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giovedì 24 gennaio 2013

Storia delle Italie dal 1734 al 1870



Tante furono le mutazioni di assetti politici di confini della nostra terra da imporre alla logica di chiamarla le Italie. Già l'Italia romana fu messa assieme da realtà composite. Perse la sua unità nel 568 d.C.; attraverso complesse vicende, conservò tuttavia una sostanziale indipendenza fino al secolo XVI; la recuperò nel XVIII; la perse sotto Napoleone, e se ne trovò diminuita anche nell'ordine della Santa Alleanza. La libertà e unità della Penisola era un problema internazionale e interno che apparve a molti di necessaria soluzione. Ne furono elaborate o sognate o tentate alcune; e non era la sola possibile nè può dirsi la migliore o buona in sé quella sabauda e centralista che infine prevalse per abili mosse e per conflittuali interessi stranieri. L'unificazione affrettata e forzata generò un'Italia grigia e inquieta e molte e varigate delusioni e orgogli e ire. Di questa storia, o piuttosto cronaca, il Meridione fu vittima, e oggi è mille volte inferiore al Settentrione che non fosse nel 1860; e ciò per colpa delle sue debolezze politiche e di ceti culturali e dirigenti, che tuttora gravano.


Ulderico Nisticò
Ulderico Nisticò nasce a Catanzaro Sala e vive a Soverato. Ha insegnato nei Licei. Di formazione classicistica, si cura anche di storia sia generale sia nazionale sia calabrese, e la intende come narrazione di fatti. Ha pubblicato più libri storiografici, e tra questi: "Il ritorno degli Eracliti", 1978; "La cultura della memoria", 1979;"Storia delle Calabrie", 1984; "Ascendant ad montes. La difesa passiva ed attiva della costa ionica in età bizantina", 1999; "Prontuario oscurantista", 2000; "Abele e Caino. Storie della guerra mondiale 1814-2001", 2002; "Controstorie delle Calabrie", 2009; e le edizioni critiche di Grano, Fiore, Destito, Romano, Anania, Arturo; e scritti di storia cittadina.
Ha pubblicato anche opere poetiche e di narrativa, tra le quali: "Di Lalage e di Iole (Liriche)", 1975; "Sette novelle metafisiche", 1986; "Il Giulivo", 2003; "L'ospite", 2006; "Resurrexit", 2009; "Poliporto, La Leggenda di Eutimo e Caritea", 2010. Collabora a riviste, quotidiani e televisioni.

martedì 22 gennaio 2013

Quel 20 gennaio da Porta Capuana a "place de la revolution"


CAPUA - Oggi, 21 gennaio 2013  ricorre il 214° anniversario di un evento memorabile : le tre giornate  napoletane del 1799 .
La storia che, ahimè, dal 1861 è scritta e raccontata dai vincitori  e dai “collaborazionisti” degli stessi non ne parla o appena ne da qualche cenno.
Quell’evento dovrebbe essere ricordato in maniera solenne dalla Città di Napoli in primo luogo, ma anche da tutto il Sud .Esso fu espressione alta della resistenza opposta al nemico invasore dal popolo napoletano e particolarmente dalla parte più umile e più semplice del popolo stesso, quella parte definita “Lazzaria”, alla quale si affiancò anche  parte del restante tessuto sociale della città.
Furono però i Lazzari i protagonisti principi della lotta di opposizione all’entrata dei Francesi in Napoli e l’origine di tale acerrima opposizione fu la  convinzione di questi indomiti fedeli patrioti d’essere stati traditi, e con loro l’amato Sovrano, da una condotta  pessima dei comandanti militari nella campagna di guerra che, iniziata nel novembre dell’anno precedente con successi clamorosi, si era poi trasformata in un disastro militare. La Lazzaria  viveva a suo modo in maniera totalmente libera da schemi e legami prefissati, felice di vivere, profondamente legata alla propria terra verso la quale sentiva una profonda fedeltà peraltro identificandola e personalizzandola nel proprio Re, Ferdinando IV di Borbone  che aveva mostrato di comprenderla e apprezzarla quale costituente del tessuto connettivo della città, all’epoca espressione la più grande e completa  del Regno tutto.
Essa era in contrapposizione con la nobiltà e soprattutto con quella classe sociale in fase emergente, la borghesia, ossia quella parte della società che aveva organizzato, promosso e scatenato la grande rivoluzione ai cui principi i borghesi napoletani si ispiravano  decisi ad abbattere le vecchie istituzioni, prima fra tutte l’istituto regio.
Nei giorni dal 21 al 23 gennaio i lazzari napoletani condussero una battaglia senza quartiere contro l’organizzato, ben  armato e già più volte vittorioso esercito francese: essi resisterono in maniera valorosa ed eroica all’assalto di questi soldati e per tre giorni si batterono  facendosi massacrare come a Porta Capuana  e in altri luoghi della cintura cittadina riuscendo in alcuni casi anche a fermare il nemico e riscuotendo  l’ammirazione dei comandanti francesi : essi  difendevano la loro Patria!
Furono alla fine vinti, ma non per questo si arresero, perché dopo pochi mesi all’arrivo  delle colonne della Santa Fede, riapparvero con tutta la loro violenza e la loro passione contribuendo a costringere il nemico ad abbandonare il territorio.
In breve è questo il motivo per cui questa data andrebbe ricordata e celebrata: in effetti essi combatterono in difesa della dignità e della libertà della Nazione Napoletana, e noi altrettanto fedeli alla nostra Patria, li  ricordiamo con grande rispetto e riconoscenza .
Coincidenza poi vuole che lo stesso giorno è l’anniversario ,il 220°, della morte per ghigliottina del Re di Francia Luigi XVI, vittima e martire di quella borghesia che tagliando la testa al Re, riteneva di poter  affermare la sua supremazia. Aggiungo pertanto il ricordo di questo Re che dopo essere stato giudicato in modo negativo, è stato poi rivalutato e che comunque, in quella tragica circostanza, seppe affrontare la morte con la massima dignità.
Io da inguaribile, ostinato borboniano dico: "Viva il Re!"

