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venerdì 26 luglio 2013

Convegno su "Leopoldo Del Re, un Astronomo del Regno delle Due Sicilie"




giovedì 18 luglio 2013

Rievocazione storica del passaggio di Federico II al castello di Roccadaspide e nella valle del Calore (tra storia e leggenda)"

La Pro Loco Roccadaspide, in collaborazione con l’Associazione “Agorà dei liberi” di
Capaccio ha organizzato la XI^ edizione della

“Rievocazione storica del passaggio di Federico II
al castello di Roccadaspide e nella valle
del Calore (tra storia e leggenda)

che quest'anno si svolgerà a Capaccio e si terrà nei giorni 3 e 4 agosto.

Il 3 agosto si svolgerà un convegno, presso la sede dell'Associazione
"Agorà dei Liberi" di Capaccio capoluogo, sul tema "Federico II e la congiura dei Baroni".

Moderatrice del convegno Katiuscia Stio
collaboratrice de “IL MATTINO”
Saluti:  Alessandro Noce, Presidente dell’Associazione Agorà dei Liberi
             Nicola Molinaro,
Presidente Pro Loco Roccadaspide.


Con la partecipazione, tra gli altri del Prof. Ciro Romano docente dell'Università "Federico II" di
Napoli e dell'Università di Jyvaskyla, Finlandia;

S.E.R. Mons. Luigi Barbarito, Arcivescovo di Castel Fiorentino e Nunzio Apostolico -
titolare della diocesi dove nel 1250 è morto Federico II, nonchè membro della Congregazione per le Cause dei Santi, presso la Santa Sede.


Prof. Gaetano Ricco Presidente dell'Accademia Meridionale "Federico II" di Svevia di Albanella

Dott. Gaetano Puca, autore di libri su
Capaccio il Cilento e la Valle del Calore.

Il giorno 4 agosto
In mattinata sarà possibile visitare il campo medievale allestito ed
interagire con le varie figure per avere un’idea della vita militare e civile nel periodo storico.

Nel tardo pomeriggio si terrà, per le
vie del centro storico di Capaccio Capoluogo, la presentazione dei vari figuranti alla popolazione, per partire poi con il corteo storico
che vede la partecipazione di oltre 150 figuranti a piedi e di circa 15 a cavallo.

Nel corso della manifestazione ci saranno le esibizioni
di sbandieratori, musici e tamburini, armigeri, arcieri e balestrieri, per concludere con la “Giostra del Saraceno”.

Per le vie del centro
storico sarà possibile visitare il Campo medievale allestito per l’occasione, e la possibilità di assaggiare diverse pietanze preparate
dall’organizzazione in diverse postazioni allestite sempre per le vie del centro storico.

info@prolocoroccadaspide.it
www.
prolocoroccadaspide.it
p.t. Nicola Molinaro 339 5794971



Domenica 21 luglio alle ore 19, a Gioiosa Jonica


giovedì 11 luglio 2013

Dal nostro Presidente

Nota: lo scritto del nostro Presidente che potete leggere qui sotto si riferisce ad un commento ad un post di circa un anno fa, postato da tal Marco Marchi, e che potete trovare clikkando il seguente link




A distanza di un anno, dal 2 luglio 2012 al 9 luglio 2013, il sig.Marco Marchi esprime un commento estremamente negativo a commento di una mia cronaca "commentata" della cerimonia svoltasi nel forte di Fenestrelle il giorno 1 luglio 2012. Nel suo scritto egli parla di manovra politica e di chi sa che altro e non si rende conto di raccontare fantasie e niente altro: quale manovra politica è stata impiantata? e da chi? Quel messaggio era solo il racconto di una "giornata particolare", vissuta con forte tensione emotiva, per essere in un luogo, appunto, "particolare", in una antica prigione che aveva tenuto ristretti soldati delle Due Sicilie e li aveva tenuti in condizioni certamente disagiate e difficili. Il sig.Marchi (di cui nulla sappiamo: parla a suo nome o a nome di associazioni o movimenti?, quali sono le sue origini) scrive con grande disprezzo e quasi con livore di quella che, comunque la si voglia vedere, è stata la Patria dei popoli del Sud per la cui difesa quei Soldati si trovarono prigionieri di un nemico.
Nemico che non aveva alcuna ragione di esserlo se non l'avidità e la cupidigia di governanti che approfittando di una situazione politica del momento vollero conquistare nuovi territori. 
Il sig. Marchi si compiace di dire quanto di peggio si può del soldato napoletano,anche se lo salva dal giudizio negativo per il periodo napoleonico.(e quì si sente odore, cattivo, di giacobino), e imputa tutta la presunta inefficienza, come da copione unitarista, al Borbone, causa unica e sola dei mali del Sud: andiamo, sono io ora a dire di smetterla di raccontare, non fantasie, ma castronerie e menzogne .Si legga il sig.Marchi qualche libro (gli è già stato consigliato uno, ma ce ne sono parecchi che sono frutto non di passione del momento, ma di serie ricerche di archivio) ove è raccontata la vera verità di quella che era la vita e l'organizzazione del Regno libero, indipendente, autonomo, registrato, con una sua identità valida per tutti i popoli che lo componevano, alla pari di tutte le altre Potenze europee ed extraeuropee.
E ricordi, il sig.Marchi, che la Dinastia regnante, Borbone Due Sicilie, rappresentava il simbolo concreto dello Stato e della Nazione Duosiciliana e prova ne è, tra le altre, che quei prigionieri di guerra, offesi per ricevere trattamento da detenuti e non da prigionieri di guerra, al tentativo di corruzione della loro fede rispondevano ; UNO DIO UNO RE !

