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lunedì 31 ottobre 2011

XIV Commemorazione dei caduti duo siciliani al Volturno, un grande successo per la manifestazione del 29 ottobre


Il pubblico nella sala del Consiglio Comunale di Capua durante il Convegno

CAPUA – E’ stata un successo la manifestazione di Capua dove, sabato 29 ottobre, sono affluiti amici e compatrioti da tutte le vecchie province del Regno, nessuna esclusa, per assistere alla XIV Commemorazione dei Soldati del Regno delle Due Sicilie caduti durante la Battaglia del Volturno del 1° ottobre 1860. Tanti quelli che si sono presentati in Corso Gran Priorato di Malta, 3 per gli onori militari alla lapide che riporta: “Per la memoria contro l’oblio – Il 1 ottobre 1860 davanti a Capua l’Esercito delle Due Sicilie combatteva senza fortuna ma con grande valore per l’indipendenza della Patria – I compatrioti riconoscenti”. A fare gli onori di casa è stato il Commendatore Giovanni Salemi, Presidente del Comitato organizzatore che ha introdotto i lavori salutando il drappello militare della Croce Rossa italiana che è stato presente e che ha voluto commemorare i caduti ricordando la figura del capuano Ferdinando Palasciano, soldato del Regno delle Due Sicilie, il primo a occuparsi dei feriti di guerra creando una associazione che precorse nei tempi la stessa Croce Rossa. A seguire la deposizione della corona di alloro è stata l’allocuzione del magistrato Edoardo Vitale che ha ricordato il valore e l’onore dimostrato dai “ragazzi del Volturno” nelle difficili condizioni dell’autunno 1860. Toccante anche il ritratto tracciato da Don Francesco Pappadia nella sua omelia durante la Santa Messa che si è svolta nella Chiesa dei Santi Rufo e Carponio. Il suo ricordo ha toccato anche le figure del Generale Matteo Negri e del Capitano Domenico Bozzelli, ufficiali del Real Esercito caduti durante i combattimenti sul Garigliano presso il Ponte Real Ferdinando il 29 ottobre. Numerose le associazioni e gli amici presenti al convegno di studi che si è poi svolto nella sala consiliare del Comune di Capua a cominciare dall’Associazione Ex Allievi Nunziatella e dal Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio ma anche i rappresentanti e i responsabili delle associazioni Rinascita del Sud, Mediterranea 2000, Med & Cult, Terra Aurunca, Rete Sud, Movimento dei paesi e dei quartieri e del mensile meridionalista “il Brigante”. Non sono mancati rappresentanti istituzionali, oltre al Sindaco di Capua, Carmine Antropoli che ha introdotto i lavori augurando buon lavoro ai convenuti e compiacendosi per le attività messe in campo, anche il Sindaco di Palazzo San Gervasio, comune della Lucania, Federico Pagano, il presidente della Commissione Cultura del Comune di Casamassima, Francesco Laricchia, il vicesindaco di San Prisco, Giuseppe Cinotti, e, in rappresentanza del primo cittadino di Castel di Sangro, Umberto Murolo, la dottoressa Maria Domenica Santucci, responsabile della Biblioteca comunale e autrice di un bel libro dedicato alla figura del Capitano Bozzelli, originario proprio del comune Abruzzese. A prendere la parola al convegno il giornalista Roberto Della Rocca, che ha esaminato il fallimento dei festeggiamenti per il 150enario dell’unità sia dalla parte “istituzionale” che da quella meridionalista, l’antropologa Marina Lebro, che ha affrontato la questione della sfida economica del Sud alla luce degli ultimi dati dello Svimez e tenendo presente la direttrice mediterranea verso cui sono proiettate le Due Sicilie, e, infine, lo storico Maurizio Di Giovine, autore del volume “L’arretramento difensivo dell’Esercito Napolitano dal Volturno al Garigliano” distribuito al termine dell’incontro, che ha affrontato le vicende storiche svoltesi tra il Volturno e il Garigliano durante gli ultimi mesi del 1860. Al termine del convegno il Direttore Editoriale de il Giornale del Sud, Fernando Riccardi ha presentato la redazione e indicato le ragioni della scelta di avviare l’attività di un nuovo periodico meridionalista che si affianca a quelli già esistenti. Un programma ricco che ha lasciato soddisfatti i partecipanti e gli organizzatori. 
Viva le Due Sicilie e arrivederci alla XV Commemorazione!

c.s.

