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domenica 21 agosto 2011

Camorristi a Fenestrelle, la replica del professor Alessandro Barbero




















Riportiamo di seguito lo scambio epistolare che si è avuto tra l'amico Raffaele Uccello e il prof. Barbero che replica alle nostre proteste a seguito delle sue dichiarazioni all'interno della trasmissione Superquark circa i camorristi e il gioco d'azzardo a Fenestrelle. In un prossimo post la nostra replica.


--- La missiva di Barbero in replica alla protesta di Uccello ---

"Superquark mi ha inoltrato oggi la sua mail, e le rispondo volenieri per soddisfare la sua curiosità. I documenti sulle connotazioni camorristiche della figura di Masaniello sono presentati nella biografia di Silvana D'Alessio, storica dell'università di Salerno, edita a Roma dalla Salerno Editrice nel 2007; sono così tanti e convergenti che pretendere di ignorarli è impossibile, a meno che ognuno non voglia ritagliarsi la storia su misura come piace a lui. La vicenda dei camorristi a Fenestrelle è ben documentata nei verbali di un processo, conservati all'Archivio di Stato di Torino, dove chiunque può consultarli e rendersi conto di persona.

Vorrei però farle notare che l'intervento era dedicato alla camorra e non alle eccellenze della Nazione napoletana, e perciò non rappresentava affatto un "cambio di posizione" (le assicuro che né io, né Superquark, né la RAI abbiamo una "posizione" al riguardo). La storia, sa, è una cosa complicata e piena di contraddizioni. Napoli è una grande città civilissima, dove si fa cultura ad altissimo livello, e al tempo stesso è una città nei cui quartieri popolari è radicata la malavita organizzata: le due cose coesistono, è così oggi e non capisco perché debba scandalizzare lo scoprire che era così anche in passato. Se dire la verità sulla camorra significa "affossare il glorioso passato", obbedendo al "potente di turno" (!), mi chiedo che cosa pensa lei del coraggio di Roberto Saviano. Certo però che viviamo in un ben triste paese, dove qualunque argomento si affronti bisogna dichiarare da che parte si sta, e premettere che non s'intende offendere questo e quello (mentre tutti quanti, s'intende, sono pronti a insultare e offendere noi): fare lo storico, in questa Italia così pronta a risentirsi e a strillare, sta cominciando ad essere un po' faticoso.

Mi pernetta anche di dirle che la storia si fa con i documenti e i fatti, e non con i "confronti" in cui uno sostiene a priori una tesi e l'altro sostiene la tesi opposta. Questo bel modo di indagare la verità lasciamolo alla politica.

Cordiali saluti,

Alessandro Barbero

P.S. Mi farebbe molto piacere un cenno di riscontro da parte sua.

--- La risposta di Uccello
---
Caro Professore,
I confronti servono proprio per quello che lei dice.
Lei, come afferma, si è basato su carti processuali di un singolo caso giudiziario e da quello fa venir meno la realtà della scomparsa di circa 25mila, (cifra approssimativa, qualcuno, come Civilità Cattolica, arriva fino a 40mila), soldati duosiciliani rinchiusi a Fenestrelle, dei quali, a parer suo, molti, vista l'amenità dei luoghi e la salubrità dell'aria, si intrattenevano in giochi (forse 'a tumbulella) per i quali venivano vessati da improbabili kapò napoletani.
Qualche altro suo collega avrebbe potuto dimostrarle che, a seguito di un tentativo di fuga, i savoiardi, per accellerare la dipartita degli incauti ospiti, rimossero tutti gli infissi dei celloni, in modo che le Alpi con il suo clima avrebbe fatto il resto.
Sempre questo suo collega, avrebbe potuto, con documenti alla mani, confutare come i resti di quei poveretti, venissero sciolti in una vasca con calce viva, vasca tuttora presente sul retro della chiesa del carcere e che nell'ultimo conflitto mondiale, i fascisti fecero saltare quella che era la fossa comune della struttura carceraria, cancellandone definitivamente le prove.
Nell'analisi, poi, svolta dalla D'Alessio sullo specifico periodo del vicereame spagnolo, durante la cosiddetta rivoluzione masanelliana, viene ricostruita la demonizzazione del "capopopolo" e riscrive, in termini morali, il problema delle rivolte, introducendo il caso napoletano che viene presentato come esempio del negativo intervento del popolo sulla sfera politica, fino ad ipotizzare la differenza tra le caratteristiche estemporanee delle ribellioni meridionali e quelle durature e portatrici di libertà di quelle settentrionali.
E qui, caro Professore, la discussione apre scenari infiniti
Pontificare, come fa lei, su temi che negli ultimi tempi stanno scuotendo la coscienza di tanti meridionali che, grazie ad Internet, scoprono tutta un'altra storia (mi riferisco al periodo risorgimentale), senza un minimo di contraddittorio, gioca, io credo, a suo sfavore. 
La saluto cordialmente
Raffaele Uccello.