Giovanni Salemi (orgogliosamente duosiciliano autentico e innammorato della propria Patria)

mercoledì 10 luglio 2013

A Fenestrelle aleggia lo spirito indomito del soldato napoletano


La Storia, quella vera, con la "S" maiuscola, anzi, tutta maiuscola voglio scriverla, LA STORIA, è magistra vitae ma non ha sempre vita facile. Si dice infatti "è fatta da i vincitori". Esiste quindi una Storia, (basata su fatti, documenti, testimonianze) ed esiste una "storia", basata su falsità, menzogne, falsificazione sistematica della realtà. imposta a sostituire l'altra. 
Questa seconda, come nel nostro caso, si avvale di una serie di supporti che "i vincitori" hanno SEMPRE a loro disposizione: scuola, mezzi di comunicazione di massa e.... "la sindrome di Stoccolma" di cui sono colpite le vittime di queste menzogne.
Un bellissimo libro (che consiglierei a tutti ma soprattutto a Marco Marchi) dell'ottimo Luciano Salera si intitola "La Storia Manipolata" (L. Salera, La Storia Manipolata, Controcorrente, Napoli, 2009) può servire a discernere tra queste due "storie", quella vera.
Certo, persone che fondano la loro cultura storiografica su filmetti come "Ferdinando I Re di Napoli" (pessimo filmetto del 1959, in cui le falsità e le sciocchezze iniziano dal titolo: Ferdinando I di Napoli era della Casa d'Aragona e regnò dal 1458 al 1494, che per avvalorare le scempiaggini proposte si avvale di un cast di attori di tutto rispetto e...(ahimè) meridionali) diranno che "è abbastanza stupido", che "non incantiamo nessuno" con il nostro lavoro "revisionista".
Non vogliamo incantare nessuno semmai proporre una Storia basata su documenti d'archivio piuttosto che una storia basata su "Ferdinando I Re di Napoli".
Perché non succeda ciò che scrive uno scrittore boemo (ceco) naturalizzato francese:

"Per liquidare i popoli" diceva Milan Hübl "si comincia col privarli della memoria. Si distruggono i loro libri, la loro cultura, la loro storia. E qualcun altro scrive loro altri libri, li fornisce di un'altra cultura, inventa per loro un'altra storia. Dopo di che il popolo comincia lentamente a dimenticare quello che è e quello che è stato. E, intorno, il mondo lo dimentica ancora più in fretta."
Milan Kundera  "Il libro del riso e dell'oblio"



Riceviamo dal nostro Fernando Riccardi alcune considerazioni che volentieri riportiamo.

NB.: il commento di Marco Marchi a cui ci si riferisce è stato inviato ad un post dello scorso ano che trovate clikkando qui Dalla Fortezza di Fenestrelle