Il Commendator Salemi, da 14 anni organizzatore
della Commemorazione del Volturno

Il magistrato Edoardo Vitale durante il ricordo
dei soldati del Real Esercito delle Due Sicilie

I soldati del Regno depongono la corona
d'alloro commemorativa


Umberto Schioppa, al comando del drappello



Il pubblico ascolta la commemorazione



Gli uomini del reparto militare della Croce Rossa
rendono i loro omaggi ai caduti



Il tavolo dei relatori e lo slogan della manifestazione:
"Per la memoria, contro l'oblio"

La folta platea accorsa al convegno, in prima fila (primo da destra)
il Sindaco di Capua, dottor Carmine Antropoli







Vincenzo Giannone Dirigente Scolastico della scuola Ferdinando II di Scafati,
omaggia il Commendator Salemi e il magistrato Vitale per il loro impegno
nella battaglia identitaria e tradizionalista

lunedì 24 ottobre 2011

102 ottimi motivi per essere presenti a Capua il 29 ottobre



CAPUA - Non abbiamo trovato altro modo migliore per rilanciare l'invito alla partecipazione in occasione della XIV Commemorazione dei Soldati del Regno delle Due Sicilie caduti alla battaglia del Volturno del 1° ottobre 1860, se non quella di elencarvi 102 buoni motivi. Sono infatti 102 i nomi e i cognomi dei soldati del regno delle Due Sicilie registrati negli libri dei morti del Comune di Capua  per l'anno 1860. La ricerca, effettuata dal Presidente dell'Istituto di ricerca storica delle Due Sicilie, Commendator Giovanni Salemi, è precisa e dettagliata. La maggior parte sono soldati dei corpi di fanteria e cavalleria, cacciatori, carabinieri e dragoni. Alcuni sono stranieri e appartengono ai corpi esteri. Diversi, purtroppo, sono i bambini figli di soldati duo siciliani nati in Sicilia e in Puglia costretti, dall'avanzata dell'orda garibaldina ad una fuga precipitosa verso la capitale e, poi, verso Gaeta. Non hanno retto agli stenti e al lungo viaggio e, per questo, sono morti, giovanissimi e neonati vittime di una aggressione che si vuole ancora spacciare per liberazione. Venivano da tutto il Sud, questi eroi, dall'Abruzzo, dalla Lucania, dalle Puglie, dalla Sicilia e dalla Calabria, da Palermo, Messina, Catania, Catanzaro, Reggio Calabria, Viggianello, Otranto, Bari, Teramo, Chieti, Napoli, Salerno, Capua a dimostrazione del coraggio di un popolo che non si è voluto arrendere. Di seguito l'elenco con i 102 nomi di quei soldati dimenticati dagli uomini e dalla storia a cui noi oggi, con un certosino lavoro d'archivio, vogliamo rendere onore e che ringraziamo e ringrazieremo ancora sabato 29, per aver donato la loro vita in difesa della grandezza e dell'indipendenza della Patria. I Pianell, i Romano, i Landi, i Cosenz, gli Anguissola, i Filangieri e tutti gli altri che hanno tradito e sono rimasti erano i peggiori, perchè i migliori erano già morti, chiusi in prigione o partiti per l'esilio. A loro andranno gli omaggi di chi sarà presente durante la commemorazione. Quelli che non ci saranno avranno soltanto perso l'occasione di fare una cosa giusta. 

Roberto Della Rocca

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Sindaco di Capua è Francesco Gianfrotta fino al 1° agosto poi Pietrantonio Del Vecchio.


Gennaio
8 gennaio 1860 Domenico Pilo soldato del treno di anni 25 nato in Colle di Mezzo (Chieti) muore nell’Ospedale militare di Capua;
15 gennaio 1860 Santo Castelli di Palermo, anni 19, allievo militare;
21 gennaio 1860 Gaetano Maletta di mesi 8 figlio di Don Cosimo, ufficiale del 4° cacciatori domiciliato in strada S. Martino – testimone Don Salvatore Cimino, sergente di Gendarmeria domiciliato in Capua, strada Purgatorio;
25 gennaio 1860 Giuseppe Cottone soldato del 13° cacciatori di anni 23 di Caltagirone muore nell’Ospedale militare di Capua;
28 gennaio 1860 Pietro di Marzo soldato della Real Marina di Castelnovo (Chieti) muore nell’Ospedale militare di Capua;

