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mercoledì 24 dicembre 2014

SS. Feste 2014


Con i bellssimi (in lingua Napoletana e, forse, bellissimi proprio per questo) versi tratti da "Quanno Nascette Ninno" di Sant'Alfonso Maria de'Liguori, auguriamo a Tutti un sereno Natale ed un meraviglioso Anno Nuovo.

Per facilitare la lettura dei versi di Sant'Alfonso li riportiamo qui

A buje è nato ogge a Bettalemme
d' 'o Munno l’aspettato Sarvatore.
Dint’i panni 'o trovarrite,
nu' potite maje sgarrà,
arravugliato,

e dinto a lo Presebio curcato. 

e qui di seguito un aiuto alla comprensione per chi non conoscesse la nostra lingua:

Per voi è nato oggi, a Betlemme,
l'atteso Salvatore del mondo.
Tra le fasce
lo troverete,
non potrete sbagliare,
avvolto
e nel Presepio adagiato.


giovedì 18 dicembre 2014

Milazzo, intitolazione della Via Gen. Ferdinando Beneventano del Bosco


MILAZZO: Un’ardua battaglia. Una grande vittoria. Così si potrebbe riassumere la laboriosa vicenda che si è felicemente conclusa con l’intitolazione di una via cittadina in Milazzo al Gen. Ferdinando Beneventano del Bosco. Questi, all’epoca dei fatti del 20 luglio 1860, rivestiva il grado di Colonnello dell’esercito delle Due Sicilie ed era di stanza a Milazzo con le sue truppe. Il Beneventano fu uno dei pochi ufficiali di rango che non misero in vendita la loro fedeltà al Re, ma si batterono valorosamente e con onore, sebbene invano, per respingere l’avanzata dei garibaldini.
Nonostante siano trascorsi ormai 154 anni, a Milazzo il conflitto sembra essere ancora aperto, e per questo l’iter che ha portato alla dedicazione della via al Beneventano è stato irto di ostacoli e non privo di insidie e difficoltà di ogni genere. Come ideatore e fautore del progetto, lo scrivente ha dovuto sostenere una vera e propria battaglia culturale, spesso degenerata in guerriglia, fatta di tanti ed aspri duelli corpo a corpo con quanti, sulla scia della mistificazione risorgimentale, sono ancora oggi schierati a difesa della favola del biondo chiomato eroe venuto a liberare l’Isola.
il cav. Salvatore Italiano, promotore dell'iniziativa, ed il Cav. Gr. Croce di Grazia, nob. dr. Antonio di janni
Partecipare alla cerimonia di dedicazione della via al Generale Ferdinando Beneventano del Bosco è stato quindi motivo di profondo orgoglio e ineffabile soddisfazione, una sorta di grande e irripetibile rivincita morale, dato che si tratta della via che conduce al Castello di Milazzo, quella stessa via che il Colonnello discese a piedi e tra lo scherno dei garibaldini il 26 luglio del 1860, essendo stata trattata la resa del forte al quale il Clary non volle inviare rinforzi da Messina.
All’evento, tenutosi lo scorso 12 Dicembre alla presenza di autorità civili e militari, hanno preso parte i diretti discendenti dell’intrepido Ufficiale, il Barone Ettore Beneventano del Bosco e il Barone Pietro Beneventano del Bosco, che era già stato ospite d’onore al Convegno Storico “Conversando con Beneventano del Bosco”, tenutosi per iniziativa e cura del sottoscritto lo scorso anno nel Duomo Antico del Castello.
Tra gli ospiti più graditi non poteva mancare la Delegazione Sicilia del Sacro Ordine Costantiniano di San Giorgio, nella persona del Nobile Delegato Vicario Nobile Dott. Antonio di Janni, Cav. Gr. Cr. di Grazia, che ha rappresentato anche la Real Casa Borbone Due Sicilie. Il Rev. P. Mario Savarese, Cav. di Grazia Ecclesiastica ha benedetto la targa dedicatoria, mentre gli facevano corona i Cavalieri Costantiniani Salvatore Italiano, Giovanni Bonanno coordinatore di Messina e provincia, Giuseppe Matranga, Franz Riccobono, Manlio Corselli, la Dama Carmela Munda e numerosi Benemerenti.
il Delegato Vicario per la Sicilia del S.M.O.Costantiniano di San Giorgio, intervistato durante la cerimonia
L’ambizioso progetto appena realizzato dalla Rappresentanza Costantiniana di Milazzo ben si inserisce, infatti, nell’ambito delle molteplici iniziative della Delegazione Sicilia, di cui è nota la grande dedizione alla Real Casa Borbone Due Sicilie, e costituisce una pietra miliare nel percorso di recupero della identità duo siciliana, calpestata e vilipesa per oltre un secolo e mezzo dalle mistificazioni risorgimentali. Nel consegnare al Sindaco una pregevole medaglia commemorativa dell’Ordine, il Nobile Dott. Antonio di Janni si è congratulato con l’Amministrazione Comunale, che, con la delibera della dedicazione, “ha inteso compiere un atto di giustizia e di verità storica”, come affermato dallo stesso Primo Cittadino.
Viva commozione e profonda riconoscenza sono stati i sentimenti espressi dal Barone Pietro Beneventano del Bosco, che ha inteso ringraziare il Sindaco, il Prof. Italiano e il Delegato Vicario dell’Ordine Costantiniano per “l’encomiabile opera di valorizzazione e promozione della nostra storia, e del nostro patrimonio, per una iniziativa che riveste una grande importanza nel processo di pacificazione post-unitaria”.
