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giovedì 13 novembre 2014

CASERTA. La vittoria di Cobianchi in consiglio: corso Trieste si chiamerà Ferdinando in memoria del Re Borbone


CASERTA: La mozione presentata dal consigliere è stata approvata ieri sera e adesso dovrà passare al vaglio della Giunta. S.M. il Re Ferdinando II volle la costruzione della nuova strada "...che dalla Reggia menava al Campo di Falciano”. L'arteria in parola venne inaugurata il 30 Maggio 1851 ed, in onore del Monarca che l’aveva fortemente voluta, assunse il nome di “corso Ferdinando II”, ma il corso, dopo anni di cattiva gestione, è ridotto ad un deserto. 


Cari Amici, 

sperando di farVi cosa gradita, mi pregio comunicarVi che la mia mozione consiliare in favore del ripristino dell’odonimo originario “Ferdinando II” per il corso Trieste, arteria principale della Città di Caserta, poche ore fa, al termine di una seduta fiume del Consiglio Comunale, è stata approvata all’unanimità dei presenti.

Ciò rappresenta, a mio sommesso avviso, un’ulteriore pietra miliare nella battaglia etica per la verità storica, che da anni combattiamo.

Ritengo non sia affatto un caso che questa occasione si sia data a pochi giorni di distanza dalla ricorrenza del bicentenario della nascita del mio prozio Giacinto de’ Sivo, cui dedico questa vittoria!            

Il testimonio passa, ora, al Sindaco ed alla Giunta, cui compete l’onere di completare l’iter amministrativo, attuando l’indirizzo ricevuto dal Consiglio Comunale.
Con i migliori saluti,

Luigi Cobianchi

Capogruppo ConsiliarePresidente della Commissione Consiliare Permanente di Controllo e Garanzia “Atti della Giunta Comunale”v. Presidente dell’Osservatorio Comunale sulla CasaComponente Effettivo della II Commissione Consiliare Permanente “Lavori Pubblici, Trasporti, Attività Produttive, Turismo”.

bellissimo ritratto di S.M. Re Ferdinando II, in età adulta


Questo il testo del messaggio, inviatoci dall'amico Luigi Cobianchi, che ci annunziava la bella notizia.
Di seguito l'articolo che il nostro Roberto Della Rocca, ha pubblicato su casertace.it. ci è sembrato giusto riproporlo anche sul nostro blog. Buona lettura:

CASERTA - Giustizia è fatta, verrebbe da dire a chi, conoscendo i fatti storici che hanno attraversato questa terra, ha appreso della vittoria notturna del consigliere comunale Luigi Cobianchi la cui mozione sul ripristino dell’antico nome di Corso Ferdinandeo è stata votata durante l’assise di ieri. Buon sangue non mente, dato che Cobianchi, in quanto discendente dello storico e letterato Giacinto de’Sivo*, ha voluto omaggiare il proprio avo, fedelissimo al Sovrano tanto da subire persecuzioni e angherie tipiche della “ventata” unitaria, proprio a pochi giorni dal 200esimo anniversario della nascita che ricorrerà il 29 novembre. E’ indubbiamente una vittoria per i borbonici casertani che, da sempre, invocavano un riconoscimento per la Famiglia Reale delle Due Sicilie che trasformarono l’antico villaggio Torre in cuore pulsante del Regno, ma dovrebbe essere una vittoria di tutti.

la posa della "prima pietra" della Reggia, nello splendido affresco che orna il soffitto della sala del Trono

