ATTENZIONE, AVVISO AI LETTORI DEL BLOG

Si avvisano i lettori che per commentare i post pubblicati è necessario accedere con l'account di posta gmail o inviare il proprio commento a istitutoduesicilie@gmail.com e gli amministratori provvederanno alla pubblicazione a nome del mittente.

venerdì 12 agosto 2011

Vergogna/ L'ennesimo falso storico a Superquark: A Fenestrelle c'erano camorristi!

"L'esimio" storico con la sua bandiera alle spalle!!!

CASERTA – Anche Piero Angela, da anni sulla cresta dell’onda con i suoi ottimi programmi di approfondimento culturale (da segnalarsi il bel documentario su Carlo e Ferdinando di Borbone), è caduto nella più vile delle trappole e nell’anno dei festeggiamenti per i 150 anni dell'unificazione politica della penisola ha ospitato nella sua trasmissione l’ennesimo falso profeta della storia. Il buon Piero ha preso una cantonata di quelle colossali, una svista che mi fa indignare per il contenuto del messaggio che è stato lanciato nel corso dell’ultima puntata della trasmissione Superquark dell’undici agosto. Dopo un ora e 7 minuti di trasmissione si apre la breve rubrica “Dietro le quinte della storia”, ospite narrante è il Professore Alessandro Barbero (poi si lamentano che l’università italiana è distrutta!). Faccia pulita, parlantina rapida, linguaggio chiaro. Si comincia da un quadro che racconta visivamente il momento culminante di un comizio ante litteram che Masaniello tiene in piazza arringando le folle napoletane contro le nuove tasse imposte dal Re Filippo. Grande scoperta, nuovi documenti d’archivio traccerebbero una nuova versione della storia del più famoso dei pescivendoli partenopei. Il condizionale è d’obbligo perché l’esimio professor Barbero le fonti non le cita. Parla di rapporti di polizia, testimonianze processuali vaghe senza mai entrare nello specifico. Va bene, mi si dirà, è un professore di storia, saprà il fatto suo, possiamo fidarci. Io non mi fido, e penso di far bene visto dove il discorso va a parare. La storia di Masaniello secondo Barbero, per farla breve è la seguente: Masaniello viene segnalato nei rapporti di polizia come uno che “metteva pace” nei litigi all’interno dei quartieri poveri della Napoli seicentesca. Era conosciutissimo. Entrava nelle osterie, si sedeva, mangiava, beveva e non riceveva mai il conto da pagare. Insomma, Masaniello era un camorrista e, per completare il curriculum, Barbero sostiene di credere ai nuovi documenti che vedono il rivoluzionario anti tasse come rappresentante della camorra seicentesca, gestore dei circoli di prostituzione, mestiere cui costringeva anche la madre e la moglie, del gioco d’azzardo, del pizzo e chi più ne ha più ne metta. Ma Masaniello è soltanto una scusa. Barbero sostiene che la camorra e il camorrista è un personaggio presente da sempre a Napoli. Richiama alcune novelle di Boccaccio dove si parla di piccoli boss di quartiere dediti a gestire la prostituzione (mi meraviglio di come non si rifaccia ai lupanari di Pompei!). Poi di sfuggita, forse in un sussulto di verità spontanea viene fuori che “anche altrove” si verificavano questi episodi ma a Napoli “si vede proprio” (il virgolettato sono parole del professore). Insomma la prostituzione e i papponi c’erano ovunque ma a Napoli si vedevano particolarmente. Questo giovane erede di Lombroso poi deve chiudere il cerchio e, per dimostrare che i napoletani, in fondo in fondo, hanno l’animo del criminale e del camorrista, smuove un esempio conclusivo, risalente al Risorgimento. L’unica cosa di cui non avrebbe mai dovuto parlare per necessità di decenza: Fenestrelle e i suoi prigionieri. I soldati napoletani lì rinchiusi per essersi rifiutati di prestare fedeltà ad un re usurpatore a capo di uno stato servo della rivoluzione e della massoneria finirono, come ben sappiamo, nei forti militari del nord trasformati per l’occasione, in carceri di massima sicurezza. Barbero sostiene che a guardia di questi forti ci fossero anche alcuni napoletani che avevano invece accettato l’illegittimo regno d’Italia entrando nell'esercito unitario e venendo destinati proprio alla sicurezza delle fortezze. Ebbene questi kapò improvvisati consentivano ai militari napoletani lì rinchiusi (e noi che conosciamo la storia sappiamo bene in che condizioni) di esercitare il gioco d’azzardo. Questa teoria, molto discutibile e poco verosimile, di Barbero uscirebbe fuori da altri recentissimi documenti della magistratura piemontese che, nelle pratiche relative alla rivolta dei prigionieri della fortezza purtroppo sedata, segnalava l’uso del diritto di camorra, vale a dire il pizzo che le guardie napoletane di Fenestrelle si facevano pagare dai prigionieri napoletani dediti al gioco d’azzardo nella fortezza stessa. Poi vai a cercare notizie sul professor Barbero e scopri che è torinese Doc, e allora tutto diventa chiaro. All’esimio professore qualche domanda è d’obbligo: 