A corredo della delibera con cui il Sindaco di Milazzo Avv. Carmelo Pino ha dato luogo all’intitolazione della via, è stato richiesto al cav. Salvatore Italiano di redigere una breve scheda biografica del Beneventano, comprensiva delle motivazioni a supporto del provvedimento. Il testo, di cui è stata data lettura nella cerimonia di dedicazione, è il seguente:
“Generale Ferdinando Beneventano del Bosco (Palermo, 3 Marzo 1813 – Napoli, 8 Gennaio 1881).
Nato a Palermo da nobile famiglia siciliana originaria di Siracusa, già dall’adolescenza si trasferì a Napoli, dove entrò nel Collegio Militare della Nunziatella. Lì conobbe il milazzese Stefano Zirilli con cui strinse una sincera amicizia e con il quale si sarebbe poi travato a trattare nel 1860, in occasione dell’assedio dei garibaldini al forte di Milazzo.
Terminati gli studi militari il Beneventano fu immesso nei ruoli dell’esercito con il grado di secondo tenente dei granatieri della Guardia. Da subito dimostrò di essere dotato di tutte le qualità necessarie per un buon militare e nel 1848 fu promosso al grado di capitano, distinguendosi per il suo valore sia nella campagna di Sicilia dello stesso anno, sia durante l’assedio di Messina, nel corso del quale fu anche ferito.
Le sue capacità e lo zelo profuso nell’adempimento del dovere gli ottennero di essere decorato da Ferdinando II con la medaglia d’oro di prima classe e insignito delle onorificenze di S. Ferdinando e di S. Giorgio.
Il suo attaccamento all’esercito fu autentico e generoso e lo portò ad avere il massimo rispetto per ogni militare, tanto che nel 1857 chiese l’abolizione delle pene corporali per i soldati.
Nel 1857 fu temporaneamente trasferito in Sicilia, e l’anno successivo, con la promozione a maggiore, fu assegnato al comando del 9º battaglione di linea, rimanendo di stanza a Monreale. Qui il 6 Aprile 1860 respinse i primi attacchi dei Palermitani insorti, il 12 aprile resistette a un nuovo assalto e contrattaccò con successo nei pressi di Carini.
Dopo lo sbarco garibaldino e la prima sconfitta borbonica di Calatafimi, il Beneventano fu in prima linea assieme al colonnello svizzero Von Mechel nell’attaccare le avanguardie che puntavano su Palermo, ove il 30 maggio tentò un assalto contro le prime barricate della città già occupata, ma fu immediatamente frenato dalla notizia della tregua chiesta dal Lanza a Garibaldi.
Il 10 giugno il Beneventano fu promosso colonnello, e subito dopo si imbarcò con i suoi soldati verso Messina, da dove a metà luglio il generale Clary lo inviò a presidiare il forte di Milazzo con tre battaglioni. Il 20 luglio dava battaglia al Medici nella piana di Milazzo e, dopo una strenua resistenza, era costretto a ritirare nel forte, da dove chiese invano rinforzi al Clary. Il 23 giunse invece da Napoli un ufficiale che trattò la resa del forte con i garibaldini. Il Beneventano uscì da Milazzo insultato e sbeffeggiato dai nemici e con le sue truppe si imbarcò per Napoli. Qui ebbe la terza promozione in pochi mesi, ottenendo il grado di generale di brigata. Il suo impegno, condiviso pienamente dal Sovrano Francesco II, fu quello di evitare inutili spargimenti di sangue con battaglie improduttive e far sì che la popolazione inerme dei civili non avesse a subire ingiusti patimenti a causa delle manovre militari in corso. Convinse quindi Francesco II della inutilità di mettersi a capo dell’esercito e lo indusse a non opporre resistenza ai garibaldini che avanzavano, fino a ritirarsi in Gaeta.
il barone Piero Beneventano del Bosco con il nipote Ettore
Nell’ultima roccaforte borbonica il Beneventano condusse una strenua ma vana difesa, sino alla resa alle truppe di Cialdini. Dopo la capitolazione seguì il suo re in esilio volontario a Roma, rifiutando di entrare nell’esercito sabaudo con lo stesso grado che gli era stato già conferito.
Ferdinando Beneventano del Bosco è ancora oggi ricordato a Milazzo per essere stato il Comandante della guarnigione borbonica di stanza al Castello di Milazzo nei fatti del 20 Luglio 1860. Gli studi della più schietta tradizione bibliografica lo descrivono come ufficiale integerrimo e valentissimo, che, pur adempiendo fedelmente al proprio incarico di fronteggiare l’avanzata dei garibaldini, ebbe il massimo riguardo per la Città di Milazzo e per la sua popolazione, evitò qualsiasi azione che potesse danneggiarla o procurare vittime tra i civili, e dimostrò altresì mitezza e magnanimità nei confronti degli stessi comitati rivoluzionari presenti nell’ambiente cittadino. Si distinse per la condotta eroica in combattimento, per la lealtà al suo Sovrano e per l’altissimo senso della giustizia e del dovere, che animò ogni sua azione.
Il suo atteggiamento è ancora oggi chiaro esempio di alti ideali: servizio alla Patria, rispetto per la collettività, passione per la propria professione, che svolse con onestà intellettuale, animo integerrimo, spirito di abnegazione e capacità di sacrificio.” 

