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domenica 6 novembre 2011

"Brigantaggio postunitario. Una storia tutta da scrivere" la presentazione dell'ultimo libro di Fernando Riccardi a Caserta, sabato 19 novembre



Si terrà sabato 19 novembre alle ore 17.00 la presentazione dell'ultimo libro del giornalista e storico Fernando Riccardi, presso la Libreria Guida Caserta, via Caduti sul Lavoro, 29. A presenziare all'evento il Commendatore Giovanni Salemi, Presidente dell'Istituto di ricerca storica delle Due Sicilie, la Prof.ssa Adele Vairo, preside del Liceo Manzoni e il giornalista Roberto Della Rocca. Nel ricordarvi di essere presenti all'appuntamento vi lasciamo alla recensione del libro (che verrà pubblicata sul secondo numero de il Giornale del Sud da dicembre). Buona lettura.

CASERTA - Non è mai facile parlare del brigantaggio postunitario. Partendo dalla frase scritta dal più grande analista del fenomeno, Franco Molfese, si ha a che fare con i “resti di un naufragio” quando ci si avvicina al complesso mondo di carte e di libri scritti sulla questione. Ne sa qualcosa il giornalista Fernando Riccardi che si occupa di ricerche d’archivio e ha raccontato diversi episodi del brigantaggio nell’Alta Terra di Lavoro. In “Brigantaggio Postunitario. Una storia tutta da scrivere” (Arte Stampa editore, 2011, 20 euro) riprende il tema e allarga il campo della visuale fino a comprendere in modo sintetico ma efficace, tutta la complessa storia della resistena duo siciliana all’invasore piemontese. Idee chiare a partire dal titolo che ribadisce una esigenza: quella di continuare l’indagine avviata da Molfese e dagli altri studiosi suoi contemporanei per aggiornare sempre di più la revisione. In fin dei conti non esistono storici revisionisti e non revisionisti in quanto, essendo il lavoro dello storico un lavoro principalmente di continua ricerca (o almeno così dovrebbe essere), la revisione è automatica e, soprattutto, normale. A rendere ancora più facile la lettura del testo è la struttura scorrevole del discorso. L’avvio è ovviamente dedicato alle cause del brigantaggio che l’autore ricostruisce una ad una. La fedeltà al Sovrano, l’opposizione alla leva obbligatoria e alle leggi anticlericali (considerate inaccettabili da una popolazione massicciamente attaccata alla tradizione religiosa), ma anche il peso delle nuove imposte, l’abolizione degli usi civici e, sopra tutto, la mancata redistribuzione delle terre promessa già da Garibaldi Dittatore a Salemi e mai arrivata per la forte opposizione dei potentati economici terrieri, dei baroni siciliani e dei borghesi liberali affamati di privatizzazioni, senza considerare la pesante ingerenza degli interessi anglo francesi come dimostra la repressione delle proteste contadine nella Sicilia orientale, in particolare a Bronte dove le terre erano concentrate da oltre 60 anni, nelle mani della famiglia Nelson (eredi dell’ammiraglio inglese creato Duca di Bronte da Ferdinando IV per i servigi resi nella lotta alla Francia rivoluzionaria). Considerato che la storia non si fa su youtube o millantando presunti documenti, lo storico Riccardi rilancia uno dei temi più scottanti ma anche meno conosciuti dal grande pubblico, quello della “soluzione finale” pensata dai primi governi unitari per risolvere l’annoso onere degli ex soldati del Regno delle Due Sicilie prigionieri nelle fortezze - lager per non essersi arresi e per non aver giurato fedeltà al Savoia. Una deportazione di massa verso una colonia penale da realizzare in Patagonia, a Macao o a Timor, (un progetto che richiama la folle “operazione Madagascar” studiata dal nazismo negli anni ‘30) che non ha avuto applicazione grazie alla saggezza dei governi stranieri che non si sono pressati alla concessione di loro terre per la creazione di bagni penali per i meridionali. Tra i documenti raccolti e riportati colpisce particolarmente il racconto del Bersagliere Carlo Margolfo, uno dei partecipanti alla strage di Pontelandolfo che narra come nei momenti drammatici della repressione, degli incendi, degli stupri e degli assassinii di una popolazione innocente i bersaglieri esultassero perchè, dopo diversi giorni di marcia, avevano trovato cibo, acqua e potevano “tranquillamente” riposare. Non poteva poi mancare una disamina su alcuni dei personaggi protagonisti della epopea del brigantaggio, i legittimisti stranieri (come Borjes, De Trazegnies, Kalkreuth, Tristany), i grandi nomi come Crocco, Romano, Alonzi e le brigantesse diventate presto il simbolo del Sud che non voleva arrendersi. Il quadro complessivo è estremamente lucido. La mancanza di un coordinamento generale, l’inefficienza dei comitati legittimisti, l’infiltrazione nemica e la mancanza di fondi determinarono una inefficienza strutturale del fenomeno che in pochi mesi, da espressione della fedeltà dei regnicoli al proprio Sovrano in esilio o alla religione offesa e martoriata dall’aggressione rivoluzionaria dei liberali e dei democratici, assunse i toni marcati della protesta sociale che diventa dominante quando Francesco II, nel 1868, decide di chiudere le attività del Governo in esilio. Duecento pagine ricche di fatti, nomi, notizie nuove e documenti come dimostra l’elenco degli Archivi di Stato visitati. Napoli, Potenza, Benevento, Bari, Avellino, Chieti, Frosinone, Caserta, Isernia, Lecce, Salerno, Roma, Campobasso, ma anche quello della Società di Storia Patria di Napoli, della Camera dei Deputati, del Museo del Risorgimento di Roma e la Biblioteca Nazionale di Napoli. Un lungo giro per il Sud alla ricerca delle Fonti (con la f maiuscola) e una nutrita bibliografia che guarda a tutti i più meritevoli lavori pubblicati nel corso degli ultimi anni oltre ai grandi classici sull’argomento, consegnano al lettore un testo ricco, accessibile e utile a capire un fenomeno complesso come quello del Brigantaggio postunitario. Il libro di Fernando Riccardi, come specificato dallo stesso autore, può considerarsi un contributo, ottimo potremmo aggiungere noi, per rilanciare la grande sfida ai molossi dell’ortodossia risorgimentale, una sfida che dovrà essere portata avanti con molte ore di lavoro di ricerca negli archivi ma che alla fine potrà consentire di scrivere la vera storia del brigantaggio, negata da 150 anni di bugie e tentativi, il più delle volte maldestri, di insabbiamento.

Paolo Luna

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