E' difficile capire a quale “manovra politica” o a quale “bassa speculazione” si riferisca tale Marco Marchi (nome vero o pseudonimo? Chissà...) nel commentare la descrizione che il presidente Giovanni Salemi fece della cerimonia, semplice ma toccante, che si è tenuta nel luglio dello scorso anno nella fortezza piemontese di Fenestrelle per ricordare i soldati napoletani che lì sono stati rinchiusi dopo quello strappo violento e prevaricatore che condusse all'unità della Penisola italica. Si vuole forse negare che in quel lugubre fortilizio adagiato sulle montagne della Val Chisone siano stati rinchiusi, e non certo con un trattamento da Grand Hotel, migliaia di soldati duosiciliani colpevoli soltanto di essere rimasti fedeli al loro re e di non aver accettato di trasmigrare armi e bagagli nell'esercito sabaudo? Si vuole negare che tali soldati siano stati sottoposti ad un durissimo regime carcerario? Si vuole negare ancora che furono trasportati verso il nord trattati come animali e compressi fino all'inverosimile nelle luride stive delle navi sabaude, con addosso i panni laceri con i quali avevano partecipato alle ultime operazioni di guerra? Negare tutto ciò significa negare la realtà storica. Basta, del resto, sfogliare i non pochi organi di informazione dell'epoca (uno per tutti “L'Armonia”) per trovare senza troppa fatica tracce inequivocabili di quanto sopra detto. Quanto ai morti napoletani di Fenestrelle non ha troppa importanza il numero. Di certo non furono né poche decine (come ritiene il dotto prof. Barbero, limitandosi a citare nel suo libro una parte molto limitata di documentazione archivistica) né migliaia come sostiene chi si diverte a giocare in maniera un po' troppo disinvolta con i numeri. “Anche se a Fenestrelle ne fosse morto soltanto uno dei quei soldati duosiciliani sarebbe giusto ricordarlo”: così l'amico Gigi Di Fiore ebbe a dire qualche tempo fa incrociando le armi della dialettica con l'esimio prof. Barbero. Ed è questa la molla che ogni anno spinge fin lassù tanti meridionali desiderosi di visitare quella fortezza dove tanti soldati di re Francesco vennero ingiustamente rinchiusi e patirono il freddo e la fame a causa della loro fedeltà alla monarchia borbonica. Tali soldati, nel corso degli anni e malgrado il rigore del regime carcerario sabaudo (Lord Vernon, visitando nel marzo del 1860 una prigione piemontese, così scrisse: “Non vorrei che il mio cane fosse sottoposto a simile pena”) si mantennero sempre tenacemente fedeli al giuramento fatto a sua maestà borbonica. E se parecchi ufficiali superiori fecero il salto della quaglia, in pochissimi fra i militari di truppa passarono nell'esercito sabaudo. Atteggiamento questo che indusse le grandi menti savoiarde ad escogitare un espediente, quello che io chiamo la “soluzione finale”, per liberarsi definitivamente di quello stuolo putrido ma ostinato di meridionali. A più riprese, infatti, si cercò di spedire quei poveretti in un'isola sperduta nel bel mezzo dell'Oceano Atlantico o nella inospitale Patagonia. Lì, lontani mille miglia dalle loro case, chiusi in un orrido bagno penale, avrebbero ben presto smesso di dare fastidio in maniera definitiva e senza neanche fare troppo rumore. La manovra, per fortuna, non andò in porto anche perché la cosa suscitò la riprovazione e lo sdegno dell'intero continente europeo. Ciò non toglie, però, che i tentativi vennero fatti.  Ecco, alla luce di questi fatti (i carteggi corposi tra gli ambasciatori in Portogallo ed in Argentina e il governo italo-sabaudo sono disponibili in quantità industriale: basta soltanto andarli a scovare con neanche troppa difficoltà) ha ancora senso parlare di quanti soldati morirono a Fenestrelle? Perché invece non parlare di quelli che erano i veri sentimenti dei “fratelli” piemontesi nei confronti dei meridionali? E del piano perfettamente orchestrato per ridurre il sud ad una colonia nordista? Dopo 150 anni da quegli eventi non bisogna più avere paura di dire come andarono le cose in quel drammatico decennio. Né, tanto meno, ci si deve vergognare di omaggiare a Fenestrelle, ma anche a Capua, a Gioia del Colle, a Civitella del Trono, a Messina ed a Gaeta, il valore e l'ardimento del soldato napoletano che se ben guidato e diretto non era di certo secondo a nessuno. Per tutte queste ragioni Fenestrelle è, e resterà negli anni a venire, un luogo simbolo. Il simbolo del meridionale che non si arrende, che non tradisce, che non rinnega il suo re, la sua patria ed i suoi ideali, che non si vende per trenta denari e per un tozzo di pane. E non sarà di certo un arido calcolo matematico a cambiare la realtà dei fatti, né le subdole mavovre mistificatrici dei ringhiosi molossi dell'ortodossia risorgimentale sempre in servizio permanente ed effettivo. La verità, infatti, prima o poi viene sempre a galla con una forza che non si può arginare, nascondere o reprimere come è stato fatto per tanto, anzi per troppo, tempo. Mi dicono che a Fenestrelle è misteriosamente andata in frantumi una lapide marmorea che ricordava il sacrifico di quegli umili eroi senza nome che lì furono rinchiusi. Mi dicono, altresì, che è stata rimossa, non si sa bene come e perché, un'altra similare targa in ottone. Per cui chi oggi si reca in pellegrinaggio nella fortezza non troverà più traccia di esse. Un'altra palese dinostrazione di come, ancora dopo così tanto tempo, l'Italia non riesca a fare i conti con il proprio passato. Ma il vento sta cambiando ed anche rapidamente. E così se quelle lapidi oggi non ci sono più, presto ne verranno affisse delle altre. E se qualcuno si adopererà per fermare il tutto (e può succedere) non sarà poi la fine. In quei lugubri e spettrali cameroni di Fenestrelle aleggerà sempre immortale lo spirito indomito del soldato napoletano. Di quel soldato che non volle arrendersi alla prepotenza dell'invasore. Di quel soldato che preferì andare in prigione per non tradire il suo re. E quello spirito nessuno, neanche il più feroce dei molossi, potrà mai rimuovere.

