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martedì 13 marzo 2012

VIVA L'ITA(G)LIA: sarà 17 marzo tutti gli anni (e non per festeggiare San Patrizio)


NAPOLI – Et voilà, sarà Unità d’Italia per sempre! E’ questo che ha deciso il Governo Monti con un decretino approvato qualche giorno fa nel silenzio generale. Il 17 marzo a partire dal 2012 sarà celebrata e commemorata la proclamazione del Regno d’Italia avvenuta nel Parlamento torinese il 17 marzo 1861. Vengono così smentiti tutti gli ottimisti duo siciliani che credevano, con il nuovo anno, di avere alle spalle l’incubo delle celebrazioni tricolorate rivoluzionarie. “Bisogna resistere, manca poco”, “Meno male è passato questo 2011 di celebrazioni”. Quante volte abbiamo sentito ripetere queste frasi speranzose? Tante. E tutte sono state disattese. Degno di riflessione è il silenzio assordante dei tanti capi e capetti o presunti leader del mondo meridionalista, pronti spesso a farsi guerra e così restii a collaborare per il bene comune delle nostre terre e per il nostro recupero identitario. Silenzio immotivato e assordante ma comprensibile. Comprensibile perché dovuto, molto probabilmente, alla mancanza di strumenti culturali e politici attraverso i quali una popolazione consapevole dovrebbe incanalare il proprio dissenso. L’incapacità di tenere in piedi rapporti stabili e duraturi con le amministrazioni locali e con i centri del sapere, università e scuole in primis, ha alla fine dato i suoi frutti acerbi. La verità è che non si è nemmeno ricercato questo rapporto stabile con le istituzioni più vicine e sensibili. La paura di una fascia tricolore (salvo poi accogliere con tutti gli onori del caso sindaci e amministratori quando subentra l’amicizia personale) e il timore di una contestazione accademica hanno paralizzato la crescita di un movimento che dopo anni avrebbe dovuto coinvolgere il popolo scontento del Sud. Il quadro è completo con l’aggiunta del disinteresse verso le fonti storiche di primo livello, come la ricerca archivistica che richiede fatica e competenze (senza la quale si arriverà all’esaurimento di un intero filone culturale), e la mancanza di canali di comunicazione che consentano di penetrare il tessuto sociale e far conoscere la verità dei fatti storici. Minoranza esigua si era e minoranza, forse meno esigua di prima ma sempre minoranza, si è rimasti nonostante il vento culturale favorevole e le aperture di credito verso il filone cosiddetto revisionistico storico sul risorgimento. In conclusione, messi all’angolo senza via d’uscita, subiamo una condanna da girone dantesco: tutti gli anni, sarà 17 marzo. Invidieremo gli irlandesi che, almeno, festeggiano San Patrizio. 

r. c. 

P.S. 
Gli irriducibili ottimisti non esultino. Il Governo tecnico è sobrio e quindi, il 17 marzo, si lavorerà. Per la serie "cornuti e mazziati".

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