GIOVANNI SALEMI 

domenica 20 gennaio 2013

Museo delle cere, presentazione del libro sul Brigantaggio e visita guidata, sabato 26 gennaio alle ore 18


MADDALONI - Comincerà sabato 26 gennaio la collaborazione tra l'Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie e il Museo delle Cere "le Muse" di Maddaloni. Sabato prossimo verrà presentato il volume "Brigantaggio Postunitario. Una storia tutta da scrivere" dello storico e giornalista Fernando Riccardi. A presentarlo sarà il Direttore de il Giornale del Sud, Roberto Della Rocca. Al termine della presentazione si terrà la visita guidata al museo delle cere che ospita l'evento nella sua sede di Maddaloni, in piazza della Pace, 34. Un appuntamento che vi invitiamo a non perdere.

domenica 13 gennaio 2013

Successo a Capua per la presentazione del "Del Pozzo"


 CAPUA - E' stato un grande successo di pubblico, la presentazione del libro "Cronaca civile e militare del Regno delle Due Sicilie sotto la dinastia borbonica", riedizione della cronaca scritta, nel 1857 da Monsignor Luigi Del Pozzo, e curata e aggiornata negli anni dal 1857 al 1861, dallo storico Francesco Maurizio Di Giovane. Organizzata dal Commendatore Giovanni Salemi, Presidente dell'Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie, l'incontro si è svolto presso la libreria Guida di Capua. Fortemente voluto dal giovane editore Vincenzo D'Amico, e con l'ausilio del Past President dell'Associazione Ex Allievi Nunziatella, Giuseppe Catenacci, questa nuova edizione della Cronaca del Del Pozzo, consente alla folta platea di appassionati e patrioti di ripercorrere le vicende del Regno delel Due Sicilie e scoprire, giorno per giorno, dal 1734 al 1861, le tante verità occultate e mascherate dalla storiografia ufficiale. "Incalzati" dalle domande del Direttore de il Giornale del Sud, Roberto Della Rocca, si sono ripercorsi alcuni tratti della vita del Regno delle Due Sicilie poco noti. La grande questione della fine del Regno, l'apparato militare, le tanto bistrattate ferrovie, la questione scolastica, le eccellenze industriali, la politica estera e i fatti del 1848-49. Molto interessante anche il dibattito che si è concluso con la consapevolezza che la storia del Regno nel 1861 si è soltanto interrotta e non è ancora finita...

da destra, il comm. Salemi, il dr. Della Rocca, il dr. Catenacci

il comm. Salemi, presidente dell'Istituto

Aggiungi didascalia



da sin., l'editore Vincenzo D'Amico, lo storico Francesco Maurizio Di Giovine, il dr. Catenacci. il dr. Della Rocca ed il comm. Salemi







il dr. Catenacci consegna al dr. Di Giovine un riconoscimento da parte dell'Ass. ExAllievi della Nunziatella

lunedì 7 gennaio 2013

Onore al sergente Romano e ai suoi uomini!