Febbraio
26 febbraio 1860 Vincenzo Graziano, soldato del 6° cacciatori di Castronuovo in Basilicata;


Giugno
4 giugno 1860 Francesco Amisbergh di anni 28 morto nel quartiere San Giovanni, sergente del 14° di linea. Testimoni il Caporale Roberto Drose e il soldato Raffaele Di Bello;
6 giugno 1860 Giuseppe Novellino, soldato del 13° cacciatori di Tricarico, Lucania;
10 giugno 1860 Errico Eduardo Malatesta di anni 13, allievo militare;
12 giugno 1860 Felice Domenico Notargiacomo di anni 20 di Santopadre di Caserta, soldato del 1° di linea;
13 giugno 1860 Domenico Sebastiano di anni 22 da Montorio di Molise, soldato del 12° cacciatori;
18 giugno 1860 Nicola Antonio Palombaro di anni 27, soldato del 3° dragoni, di Cascandidetto di Chieti;
21 giugno 1860 Elisabella Masucci di mesi 2, figlia di Don Giuseppe, capitano del 1° cacciatori;
24 giugno 1860 Giuseppe Barberio di Davoli di Catanzaro di anni 24, soldato del 6° di linea fanteria;
28 giugno 1860 Don Francesco Velardi, 2° tenente del 14° cacciatori;
Idem Stanislao Luongo di Latronico di Lucania, soldato del 14° di linea di anni 25;
29 giugno 1860 Nicola Lista di Grumento di Lucania, soldato del 1° di linea di anni 21;


Luglio
19 luglio 1860 Donna Lucia Morsino di anni 14, proprietaria nata in Siracusa, domiciliata in Capua strada Purgatorio figlia di Don Luigi, capitano del 1° cacciatori;

Agosto
16 agosto 1860 Don Pietro Salomone, primo sergente dei veterani domiciliato nel quartiere San Domenico attesta la morte di Camilla Ortese figlia di 6 mesi di Leopoldo Ortese di Palermo, musicante del 13° di linea domiciliato in Bari col Corpo;
29 agosto 1860 Don Pietro Pasiali “allievo militare” morto nell’ospedale militare;
Idem Don Lorenzo Perrella Catalano di anni 43, primo tenente del 14° di linea e Don Ferdinando Del Giudice di anni 28, Alfiere del 13° di linea, attestano la morte di Luigi Catania di mesi 14 nato in Trapani, figlio di Don Giuseppe Catania, primo tenente del 13° di linea, domiciliato in Bari col corpo e di Donna Tommasina Tartaglia;