Certo, su internet subito fanno notare (e le polemiche infurieranno su questo tema) che i problemi sono altri. Strano a dirsi nel giorno in cui il consiglio comunale ha bocciato il Parco Urbano dei Tifatini nel silenzio generale della stampa e della società, cosiddetta civile, che preferisce, che vuole occuparsi del cambiamento alla toponomastica cittadina, come se fosse una questione di vita o di morte. Le chiamerebbe qualcuno “armi di distrazione di massa”. E sia chiaro che siamo solo al primo passo. La mozione approvata di Cobianchi deve ora trasformarsi in realtà, tramite l’azione della Giunta che dovrà poi comunicare la propria decisione alla Prefettura di Caserta che, sentito il parere della Società di Storia Patria di Terra di Lavoro, concederà l’autorizzazione.
Come che sia, è una bella giornata. Ferdinando II di Borbone è il Sovrano delle Due Sicilie più vituperato, offeso, maltrattato e sottovalutato dalla storiografia, soprattutto, anzi unicamente perchè, durante il suo regno fece quello che qualsiasi altro capo di stato avrebbe fatto: difendere il proprio paese dalle aggressioni, siano esse state economiche, politiche, diplomatiche o militari. Una difesa combattuta a oltranza, dal primo giorno di regno fino all’ultimo. Per capirlo basterebbe rileggere la vita di Ferdinando II, al netto di tutte le ingiurie, le illazioni e le offese che la storiografia post 1861 gli ha, in larga parte riservato.
Nato a Palermo nel 1810, durante gli anni dell’esilio della corte borbonica in Sicilia (Napoli era sotto controllo francese), divenne Re giovanissimo nel 1829 quando suo padre, Francesco I, morì. Ereditò un regno dove si era fatta sentire, pesantemente, l’ingerenza straniera (gli austriaci furono liquidati, con gran sollievo delle casse napoletane, dal padre nel 1827) e dove erano ancora forti i nemici esterni (in primo luogo l’Inghilterra). Diede impulso alla pre industrializzazione del regno nell’ottica, molto comune all’epoca, del protezionismo economico. Eccellenze sorsero in tutta la Terra di Lavoro, come dimostra la produzione serica di San Leucio (che dal progetto utopistico di Ferdinando e Carolina, suoi nonni, divenne concreta realtà industriale) o le imprese della valle del Liri, dove si producevano panni di lana esportate in tutto il mondo, dalle cartiere di Sora al cotonificio Egg di Piedimonte Matese per concludere con le ferriere di Teano e le produzioni agricole della Terra Laboris. Un Sovrano che seppe incarnare, fino al 1848 (l’anno delle terribili rivoluzioni europee), un modello anche per gli altri paesi della penisola e che seppe diventare un punto di riferimento per il movimento liberale italiano che gli offrì la corona d’Italia che lui, ovviamente e per mantenersi coerente ai suoi principi morali, etici e politici, rifiutò.
Pianta di Caserta con il nome originale del corso****
Sarebbe stato impensabile, per lui, sovrano d’altri tempi (accomunabile per dignità agli Asburgo d’Austria) violare la sovranità pontificia e spodestare gli altri sovrani della penisola. Un comportamento da vero e proprio avventuriero, soprannome dato poi proprio a Vittorio Emanuele II di Sardegna solo pochi anni più tardi. Sposò in prime nozze Maria Cristina di Savoia, la Regina Santa recentemente beatificata,  che, dopo la nascita del primogenito, morì. Si risposò con Maria Teresa d’Asburgo ed ebbe numerosa prole. Tutta la famiglia si dimostrò sempre attaccata a Caserta e al suo territorio. Al figlio Alfonso, che sarebbe diventato nel 1894 capo della Famiglia ed erede al trono, attribuì il titolo onorifico di Conte di Caserta. Sua figlia Maria Immacolata, negli ultimi anni della sua vita impiegò parte dei suoi beni per far costruire, tramite la benefattrice francese Marie Lasserre, la chiesa del Cuore Immacolato di Maria e l’Istituto dei Salesiani che sarebbero poi stati inaugurati nel 1897. Ferdinando inciampò sulla rivoluzione del 1848 come capitò a tutti i sovrani europei e non seppe trovare un accordo tra le varie anime sociali che componevano il proprio regno, chiudendosi in un isolazionismo che avrebbe portato poi, nel 1855, alla neutralità durante lo scontro in Crimea dove il Piemonte partecipò e poté sfruttare quella vittoria politica per accreditarsi come interlocutore serio per Francia e Inghilterra. Non a caso i due paesi sostennero, e non poco, politicamente, militarmente ed economicamente le mire dei Savoia fino alla conquista di tutta la penisola. Quel dramma, Ferdinando II non riuscì a viverlo. Si spense il 22 maggio 1859 (mentre i Savoia si lanciavano alla conquista dell’Italia centrale) proprio a Caserta dove si era ritirato, e dove era stato operato, troppo tardi, per un ascesso femorale inguinale.
il giovane Re Ferdinando
Fu proprio lui, questo è il dato ancor più interessante, a dare il via alla realizzazione del Corso in quello che il nonno, nel 1818, elevò al rango di capoluogo della Terra di Lavoro, a tutto svantaggio di Capua.

un'immagine del corso, verso la reggia. presa dall'alto di un balcone
Una decisione ardita, quella di Re Ferdinando, che avrebbe avuto ripercussioni urbanistiche molto serie nei decenni successivi. L’antico impianto viario del villaggio Torre, gravitava tutto intorno all’attuale asse via Mazzini-corso Giannone e all’odierna piazza Vanvitelli dove si svolgeva il mercato cittadino. Poi la costruzione della Reggia segnò l’inizio di una nuova storia. Nel 1851 venne inaugurato il corso che divenne punto di sfogo per una città in crescita. Verso sud vennero costruiti nuovi quartieri in modo da coprire il vuoto esistente tra la stazione della linea ferrata e il centro cittadino. Le autorità vollero, per celebrare e ricordare degnamente il proprio Re, chiamarlo Ferdinandeo *** (evitando numerazioni). Il nome della strada cambiò poi, al momento dell’unità d’Italia, in corso Campano e, agli inizi del XX secolo, in Corso Umberto (in memoria di Umberto I di Savoia). Trieste apparve, nella toponomastica cittadina solo dopo la seconda guerra mondiale quando le attenzioni della neonata repubblica erano tutte rivolte a salvaguardare la città giuliana dalle mire Jugoslave.