GIOIA DEL COLLE - E’ stato con il risuonare di un forte “Presente!” che i tanti partecipanti alla commemorazione del 150° anniversario della morte del Sergente Pasquale Domenico Romano hanno risposto al pronunciare dei nomi dei patrioti caduti sotto il fuoco della soldataglia piemontese, nel bosco di Vallata tra Gioia del Colle e Santeramo, tra il 5 e 6 gennaio 1863. Una commemorazione toccante grazie alla convergenza di tre fattori immancabili per la buona riuscita di un evento come quello che, ogni anno, ricorda i caduti della banda Romano. Innanzitutto la presenza di tanti patrioti che, da tutta la penisola, sono giunti a Gioia del Colle, per rendere omaggio alla figura del Sergente Romano, alfiere dell’Esercito delle Due Sicilie e poi resistente accanito contro l’invasione e l’occupazione sabauda. La bellissima location, l’incontaminato bosco di vallata dove si erge maestoso l’obelisco commemorativo voluto fortemente dal dottore Diego Eramo e dagli altri amici dell’associazione Rete Sud. Infine le toccanti parole di chi ha ricordato quello sforzo militare culminato in un martirio per la patria duo siciliana, in primo luogo quelle di Don Luciano Rotolo che durante la messa da campo ha toccato i cuori dei presenti elogiando il valore e il senso dell’onore dei caduti invitando tutti i partecipanti a prendere esempio dalle doti del Sergente caduto. Raramente si è visto una presenza così ricca di sigle e gruppi meridionalisti che hanno voluto essere per una giornata, sotto la stessa bandiera e accomunati dallo spirito del Sergente Romano, uniti nel ricordo al di là delle differenti posizioni politiche e culturali. Erano infatti presenti le principali sigle del meridionalismo accanto ai patrioti di Rete Sud anche il Fronte di Liberazione della Napolitania, l’Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie, i Comitati Due Sicilie, gli amici dell’Alfiere, l’associazione culturale De Mollot, il Parlamento delle Due Sicilie – Parlamento del Sud, il Giornale del Sud e la rivista “il Brigante”. Una bella giornata che è proseguita con gli interventi della professoressa Chiara Curione, discendete del Sergente Romano, di Francesco Laricchia, uno degli organizzatore della manifestazione, e del commendatore Giovanni Salemi, il decano del meridionalismo che ha portato i saluti e i ringraziamenti della Principessa Beatrice di Borbone Due Sicilie e la promessa di una sua prossima visita ai patrioti pugliesi e alla splendida Puglia. Nel pomeriggio, ospiti dell’amministrazione comunale di Gioia del Colle, si è svolto un convegno (la cui Presidenza è stata affidata allo storico del brigantaggio Valentino Romano), che ha visto la partecipazione dello storico calabrese Ulderico Nisticò e dello scrittore Mario Guagnano. Ad omaggiare la figura del Sergente Romano anche le Poste italiane che hanno emesso un annullo speciale con cui è stato possibile annullare le cartoline commemorative dell’evento durante il convegno.
il manifesto della manifestazione

STIAMO ARRIVANDOOOOO!

ed ecco svelato chi erano i privilegiati: a destra il dr. Salemi (il Comandante"), al suo fianco Giancarlo Rinaldi

nonostante si vedano solo il conducente e il comm. Salemi, ci sono anch'io

il comm. Salemi saluta i presenti

uno degli organizzatori, il "brigante" dr. Francesco Laricchia, in "divisa" brigantesca. È lui l'autore delle foto che ritraggono i passeggeri del calessino.

alcuni dei presenti


ed ecco il calessino, trainato da uno splendido castrone mungesse

l'oblisco che ricorda il sergente Romano ed i suoi uomini

l'obelisco fatto erigere da Diego Eramo

le belle parole che incise nella pietra rendono onore al sergente Romano in maniera imperitura

la banda che ha suonato l'Inno del Re

Chiara Curione, discendente del sergente Romano

il prof. Nisticò e l'editore Golia




don Luciano Rotolo, aiutato dal "brigantesco" Laricchia



la bandiera vandeana accoanto a quella delle Due Sicilie