Settembre
1 settembre 1860 E’ attestata la morte, nel Gran Quartiere, di Eduardo Coppin di anni 5, figlio di Don Rodrigo, capitano del 9° di linea domiciliato in Napoli col corpo e di Donna Marianna Campese;
Idem un anonimo soldato del 9° cacciatori;
2 settembre 1860 un anonimo soldato dell’8° di linea;
3 settembre 1860 Giuseppe Zenotto, sergente dei cannonieri marinai, di anni 48, nato in Messina;
5 settembre 1860 Giovanni Calabrò, di Reggio Calabria, soldato d’artiglieria regg. Regina;
6 settembre 1860 Giovan Battista Tarsitano di Belvedere di Cosenza, soldato del 9° cacciatori;
Idem Don Beniamino Solari di anni 54, capitano del 1° di linea. Testimonia Luigi Granata di anni 22 soldato dei Pontonieri nel Quartiere Maiella;
7 settembre 1860 Santo Zuppa, di anni 12, allievo militare;
Idem, Amodio D’Andrea di Pietranova di Teramo, soldato del 2° di linea;
10 settembre 1860 Giovanni Esposito da Massalubrense, soldato dei cannonieri marinai;
14 settembre 1860 Giuseppe Parisi, soldato del 1° lancieri;
Idem Domenico Esposito di Castellammare di Napoli, cannoniere marinaio;
Idem Michele D’Amato, soldato del Treno d’artiglieria;
Idem Nicola Zannelli, soldato del Treno d’Artiglieria;
Idem raccolto nel Volturno il cadavere di Nicola Orsicei, soldato del 10° cacciatori;
15 settembre 1860 Errico Scheidegger, soldato del 1° carabinieri Esteri;
16 settembre 1860 Achille Paradiso di anni 27 secondo sergente del primo cacciatori;
Idem Giuseppe Gallicchio da Viggianello di Lucania, soldato d’artiglieria regg. Re;
Idem Francesca Dorio, giardiniera, domiciliata fuori Porta Roma;
Idem Francesco Palladino di Lecce, di anni 58, sergente dei veterani nel quartiere di Santa Maria delle Monache. Testimonia Angeloni, primo sergente dei veterani domiciliato quartiere San Domenico;
19 settembre 1860 Don Liberatore Cieri di Vasto di Chieti di anni 42, 1° tenente 11° cacciatori;
20 settembre 1860 Antonia De Salvo di anni uno, figlia di Francesco, primo sergente 12° cacciatori domiciliato nel Gran Quartiere;
Idem Giorgio Sarner, soldato del 2° carabinieri Leggeri Esteri. Testimonia Don Gabriele Tugicco, scritturale, via Sant’Antonio;
21 settembre 1860 Francesco Vallefuoco, soldato del 3° cacciatori della Guardia;
22 settembre 1860 Giovanni Suk, soldato del 1° carabinieri Esteri;
Idem Francesco Piattella, primo sergente dell’8° di linea;
24 settembre 1860 Don Gustavo Capecelatro di anni 25, ufficiale del 12° cacciatori e Antonio Primaldo Pepe, sergente dei Carabinieri a Cavallo, domiciliato Santa Maria delle Monache, raccolti nel Volturno il cadavere di Liotti, soldato del 14° cacciatori;
Idem Don Ferdinando La Rosa nato in Lipari di Messina, di anni 61, Tenente Colonnello del 6° battaglione cacciatori. Testimonia Francesco Papa di anni 30, sergente del 6° cacciatori domiciliato fuori Porta Roma;
25 settembre 1860 Antonio Corriero nato in Palermo, di anni 4 muore nel Gran Quartiere quale figlio di Agostino Corriero, bandista del 7° cacciatori;
Idem Testimone Gaetano Pennino, bandista del 9° di linea, domiciliato nel Quartiere Maddalena per la morte di Angela Schiavo nata in Palermo di anni 13, figlia di Pasquale, sergente dei veterani;
26 settembre 1860 Don Pasquale Serino di anni 37, primo tenente del 4° cacciatori;
Idem Santi Braco di Giulianova di Teramo di anni 19, soldato del 2° di linea;
Idem Petrino Cianci, nato a Palermo di anni 2, figlio di Don Romualdo, primo tenente di artiglieria, quartiere di Santa Maria delle Monache;
27 settembre 1860 Lorenzo Leone, cacciatore a cavallo;
Idem Giuseppe Porer, soldato del 3° carabinieri estero;
28 settembre 1860 Giorgio Conte di anni 21, soldato del 3° cacciatori della Guardia da Sternati di Lecce;
Idem Vincenza Avitore, di anni 5, nata a Salerno, figlia di soldato di dogana di Itri;
Idem Agostino Camillo, soldato del 14° di linea;
Idem Costanzo Lelle di Castiglione d’Abruzzo, soldato del 6° di linea;
Idem Don Serafino de Pasquale, alfiere del 2° lancieri;
Idem Don Antonio Cioffi, capitano del 10° di linea;


