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domenica 1 febbraio 2015

SALVIAMO IL CASELLI / Successo oggi in piazza, ma la battaglia per la scuola di ceramica comincia oggi



l'articolo originale pubblicato sul sito di Identità Insorgenti



Riprendiamo dal sito di identità Insorgenti il resoconto di una bella mattinata per difendere la nostra Identità, la nostra Storia, la nostra Cultura, le nostre eccellenze:

striscione identità insorgenti capodimonte caselli
NAPOLI: Stamattina una piccola folla si è riunita davanti alla Porta Piccola di Capodimonte per protestare contro l’accorpamento (leggi chiusura) dell’ istituto statale Caselli, unicum di scuola per ceramisti e contro lo spostamento della collezione Farnese a Parma.

Nonostante il mal tempo, che ha concesso una tregua proprio durante la manifestazione sono state molte le persone arrivate per firmare la petizione proposta da insegnanti e alunni dell’istituto e partecipare al presidio indetto dal nostro giornale: alunni e insegnanti, ex allievi ma anche tanti gruppi, tra cui Siamo Tutti Briganti, Unione Mediterranea, Terra e dignità e tanti singoli soggetti amanti della nostra storia e del nostro futuro e che hanno evidentemente a cuore le sorti di un istituto che è un unicum in Europa. Il tutto di fronte alle attivissime telecamere di Eduardo tv.
prove ceramica caselli


I fatti sono questi: la spending rewiew e la legge Gelmini su cui, per carità, è inutile aprire discussioni prevede l’accorpamento di quegli istituti scolastici che per numero di iscritti e altri motivi non rispettano le regole relative alla spesa previste dalla normativa in vigore.  

A Napoli già istituti storici come il liceo classico Genovesi hanno rischiato la stessa sorte ed in questo caso solo lo smembramento del Campanella aveva permesso al liceo di restare indipendente. 
Ora tocca al Caselli che con la delibera della Giunta della Regione Campania n° 6 del 09/01/2015 – Dip. 54 – Dir. G. 11 –UOD 2, pubblicata sul BURC n°4 del 19/01/2015, che ha assunto in toto la precedente delibera della Giunta della Provincia di Napoli n° 592 del 22 dicembre 2014, viene soppresso e destinato ad essere accorpato ad un altro istituito tecnico.

Questo ridimensionamento, così come abbiamo già avuto modo di spiegarvi su queste pagine, penalizzerà enormemente il Caselli causando la perdita di molte delle peculiarità della scuola oltre che della sua autonomia gestionale e operativa.

La cecità che sottende ad operazioni di questo tipo è evidente: un istituto Come il Caselli per forza di cose si configura come una scuola elitaria, per pochi iscritti. Parliamo di un eccellenza a livello nazionale che forma da sempre i migliori ceramisti, incaricati di custodire e tramandare i segreti di quell’artigianalitá che da secoli fa della ceramica di Capodimonte un arte indiscussa e celebrata in tutto il mondo ed insieme un tratto identitario fortissimo.

Eliminarla spostandola da Capodimonte, dalla sua sede naturale, significa togliere ancora qualcosa alla città, alle possibilità di sviluppo che solo un eccellenza porta con se, significa “scippare” ancora una volta qualcosa a tutti noi.

E noi siamo veramente stanchi di scippi, furti, sottrazioni.

Così come siamo stanchi di spiegare al ministro Franceschini che la collezione Farnese appartiene a Napoli di diritto e a nessun altra città.

Non a Parma città dalla quale lo stesso Carlo di Borbone, figlio di Elisabetta Farnese, spostò l’immenso patrimonio artistico lasciatogli da sua madre per portarlo a Napoli e sistemarlo nella reggia che fece costruire a Capodimonte e che poi è diventato lo splendido museo che oggi è.
caselli striscione salviamo l'arte




La collezione Farnese è nel suo elemento naturale e non siamo disposti a cederla a nessuno, quindi combatteremo fino alla fine affinché si sposti il mirino da essa e da tutte le altre cose che ci rappresentano, che ci arricchiscono, che ci rendono popolo riuscendo a raccoglierci sotto tratti identitari distintivi che rappresentano la nostra bandiera.

Questa è la nostra lotta, questo il nostro obiettivo, accanto agli alunni e ai docenti del Caselli, accanto ai cittadini, accanto alle associazioni. Oggi la nostra lotta è appena cominciata: nei prossimi giorni porteremo avanti altre iniziative, cercando risposte da quelle istituzioni che ancora possono fare, in particolare la giunta Caldoro, riconoscendo all’istituto lo status di “raro” e salvaguardando una specificità unica in Europa

Giù le mani dalla nostra identità, giù le mani dal sud!

Simona Sieno


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