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domenica 30 dicembre 2012

CXVIII Anniversario della morte di S.M. il Re Francesco II


S.M. Francesco II, Re del Regno delle Due Sicilie (sig. Fabiani) sul letto di morte
il drappello delle Reali Guardie d'Onore davanti alle Reali Tombe, rende omaggio a S.M. Francesco II; da sin. Donatella Pessetti, Giovanni Salemi, Luigi de Angelis, Valeria Pessetti


NAPOLI - Un omaggio sentito e dovuto quello che un drappello delle Reali Guardie d’Onore alle Reali Tombe dei Sovrani delle Due Sicilie ha reso, il 27 dicembre, nella Basilica di Santa Chiara, alla memoria dell’ultimo Re delle Due Sicilie, Francesco II di Borbone. Guidate dal Commendatore Giovanni Salemi, proboviro della costituenda associazione delle Reali Guardie d’Onore e Presidente dell’Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie, le 4 Guardie hanno deposto un omaggio floreale presso le Reali Tombe dei Borbone Due Sicilie prima di prendere parte alla funzione religiosa che si è svolta nella Chiesa di San Ferdinando di Palazzo in piazza San Ferdinando. Cerimonia che si è svolta con il patrocinio del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio e con la presenza del corpo delle Reali Guardie d’Onore. Il Delegato del SMOC di San Giorgio per Napoli e la Campania, il Marchese Pierluigi Sanfelice di Bagnoli ha ricordato prima che la funzione avesse inizio le qualità morali del defunto Sovrano e ne ha elogiata la seppur breve azione politica volta, in ogni momento, al bene superiore del proprio popolo. Altrettanto ha fatto il celebrante che ha invitato la classe dirigente ad ispirarsi alla figura e al personaggio di Francesco II di Borbone.

Al link seguente il ricordo della figura di Francesco II pubblicato su il Giornale del Sud:
http://www.ilgiornaledelsud.net/magazine/francesco-ii-di-borbone-la-morte-e-la-tragedia-dellultimo-re-delle-due-sicilie/

il drappello della Guardia d'Onore

la dama Valeria Pessetti, delle Reali Guardie d'Onore, mentre depone i fiori

la dama Valeria Pessetti mentre depone i fiori

il drappello delle Reali Guardie d'Onore

il cav. De Angelis mentre depone una piccola bandiera del Regno delle Due Sicilie su i fiori appena deposti

persone in fila davanti alla Cappella di San Tommaso, in Santa Chiara, dove riposano i Sovrani di Casa Borbone del Regno delle Due Sicilie

ancora persone in fila davanti alla Cappella di San Tommaso, in Santa Chiara

Chiesa di S. Ferdinando di Palazzo, la foto di S.M. il Re Francesco II, il labaro dell'Ordine Costantiniano e la bandiera Nazionale del Regno delle Due Sicilie

Nella Chiesa di San Ferdinando di Palazzo sono sepolti sia la moglie morganatica di Ferdinando I, Lucia Migliaccio, duchessa di Floridia, sia S.A.R. il principe Giovanni di Borbone delle Due Sicilie

la bandiera del Regno

il cav. Andreaozzi, Capo della Guardia d'Onore, mentre  sistema la bandiera, a sin. si vede (di trequarti)  il marchese Sanfelice di Bagnoli, delaegato per Napoli e Campania del SMOC di San Giorgio.

il Cav. Marco Crisconio Vicepriore dell’Arciconfraternita di San Ferdinando di Palazzo (il Priore è S.A.R. il principe  e Gran Maestro Carlo di Borbone, duca di Castro).

il marchese Pierluigi Sanfelice di Bagnoli, delegato di Napoli e Campania del SMOC di San Giorgio




domenica 23 dicembre 2012

Emigranti per forza. Il convegno a Falvaterra
















FALVATERRA - L’associazione culturale “Fabrateria” organizza, con il patrocinio del Comune di Falvaterra¸ il tradizionale convegno dell'Epifania dal titolo: “La nostra storia: l’emigrazione italiana e falvaterrana tra fine ‘800 e metà ‘900”.
                                                                                               