Ottobre
4 ottobre 1860 Andrea Smocher, 1° carabiniere Esteri;
5 ottobre 1860 Carlo Bianco, soldato del 3° cacciatori Guardia;
8 ottobre 1860 Saverio Coviello, soldato del 10° cacciatori;
Idem Luigi Giannelli 2° tenente del 15° cacciatori;
9 ottobre 1860 Don Clemente Canale, aiutante del 10° di linea;
10 ottobre 1860 Ercole Rossi, caporale tiragliatori;
Idem Pasquale Peraino, soldato 6° di linea;
12 ottobre 1860 Celestino Zitelli di anni 40, sergente di artiglieria nato in Capua, figlio di Don Gaetano Zitelli e Donna Teresa Cappabianca;
14 ottobre 1860 Angelo Mainenti nato a Messina, di mesi 5, domiciliato nel Padiglione Sant’Antonio, figlio di Don Vincenzo, aiutante di artiglieria e di Donna Maria Domenica di Napoli;
Idem Raffaele Mastropaolo, 14° cacciatori;
Idem Nicola Campilongo, allievo militare di anni 13 nato in San Donato di Salerno;
Idem Don Salvatore Avolio, capo stazione Regia Ferrovia;
15 ottobre 1860 Giuseppe Adorisio, alfiere del 14° cacciatori;
16 ottobre 1860 Maria Amalia Scola di mesi 6 nata in Palermo, figlia di Pietro, sergente di Artiglieria, strada Purgatorio;
Idem Antonio Amitrano, nato in Messina di anni 3, domiciliato in Capua strada Ventriglia, figlio di Don Luca, 1° tenente del 14° cacciatori e di Donna Maria Eloisa Guillamat;
Idem Concetta Topa, nata in Palermo di anni 3, domiciliata in Capua strada Ventriglia, figlia di Don Pietro, 2° tenente sedentanei;
19 ottobre 1860 Achille Viola di anni 3 nato in Alcamo domiciliato in Capua strada Eboli, figlio di Don Oreste, ufficiale del 10° di linea;
20 ottobre 1860 Don Felice Barbera 2° tenente del 6° cacciatori;
21 ottobre 1860 Flavia Caglia di anni 5 muore nel quartiere S.M. Monache, figlia del sergente di artiglieria Carlo;
22 ottobre 1860 Caterina Onza vicolo Tarallaro, figlia di Giuseppe, trainiere;
27 ottobre 1860 Alfonso Bortone di anni 4 domiciliato nel Gran Quartiere figlio di Don Giuseppe 1° tenente 4° cacciatori. Testimone Don Giovanni Guerra, cappellano del 9° di linea;
29 ottobre 1860 Don Andrea Calì, capitano di artiglieria domiciliato in strada maddalena. Testimone Agostino Piccioli, soldato di artiglieria quartiere Santa Maria delle Monache;
30 ottobre 1860 Don Vitaliano Cugnelli di anni 37, nato in Cropani (CZ), 2° tenente del 9° di linea domiciliato nel quartiere Maddalena e morto nel campo militare fuori Porta Napoli;
Idem Vito Turrone, soldato dei Zappatori minatori morto nel campo militare fuori porta Napoli;
Idem Rocco Enicoco, soldato dell’8° di linea morto nel campo militare fuori porta Napoli;
31 ottobre 1860 Donna Giovanna Falagiani di anni 2, figlia del 1° tenente dell’11° di linea e di Donna Olimpia Grimaldi, domiciliati in strada Friozzi. Testimoni Don Antonio de Ruggiero, maggiore, Don Arcangelo Oro, capitano del 2° di linea;

Novembre
4 novembre 1860 Pasquale De Monte, giunto morto nell’ospedale militare di Capua, componente dei Cacciatori di Otranto;
Idem Donna Elena Moxdano, nata in napoli, di anni 7, domiciliato in Capua strada Arsenale figlia di Don Emanuele domiciliato in Gaeta;
Idem Angelo Galletti, soldato dell’Armata Nazionale;
Idem Giuseppe Pirone giunto morto nell’ospedale militare di Capua;
5 novembre 1860 Nicola Esposito, soldato del 1° Granatieri;
8 novembre 1860 [a capitolazione di Capua avvenuta il Sindaco passa al servizio del vincitore, dichiara la morte non indicando il corpo di appartenenza del padre di] Luigi Panzo nato in Palermo di anni 10, figlio di Don Francesco Maggiore domiciliato in Capua, strada Vetta. Testimone è Luigi Graniti, custode del camposanto;
Idem Don Carlo Gargano di anni 66, maggiore al ritiro;
Idem Michele Frotta muore sul territorio dei Signori Pellegrini in tenimento di Capua;
14 novembre 1860 Carmine De Feo di anni 25, soldato del 10° di linea;
15 novembre 1860 Saverio Esposito soldato negli Zappattori Minatori del Genio;
22 novembre 1860 Don Nicola Colucci nato in Palermo di anni 49, capitano del treno domiciliato in Capua Strada Concezione;
25 novembre 1860 Michele De Rosa, nato in Caltanissetta, di anni 4 figlio di Carmelo, sergente dei cacciatori;
27 novembre 1860 Michelangelo Magrì nato in Castelleramo di Girgenti, di anni 20, caporale;
Idem Errico Keller, secondo sergente della 1° brigata Esteri di anni 28;
29 novembre 1860 Domenico Parente, soldato dell’11° cacciatori;
30 novembre 1860 Giuseppe De Maria, gendarme a piedi di anni 30;