Fernando Riccardi

martedì 9 luglio 2013

Dal nostro Presidente


Riceviamo dal nostro Presidente, comm. Giovanni Salemi, una appassionata lettera

Capua - Ho letto e riletto quanto ha scritto la nostra amica Caterina Ossi a commento di quel grave, gravissimo episodio accaduto nel forte di Fenestrelle, la ""demolizione"" di una lapide che era stata apposta, peraltro con l'autorizzazione dell'Entre che amministra il forte, a memoria dei Soldati delle Due Sicilie che, prigionieri di un nemico che aveva promosso una guerra senza dichiararla e con fini espansionistici, erano morti in quel luogo triste. Alla nostra amica dobbiamo un grazie e perchè è stata la prima, tra noi, a esprimere l'orrore per l'episodio e perchè ha avuto parole anch'esse dure ed accorate commentando la notizia data dai Comitati delle Due Sicilie.
Ed a questi comunicati, e a tutti i commenti agli stessi. che io mi associo e desidero comunicarlo, dirlo a tutti, con la speranza, dico la verità, di poter leggere da domani mattina tanti, tanti commenti di uomini e donne MERIDIONALI, le più varie sotto ogni aspetto di ceto, censo, professione, mestiere e quanto altro; GENTE DEL SUD che mostri il proprio dolore nel vedere trattare in tale modo la memoria dei SUOI MORTI.
E' una azione vile, cattiva, carica di ignoranza e al contempo di arroganza, quella stessa arroganza che i militari piemontesi mostravano verso i nostri, verso quelli che furono e rimasero fedeli alla loro Patria, quella arroganza da conquistatori che li autorizzò a depredarci e a svilirci e ad imporci leggi non nostre, quella stessa arroganza che mostrarono anche verso la Chiesa con le confische e i maltrattamenti : purtroppo non da soli, ma agirono con l'aiuto materiale e morale dei collaborazionisti, primi fra tutti gli uomini, i galantuomini, della Guardia Nazionale e quella parte di clero a livello di un qualunque "fra' Pantaleo".
Il risultato lo abbiamo visto e lo stiamo ancora sperimentando ed ancora continua il maltrattamento: dopo più di centocinquantanni con le coscienze assopite e indottrinate,con i tanti morti che si sono accumulati con le guerre che si sono succedute,con la naturale dimenticanza degli avvenimenti che vengono sostituiti da altri più recenti,sopratutto con l'insegnamento scolastico falso e bugiardo  della storia,con la mescolanza di popoli a causa di spostamenti ed emigrazioni le più varie ,l'episodio di Fenestrelle  è chiaramente dimostrativo .Siamo stati vinti,siamo stati conquistati,siamo stati calpestati,siamo terra di conquista e non dobbiamo permetterci neanche di ricordare !
Ma tutto questo fino a quando dovrà durare ?
Esistono Leggi e disposizioni che prevedono la libertà per ogni popolo di scegliere  e autodeterminare il proprio destino, la propria vita!
I valorosi Abuzzesi, gli antichi sanniti, i bruzi, i siculi e i calabresi orgogliosi hanno perso ogni loro qualità e ogni amor di Patria?
Io sono furente e allo stesso modo mortificato e dispiaciuto: io stesso, molto avanti nell'età, ho studiato quella storia falsa e bugiarda e devo registrare che dopo tutte le revisioni e i chiarimenti e le ricerche, ancora oggi si cerca in tutti i modi di mistificare la storia e quando non ci si riesce con le parole, si compiono atti spregevoli come quello di Fenestrelle.
Il nostro compito primo, ora, è quello di ripristinare quella lapide e quella targa che sono state abbattute e se non è possibile in quel forte maledetto, anche in altri posti: io intanto commemorerò i Caduti di Fenestrelle nella Cerimonia di commemorazione dei Caduti del Volturno nel prossimo 5 ottobre.