L’appuntamento è per sabato 5 gennaio 2013¸ alle ore 16.00¸ presso la sala consiliare del Comune. Quest’anno il convegno intende approfondire i motivi sociali, economici e culturali che determinarono il triste fenomeno dei flussi migratori che sconvolsero l’intera Europa nel primo decennio del nuovo secolo e che si protrassero fino agli anni ’50 del secolo scorso. L'Italia perse milioni di abitanti. Falvaterra, come tanti altri paesi della media valle del Liri, contribuì con centinaia di emigranti spopolandosi e perdendo interi nuclei familiari. Il programma del convegno, che sarà moderato da Gianni Martini,  prevede il saluto iniziale del sindaco di Falvaterra Antonio Lancia e l’introduzione alla conferenza di Adriano Piccirilli, presidente dell’associazione culturale “Fabrateria”. Seguiranno le relazioni curate da Fernando Riccardi (“La crisi sociale e il brigantaggio postunitario: da brigante ad emigrante”), di Ferdinando Corradini (“Crisi economico-sociale postunitaria e l'emigrazione nell'Italia meridionale”), di Luigi Santilli (“L'emigrazione nel Lazio: sviluppo dei rapporti con la terra d'origine”), di Giovanni Federici (“L’emigrazione falvaterrana: le motivazioni”), di Eugenio Maria Beranger (“Richieste di passaporti dei cittadini di Sora e di Pescosolido nel 1903”) e di Vincenzo Martini (“La ricerca della felicità: migrazione dalla Valle del Liri verso Canada e Usa negli anni '50”). Alla fine dei lavori è previsto un intervento di un rappresentante della Comunità di S. Egidio che evidenzierà il disagio degli emigranti anche dei nostri giorni, coadiuvato dalla letture di alcune poesie sul tema di Roberto Orsatti. L'associazione “Fabrateria”, considerato lo straordinario interesse degli argomenti trattati, vorrebbe racchiudere in un volume (risorse economiche permettendo) la pubblicazione degli atti di questo e dei precedenti convegni. Inoltre la stessa associazione ha creato un archivio informatizzato con i dati di tutti gli emigrati falvaterrani che passarono per Ellis Island. Quest’archivio, destinato ad essere completato con i dati dei falvaterrani diretti verso altri Paesi, è a disposizione di tutti. A conclusione dei lavori ci si sposterà presso il bar-ristorante “Sagittario” dove sarà possibile degustare “laine e fagioli”, un piatto tradizionale della cultura culinaria ciociara. Per maggiori informazioni e quant'altro ci si può rivolgere a Gianni Martini (335/7510801) oppure ad Adriano Piccirilli (347/8758929).                                   

venerdì 21 dicembre 2012

In uscita la nuova edizione di Casertagenda 2013, un progetto ambizioso


Piana delle Pesche, Gioia Sannitica. Una foto scattata qualche giorno fa da Alessandro Santulli, una piccola anticipazione dei contenuti di Casertagenda 2013. C’è ancora qualcuno che crede che la nostra provincia sia solo camorra? Se è così allora c’è ancora qualcuno che continua a giudicare senza conoscerla.