1) Dove, i prigionieri di Fenestrelle, trovavano i soldi per giocare d’azzardo? 

2) Dove sono spuntate fuori le guardie napoletane del forte di Fenestrelle, noto per essere stato uno dei lager per eccellenza creati dai signori Savoia? 

3) Può indicare con precisione le fonti ed esibire i documenti, magari che non siano redatti proprio dalla magistratura piemontese (piemontese falso e cortese vale sempre!), dove si può verificare questa sua anomala teoria? 

In conclusione, come meridionale e amante della mia Patria sono indignato di questo trattamento. Si ospitano, sulla tv di regime pagata anche dai soldi dei meridionali, in un programma di approfondimento culturale teorie razziste quale quella espressa dal “professor” Barbero che vuole dimostrare come, in fondo, i napoletani sono abituati a subire la camorra e hanno l’animo predisposto alla stessa. Questa è una vergogna che deve finire soprattutto perché sono state tirate in ballo pagine tragiche e drammatiche della nostra storia come nel caso di Fenestrelle dove migliaia di napoletani sono stati trattenuti (nell’assoluta contrarietà alle leggi del diritto pubblico europeo nonchè alle basilari regole di rispetto dei diritti umani e nella totale assenza di garanzie costituzionali) e sono morti per il semplice fatto di aver voluto rispettare il loro giuramento di fedeltà al Sovrano legittimo, Francesco II di Borbone, ingannato e attaccato dall'usurpatore. Un giuramento che, per quanto mi riguarda è ancora valido. "Uno Dio e uno Re". Viva i soldati napoletani, viva il Sud, abbasso i professori improvvisati! 

Roberto Della Rocca

Per vedere il video dell'esibizione del prof. Barbero basta cliccare al link seguente (dal tempo 1.07.33):


P.S. Ovviamente sono gradite missive di denuncia del fatto alla trasmissione. Questo testo è già stato inviato all'indirizzo  superquark@rai.it vi invitiamo vivamente a far sentire la vostra voce e l'indignazione di tutto il Sud.

14 commenti:

  1. Questo saccente professorucolo filo-sabaudo ospite fisso della trasmissione di Piero Angela, è un bugiardo recidivo. Non è stata ieri la prima volta che sempre con argomentazioni false e toni tendenziosi, ha espresso il suo viscerale razzismo e anti-meridionalismo, tipico della incivile cultura lombrosiana da cui deriva.

    RispondiElimina
  2. Ho inviato all'indirizzo indicato la seguente mail:


    In questo modo si vuole celebrare il 150° dell'unità d'Italia?

    Si vuole continuare sulla falsariga di lombrosiane memorie rimarcando che in Italia c'è stato un tempo in cui da una parte c'erano quelli buoni, civili e rispettosi delle leggi e nell'altra, tutti o quasi, dediti al malaffare?

