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martedì 18 novembre 2014

A Maddaloni un convegno per il II centenario della nascita di Giacinto de' Sivo



"Briganti noi combattenti in casa nostra, difendendo i tetti paterni, e galantuomini voi venuti qui a depredar l'altrui? Il padrone di casa è brigante, e non voi piuttosto venuti a saccheggiare la casa? "
(Giacinto de' Sivo, da I napolitani al cospetto delle Nazioni civili)


Il giorno 29 novembre di quest'anno 2014 ricorrono duecento anni dalla nascita dello storico e letterato Giacinto de' Sivo.
Nato il 29 novembre 1814 in Maddaloni, provincia di Terra di Lavoro, da Aniello, ufficiale dell'Esercito delle Due Sicilie e da Maria Rosa Di Lucia. La famiglia de' Sivo ha una tradizione di fedeltà alla dinastia borbonica. Il nonno, anch'egli di nome Giacinto, nel 1799 aveva combattuto i repubblicani tra le file dell'esercito sanfedista del Cardinale Fabrizio Ruffo. Anche lo zio Antonio era un militare.

Per lo storico di Maddaloni, il processo che ha portato all'unità d'Italia è stato, più che una rivoluzione o uno scontro militare tra italiani, un'aggressione contro due istituzioni legittime, il Regno delle Due Sicilie e la Chiesa. Oltre alla violazione del diritto, de' Sivo ravvisa nel piano risorgimentale, anche una violazione dei valori spirituali e civili della nazione napoletana.

Alla caduta di "Napoli", de' Sivo si proclamò fedele alla dinastia borbonica. Fu destituito dalla carica di consigliere d'Intendenza e arrestato (14 settembre 1860). La sua casa fu occupata per tre mesi da Nino Bixio, poi da Giuseppe Avezzana e, infine, da Carbonella. Gli venne resa dopo essere stata saccheggiata. I garibaldini gli sequestrarono anche il manoscritto che de' Sivo aveva redatto sugli avvenimenti del 1848-1849.
Scarcerato, fu arrestato nuovamente il 1º gennaio 1861 ed imprigionato per due mesi. Tornato libero, decise di lanciare la sua aperta sfida al nuovo regime fondando una rivista, la Tragicommedia, con la quale espresse pubblicamente la propria visione politica patriottica (che lui intendeva come il ripristino dei Borbone sul trono di Napoli). Il giornale fu soppresso dopo soli tre numeri. De' Sivo fu nuovamente arrestato il 6 settembre 1861. Posto di fronte alla scelta tra la sottomissione alla dinastia sabauda e l’esilio, il giorno 14 successivo partì per Roma, città che ospitava già Francesco II, assieme alla sua corte.

A Roma, capitale dello Stato Pontificio, continuò nell'esilio la sua attività pubblicistica.
Gli ultimi anni della sua vita furono dedicati alla difesa dell'identità nazionale del paese in cui era nato. Appartennero a questo periodo altre opere di ricostruzione storica. Nel 1863 de' Sivo portò a termine la Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861, che rappresenta il culmine della sua produzione letteraria e storica.

Morì a cinquantadue anni, il 19 novembre 1867. Fu sepolto inizialmente nel cimitero del Verano. Nel maggio del 1960 le sue spoglie furono traslate nella natia Maddaloni.
Per ricordarlo, il nostro Istituto insieme con il Comune di Maddaloni, organizza per Sabato 6 dicembre, alle ore 10,00, un convegno che ha ricevuto l'Alto Patronato dell'A.N.C.C.I. (l'Associazione dei Cavalieri Costantiniani) ed il patrocinio, oltre quello del Comune, della Provincia, della Diocesi di Caserta e dell'Università degli Studi di Salerno.


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