Negli ultimi due anni abbiamo ascoltato tanti cittadini, imprenditori e rappresentanti del nostro territorio, persone che grazie al loro impegno ed alla loro passione provano a ridare vigore, connettendo le loro competenze ai loro luoghi, valorizzando le esperienze e tradizioni locali. L’unico compromesso? Fare territorio! Spesso il loro vero valore aggiunto non è nelle loro competenze ma nella vera interpretazione del significato di promozione. La promozione che fa bene, quella connessa e condivisa, quella che costruisce e non disfa.
Promuovere, tutelare, condividere ed aggregare con entusiasmo e determinazione. Questi gli intenti comuni di un gruppo di giovani che crede nella responsabilità e nel rispetto verso il nostro territorio, dove spesso, ma per fortuna non sempre la cronaca e le polemiche si sostituiscono alla vera necessità della nostra terra. La promozione!
Proviamo ad ascoltare cosa ci chiede la nostra terra, ora più che mai i suoi bisogni coincidono con i nostri. Di cosa abbiamo veramente bisogno? Ottimismo, così come la nostra terra di una comunicazione positiva e propositiva. Ogni giorno siamo tenuti a rispettare questa esigenza rappresentando la parte migliore della nostra provincia, quella che crea ed unisce.
La reggia di Carditello, la Reggia di Caserta, questi sono due degli innumerevoli esempi che meritano di essere sostenuti nelle iniziative, valorizzati al meglio, incentivati a rinascere. Questo è quanto nel nostro piccolo vorremmo fosse possibile realizzare.
Casertagenda è l’unico progetto editoriale della provincia che vuole mettere insieme le eccellenze diventando essa stessa un’eccellenza. Un prodotto ambizioso ed elegante che si rivolge a chi ha voglia di leggere e di vivere il territorio.
Casertagenda è l’espressione più nobile di quiCaserta. Un annuario e una testata che vogliono semplicemente parlare di territorio, due espressioni diverse di un progetto unico, che si completano e si compensano e che s’inchinano dinanzi ad uno spettacolo spesso offeso e deturpato dall’ignoranza.

Il contenuto di entrambe le espressioni editoriali guarda da due anni sempre in un’unica direzione: dare linfa nuova al casertano. Un progetto, il nostro, una scommessa, che cerca di camminare con i propri piedi, senza santi in paradiso e con la sola voglia di fare e restare. Approfondimenti sulle tipicità, spazio a chi le cose le fa, perché fermamente convinti che in questo periodo così poco felice per tutti c’è bisogno di costruire, non di distruggere. Proprio grazie a chi ha creduto in noi oggi possiamo permetterci quel minimo di ossigeno necessario per tenere in piedi un sogno. Aziende ed Enti che nonostante le difficoltà del momento hanno ritenuto opportuno fare uno sforzo in più per darci l’opportunità di fare.
Non vendiamo agende, ma comunichiamo attraverso contenuti e chi aderisce all'iniziativa in qualche modo ha qualcosa di bello da mostrare o da raccontare, e siamo sicuri che non c’è un solo posto non meritevole di attenzione nel nostro territorio. Troppo idealisti? No, troppo stanchi delle solite facce in prima pagina, delle solite cose insinuate. Qualcuno l’ha definita “una memoria storica”, qualcun altro molto più banalmente “un’agenda”, chi ci lavora da due anni e da ormai tre edizioni sa, senza presunzione e con umiltà, che è una scommessa, una ricetta nuova, qualcuno la chiama “linea editoriale” quella che seguiamo, per noi è semplicemente voglia di rinascere.

venerdì 14 dicembre 2012

SS: Feste 2012-13


“Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia”. 
Dal Vangelo secondo Luca ( Lc 2,1-14 )


domenica 9 dicembre 2012

Commemorazione del generale Borjés




SANTE MARIE - Anche quest’anno, nel giorno dell’Immacolata Concezione, festività nazionale del Regno delle Due Sicilie, a Sante Marie, piccolo comune in provincia dell'Aquila (per noi, provincia di Abruzzo Ulteriore II, distretto di Avezzano, circondario di Tagliacozzo) a pochi chilometri dal confine con il Lazio, si è ricordato l’eroico sacrificio del Generale carlista José Borjés (in catalano Josep Borges). A ricordarlo è stata l’amministrazione comunale di Sante Marie guidata dal Sindaco Lorenzo Berardinetti che, da oltre dieci anni organizza l’evento commemorativo il cui primo promotore fu il Commendatore Giovanni Salemi, oggi Presidente dell’Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie e dell’Associazione Culturale Capitano G. De Mollot – eroe del Volturno. Presenti sul posto, tanti patrioti che, noncuranti della neve e del tempo poco clemente, hanno voluto ricordare il tentativo di Borges di restituire l’indipendenza ai napoletani. La manifestazione si è articolata nei due momenti presso la cascina Mastroddi, in località La Luppa, dove il Generale Borges cadde nell’imboscata dei bersaglieri piemontesi nelle prime ore dell’8 dicembre, e nel convegno che si è svolto presso la Sala Consiliare dell’amministrazione comunale di Sante Marie. A prendere parte ai lavori, oltre al primo cittadino che ha ricevuto una targa da parte dell’Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie per il lavoro svolto insieme negli ultimi anni, anche lo storico Fulvio D’Amore, il dirigente scolastico Angelo Bernardini e il giovane editore e ricercatore Vincenzo D’Amico che ha svolto un interessante parallelismo tra la battaglia di Tagliacozzo, combattuta tra Corradino di Svevia e Carlo d’Angiò, e l’avventura di Borges. A moderare l’incontro il direttore de il Giornale del Sud, Roberto Della Rocca. Di seguito riportiamo il discorso tenuto, in località La Luppa, dal comm. Giovanni Salemi, che riassume tutta la vicenda che si è voluto ricordare.

