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lunedì 9 febbraio 2015

LA RIEDIZIONE DELLA BIOGRAFIA DI CARLO FILANGIERI DI PIETRO CALÀ ULLOA

NOCERA SUPERIORE: "Ho ritenuto opportuno fondare la casa editrice D'Amico principalmente per (ri)dare alle stampe testi ormai dimenticati inerenti la storia delle Due Sicilie, che meritano di essere conosciuti, specie in questi anni in cui c'è una riscoperta del cosiddetto periodo risorgimentale."
Queste le parole con cui il giovane ed intraprendente editore nocerino Vincenzo D'Amico spiega i motivi che lo spinsero a mettersi in gioco in prima persona.
Grazie alla Sua opera tanti testi rari sono stati resi fruibili a gli studiosi ad un prezzo decisamente contenuto.
L'ultima Sua  opera è la biografia di uno dei più importanti personaggi della nostra Storia: il Principe di Satriano Carlo Filangieri, che sarà presentato Sabato 14 febbraio a Gaeta durante il XXIV Convegno Tradizionalista della Fedelissima Città di Gaeta, organizzato come ogni anno dall'avv. Sevi Scafetta.
Carlo Filangieri, figlio dell'immortale Autore della Scienza della legislazione, discendente di una delle famiglie patrizie più importanti dell'Italia meridionale, il suo avo Angerio fu tra i cavalieri che fondarono il Regno, generale, politico, imprenditore è troppo importante per restare nell'oblio.
Eppure non deve meravigliare che il principe di Satriano sia così poco studiato, d'altra parte è in buona compagnia, basti pensare alle complesse figure di Luigi Blanch e Luigi de' Medici, ma in fondo lo stesso Francesco I di Borbone, non viene quasi mai citato.
Il brillante giornalista Ansaldo lo definì “il solo grande soldato, la sola testa politica del regime borbonico nell'Ottocento”, mentre il compianto Roberto Selvaggi, nella sua sua monumentale opera Volti e nomi di un esercito dimenticato, lo considera di gran lunga il generale napoletano più preparato, colto e intelligente; a suo dire l'unico che avrebbe potuto salvare il Regno di Napoli dalla catastrofe. Ma l'età avanzata del principe, l'indecisione del sovrano unite ai contrasti tra i due evitarono il compiersi dell'impresa.


il busto del Filangieri all'interno del Museo Gaetano Filangieri

Esistono due biografie su Carlo Filangieri, una a cura di Pietro Calà Ulloa e l'altra scritta da Teresa Ravaschieri Filangieri, l'ultima figlia del principe, la più amata.
Teresa Ravaschieri evidenzia gli aspetti più intimi di Carlo Filangieri, i suoi ricordi di bambina e di figlia affezionata, senza tralasciare di citare importanti documenti politici e militari dell'illustre genitore. Invece Pietro Calà Ulloa, che fu amico del generale, mette in evidenza gli aspetti militari della lunga vita di Carlo.
Infatti inizia il suo saggio storico parlando dell'esercito napoletano nei “tempi viceregnali” in cui “campi lontani biancheggiavano d'osse napolitane” ed elogiando Carlo di Borbone, grazie al quale i soldati napoletani poterono combattere per la propria Patria.
Il destino portò i giovani fratelli Filangieri, Carlo e Roberto, orfani in tenera età, in Francia, dove furono accolti da Napoleone che li iscrisse al Prytanée, la prestigiosa accademia militare francese. Combatté nell'esercito imperiale, distinguendosi per il suo valore, fino a quando non fu cacciato da Napoleone che lo definì una “testa di Vesuvio”, per aver sfidato a duello e ucciso il generale corso Francheschi, che aveva insultato l'onore militare dei napoletani.
L'Ulloa ripercorre la lunga carriera militare del generale Filangieri, prima nell'esercito murattiano, poi in quello borbonico, in seguito agli accordi di Casalanza. Anche se non aveva preso parte ai moti del 1820-21, fu allontanato dall'esercito, per esservi richiamato dieci anni più tardi dal giovane Ferdinando II. Durante il regno di Ferdinando II riordinò l'esercito e nel 1848-49 riconquistò la Sicilia che, sobillata da Londra e Parigi, si era dichiarata indipendente da Napoli, ricevendo dal re il titolo di duca di Taormina, mentre precedentemente aveva ereditato il titolo di principe di Satriano. Fu per alcuni anni governatore della Sicilia. Ma Carlo Filangieri è stato anche imprenditore, sua la ferriera di Cardinale, da cui si estrasse il ferro per costruire il ponte Maria Cristina sul fiume Calore, era anche il proprietario di una filanda a Sarno.
L'opera che vi riproponiamo in anastatica è arricchita dalla prefazione di Giuseppe Catenacci e di Francesco Maurizio Di Giovine. Notevole l'appendice fotografica e documentaria, in cui spiccano alcuni documenti inediti come il certificato di battesimo di Carlo, una lettera che il generale scrisse in francese a Pietro Quandel, il frontespizio della Scienza della legislazione con la dedica autografa che il generale ha donato ai monaci della Badia della SS. Trinità di Cava.
Da segnalare anche alcune cartoline d'epoca di Cava che ritraggono il Palazzo Carraturo (poi Villa Eva) e il suo splendido giardino. Da tempo ormai non rimane che un'ala del palazzo natio di Carlo Filangieri, lo stesso in cui Gaetano scrisse la sua opera più famosa, mentre laddove sorgevano i giardini, adesso c'è una scuola. 

E' possibile ordinare l'opera al seguente link:


la copertina dell'ultima fatica dell'editore D'Amico

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