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venerdì 6 novembre 2015

SEMINARIO SUL BRIGANTAGGIO POST-UNITARIO A SIENA


SIENA: la reazione che seguì alla conquista "manu militari" (per meglio dire "manu largitioni") del più grande degli Stati sovrani della penisola italica fu un fenomeno che durò, con alterne vicende per circa un decennio e su cui solo da poco si comincia a far piena luce.
Fu una realtà molto complessa e articolata che si tentò, come fecero i francesi con la reazione vandeana, di far passare come mero fenomeno delinquenziale, negando oltre ogni evidenza qualsiasi connotazione politica.
Che il problema, invece, fosse essenzialmente politico  e che, a differenza di quanto sbandierato dalla stampa di regime, i cosiddetti fratelli d'italia assomigliassero molto più a feroci "conquistadores" piuttosto che a "liberatori" non sfuggì agli osservatori dell'epoca se è vero come è vero che il Marchese Massimo Taparelli d'Azeglio ebbe a dire: 
  • "A Napoli, noi abbiamo altresì cacciato il sovrano per stabilire un governo fondato sul consenso universale. Ma ci vogliono e sembra che ciò non basti, per contenere il Regno, sessanta battaglioni; ed è notorio che, briganti o non briganti, niuno vuol saperne. Ma si dirà: e il suffragio universale? Io non so nulla di suffragio, ma so che al di qua del Tronto non sono necessari battaglioni e che al di là sono necessari. Dunque vi fu qualche errore e bisogna cangiare atti e principi. Bisogna sapere dai Napoletani un'altra volta per tutto se ci vogliono, sì o no. Capisco che gli italiani hanno il diritto di fare la guerra a coloro che volessero mantenere i tedeschi in Italia, ma agli italiani che, restando italiani, non volessero unirsi a noi, credo che non abbiamo il diritto di dare archibugiate, salvo si concedesse ora, per tagliare corto, che noi adottiamo il principio nel cui nome Bomba (Ferdinando) bombardava Palermo, Messina, ecc. Credo bene che in generale non si pensa in questo modo, ma siccome io non intendo rinunciare al diritto di ragionare, dico ciò che penso". (da Franco Alberti, Due costituzioni, da Napoli a Torino: note storiche e considerazioni sullo Zeitge, Guida, 2002, pag. 73).
Più onesto di tanti suoi "colleghi",  "dopo aver tanto gridato: Fuori lo straniero, fu preso dal dubbio d'esser egli straniero",  come dice Federico De Roberto, autore de I Vicerè.

Ahimé non servì a molto, come non servì l'interrogazione del Duca di Maddaloni Francesco Marzio Proto Carafa Pallavicino, eletto deputato alla Camera del Regno d'italia che ebbe a dire:
  • «Gli uomini di Stato del Piemonte e i partigiani loro hanno corrotto nel Regno di Napoli quanto vi rimaneva di morale. Hanno spoglio il popolo delle sue leggi, del suo pane, del suo onore... e lasciato cadere in discredito la giustizia... Hanno dato l'unità al paese, è vero, ma lo hanno reso servo, misero, cortigiano, vile. Contro questo stato di cose il paese ha reagito. Ma terribile ed inumana è stata la reazione di chi voleva far credere di avervi portato la libertà... Pensavano di poter vincere con il terrorismo l'insurrezione, ma con il terrorismo si crebbe l'insurrezione e la guerra civile spinge ad incrudelire e ad abbandonarsi a saccheggi e ad opere di vendetta. Si promise il perdono ai ribelli, agli sbandati, ai renitenti. Chi si presentò fu fucilato senza processo. I più feroci briganti non furono certo da meno di Pinelli e di Cialdini.»
Se il D'Azeglio o il Duca Proto che pure in un primo momento sostenne la "causa italiana" (mi viene in mente una battuta di Antonio de Curtis nel film: "Totò sceicco": le cause costano, le cause costano un occhio!!) si accorsero che la versione ufficiale dei fatti aveva gravi lacune e se ancora oggi sappiamo che al di la delle parole ci sono "italiani" di serie A e di serie B, non possiamo non apprezzare questo seminario che proprio a questo fenomeno del brigantaggio postunitario è dedicato.
A parlarne, tra gli altri,  il nostro amico Fernando Riccardi,  giornalista studioso ed autore di numerosi libri sull'argomento nonché vice presidente del nostro Istituto.
A tutti gli organizzatori, ai relatori ed in particolare al bravo Fernando un caloroso BUON LAVORO!






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