Amici carissimi compatrioti duosiciliani, siamo qui ancora una volta  a celebrare il ricordo di un personaggio che ha contribuito a costruire la nostra storia e in particolare quella riferita al momento più difficile e più tragico, quello della conquista che l’antico Regno del Sud dovette subire nel 1860-61.
E’ appunto in quel periodo che nella nostra storia compare Don José Borjés:  esperto e valoroso militare veterano delle guerre carliste  cui aveva partecipato anche come indomito guerrigliero, sempre comportandosi con coraggio e lealtà, aveva posto la sua spada, il suo valore e la sua valentìa al servizio di Francesco II di Borbone che, sconfitto soprattutto dall’inganno e dal tradimento, era rifugiato a Roma.
Il Borjés con un manipolo di animosi amici, valorosi quanto lui e in gran maggioranza spagnoli e carlisti, da Malta sbarca in Calabria  sulla costa ionica il 13 settembre del 1861, con il programma e la speranza di poter ripetere il miracolo del cardinale Ruffo nel 1799. Purtroppo quel miracolo non si ripete: le rivolte, le masse pronte ad unirsi a lui mettendosi sotto il suo comando  non ci sono o almeno non nel numero sperato. Egli comunque raccoglie con il suo gruppo alcuni italiani, naturalmente uomini del Sud, ed inizia nonostante tutto ad operare convinto di poter portare a termine  l’opera per la quale era stato e si era impegnato: restituire al trono del Sud Francesco II.
E così conduce la sua battaglia operando insieme, per quanto possibile dato il diverso orientamento etico di base, con bande di insorgenti composte, come è naturale che sia,  da soggetti di varia umanità, e affronta le truppe regolari del neonato esercito del neonato regno d’Italia: sostiene numerosi combattimenti in collaborazione in particolare con il famoso Carmine Crocco e uno dei suoi luogotenenti  Giuseppe Nicola Summa detto Ninco Nanco. Occupa con questi numerosi paesi della Basilicata: Trivigno, Calciano, Gagaruso, Craco, Aliano, Corleto, Stigliano, Accettura, Cirigliano, Gorgoglione , Oliveto e partecipa alla battaglia che si svolge il 10 novembre nel greto dell’Acinella dove la banda a cavallo di Ninco Nanco riporta una vittoria militare su reparti di fanteria piemontesi  e si sfiora la conquista di Potenza, andata in fumo per il solito tradimento da corruzione. La condotta della campagna militare resta però nelle mani di Crocco, valoroso combattente certamente, ma privo delle doti morali e dei sentimenti cavallereschi di Borjés, vecchio militare di antica tradizione. Ancora pochi giorni e poi dopo aver subito una sconfitta ad Avigliano e con l’approssimarsi dell’inverno, Crocco decide di sganciarsi da Borjés e rientrare nella completa clandestinità. E così il 25 novembre Borjés è abbandonato con i suoi uomini nel bosco di Monticchio ed ha inizio in quella data la parte più difficile della spedizione, ossia il tentativo di raggiungere il confine con lo Stato Pontificio per tornare a Roma onde riordinare tutto e riprendere la lotta: Borjés attraverso la Basilicata e gli Abruzzi con clima avverso, braccato da reparti militari e di Guardia Nazionale, percorrendo strade difficili ed impervie riesce a raggiungere il confine pontificio ed è a poche miglia dallo stesso, in questo luogo, la cascina Mastroddi, che, esausto lui stesso ed i suoi uomini, decide di fare sosta. Ancora una volta il tradimento, la guida avvisa le autorità del luogo, opera a favore dei piemontesi. Un reparto di bersaglieri, al comando di un ufficiale il cui nome resterà poi tristemente noto, almeno per chi crede nella lealtà, il maggiore Franchini assedia la cascina  e costringe Borjés ad arrendersi dopo un breve combattimento, Borjés nell’arrendersi offre la propria spada di ufficiale all’omologo piemontese ma questi spocchioso senza motivo e maramaldesco non l’accetta considerandola arma di brigante e non di gentiluomo come esso stesso,  dico io a torto e molto a torto, riteneva di essere in quella circostanza .
Nel pomeriggio dello stesso giorno i prigionieri trasferiti a Tagliacozzo,senza processo e senza ordini specifici e precisi, su iniziativa dello stesso Franchini, poi decorato per questa operazione, sono fucilati e fucilati alla schiena come vili malfattori. Seppero tutti morire con grande coraggio e dignità di militari e di cristiani: morirono cantando una litania che lo stesso Borjés aveva intonato.
Noi abbiamo onorato il ricordo di questi valorosi e abbiamo onorato la lealtà, il valore militare, la fedeltà  ed io voglio citare tutti i nomi di quei valorosi: gli spagnoli  Francisco Forns, Pascual Marginet, Magin Novellà, Pascual Salinas, Pedro Martinez, Cayetano Cambra, Laureano Carenas, Miguel Queralt;  i duosiciliani Leonardo Brigo di Corleto, Mario Gallicchio di Corleto, Rocco Luigi Volino di Trivigno, Michele Perrelli di Barile, Francesco Pacari di Avigliano, Michele Capuano di Cosenza, Michele Panni molisano, Pasquale Salinas di Mongiana.
Sia sempre vivo il ricordo di questi uomini  e sia di guida a tutti noi per sorreggerci ad andare avanti nella riconquista della nostra identità di popoli del Sud, popoli una volta orgogliosamente indipendenti sotto il vessillo del Regno delle Due Sicilie, quello bianco con le Armi di Casa Borbone che noi abbiamo con fierezza issato.
E chiudo con l’antico grido di guerra del nostro esercito: Viva ‘o Rre !

