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lunedì 11 marzo 2013

Il Sud si è inchinato agli eroi di Messina



MESSINA - Il Sud si è inchinato agli eroi di Messina e al grande Ferdinando II di Borbone. Lo ha fatto in occasione delle cerimonie per il 152esimo anniversario della caduta della Real Cittadella di Messina. Una manifestazione voluta fortemente dal comitato organizzatore coordinato da Franz Riccobono e Marco Grassi, e che raccoglie ben 16 associazioni culturali e storiche meridionaliste dell’isola e del continente. Una manifestazione ricca di significato che ha consentito ai presenti di omaggiare, innanzitutto, la figura del grande Sovrano delle Due Sicilie, Ferdinando II di Borbone il quale, durante i suoi trent’anni di regno, ha dimostrato di essere un vero siciliano (nacque nel 1810 a Palermo) e di amare particolarmente Messina concedendo alla città  numerosi provvedimenti legislativi come quelli che stabilirono il porto franco e la riapertura dell’università di Messina. Una storia gloriosa ricordata, ai piedi della statua del Re, da Franz Riccobono che ha accolto i tanti amici giunti sul posto. Una statua in ferro imponente per dimensioni e fattezze che ben si confà alla rappresentazione della gloria regia. Le celebrazioni sono poi continuate con il convegno storico che ha visto alternarsi sul palco il Past President dell’Associazione Ex Allievi Nunziatella, Giuseppe Catenacci, la Professoressa Mariolina Spadaro, il Presidente dell’Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie, Giovanni Salemi, il Vice delegato per la Sicilia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, Antonio Di Janni, e il Presidente del Parlamento Due Sicilie, Vincenzo Gulì. Il momento più importante è quello che si è vissuto domenica mattina alla Real Fortezza di Messina dove, grazie ai pochi resti, si è potuto ricostruire lo scenario dello scontro decisivo tra l’esercito delle Due Sicilie, guidato in città dal Generale Gennaro Fergola, e quelle sardo piemontesi che avevano invaso il regno dopo l’aggressione garibaldesca. Una ricostruzione rovinata dallo stato di degrado in cui le istituzioni repubblicane hanno fatto precipitare il sito che, nel corso degli ultimi 60 anni, si è trasformato da luogo della memoria a centro industriale, oggi chiuso e in decadenza struttrale, e addirittura sequestrato dalla magistratura a seguito del fallimento del processo di industrializzazione imposto al Sud. Così la Real Cittadella di Messina, di cui molti messinesi ignorano l’esistenza, diventa una ferita a cielo aperto per la storia della città e di tutto il Sud. Ma la mattinata, benedetta da un caldo sole, non può che servire a ricordare quella battaglia di 152 anni fa. Una battaglia cruenta combattuta da due eserciti diversi, uno intenzionato a salvare l’onore messo in gioco dalla slealtà di troppi politici e generali, l’altro intenzionato a dare il colpo di grazia ad un esercito sconfitto e pronto ad usare ogni tipo di arma e violenza per ottenere una capitolazione senza condizioni. Una lotta che si concluse il 13 marzo 1861 con la sconfitta di un esercito e non di un popolo che, a distanza di 152 anni, è voluto accorrere numeroso per ribadire proprio questo.



















































il dr. Catenacci ed il comm. Salemi davanti alla corona per i Caduti della Cittadella















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