Dicembre
2 dicembre 1860 Antonio Colantonio soldato del 2° cacciatori;
Idem Federico Sicrest soldato del 3° Esteri;
5 dicembre 1860 Giovanni Went, soldato del 1° Esteri;
6 dicembre 1860 Luigi De Nardo di Bellona anni 33, muore nella Prigione circondariale;
7 dicembre 1860 Giuseppe Parascandalo, nato in Palermo, di anni 10, allievo militare, figlio di Nicola e Raffaella Lionilla;
8 dicembre 1860 Nicola Cagnetti di anni 30, garibaldino 2° brigata;
Idem Giovanni Morabito, soldato dell’8° cacciatori;
Idem Giovanni Montili, soldato del 3° cacciatori;
9 dicembre 1860 Francesco Keitans di anni 20, soldato del 3° Esteri.





domenica 23 ottobre 2011

Caspoli, intensa giornata sulle tracce di Michelina Di Cesare


MIGNANO MONTELUNGO - E' stato un bel pomeriggio quello trascorso a Caspoli, piccola frazione del Comune di Mignano Montelungo (CE) degna di entrare nel novero dei luoghi briganteschi per aver dato i natali a tre grandi personaggi dell'epopea brigantesca. Di Caspoli erano i capibanda Domenico Ciccone e Alessandro Pace e la brigantessa Michelina Di Cesare assurta nel tempo, assieme a Maria Sofia di Borbone - Wittelsbach, a simbolo femminile per eccellenza del Regno delle Due Sicilie. La manifestazione è cominciata con il raduno presso la sede del museo "Historicus" che prende il nome dall'associazione culturale che, assieme all'amministrazione comunale di Mignano Montelungo e alla Comunità Montana "Monte Santa Croce", ha organizzato l'evento. Angelo Andreoli, presidente dell'associazione ha accolto i partecipanti assieme agli altri figuranti delle associazioni "Antica Terra di Frontiera" e "Historicus" che hanno guidato il gruppo in una passeggiata nella frazione fino alla casa natale di Michelina Di Cesare e del capobanda Domenico Ciccone. Il piccolo corteo con tanto di bandiere, e con soldati e briganti in testa, scortati dal primo cittadino e dalle forze della Polizia Municipale, hanno attraversato il paese suscitando l'interesse e l'attenzione della popolazione. Della casa natale di Michelina Di Cesare non resta più nulla salvo una abitazione moderna visto che, come illustrato da Andreoli, durante la seconda guerra mondiale la Wermacht in ritirata fece saltare tutti gli edifici del paese salvo due o tre palazzi "importanti". Tra questi edifici sopravvissuti figura la casa di Domenico Ciccone che all'epoca era abitata da un gerarca del Pnf, circostanza che contribuì a salvaguardala dalla violenza della guerra. Sempre la sede del museo "Historicus", una raccolta di pezzi militari della seconda guerra mondiale e del brigantaggio allestita e curata dall'omonima associazione, ha ospitato, a partire dalle ore 18.00 la presentazione del libro dello storico Ferdinando Riccardi dal tema "Brigantaggio postunitario. Una storia tutta da scrivere". A introdurre i lavori la bella relazione del Sindaco di Mignano Montelungo, Antonio Verdone, preparato e interessato alla storia vera che ha elogiato lo sforzo organizzativo dell'Associazione Historicus e manifestato interesse per l'affissione di una lapide commemorativa di Michelina Di Cesare da affiggere dove sorgeva la casa natale. Il dibattito è poi proseguito con l'intervista all'autore condotta dal giornalista Roberto Della Rocca, che ha permesso al pubblico di scoprire alcune tra le pagine più nefaste della nostra storia. 
Di seguito, le immagini della manifestazione.

c.s.

Un'immagine della marcia verso la casa di Michelina Di Cesare
I Briganti e i soldati avanzano
Una giovanissima brigantessa
La marcia a Caspoli
Il luogo dove sorgeva la casa di Michelina Di Cesare

 Il Sindaco di Mignano Montelungo
 La folla davanti la casa di Michelina Di Cesare
La folla ascolta la spiegazione di alcuni fatti relativi ai briganti di Caspoli
Due fiere brigantesse
La casa del brigante Ciccone
Il tavolo dei relatori
 Tanti i giovani alla presentazione del libro

Benedetto Vecchio, leader dei Musicisti del Basso Lazio



VERSO CAPUA 6/ Castel Morrone e Valle di Maddaloni lo scontro decisivo e l'epilogo della battaglia

Un disegno che illustra gli scontri tra napoletani e garibaldini
presso l'acquedotto carolino a Valle di Maddaloni