il dr. Fernando Riccardi mentre depone dei fiori sul busto del gen. José Borjés

da sin. Fernando Riccardi, Luigi Costantino, Giovanni Salemi, Vincenzo D'Amico, Caterina Ossi

il busto del gen. Borjés, opera del duca Massimo Patroni Griffi di Rescigno, inaugurato dal 2011

da sin. Luigi Costantino (con la bandiera delle Due Sicilie), Fernando Riccardi, Caterina Ossi, Roberto della Rocca, Vincenzo D'Amico (con la bandiera con la Trinacria)

particolare del busto del gen. Borjés, con i fiori deposti dai patrioti duosiciliani

Ancora un'immagine del busto

alla Cascina Mastroddi preparando la nuova bandiera da issare


la nostra bandiera dispiegata prima di issarla

il comm. Salemi depone la corona d'alloro, a destra il sindaco di Sante Marie, dr. Lorenzo Berardinetti


ancora il sindaco Berardinetti ed il comm. Salemi


il comm. Salemi ed il sindaco posano vicino al cippo che ricorda la cattura del generale catalano

il comm. Salemi mentre pronunzia il breve discorso 


il sindaco di Sante Marie, dr. Lorenzo Berardinetti,  ed il comm. Giovanni Salemi durante il discorso

la Bandiera delle Due Sicilie ancora una volta garrisce al vento

il gruppo di briganti e a destra l'avv. Corradini
il sindaco consegna al comm. Salemi lo stemma di Sante Marie

il comm Salemi, a nome dell'Istituto di cui è presidente, consegna una targa al sindaco



lo scrittore e ricercatore Fulvio D'Amore e Vincenzo D'amico

Vincenzo D'Amico durante il suo intervento

martedì 4 dicembre 2012

Seminario tomistico venerdì 7 dicembre


Cari amici,
siete cordialmente invitati al prossimo incontro del Seminario permanente di studio dei testi di san Tommaso d'Aquino, che si terrà venerdì 7 dicembre alle ore 16, 30 presso la Sala delle Conferenze di San Domenico Maggiore (Napoli).



