio 2013 papa Francesco, ricevendo in udienza privata il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le cause dei santi, ha autorizzato la promulgazione del decreto riguardante il miracolo attribuito all'intercessione della regina Maria Cristina.
Così, sabato 25 gennaio 2014, alle ore 11.00, presso la basilica di Santa Chiara di Napoli, pantheon dei Sovrani di Casa Borbone dove riposa il corpo d' 'a Reginella Santa, si tenne il solenne rito di beatificazione presieduto da Sua Eminenza Rev.ma il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, e concelebrato dai cardinali Angelo Amato e Renato Raffaele Martino e dagli arcivescovi Tommaso Caputo, Armando Dini, Fabio Bernardo D'Onorio, Arrigo Miglio e Mario Milano.
Alla Cerimonia erano presenti il Capo della Real Casa Borbone delle Due Sicilie, S.A.R. il Principe Carlo di Borbone delle Due Sicilie, Duca di Castro. la Sua consorte, S.A.R. la Principessa Camilla, Duchessa di Castro con le Peincipessine, rappresentanti della famiglia Savoia e vari rappresentanti della nobiltà europea.

il matrimonio della Beata con Re Ferdinando

La Chiesa di Maria SS. delle Grazie a La Vaccheria

Nella piazza della Vaccheria si erge la chiesa di S. Maria delle Grazie, progettata da Francesco Collecini, portata a compimento da Patturelli ed inaugurata nel 1805. Al tem­pio si accede tramite due rampe simmetriche che immettono in un magnifico sagrato pavimentato in basalto. La facciata di tufo, rigorosa e compatta, è in stile neogotico e risente dell’influenza dell'architettura normanna siciliana. Il portale d'ingresso è sormontato da un grandioso arco acuto racchiuso da torri angolari ritmate da lesene e nicchie trilobate contenenti statue in terracotta. L'interno, in contrasto alla facciata, appare ricco di stucchi mistilinei e dorature tipici del gusto tardobarocco.

la facciata della chiesa di Maria SS. delle Grazie

Un'unica aula con abside finale e altari laterali caratterizza la pianta. La pala dell'altare maggiore, del 1805 di Pietro Saja, rappresenta la veduta della colonia di S. Leucio con il Belvedere ed i quartieri operai. La cupola centrale è arricchita da una decorazione a lacunari e rosette, assimilabile ai motivi del vestibolo superiore di Palazzo Reale.


Scalette a “lumaca” di travertino conducono ai coretti, destinati all'orche­stra ed alla sosta dei sovrani e dei principi; da essi si giunge inoltre al loggiato esterno, visibile in facciata.
Di notevole pregio sono anche il ciborio, opera del Patturelli, ed il pavimento in marmo policromo.

l'interno della Chiesa



L’interno dell’edificio è costituito da un impianto planimetrico a navata unica con due profonde cavità delle pareti atte ad ospitare gli altari laterali mentre quello principale è collocato nell’area absidale. Gli altari realizzati con marmo intagliato nel porfido e nel nero d’Africa, sono opera di Giuseppe di Lucca e Carlo Beccalli. Quest’ultimo ha provveduto al riutilizzo di alcuni pezzi di un altare proveniente dalla chiesa di S. Giovanni a Carbonara, impiegati, poi, in S. Maria delle Grazie. Quattro vani di passaggio collegano la navata ai coretti ed alle torri campanarie mediante scale a chiocciola, mentre una rampa collega la chiesa all’alloggio della Canonica. La cupola centrale, priva di tamburo, insiste direttamente su quattro pennacchi in cui sono rappresentate in bassorilievo le figure allegoriche delle virtù. Le decorazioni in stucco della cupola con motivi floreali racchiusi in formelle quadrangolari sono opera dell’Avizzano, come i bassorilievi dei pennacchi. Stucchi adornano le volte delle cappelle laterali mentre le pareti, semplicemente dipinte, fanno da sfondo al rosso porfido degli altari. La pavimentazione riproduce un intreccio figurativo geometrico con losanghe ed esagoni, dove la diversità dei marmi e l’ordito delle figure producono un ornamento, che esalta la grande stella centrale ad otto punte.

la Vaccheria in un dipinto dell'epoca. sulla sinistra si scorge la Chiesa di Maria  SS. delle Grazie

Dalle fonti si apprende solo che Pietro Saja dipinse scultura lignea della Madonna delle Grazie, ma nessun accenno è fatto all’autore di questa. I riferimenti stilistici del rilievo, sono riscontrabili nella scultura napoletana del tardo '700. Elementi come la delicatezza del panneggio e il ricco patrimonio di accattivanti particolari sono fattori caratterizzanti quell’arte presepiale, le cui citazioni frequentemente si riscontrano nell’arte scultorea napoletana. Pietro Saja fu anche l'autore del dipinto raffigurante una veduta del borgo Leuciano. Nel riquadro centrale del dipinto è rappresentata una deposizione sia l’orditura della tela, sia la diversità dei pigmenti di colore,  caratteristiche estranee al dipinto di Saja, lasciando ipotizzare una datazione precedente, forse seicentesca e pertinente ad area veneziana.

Pianeta, taffettas bianco
Ricamatori napoletani, sec. XIX (1830)
[altezza: cm. 110 - larghezza: cm. 73]
Ricamo in seta policroma, oro profilato, laminette e paillettes. La pianeta, secondo una tradizione orale, fu donata alla parrocchia da Maria Cristina di Savoia, moglie di Ferdinando II. La pianeta è da accostare al delicato paliotto che si conserva nella Chiesa di Vaccheria, santuario della Colonia. Assieme ad un velo omerale e ad un copricalice, costituivano un dono della regina che, particolarmente abile nel ricamo, si pensa abbia partecipato personalmente a realizzare. Il motivo del ricamo è costituito da volute che si dipartono dalla base della colonna snodandosi a volute con spighe di grano in oro e grappoli d’uva pendenti ricamati in seta. Ai lati, volute con motivi a foglie d’acanto s’alternano a rose policrome.


per saperne di più su i paramenti sacri di San Leucio






[1] E’ significativo, per il risvolto ecclesiale e pastorale che ne assume, che il percorso finale della Causa verso la beatificazione, sia stato sostenuto da una associazione del laicato cattolico. Mutate le condizioni per un interessamento diretto di Casa Savoia al fine della beatificazione, proprio un gruppo ecclesiale di laici se n’è fatto promotore, per offrire alla Chiesa l’opportunità di venerare un modello di santità laicale poco usuale: quello di una regina che vive eroicamente il vangelo nell’ambito della famiglia, del matrimonio, della corte e delle molteplici relazioni del suo rango, animando cristianamente la realtà secolare a lei contemporanea.

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