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domenica 20 maggio 2012

"Ti par nu, nu par ti" il leone veneto ruggisce ancora a Perasto




Ad un occhio "poco accorto" potrebbe risultare non importante il contributo, invece preziosissimo, che ci ha inviato la patriota veneta Caterina Ossi reduce da una visita che possiamo definire del cuore e della testa a Perasto, antico dominio veneto sull'altra sponda del Golfo di Venezia, come veniva chiamato un tempo l'Adriatico. Perasto fu fino alla fine parte integrante della Serenissima. Gli abitanti di Perasto, nelle bocche di Cattaro in quello che oggi è territorio montenegrino, erano i figli della Serenissima e, seppur divisi dal mare, non si sentivano di serie B a differenza di quanto accade oggi in una penisola unita dalla terra e dai confini ma mai unita nello spirito. Il contributo di Caterina Ossi è un atto di amore per la propria vera Patria e, con la speranza che possa infiammare molti cuori "duosiciliani" lo rilanciamo! Viva Venezia! Viva le Due Sicilie!


VENEZIA - Sono ancora emozionata per il bellissimo viaggio organizzato da amici veneziani innamorati diella storia della Serenissima di cui siamo andati a rievocare la fine, con il seppellimento del gonfalone di San Marco sotto l'altar maggiore della basilica di Perasto, nelle bocche di Cattaro.
Il 12 maggio la chiesa era gremita: l'evento ebbe inizio al suono dell'organo alla presenza anche di circa duecento ragazzi dei Licei di Montebelluna che in silenzio ascoltarono il celebre discorso "ti par nu, nu par ti" pronunciato in veneziano dal conte  Viscovich, capitano veneziano, e oggi tradotto in italiano dall'ultimo suo discendente che vive a Trieste e poi ripetuto nella lingua del Montenegro da un giovane perastino.
Il rappresentante della città di Venezia aveva portato in dono una copia del gonfalone il cui originale è custodito nel museo cittadino e lo depose, piegato, su un vassoio d'argento fregiato di sbalzi: insieme lo portarono all'altare inserendolo nel vano foderato di seta rossa  dove giacevano sul fondo le reliquie di santi qui venerati ed infine chiusero il sito con un ovale decorato.
Allora si alzò, accompagnata dall'organo, la voce di una cantante perastina che interpretò in maniera sublime l'accorato Stabat Mater del Pergolesi.
La commozione generale si sciolse in un fragoroso battimani.
Perasto oggi conta circa 400 anime, allora era una città di cinquemila abitanti e vigilava sulle Bocche di Cattaro  potendo nell'evenienza del pericolo proveniente dal mare chiuderle con una catena da sperone a sperone: la città di Cattaro così in fondo alla baia era sicura, avendo anche mura di difesa sia verso il mare che fino alla vetta della montagna alle spalle, così da essere protetta anche da incursioni da terra. La baia era il porto più sicuro per la flotta su tutto l'Adriatico.
E' una storia di rapporti e di interessi reciproci che diedero luogo ad un patto di stretta alleanza e dedizione tra la Serenissima e Perasto, anche e non per ultimo, in nome della difesa della civiltà cristiana contro l'avanzata dei turchi mussulmani. Ma tutto finì con la discesa di Napoleone fino a tutta la Dalmazia, terre che una volta conquistate e depredate, gli servirono per la trattativa con l'impero asburgico dal quale ottenne in cambio i territori sul Reno a vantaggio della Francia.
Il seguito, lo sappiamo dai libri di storia, è stato tragico per entrambe le sponde dell'Adriatico che ebbero destini diversi e sempre più si allontanarono.
Eppure che emozione passeggiare per Cattaro come fosse per campi e calli di Venezia, sentirsi pur in presenza di lingua e cibi diversi  in un'affinità di fondo permeata di mare ed amicizia.
Alzando lo sguardo, leoni di San Marco, ora integri, ora violati, allo stesso modo stemmi di antiche casate dal nome familiare, fino alle vestigia dell'ultimo lungo regime, ma la gioia di assaporare ancora l'antica amicizia visitando musei e catasti che custodiscono con orgoglio le testimonianze degli antichi rapporti .
Per noi, del nord, una bella sorpresa e un motivo di riflessione: la cattedrale (con le date 809- 2009 sui due campanili che fiancheggiano il portale d'ingresso) intitolata a San Trifone, a noi sconociuto, e invece conosciutissimo nelle terre di fronte, la Puglia, dove con orgoglio e soddisfazione ci segnalavano una prossima festa, forse per un gemellaggio con Adelfia Montrone in prossimità di Bari.
Il gruppo si è trattenuto fino al 15 successivo per prendere parte ai festeggiamenti che a Perasto si svolgono in memoria di una vittoria sui turchi del 1654 per la quale la città ringraziò la Madonna dello Scarpello che è la titolare di una bellissima chiesa sorta in una isoletta costruita portando con le barche sassi intorno ad uno scoglio emergente dove era stato trovato intatto un dipinto che tuttora in più ricorrenze è venerato.
La festa vede la partecipazione della cittadinanza della baia e della marineria di Cattaro in costume antico: banda, corteo, musiche balli, con le più varie simbologie nei gesti, tutte spiegateci poi dai comandanti di mare e dall'ambasciatore del Montenegro presso la Danimarca, pure lui  in costume antico, del quale si veste presentandosi a feste di corte in Danimarca.
La festa si conclude con una operazione un po' cruenta... uccidono un turco rappresentato da un gallo fermo su un galleggiante in mezzo alla baia. Da riva sembrava un gabbiano; cinque, sei spari ad opera di diversi fucili d'epoca, poi alla fine uno lo colpì. Battimani e recupero della bestia... era un gallo di buona stazza, peccato lasciarlo in mare!
Nell'attesa di questa giornata, andammo a vedere le rovine di Antivari, una città dirimpettaia di Bari (anti-bari), posta sulle prime alture distanti dal mare e distrutta da incursioni e terremoti, infine abbandonata e oggi sostituita da Bar sulla costa, e infine visitammo Cittinie, l'antica capitale dove si trova quella che fu la residenza del Re Nicola e vi nacque la nostra regina Elena. Bello vedere come si può essere re anche in un palazzo modesto, oggi museo dello stato che vi conserva un maniera ordinata e decorosa la storia della sua ultima fiera dinastia.
Rientrammo con un'ultima sorpresa: una tempesta di neve fuori stagione che soffiava dalle Alpi dinariche verso il Quarnaro: spargisale e spazzaneve in funzione e intorno un paesaggio d'inverno.
Riflessione a mente fredda: gli ultimi duecento anni di storia, diciamo da Napoleone in poi, hanno provocato solo divisioni, contrasti, guerre, disastri nella nostra Europa. A ripercorrerla all'indietro, troveremmo molti elementi che ci permetterebbero di attingere spunti da valorizzare per instaurare rapporti nuovi fondati su consapevolezza e reciproco rispetto. 

CATERINA OSSI

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