lunedì 3 dicembre 2012

Visita in Sicilia di S.A.R. la Principessa Beatrice di Borbone delle Due Sicilie



Messina - Giovedi 22 novembre S.A.R. la Principessa Beatrice di Borbone delle Due Sicilie ha iniziato da Messina una visita ad alcuni siti borbonici esistenti in Sicilia. Lo scopo di questa visita è quello di conoscere questi luoghi per poi farli conoscere all’estero così da incrementare il turismo nella nostra isola. Giunta a Messina, accompagnata dal prof. Giovanni Bonanno, comm. di merito con placca, coordinatore di Messina e provincia, e dai cavalieri Nobile Francesco Stagno d’Alcontres cav. di Giustizia, dalla dama Maria Laura Versace e dal cav. Joselito Minuto, è stata accolta alla capitaneria di porto della città peloritana dal comandante Antonio Musolino, cav. costantiniano, e dal delegato vicario per la Sicilia nobile dott. Antonio di Janni, comm. di Grazia. Dopo i soliti convenevoli il comandante Musolino ha consegnato un crest della guardia costiera alla Principessa che ha ricambiato con una medaglia in ottone, raffigurante da un lato la croce costantiniana e dall’altro un S. Giorgio, da parte di suo fratello, il Gran Maestro, S.A.R. il Principe Carlo di Borbone duca di Castro. La stessa medaglia è stata consegnato al direttore del quotidiano la Gazzetta del Sud di Messina, dott. Lino Morgante. Lasciata la capitaneria di porto, la Principessa ha visitatola statua bronzea di S.M. il Re Ferdinando II, la statua di marmo di Carlo III di Borbone e il duomo con i suoi tesori. La serata si è conclusa con un pranzo offerto dal coordinatore di Messina comm. Bonanno. Tra gli invitati l’Ammiraglio di divisione Raffaele Caruso comandante autonomo marittimo di Sicilia a cui è stata consegnata la commenda dell’Ordine Costantiniano. Venerdi alle 9.30 in punto la Principessa, accompagnata dal delegato vicario e dal coordinatore di Messina, è stata ricevuta dal comandante del presidio della marina militare Giacomo Santo Legrottaglie per una colazione a cui è seguita la visita di forte S. Salvatore su cui si erige la colonna con la statua della Madonna che guarda il porto di Messina, avamposto della cittadella di Messina.. 
Lasciata la città di Messina, S.A.R. la Principessa Beatrice di Borbone, accompagnata dal delegato vicario del Sacro Ordine Militare di San Giorgio, Nobile Antonio di Janni, dalla signora Giovanna ha raggiunto Castellammare del Golfo dove il  Sindaco, Ing. Marzio Bresciani, ha offerto una colazione in un noto ristorante locale. Nel pomeriggio è recata in visita ad un altro sito borbonico, il Real Sito di Scopello.
Scopello, feudo baronale fino al 1788, dal 1802 entrò a far parte del Reggio Demanio, per essere destinato a riserva di caccia dei Borbone. Fu incluso con altre 22 località nel piano delle riserve disposto da Ferdinando I durante il suo forzato soggiorno in Sicilia, ad uso di caccia e delizie agresti; diventò dunque un “Real Sito”, come indica la lapide apposta all’ingresso del baglio.
Il prof. Tullio Sirchia ha poi aperto la sua casa alla visita della Principessa, che ha così potuto godere di una veduta panoramica mozzafiato sulla bellissima costa del borgo, sulla tonnara e i faraglioni, impareggiabili bellezze del luogo.
Successivamente la Principessa e i cavalieri costantiniani al seguito: Aiello, Cammalleri, Como, Fontana, Fundarò, Ippoliti, Mistretta, Nuccio, Pillitteri e Sammarco, sono stati invitati dal Sindaco di Castellammare a visitare l’incantevole castello della cittadina, che, con l’illuminazione della sera, offriva uno spettacolo suggestivo.  All’interno del castello, il museo etno-antropologico Annalisa Buccellato, che, dedicato ai diversi aspetti della civiltà siciliana, conserva diversi oggetti di uso quotidiano legati alle coltivazioni agricole più diffuse, come quelle dei cereali, della vite, dell’olio, e attrezzi di vari mestieri. Il castello ospita altresì il museo dei mulini ad acqua: tutto rappresenta la memoria di una terra unica.
La sera la Principessa è stata invitata a cena al ristorante Belvedere di Catellammare dal Rotary Club di Castellammare del Golfo, Calatafimi Segesta e Terra degli Elimi  e dal Rotary Club Palermo Mondello.
Durante la serata, dal Presidente del Rotary Antonio Fundarò, sono stati conferiti alla Principessa il “Paul Harris Fellow” e il titolo di socio onorario del Club.
La Principessa ha ricambiato consegnandogli, a nome di S.A.R. Carlo di Borbone, duca di Castro, una medaglia dell’Ordine Costantiniano.
Ha inoltre consegnato una medaglia d’argento di benemerenza al giornalista Luigi Culmone, che ha egregiamente parlato del regno borbonico dalla caduta ai giorni nostri. 
Durante la serata la Principessa, nella qualità di ambasciatrice della cultura, dei costumi, delle tradizioni e dei siti naturali della Sicilia e del sud del mondo, ha intrattenuto colloqui con i Sindaci di Alcamo, Sebastiano Bonventre, e di Castellammare del Golfo, Marzio Bresciani, volti ad individuare nuovi strumenti di rilancio nel mondo dei monumenti e dei luoghi storici delle due cittadine.