    Sarei molto curioso di conoscere le fonti o "i nuovi documenti" come ha affermato l'ospite della trasmissione in oggetto tal Alessandro Barbero, su i kapò napoletani presenti a Fenestrelle e sulle squallide origini di Masaniello (figlio e marito di prostitute) e le sue pessime frequentazioni, in una Napoli, secondo il vostro storico, emblema di indecenza e di sconcezza.

    Pur affermando, il Barbero, che ciò succedeva anche da altre parti, ci dice che a Napoli "si vedeva proprio".

    Che significa?

    Se questi "nuovi documenti" sono rapporti di polizia dell'epoca, ed il Barbero si è basato solo su quelli, potrei mettere in serie discussione il suo essere "storico", poichè negli archivi di polizia non troverà mai le eccellenze di una città o di una Nazione come è stata quella Napoletana. Troverà relazioni su personaggi ricercati e temuti dal potente di turno (nel caso di Masaniello vigeva il vicereame spagnolo) e su fatti marchiati come delinquenziali e perciò perseguitati dal potere o dall'usurpatore come nel caso dei piemontesi.

    Eppure, in tempi non sospetti questa trasmissione e qualche altra ad essa collegata (Ulisse il piacere della scoperta) ha avuto modo di constatare quelle che erano le condizioni della Napoli del 700/800.
    Come mai questo cambio di posizione?

    Proprio adesso che stanno venendo fuori (grazie ad Internet) quelle verità che i libri di testo ci hanno nascosto per 150 anni, proprio ora si vuole affossare il nostro glorioso passato?

    Nell'interesse di chi?

    Poichè ritengo che non è tutta farina del sacco di Superquark mi chiedo: chi è il potente di turno da cui vengono queste direttive?

    E' possibile, in una prossima trasmissione, avere un confronto tra lo "storico" Barbero ed un suo collega non prezzolato nè intimorito da chicchesia?

    Raffaele Uccello

    RispondiElimina
  3. Mia Email inviata a QuarK:
    Dite al Prof. (sic) Barbero di " ANDARE A ZAPPARE " . Un fasullo come lui la RAI pagata anche con i miei soldi ancora non aveva avuto il coraggio di farlo. L'11 agosto la RAI ha commesso l'ultima nefandezza, permettendo ad un "fondamentalista savoiardo" di tacciare per "camorristi" i priginieri borbonici sterminati a Fenestrelle !!! Peccato per Quark ed per Piero Angela, che ovviamente continuerò a seguire, suggerendogli però, ove si dovesse parlare del risorgimento italiano e del vigliaccamente aggredito Regno delle Due Sicilie, di selezionare degli ospiti più "onesti" di quello che ci ha propinato ultimamente.

    Dal Dott. Angela noi "Uomini del Sud" ci aspettiamo quantomeno le scuse ufficiali, oppure la chiamata in trasmissione di uno dei tanti Professori di Storia, che non "corrotti" dall'italico soldo, possono "almeno contestare" le idiozie espresse da quel tale chiamato a sparare nuove cazzate sulla storia del sud e ci aspettiamo anche di conoscere quanto è stato pagato lo pseudo storico.

    Molto arrabbiato porgo distinti saluti.

    Giuseppe Pino Marinelli

    RispondiElimina
  4. L’ALLEANZA FRA IL REGIME BORBONICO E LA CAMORRA
    Il regime borbonico strinse un’alleanza di fatto con la camorra, almeno a partire da Francesco I (regno 1825-1830). Uno dei principali collaboratori di questo sovrano fu il famigerato Del Carretto, del cui spietato operato è un esempio la repressione del moto del Cilento. I carbonari della città di Bosco tentarono una rivolta armata per ripristinare la Costituzione carbonara napoletana del 1820. L’esercito borbonico, guidato dal Del Carretto, giunse sul posto, circondò il paese e lo spianò con l’artiglieria pesante. I superstiti furono fucilati od uccisi a baionettate. Però il Del Carretto spianò anche i paesi limitrofi di Licata, Camerata, e San Giovanni a Piro. Il Salvemini in "Ricordanze della mia vita" è durissimo verso Ferdinando II ed i suoi ministri, a cominciare dal Canosa: egli li conosceva bene di persona e conosceva anche i loro amici, parenti, confidenti ecc. Così il Salvemini descriveva il Canosa: "Francesco Saverio Del Carretto, ministro della polizia e capo della gendarmeria, aveva in mano un immenso potere e lo esercitava con arbitrio spaventevole. Nei giudizi criminali, nei piati civili, nelle contese di famiglia, nel commercio, nell’istruzione, nell’amministrazione