CAPUA – Mentre tra San Tammaro e Sant’Angelo in Formis la battaglia tra le forze di Tabacchi e Medici infuriava, l’ala sinistra dello schieramento borbonico, al comando del Tenente Colonnello Giovan Luca Von Mechel e del Colonnello Giuseppe Ruiz De Ballestreros, si muoveva verso il nemico. Il piano prevedeva la chiusura della tenaglia complessivamente applicata lungo tutto il fronte e, all’interno dello stesso lato sinistro delle operazioni, la chiusura di una seconda, più piccola, tenaglia che avrebbe dovuto avvolgere i garibaldini di Nino Bixio tra Caserta e Maddaloni. La riuscita dell’operazione dipendeva interamente dalla velocità con cui i due ufficiali avrebbero mosso le proprie colonne, superiori di numero ai garibaldini. Mentre Von Mechel avrebbe guidato l’estrema ala delle forze borboniche e, attraverso Valle di Maddaloni, sarebbe piombato su Bixio fermo a Maddaloni, Ruiz avrebbe superato Castel Morrone e sarebbe sceso su Caserta da Casertavecchia mettendo in fuga le riserve e sostenendo dalla pianura l’attacco di Von Mechel. La guida delle operazioni fu affidata a due uomini profondamente diversi. Il Tenente Colonnello Von Mechel era nato a Basilea ed era stato naturalizzato cittadino napoletano assieme alla sua famiglia. Il Colonnello Ruiz era invece un siciliano. Tanto il primo era valido e coraggioso quanto il secondo incapace e vile. All’inizio della battaglia Von Mechel ingaggiò le forze di Bixio proprio nei pressi dell’acquedotto carolino, fatto costruire da Luigi Vanvitelli per portare l’acqua necessaria al mantenimento della Reggia di Caserta. 


In alto veduta della Valle di Maddaloni con l'acquedotto carolino
In basso il camminamento superiore dello stesso

Lo scontro fu, fin dal principio, durissimo ma Von Mechel tentò più volte di sfondare la linea garibaldina e arrivare a Maddaloni sempre in attesa dell’arrivo della colonna Ruiz. Il Colonnello si era invece portato nei pressi di Castel Morrone dove, nel castello in cima al piccolo monte, si erano asserragliati poco più di 400 garibaldini, molti dei quali reduci dalla sconfitta di Caiazzo, al comando di Pilade Bronzetti. Invece di lasciar perdere i pochi uomini asserragliati al castello, Ruiz impiegò mille uomini dei poco più di 5000 che erano al suo comando per stanare i garibaldini bloccando, contemporaneamente, il resto della sua colonna invece di spedirla avanti per sostenere Von Mechel. Così come il maresciallo Grouchy a Waterloo anche Ruiz al suono delle prime cannonate da Valle di Maddaloni non pensò minimamente di disimpegnarsi per correre in sostegno della colonna Mechel e, anzi, perse tutto il resto del pomeriggio per assaltare alla baionetta i garibaldini di Castel Morrone. 

Vista da Castel Morrone la piana dove si attestarono le forze di Ruiz
per lanciare l'assalto contro le postazioni di Bronzetti

Quel che resta del Castello di Castel Morrone distrutto nel 1943
da un colpo di artiglieria americana sparato da un soldato
italo - americano la cui famiglia era nativa di Castel Morrone