Sabato 24 novembre la Principessa Beatrice di Borbone, accompagnata dal Delegato vicario comm. Antonio di Janni, dalla benemerita Giovanna Galli e dal Cancelliere della Delegazione Sicilia dell’Ordine, cav. Gasperino Como, si è recata presso la Reggia di Ficuzza, nel territorio di Corleone, dove è stata accolta dai cavalieri costantiniani: Carmelo Sammarco, Salvatore Romano, Gaetano Giarrusso, Ugo Frasconà,  Fabrizio Ippoliti, Vncenzo Nuccio, Giovanni Bonanno, Antonio Fundarò, dal cappellano costantiniano don Saverio Cento, e dallo storico locale, sig. Domenico Cavarretta, che ha fatto da guida nella visita del Palazzo.
Ficuzza è una felice simbiosi tra palazzo reale, borgo e foresta, legata fin dalla sua origine ad un disegno regale di Ferdinando III di Borbone(*), che realizzò una monumentale dimora in un ambiente naturale di incomparabile bellezza, ricco di fauna selvatica e di flora caratterizzata da una grande biodiversità.
Presente per l’occasione il Gruppo Rievocazione Storica Reggimento Real Marina da Caltanissetta, con il presidente, Calogero Bonfanti; il gruppo, schierato con indosso le divise militari dell’epoca borbonica, ha dato il benvenuto con il presentat-arm alla Principessa, che lo ha passato in rassegna prima di entrare nel Palazzo. 
Affacciatasi poi al balcone principale, è stata salutata da diversi colpi di cannone sparati a salve.
Quindi, si è soffermata per qualche momento di preghiera nella cappella reale, alla quale ha lasciato in dono una pianta di fiori.
Prima di lasciare il Palazzo, assieme a tutti i cavalieri presenti, ha apposto la firma sul libro dei visitatori.
L’uscita, infine, è stata festeggiata da fuochi d’artificio.
La Principessa, visibilmente commossa, ha ringraziato tutti della calorosa accoglienza. Ha quindi decorato la bandiera del Real Reggimento con la medaglia d’oro della delegazione Sicilia.
Il Gruppo Rievocazione Storica ha donato alla Principessa un quadro raffigurante il proprio simbolo, e al comm. di Janni un crest riportante la medesima immagine, e la Principessa ha apposto una medaglia d’argento alla bandiera del Gruppo.
Il pranzo è stato servito presso la Masseria Aguglia di Ficuzza, la cui titolare ha donato un libro sulla Real Casa dei Matti di Palermo.
Nel pomeriggio la Principessa è stata ricevuta in forma privata dai Frati Minimi della Parrocchia di San Francesco di Paola di Palermo, dove ha ricevuto in dono dai frati minimi padre Saverio, padre Giorgio e frà Antonio, un quadro della Sicilia realizzata in corallo, una statuetta in cera di San Francesco di Paola, e una medaglia celebrativa della ricorrenza della morte del Santo. La principessa ha consegnato ai frati 1.000Kg di pasta per i poveri della parrocchia. Nel corso della visita, il parroco ha mostrato alla principessa il Toson d’oro, donato al simulacro argenteo di S. Francesco di Paola  da Carlo di Borbone Re delle Due Sicilie nel 1738 quando fu proclamato patrono del regno.