Al termine della cerimonia il sindaco ha accompagnato gli intervenuti ad una visita della fortezza di Milazzo,

il tricolore viene, finalmente, tolto scoprendo la bella lapide


martedì 9 dicembre 2014

BRAVISSIMO!!!!



MILAZZO: Riceviamo dal Cav. Gr. Cr. di Grazia, Nob. dr. Antonio di Janni, Delegato Vicario per la Sicilia, del Sacro Militare ordine Costantiniano di San Giorgio, una splendida notizia di cui dobbiamo essere grati al bravissimo cav. Salvatore Italiano di Milazzo.

Don Ferdinando Beneventano del Bosco
Dando finalmente compimento al progetto di cui il nostro confratello è stato ideatore e propugnatore, con la delibera n. 133 del 05/12/2014, la Giunta Municipale di Milazzo dispone l'intitolazione di una via cittadina in Milazzo al Gen. Ferdinando Beneventano del Bosco. La Cerimonia di dedicazione avrà luogo Venerdì 12 Dicembre alle ore 11,30.

Un applauso caloroso, quindi, al capacissimo Salvatore Italiano.

Salvatore Italiano con il mantello del Sacro Miliatre Ordine Costantiniano di San Giorgio

Un soldato pronto a battersi con grande coraggio e abnegazione, forte del suo spirito di lealtà e sorretto dal giuramento prestato al suo re. Quest'uomo era il colonnello Ferdinando Beneventano del Bosco. Il coraggio e lo spirito di ardimento del colonnello Bosco fu riconosciuto anche dai memorialisti garibaldini e dallo stesso Cesare Abba, cronista partigiano dell'impresa dei Mille.

L'eroe borbonico che i testi di storia sul Risorgimento in Sicilia hanno ignorato o volutamente emarginato in qualche piccola nota di appendice, era nato a Palermo il 3 marzo del 1813 da Aloisio Beneventano dei baroni del Bosco e da Marianna Roscio. Apparteneva ad una nobile ed antica famiglia siracusana; il padre era un alto funzionario della Corte di Napoli al tempo di S.M. Ferdinando I, Re delle Due Sicilie. 

