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lunedì 24 novembre 2014

Gaeta: ultimo prestito pubblico del Regno delle Due Sicilie

Dal nostro amico Daniele Iadicicco, che lo ha pubblicato sul sito della Sua associazione (http://www.terraurunca.it/cultura/documenti/1377-gaeta-ultimo-prestito-pubblico-del-regno-delle-due-sicilie.html) riprendiamo e pubblichiamo un interessante nota su gli ultimi momenti del nostro antico Regno.

Centocinquattaquattro anni fa a Gaeta veniva emanato l’ultimo prestito pubblico del Regno delle Due Sicilie. Il 10 Ottobre 1860 le Reali Finanze di Re Francesco II emanavano un Prestito di Cinque Milioni di Ducati, per cercare fondi per sostenere le spese per la difesa del Regno.

Il ricordo al debito pubblico, ieri come oggi è un fatto del tutto naturale per uno stato sovrano. Ma quando si tratta di atti ufficiali emanati da Gaeta, da Re Francesco II nei mesi dell’assedio tutto cambia. Elementi come questo rappresentano un tassello importante per ripercorrere una delle pagine belliche più raccontate del risorgimento, eppure pronte ancora oggi a far parlare di se per nuove scoperte.
Il 20 ottobre (come da foto) il pegno fu emesso su cartelle con cedole in franchi, che in quel frangente storico era più piazzabile e solido, per la vendita all’estero. I 5 milioni di ducati, circa 21 milioni di franchi, erano difficilmente piazzabili all’epoca, data la situazione bellica in atto. 
Le “cartelle di Gaeta” sono oggi davvero introvabili, ed è tra i cimeli più rari da trovare dell’assedio di Gaeta. Non interessando le banche, queste fedi di credito furono piazzate presumibilmente tra Ambasciatori e Sovrani amici per un sostegno al Sovrano, che si pensa possano poi averle fatte sparire, in quanto elemento di imbarazzo, dato l’epilogo di Gaeta. Gli alti ufficiali o semplici investitori vicini al Re, che avessero sottoscritto tale prestito, non valendo di fatto più nulla con nascere del Regno d’Italia avranno senz’altro fatto sparire le prove di questi infruttuosi investimenti.
Un funzionario dell’epoca appellò questi investimenti  "prestito di simpatia politica", essendo davvero rischioso quel tipo di investimento in quell’epoca e un puro atto di sostegno alla causa borbonica. Risulta nondimeno che  “nel 1866 ancora "innumerevoli" erano i titoli rimasti senza collocazione sul mercato, è pur vero che diversi furono regolarmente emessi, come furono pagate anche le relative cedole. (1) 
Dei capitali non si quanti e se furono rimborsati, fatto sta che nelle cartelle tutta l’organizzazione delle rendite e relative cedole era demandata a Roma, dove essenzialmente furono gestite e depositate presso la Banca dello Stato Pontificio. Le cartelle del prestito furono vendute (o comunque proposte sul mercato anche dopo la loro scadenza (1866), nell 1867 il ministro Carbonelli si recò a Parigi per tentare ancora di collocare le cartelle del prestito decretato a Gaeta.(2)
la fede di Credito "di Gaeta"
Si tratta di una rendita del 5% con cedole incassabili da Dicembre 1861 sino al 1866. Nella copia (in allegato) è stata ritirata solo la cedola del 1861, quando il Re era già in esilio a Roma.
Nel film “O’ Re”  di Luigi Magni (3), il generale José Borjes parla a Re Francesco II delle Fedi di Credito di Gaeta, con il quale la Regina Maria Sofia l’aveva pagato per la sua spedizione.

Ricerche, testo e documento originale di
Daniele E. Iadicicco

(1) parvapolis.it
(2) Treccani.it
(3) ‘O Re è un film del 1989 scritto e diretto da Luigi Magni, vincitore di un Nastro d'Argento per i migliori costumi (Lucia Mirisola) e di due David di Donatello per il miglior attore non protagonista (Carlo Croccolo) e i migliori costumi.

5 commenti:

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