    RispondiElimina
  5. Dispiace constatare tanta impreparazione e tanta ignoranza . Molto prima di Barbero studiosi preparati e sertia hanno dimostrato che la camorra pre esisteva alla unione con L'Italia e che era dentro le stanze del potere ..

    Il professor Barbagallo, ordinario di storia contemporanea all’Università di Napoli “Federico II”, scrive che dopo il 1848 “la polizia borbonica, nella tutela dell’ordine pubblico, non mancò di servirsi dell’organizzazione camorristica […] E spesso fece ricorso ai camorristi incarcerati per avere informazioni sul comportamento dei detenuti politici” (FRANCESCO BARBAGALLO, Storia della camorra, Roma-Bari 2010, p. 12). Inoltre, non vi è dubbio che la camorra “riusciva a far carriera nella «bassa polizia» e a confermare, anche per questa via, il suo ruolo di dominio sulle masse plebee della capitale” (op. cit.) Esistono inoltre “documenti e rapporti dei ministeri borbonici che attestano la profonda corruzione degli organi di polizia ai diversi livelli” (Ibidem, p. 13).

    RispondiElimina
  6. http://www.youtube.com/watch?v=Ru0yr9vSefs

    RispondiElimina
  7. Non credo occorre commentare il video e' esplicativo

    RispondiElimina
  8. Posso dirte che la discussione mi pare stupida ? O meglio mi pare che ci sia tanta stumentalizzazione che rende poi il tutto molto poco serio ? Barbero cita dei documenti , atti del tribunale , chi non e' convinto li vada a verificare . Se li ha triovati lui li puo' trovare chiunque

    RispondiElimina
  9. Credo che questa pagina , dove la bandiera borbonica sventola a fianco di proclami antisemiti di stampo nazista sia la migliore chiave di lettura per capire le razioni violente e le infamie dette sul conto di Barbero . Il metodo usato contro di lui e' tipico dei nazisti

    https://www.facebook.com/pages/Poteri-occulti-e-mafia-talmudica/347684191971140

    RispondiElimina
  10. Dicono le cronache che Ferdinando IV di Borbone , tradendo un patto stipulato con i francesi , il 29 Novembre 1798 entra trionfalmente a Roma per liberarla dai Francesi , scanna un bel po’ di giacobini e di ebrei , si riempie le tasche dei loro soldi e poi pochi giorni dopo , l’11 dicembre 1798 scappa da Roma lasciandosi alle spalle il suo esercito travestito da servo. Da allora quella dei Borboni e’ una storia di fughe Di tutte le stragi commesse dai Borbone quella degli ebrei Romani e’ una delle meno cononosciute . Nondimeno e’ quella che mette in luce l’antisemitismo di questa poco nobile dinastia


    How to Make a Potentially Defaulting Country Credible: Karl Rothschild, the Neapolitan Debt and Financial Diplomacy (1821-26)

    Come i Rotschild divennero padroni del regno delle Du Sicilie e i Borboni da ferocemente e fanaticamente antisemiti a tolleranti


    Maria Carmela Schisani

    Evitare l'insolvenza e conferire credibilità. Il debito pubblico napoletano e la diplomazia politico-finanziaria di Karl Rothschild (1821-1826)
    Current post Associate Professor of Economic History
    Teaching Economic History; Monetary and Banking History
    University address University of Naples “Federico II” – Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche (DISES)Via Cinthia n. 26 – 80126 – Napoli – Italy