Ufficiale coraggioso, leale e capacissimo, con le sue azioni seppe conquistare una tale fama che nell'aprile del 1866 a Palermo si parlava ancora della possibilità di un suo sbarco in Sicilia e le stesse voci si diffondevano nell'aprile e nel maggio del 1870 a Mezzoiuso e a Palermo di nuovo. Intatto era quindi il mito, legato ai giorni in cui era stato uno tra i pochi ufficiali borbonici che non erano fuggiti di fronte a Garibaldi: il nome del vecchio generale era diventato il simbolo ricorrente della rivolta contro il nuovo ordine.






ed ecco la bellissima targa

Gazzetta del Sud del 13 dicembre 2014 - articolo dedicato all'evento












giovedì 4 dicembre 2014

II Centenario della morte della Regina Maria Carolina. Importante convegno organizzato dalla SUN



SANTA MARIA C.V.: Nel bicentenario della morte di Maria Carolina d'Asburgo Lorena, Regina di Napoli, la Sun organizza una giornata di studi a lei dedicata. Segnò un'epoca, nel bene e nel male. Quando la nostra amica Nadia Verdile iniziò ad occuparsene le dissero che era matta. "Ho ricevuto insulti e sberleffi per aver trascorso molti anni della mia vita a cercare di capire che donna fosse", confessa la bravissima giornalista. Il 17, finalmente, se ne parlerà, per un'intera giornata, a Santa Maria Capua Vetere. A Giulio Sodano e a Rosanna Cioffi il merito di averci creduto.


Questo il programma della giornata:
Sessione mattutina
Introduzione
GIULIO SODANO
DOCENTE DI STORIA MODERNA - SUN Io, la Regina. La regalità femminile nell’età moderna
LUIGI MASCILLI MIGLIORINI
DOCENTE DI STORIA MODERNA – UNIVERSITÀ DI NAPOLI L’ORIENTALE L’Europa e i suoi equilibri nello sguardo di Maria Carolina
PAOLOGIOVANNI MAIONE
DOCENTE DI STORIA DELLA MUSICA – CONSERVATORIO DI AVELLINO L’ammirazione dei popoli per l’ostensione della “virtuosa” Maria Carolina (Vienna – Napoli 1768)
PAOLA ZITO
DOCENTE DI ARCHIVISTICA - SUN Maria Carolina e la sua blaue Bibliothek
VEGA DE MARTINI
STORICA DELL’ARTE I gioielli napoletani alla corte di Maria Carolina
NADIA VERDILE
DOCENTE E GIORNALISTA C’eravamo tanto amati…46 anni di matrimonio per un sì mai scelto


Sessione pomeridiana
GIUSEPPE CIRILLO
DOCENTE DI STORIA MODERNA - SUN Riforme ed istituzioni nel Regno di Napoli nel periodo di Ferdinando e Maria Carolina
FRANCESCO COTTICELLI
DOCENTE DI STORIA DEL TEATRO - SUN “L’illusion de cette musique me charme pour des moments”: il teatro nella corrispondenza di Maria Carolina alla figlia Maria Teresa
SIMONETTA CONTI
DOCENTE DI GEOGRAFIA - SUN Territorio, cartografia e Siti Reali
GIULIO BREVETTI
DOTTORE DI RICERCA - SUN Antonia e Carlotta. Iconografie parallele di due regine sorelle

Presiede ROSANNA CIOFFI

PRORETTORE VICARIO – SUN

A Scafati un bel convegno su Re Francesco in occasione dei 120 anni dalla morte




martedì 2 dicembre 2014

L’EVENTO. “Giacinto de’ Sivo: letterato, storico, politico” sabato il convegno al Convitto Nazionale Giordano Bruno

Giacinto de' Sivo


Le grandi personalità della tradizione civile napoletana GIACINTO DE SIVO

In occasione del Convegno "Giacinto de' Sivo: storico letterato politico" organizzato dal nostro Istituto per ricordare il II centenario della nascita dello storico, pubblichiamo un bellissimo articolo del compianto prof. Gabriele Marzocco.