Mentre Ruiz trascorreva tutta la mattina e le prime ore del pomeriggio per prendere il castello la battaglia ai Ponti della Valle proseguiva duramente. Nino Bixio resisteva nonostante la tenacia di Von Mechel e numerosi furono gli atti eroici da parte napoletana per compensare la mancanza di capacità dei propri comandanti. Luca Von Mechel, figlio del Tenente Colonnello morì durante la battaglia. Il padre, dopo un minuto di raccoglimento, gridò: “Vive le Roi!” e proseguì nello scontro con aumentata aggressività ma, mancando il giusto supporto, senza risultati concreti. La resistenza di Bixio e la mancata avanzata di Ruiz permisero a Garibaldi di impegnare le riserve sul fronte di Santa Maria ribaltando le sorti della battaglia nonostante l’impegno dei Principi Reali in prima linea e il sacrificio di tanti valorosi. A metà pomeriggio Von Mechel si vide costretto a rientrare al di là del Volturno verso Amorosi, mentre Ruiz, avuta ragione dei garibaldini di Bronzetti, si attestava a Casertavecchia dove trascorse la notte incurante degli ordini di ritirata che erano partiti dalla piazzaforte di Capua. Al mattino, ricevuta la notizia della ritirata ad Amorosi di Mechel, Ruiz convocò una riunione con gli ufficiali di più alto grado che condividevano con lui la guida della colonna, come il Maggiore Anguissola, il Capitano Iovene, il Tenente Colonnello De Francesco. Insieme optarono per la ritirata su Caiazzo ma, nel lasciare Casertavecchia abbandonarono al proprio destino le truppe del Tenente Colonnello Nicoletti che, con 2mila uomini si era mosso, alle prime luci dell’alba su San Leucio ed era poi arrivato a Caserta. Lo stesso Nicoletti chiese a Ruiz l’invio di rinforzi per permettere la ritirata del contingente ma Ruiz non predispose alcun ché in tal senso. Lo scontro venne ingaggiato tra il Parco della Reggia e la chiesa di Montevergine a poche centinaia di metri dal complesso vanvitelliano. 

La chiesa di Montevergine dove si verificarono gli scontri
tra gli uomini di Nicoletti e i garibaldini

Vista l’impossibilità di resistere all’accerchiamento garibaldino (ormai le camice rosse erano disimpegnate dalle altre linee e Bixio e Garibaldi erano rientrati a Caserta per studiare la situazione) Nicoletti tentò di uscire dalla sacca di Caserta puntando su Casertavecchia per poi raggiungere il resto dell’esercito a Caiazzo ma, nella sera del 2 ottobre, poco più di 2000 soldati napoletani furono fatti prigionieri dai garibaldini guidati dal Sacchi. Si concluse così, in modo indegno, la battaglia del Volturno che decise le sorti del Regno delle Due Sicilie più di ogni altro scontro. Volendo fare una analisi generale delle giornate dell’1 e del 2 ottobre bisogna riconoscere che accanto al valore dimostrato da molti soldati duo siciliani, troppi furono gli errori e tanti, smentendo il famoso detto, sono i padri della sconfitta. Sicuramente le responsabilità maggiori ricadono sulla condotta di Ruiz de Ballestreros il quale, con la sua scelta di attaccare Bronzetti paralizzando l’avanzata della propria colonna, segnò la sconfitta di Von Mechel. Data la complessità e la vastità della linea del fronte i due schieramenti avrebbero potuto determinare la vittoria e la sconfitta anche su un solo lato della battaglia. Se Tabacchi avesse impiegato la cavalleria per sfondare le difese Garibaldine a Santa Maria, già dilaniate dall’artiglieria napoletana, nel primo pomeriggio del 1° ottobre, oggi non staremmo raccontanto e leggendo di una battaglia persa. Stessa cosa potrebbe dirsi di Ritucci che non impiegò le sue riserve e, perfino, di Francesco II che, colpevole la sua inesperienza in fatto di armi e uomini, aveva messo ai vertici di comando uomini poco avvezzi all’offensiva e al coraggio (Ritucci, Tabacchi, Ruiz su tutti). Discusso è anche l’esito finale della battaglia. Sicuramente per l’esercito duo siciliano si è trattato di una sconfitta visto che l’obiettivo della manovra doveva essere quello di rompere le formazioni garibaldine e garantire, in un paio di giorni, il rientro del Re nella capitale. Altrettanto certo è che non dovette cantare vittoria Garibaldi il quale aveva dimostrato che in una battaglia aperta non aveva speranza di vittoria. La vera sconfitta per parte duo siciliana fu quella di non riprendere l’offensiva la mattina del 2 o del 3 ottobre. Di fronte ad un nuovo tentativo a tenaglia la linea garibaldina, già fortemente scossa dalla battaglia del primo non avrebbe retto alla nuova offensiva. L’inerzia di Ritucci, la debolezza politico – militare di Re Francesco fecero il resto, consentendo al “Caro Cugino” piemontese di violare la frontiera degli Abruzzi mentre il fronte restava bloccato tra il Volturno e il Garigliano. Teano si avvicinava e già si potevano udire i colpi di cannone contro Gaeta, crepuscolo di un Regno durato sette secoli.

Roberto Della Rocca

(fine.)

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Di seguito il programma della XIV commemorazione dei soldati del Regno delle Due Sicilie caduti al Volturno che si svolgerà a Capua nella giornata di sabato 29 ottobre 2011.