Quello che tornerà ad essere corso Ferdinando II visto da "miez' 'a Casina"**

Ferdinando II, quando la strada venne inaugurata, poteva dirsi ben soddisfatto. All’epoca era già considerato una delle strade più belle, con negozi e botteghe di qualità e illuminato da ben 80 fanali a gambe lungo tutti i suoi 1130 metri di lunghezza. Esattamente il contrario di come appare oggi, che la crisi economica e le scelte amministrative degli ultimi anni, lo hanno svuotato e fatto abbandonare da operatori commerciali e casertani. Con la speranza che il buon Re, possa essere ricordato e che di nuovo il "corso Ferdinando II"***  torni alla gloria e alla bellezza di un tempo.

Roberto Della Rocca


* A Giacinto de' Sivo, in occasione del II centenario della nascita, il nostro Istituto dedica un convegno che si terrà in Maddaloni, presso il Convitto Nazionale G. Bruno, il giorno 6 dicembre alle ore 10,00

** (tratto dalla pagina facebook "Caserta Retrò", un post di Nando Astarita):  miez' 'a casin' " i casertani doc sanno cosa significa, anche se l'espressione è sempre meno usata e per farsi capire dai giovani o dai tanti immigrati si dice " a piazza Dante". La "Casina militare borbonica" nata per " l' ufficialità della guarnigione" , dopo l'unità, divenne " Circolo Nazionale, aprendo alla borghesia per " trattenervisi, leggere giornali e libri e divertirsi con giuochi non proibiti"..

sempre a Nando Astarita si deve quest'altro post che integra il recedente: "L'attentato di Agesilao Milano del 1856 ed i fermenti rivoluzionari, indussero re Ferdinando II a concentrare il più possibile soldati e soprattutto ufficiali fra Napoli e Caserta. Ciò provocò un notevole aumento degli affitti tanto che a Caserta, per l'affitto di 3 vani occorrevano più di 43 ducati annui e se con stalla 68. Anche per questo motivo furono costruiti i Quattro Cantoni, cioè 4 padiglioni uguali e con portici , di cui 3 ad uso abitazioni per i militari, nella "piazzetta ellittica" nata fin dal 1837, quando fu aperto il primo tratto del " corso"

*** da una "pianta" dell'epoca si legge il nome dell'arteria: corso Ferdinando II. Inoltre tale è il nome che il cav. Luigi Cobianchi propone di ripristinare. La mappa ed il nome l'ho vista personalmente (gr), ma non sono riuscito a ritrovarla. Spero di riuscirci e di postarne l'immagine. 

**** come promesso la pianta di Caserta con corso Ferdinando II


1 commento:

  1. Complimenti vivissimi per l'iniziativa di verità e giustizia di cui il bravissimo Dott.Cobianchi si è reso interprete, convincendo l'intero Consiglio con la sua ricostruzione storica a ripristinare l'originaria denominazione dell'arteria principale della città di Caserta, che tanto deve alla dinastia Borbone Due Sicilie, e qui in particolare al grande Re Ferdinando II.
    E' sempre meritorio far emergere la verità e attraverso la toponomastica dare testimonianza della memoria storica.
    A margine, ma del tutto ininfluente rispetto all'oggetto, vorrei ricordare che fu retorica del tempo e protratta fino ad oggi attraverso le tante bugie dei nostri programmi scolastici, anche chiamare guerre di indipendenza le tappe sanguinose e forzate della cosiddetta unità d'Italia, ed oggi ce ne rendiamo ben conto! Trento e Trieste mai furono italiane, in particolare poi Trieste antagonista con la Serenissima e fondamentale sbocco al mare dell'impero asburgico... tant'è vero che con l'annessione all'Italia Trieste finì la sua storia per diventare punto nevralgico ma terra di confine...oggi anche lì c'è una grande spinta per recuperare la sua identità di città libera.
    Fu decima legio? ma l'impero romano cadde molto presto, anche se rimase per sempre il sogno di quanti aspirarono al potere, e ci fecero imparare a memoria i versi dei cantori di regime...dall'Alpe alle piramidi, dal Manzanarre al Reno...Dio li perdoni tutti, ma permetta ora ai popoli di riprendersi la propria libertà per progettare il proprio destino.
    Chiedo scusa della digressione, ancora complimenti e...auguri per il prosieguo veloce della pratica.
    Aspetto una grande festa per lo scoprimento della nuova targa.
    caterina

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