    Nei primi anni della restaurazione, e dopo i moti del 1821, il Regno di Napoli si trovava in condizioni finanziarie molto precarie: le truppe austriache di occupazione, a garanzia del rientro dei Borbone, erano a carico del regno e la crisi fiscale incombeva. Karl Rothschild, per conto della casa bancaria viennese, intervenne per far quadrare la situazione e consentire all'Austria di evitare di sostenere i costi per l'operazione militare. La ricostruzione dei diversi prestiti, variamente strutturati e garantiti, che Rothschild assicurò al governo borbonico tra il 1821 e il 1826, pone in evidenza l'efficacia della sua azione soprattutto nel conferire credibilità ad un debitore sovrano ad alto rischio di insolvenza. A tal fine, il banchiere svolse un'azione assidua di sorveglianza e di «enforcement», in varie tappe, ognuna delle quali contrassegnata da un'intensa e «continua contrattazione» diplomatica e finanziaria volta a scongiurare un "default" e a creare le condizioni per il risanamento effettivo delle finanze pubbliche. Parallelamente egli rivolse un'attenzione costante al mercato, per garantire il collocamento del rischioso debito del sovrano napoletano sulle piazze internazionali, assicurare allo stesso intensi volumi di "trading" e ottenere in tal modo la liquidità necessaria a mantenere il "rollover" dei prestiti. Nel caso dello stato borbonico nessuna di queste operazioni fu scevra da rischi. Rischi ben celati al mercato ma crescenti, nei cinque anni in esame, come testimoniato dai guadagni crescenti che il creditore acquisì sulla successione delle operazioni finanziarie. La mancanza di un regime costituzionale (respinto nel '21) o di un bilanciamento di poteri (parlamento) che potevano destare seri dubbi sugli impegni finanziari assunti dal governo napoletano, fu controbilanciata dalla credibilità finanziaria della casa Rothschild che allontanava le ombre di una possibile opzione di ripudio. Come principale creditore, Rothschild dunque si impegnò a supplire alle funzioni istituzionali di controllo sulla solvibilità del debitore e agì così come intermediario nei confronti di risparmiatori e grossi investitori esteri esplicitando la propria azione in una triplice intermediazione: diplomazia e politica, sorveglianza delle condizioni fiscali e finanziarie dello Stato e rapporto costante con il mercato.

    Note : La “ tutela “ dei Rotschild fu ‘ consigliata ‘ al Borbone da Metternich
    I Rotschil fuggirono da Napoli poco prima dell’arrivo di Garibaldi portandosi dietro opere d’arte di grande valore Derubate alla citta’ con la complicita’ dei Borbone Garibaldi confisco’ le quote azionarie dei Rotschild nelle banche che controllavano


    RispondiElimina
  11. Barbero ha dimostrato con la documentazione agli archivi , citandon nomi e documenti , che i camorristi c'erano . E voi avete dimostrato di essere incapaci di obbiettivita' / L'articolo ricorda molto quello che scrive Nando della Chiesa nel suo libro sul padre , il generale della Chiesa . Quando arrivo' a Palermo fu attaccato dai " giornali " e dai politici locali perche' usava la parola " mafia " Secondo i politici locali la mafia non esisteva era una invenzione di chi voleva denigrare la sicilia . Naturalalmente si scopri' che erano collegati con la mafia . Ma molti anni dopo .

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non c'è cosa peggiore al mondo delle persone IGNORANTI e ottuse, che credono di sapere tutto. L'università è allo sfascio a causa di persone come il professor Barbero? È evidente, allora, che non sappiate proprio come va l'università. C'è libertà di pensiero, certo, ma questo non deve diventare il mezzo per dire le prime cose stupide che vengono in mente.

      Elimina
    2. Non c'è cosa peggiore al mondo delle persone IGNORANTI e ottuse, che credono di sapere tutto. L'università è allo sfascio a causa di persone come il professor Barbero? È evidente, allora, che non sappiate proprio come va l'università. C'è libertà di pensiero, certo, ma questo non deve diventare il mezzo per dire le prime cose stupide che vengono in mente.

      Elimina
  12. Chi ha scritto questo insulso articolo ?

    RispondiElimina