Vi ha fatto seguito la Solenne Funzione Religiosa di Cristo Re, introdotta dalle note dell’inno borbonico suonate dall’organo che ha accompagnato l’ingresso del corteo dei cavalieri costantiniani di San Giorgio.
La Messa è stata officiata dal Mons. Saverio Cento, cappellano costantiniano e parroco della chiesa ospitante, il quale  ha ringraziato la Principessa per la sua gradita presenza.
Alla fine della celebrazione ha potuto apprezzare le bellezze della chiesa, attorniata dai numerosi fedeli presenti, che hanno voluto personalmente salutarla, ottenendo un affettuoso riscontro.
Erano presenti i cavalieri: Antonio di Janni, Gasperino Como,Carmelo Sammarco, Vincenzo Nuccio, Salvatore Romano, Gaetano Giarruso,, Rosario Tantillo, Biagio Campanella, Domenico Scapati, Salvatore Favata, Michele Tramontana, Giovanni Mazza,Giuseppe lipari, Francesco Calcara, Michele Salerno, Antonino Centonze, Baldo Cacioppo, Giangranco Romagnoli, Costantino Pillitteri, Manlio Corselli, Ugo Frasconà, Domenico Pantalone, Fabrizio Ippoliti, Francesco Maria Sarpietro, Benedetto Salamone, Antonio Jovane,Giovanni Bonanno, Ferdinando Gattuccio, e le dame Eugenia D’Alessandro, Carla Amirante, Carmela Munda. E i cappellani costantiniani don Saverio Cento, Mons. Salvatore Grimaldi, Mons. Gaetano Tulipano e Papas Luigi Lucini.
La serata si è conclusa con la cena presso il ristorante “ 'A’Cuccagna” del cavaliere Carmelo Sammarco, cerimoniere della delegazione. 
L’indomani, domenica 25 novembre, la Principessa è stata accompagnata all’aeroporto dal Comm. Di Janni, dalla sig.ra Galli e dal Cav. Como; da lì, è partita per Parigi, portando nel suo cuore un affettuoso ricordo della calorosa Sicilia. La visita ha regalato sicuramente alla Principessa spunti per la sua missione di Ambasciatrice della cultura meridionale nel mondo.



(*) Ferdinando di Borbone (Ferdinando Antonio Pasquale Giovanni Nepomuceno Serafino Gennaro BenedettoNapoli12 gennaio 1751 – Napoli4 gennaio 1825) fu re di Napoli dal 1759 al 1799, dal 1799 al 1806 e dal 1815 al 1816 con il nome diFerdinando IV di Napoli, nonché re di Sicilia dal 1759 al 1816 con il nome di Ferdinando III di Sicilia. Ritornato sul trono di Napoli e riunificati i due Regni, assunse il nome di Ferdinando I Re del Regno delle Due Sicilie. Fu il terzo Borbone a regnare su le Due Sicilie, dopo il padre Carlo (primo Borbone a regnare su le Due Sicilie indipendenti) ed il nonno Philippe. Fu però il primo dei Sovrani di Casa Borbone nato nel territorio del Regno (Regni).