Giovanni Salemi

il nostro Presidente, comm. Giovanni Salemi, a destra, accanto alla lapide posta nel 2008 dai CDS e che abbiamo mostrato meglio nel post precedente, sotto la quale si vede la targa in ottone posta dal nostro Presidente, a nome del nostro Istituto.

Oggi: è successo a Fenestrelle...


Riceviamo dalla nostra amica Caterina Ossi, veneta DOC ma duosiciliana "ad honorem", un commento sui recenti fatti di Fenestrelle che apprezziamo, condividiamo e pubblichiamo volentieri:


Come si può tollerare che una lapide commemorativa di eroi che combatterono per la loro patria, fatti prigionieri dall'invasore e portati a morire a Fenestrelle, possa esser ridotta in frantumi a sfregio della memoria di quanti ogni anno si recano sul luogo per deporvi un fiore e recitarvi una prece!
E questo accade nel civile Piemonte?
E questo può passare inosservato ?
Io sono veneta, e quando da ricercatori non asserviti seppi della triste storia toccata a dei soldati che scelsero di non tradire costi quel che costi, e il prezzo fu per molti la morte di stenti, di gelo, di malattia, di nostalgia, mi sentii in dovere di aggiungermi ai loro conterranei per un atto di commosso omaggio.
Conobbi così questo luogo singolare e misterioso di Fenestrelle, una sorta di muraglia cinese o di linea Maginot, ma cupo, isolato, dove l'unica speranza per chi vi è relegato è librarsi nel cielo, è la morte...
Tutto il mondo del meridionalismo storico e consapevole fu partecipe: una lapide, con iniziativa condivisa, fu messa ad opera dei duosiciliani originariamente nel piazzale vicino all'ingresso della chiesa...una toccante cerimonia cui presero parte in divise storiche soldati napolitani e soldati 
savoiardi...
Fu poi arbitrariamente e d'imperio spostata: era troppo in vista?... e fu fissata in uno degli stanzoni dove forse si svolgevano i macabri riti degli interrogatori.
Ecco, lì ne è stata più facile la distruzione... e ancora prevale l'oltraggio alla memoria!
Atti come questo non possono essere tollerati e la Regione dovrà farsi carico di quanto ne consegue...per poter porre riparo ad un'onta alla civiltà. In un mondo sempre più oscuro, oso sperare ancora nella ragione e nella giustizia.

caterina ossi
vittorio veneto 8 luglio 2013 

mercoledì 3 luglio 2013

SECONDO ANNUNCIO - XVI COMMEMORAZIONE DEI SOLDATI DEL REGNO DELLE DUE SICILIE

19 luglio 2013 Capua - Il grande lavoro di preparazione dell'evento è, infine, giunto quasi alla conclusione. Stanchi, il caldo non aiuta, ma soddisfatti siamo felici di annunciarVi che a breve sarà pubblicato il programma dettagliato dell'evento


3 luglio 2013 Capua - "Per la Memoria contro l'Oblio!!!" Per il XVI anno, le note immortali dell'Inno del Re di Giovanni Paisiello, risuoneranno nei luoghi che videro valorosi protagonisti i soldati del "Reale Esercito di Sua Maestà il Re del Regno delle Due Sicilie", rendendo vere le parole del motto che da sempre testimonia la volontà di opporsi all'oblio imposto ed alla retorica imperante. Organizzato dall' "Associazione Capt. G. de Mollot - eroe del Volturno" e dall' "Istituto di ricerca storica delle due Sicilie", con il patrocinio del "Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio", della Provincia di Caserta e del Comune di Capua, anche quest'anno i valorosi e sfortunati difensori della Patria, caduti nella battaglia del Volturno, saranno ricordati nei giorni 5 e 6 ottobre p.v. a Capua nella commemorazione giunta, quest'anno, alla XVI edizione. SEGNATELO IN AGENDA!!!!