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venerdì 15 marzo 2013

Presentazione del libro "Difesa dei Soldati Napoletani" di Carlo Corsi



La presentazione si terrà mercoledì 20 marzo, a Nocera Inferiore nella sala lettura della biblioteca comunale, sita in corso V. Emanuele n. 52, alle ore 19:00.

- I saluti dell'assessore alle politiche sociali-formazione della città di Nocera, Ing. Ilario Capaldo.

La caserma Marselli nel periodo borbonico e nei primi anni dell'unificazione
a cura di Vincenzo D'Amico, editore.

Carlo Corsi e la difesa militare del Regno delle Due Sicilie
a cura del comm. Giovanni Salemi, presidente dell'Ass. Culturale de Mollot e dell'Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie.


Modera Giuseppe Colamonaco, giornalista di RTA




Nell’immaginario collettivo degli italiani accanto all’armata Brancaleone esiste l’esercito di Francischiello. Non a caso composto da “beduini africani” o “terroni”, in tale esercito non esiste alcuna discipilina, vige solo la regola aurea “del facite ammuina” e dello scappare il più veloce e lontano possibile, “con o senza lu pilu”, perché tanto “comm ‘e viest, viest, fujien semp!”
“Questi maledetti beduini sono una razza femmina abituati ad essere comandati e da quando ci sono loro, l’esercito sabaudo non ha mai vinto una guerra.” Queste più o meno erano la teorie degli scienziati lombrosiani. Peccato però che il duce della vittoria sia stato il napoletano Armando Diaz.
In poche battute ho citato alcune delle più infamanti menzogne italiane sull’esercito napoletano. Perché tanto livore da parte italiana verso un esercito che pure era composto da “italiani”, esclusi i corpi svizzeri e bavaresi, la risposta ce la fornisce Mariano d’Ayala, «la Patria può aversi un lustro ed una gloria dai suoi figliuoli chiari in ogni maniera di scienze, lettere ed arti, di che non abbiamo giammai acuto difetto, ma quello che è veramente onore non può derivare che dall’ordine militare dei cittadini, per lo che disprezzando l’esercito si disprezza la nazione a cui esso appartiene».
Quindi era necessario ed è necessario beffeggiare, occultare e travisare le vicende relative ai fatti d’armi del 1860-61 per avvalorare il perdurante stato di sottomissione economico, politico e culturale delle province dell’ex Regno.
Ma qualcuno potrebbe obiettare che in ogni caso il Real Esercito fu sconfitto in pochi mesi da un pugno di volontari mali armati e peggio equipaggiati!
A questa domanda risponde il libro di Carlo Corsi, Difesa dei soldati napoletani, riedito dopo 108 anni dalla Ripostes. Carlo Corsi era un capitano dell’esercito borbonico, promosso maggiore durante gli eventi bellici, che combatté con indomito coraggio durante e dopo il nefasto 1860, prima con la spada, poi con la penna. Autore di altri testi storici e traduttore dal francese di alcuni libri come Lettere napoletane di Calà Ulloa e della biografia di Francesco II a cura di Angelo Insogna, oltre che redattore del più diffuso quotidiano legittimista La Discussione, e prima ancora fondatore del quotidiano Il Contemporaneo di Napoli.
Il Corsi mette in luce le tremende colpe del ministro della guerra del governo costituzionale Pianell, “il temporeggiatore”, ma se Fabio Massimo temporeggiando salvò lo Stato, il Pianell “temporeggiando”, ovvero impedendo a Re Francesco di affrontate le masse scomposte di Garibaldi in Calabria prima e nella piana del Sele poi, favorì la catastrofe. Nel testo viene riportata anche la lettera di Pianell a Cavour, che può considerarsi la “pistola fumante”!
Interessante anche il parallelo tra la duplice invasione francese del 1799 e del 1806 e l’invasione sarda del 1860. I transalpini combatterono lealmente e vinsero con onore, i subalpini si affidarono invece a un turpe mercimonio a cui furono invitati dagli avanzi di forca del 1848 e da troppii generali che avrebbero meritato il nodo alla gola senza alcuna esitazione. D’altra parte per molto meno Ramorino fu fucilato nel 1849, ma questa è un’altra storia!
I Soldati Napoletani sono stati sconfitti, a causa del tradimento dei loro superiori, ma non vinti, per cui a distanza di anni l’indomito Corsi poté rivendicare con orgoglio la sua fedeltà al Re. Mentre il Pianell visse sempre inseguito dal disprezzo dei suoi ex commilitoni, dal sospetto dei suoi nuovi compagni d’arme e dai rimorsi, malgrado il “perdono” di Francesco II.
Il testo è preceduto dalla prefazione del comm. Giovanni Salemi, instancabile militante revisionista, animatore del convegno di Capua e presidente dell'Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie. Inoltre è arricchito da due poesie di Antimo Ceparano, e da un vasto apparato iconografico che comprende anche i certificati di morte di due soldati della Real Armata di Terra deceduti nella fortezza di Finestrelle...

fonte: http://www.meridionalismo.it




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