Giacinto de'Sivo


Le grandi personalità della tradizione civile napoletana
GIACINTO DE SIVO


Napoli è stata grande fin quando ha avuto una Monarchia rispettosa delle tradizioni e delle leggi patrie. Fra alterne vicende, la Monarchia ha retto il Sud d'Italia dal 1130 al 1860; quella sabauda, alleata delle forze liberal-borghesi, che aveva annesso il Sud al Piemonte, declassando Napoli da capitale a capoluogo di provincia, non poteva certo essere considerata dai Napoletani una monarchia legittima.
Giacinto de' Sivo (Maddaloni 1814  Roma 1867) è stato uno dei testimoni più lucidi di queste vicende. Autore di tragedie storiche, redattore del giornale La Tragicommedia (uscito nella  Napoli occupata dai Piemontesi e fatto chiudere dopo pochi numeri), pubblicò dopo il 1861 importanti opuscoli e la sua opera maggiore, Storia del Regno delle Due Sicilie dal 1847 al 1861, che dimostra una chiarezza di analisi e un grande rigore morale.
De' Sivo denunzia come il dramma di Napoli non sia iniziato tanto con lo sbarco di Garibaldi a Marsala, quanto con la concessione, anzi con la rimessa in vigore della Costituzione liberale, da parte di Francesco II, il 25 giugno 1860. La Costituzione fu vista come una resa della monarchia e come un'arma in mano ai traditori filopiemontesi. Fatale, del resto, era stata la svolta assolutistica di Ferdinando IV, con l'abolizione dei Sedili, risoluzione che aveva eliminato ogni rappresentanza ai vari ceti della nazione.
La Costituzione del 1860 consegnò il potere nella mani dei liberal-borghesi, che stavano dalla parte degli invasori garibaldino-piemontesi e operavano attivamente per la fine dell'indipendenza napoletana. La "libertà di stampa", proclamata dalla Costituzione, diede la stura ad una miriade di giornali unitari, cavurriani, garibaldini, mazziniani. I fedeli alla causa napoletana non avevano ancora capito l'importanza della battaglia delle idee. Pur tuttavia sorse anche un gran numero di giornali cattolici e legittimisti, L'Aurora, La Croce Rossa, l'Unità Cattolica, Il Flavio Gioia, L'Equatore, molti dei quali furono perseguitati e costretti a ultimare le pubblicazioni per la repressione operata dai nuovi governanti.
Nel giugno 1861 esce La Tragicommedia, giornale diretto da Giacinto de' Sivo, con il quale lo storico napoletano esprime il dolore per la perduta indipendenza ed esalta il clima insurrezionale che si respira in tutto il Sud: «Il Nigra (il luogotenente che aveva definito brigantaggio la lotta in corso) denigra i Napoletani; e per averne egli subissato, dichiara a sua difesa la nostra corruzione e ignoranza [...]. E una schiera di re, nati re, potentissimi e sublimi, né in cinquant'anni incarcerarono mai quanti il Nigra carcerava in tre mesi, né fucilarono nessuno senza giudizio, né osarono nella loro onnipotenza insultare con un gesto l'ultimo de' sudditi loro». Di fronte allo smantellamento di tutte le istituzioni dello Stato napoletano, de' Sivo denunzia: «Oh sventurati Napolitani, per farci italiani abbiamo disfatta la società e siamo discesi alla condizione delle belve», ricordando un passato in cui fiorivano «la ricchezza, la pace, le leggi, le arti, i costumi e la religione». Significativo questo brano di un suo articolo: «Questo popolo amava la pompa del trono, e voi, dopo aver abbattuto il trono, avete messo un Nigra! La parola regno empiva le bocche de' contadini, e voi l'obbligate a dire provincia... Il contadino nominava il re dopo Dio; e voi avete permesso vituperi sulla regia sventura. Il contadino amava il suo vescovo, il curato, il ricco benestante che lo soccorreva nei suoi bisogni; e voi avete Gli articoli de La Tragicommedia erano ispirati alla dottrina monarchica, che si oppone alla rivoluzione, senza accettare compromessi: «Lo spirito rivoluzionario scalza per demolire, non conosce differenza tra il bene e il male». Il quarto numero del giornale non poté essere stampato perché fu sequestrato direttamente in tipografia: nella "rigenerata" Napoli non c'era posto per de' Sivo, che fu costretto ad andarsene in esilio a Roma.
De' Sivo ha le idee chiare; sa che dietro questi avvenimenti c'è il progetto perverso delle sette massoniche, magari in lotta fra loro, ma unite dall'odio per la verità e l'ordine naturale delle cose. Esse pretendono di rappresentare la nazione italiana (che non esiste, essendo l'Italia un mosaico di popoli, uniti dalla fede cattolica, ma divisi politicamente); sbandierando bei paroloni, come Libertà, Fraternità, Uguaglianza, Unità, Indipendenza, in realtà hanno lo scopo di «subissare le nazioni e derubarle, e far poi di tutte una famiglia sociale, senza Dio e senza leggi». De' Sivo scrive che la massoneria «tende a cassare la religione, va promettendo libertà, e mentisce; perché un popolò senza Dio, anziché essere libero, neanche può essere sociale, se non ha despota che lo corregga. La libertà e la religione vanno insieme: fiacchi questa, distruggi quella».
Giacinto de' Sivo ha combattuto per tutta la vita, usando la penna come un'arma, per denunciare i nemici della nazione napoletana, esaltando una monarchia che, rispettando la Chiesa e la tradizione, aveva reso grande Napoli, facendola amare e rispettare in Europa.

Gabriele Marzocco


Il Re di Napoli, gennaio 2008, numero 1, pag. 4


l'articolo di Marzocco