--- L'ultima missiva di Barbero ---

La ringrazio della cortesia e della pacatezza della sua lettera (se fossi cattivo aggiungerei che è un po' diversa nei toni, lo ammetterà anche lei, rispetto a quella mandata a Superquark e pubblicata sul blog dell'Istituto Due Sicilie!).
Avendo ricevuto una dozzina di lettere come la sua, mi sono reso conto che l'argomento di Fenestrelle tocca sensibilità estremamente delicate e che il rischio di essere fraintesi o, meglio, male interpretati, è altissimo: le dico senz'altro che in futuro cercherò di non toccare più questo argomento in situazioni in cui ho solo qualche minuto a disposizione e non posso quindi contestualizzarlo adeguatamente.Posso però dirle che la sua sensibilità per questo argomento l'ha indotta a sovrainterpretare quel che io ho detto? Il tema del mio intervento, lei lo sa, non era la vicenda drammatica di Fenestrelle, erano le radici antiche della camorra. Io ho menzionato Fenestrelle come il luogo in cui sono stati deportati dopo il 1860 i soldati dell'esercito delle Due Sicilie che avevano rifiutato il giuramento al nuovo regime, e credo di averlo fatto con rispetto. Il fatto che io non abbia detto altro in proposito, non abbia fatto cifre, non abbia menzionato le varie atrocità di cui oggi si parla (tutte cose su cui ci sarebbe un gran bisogno di uno studio documentato e definitivo) non significa affatto che io abbia voluto negare queste cose, abbia pazienza: significa solo che stavo parlando d'altro, e se mi fossi soffermato a dare tutti questi particolari, avrei parlato di Fenestrelle e non della camorra. Adesso ho imparato che l'argomento è così delicato che non si può toccarlo di sfuggita, ma solo in modo estremamente ampio e dettagliato, altrimenti si viene accusati di voler mettere a tacere chissà cosa: ma le sembra giusto e normale?Mi sono anche reso conto che a tanti spettatori è sfuggito qualcosa che io come storico davo per scontato, e che invece avrei dovuto precisare. Giocare d'azzardo, fra i detenuti delle prigioni, era una cosa normalissima in passato. Era un'attività diffusissima proprio fra i poveri e gli emarginati, non aveva niente di giocoso o allegro, lo si faceva proprio dove più grandi erano la miseria e la disperazione. Credevo che tutti lo sapessero, e mi sono sbagliato, ben mi sta. Mi lasci infine aggiungere che il fatto che anche le guardie fossero provenienti dal Mezzogiorno ha colpito e sorpreso anche me, ma i documenti sono inequivocabili, ci sono nomi cognomi e dati anagrafici, per cui non sono affatto "improbabili"; veda poi lei se sia il caso di definirli kapò, perché Fenestrelle, anche se è stata una fortezza di detenzione durissima, non era Auschwitz.Un'ultima cosa: dato che lei ha pubblicato la sua mail su quel tale blog, vorrei segnalarle che io ho risposto, con la stessa disponibilità con cui credo di aver risposto a lei, anche a quel blog; ma siccome non sono accreditato, ho dovuto scrivere all'indirizzo email dell'Istituto Due Sicilie, e chiedere che la mia lettera venisse pubblicata; non lo è stata, e non ho avuto risposta. 
Chissà se lei, che vi ha accesso, potrebbe mettere su quel blog anche questo nostro scambio di opinioni? Mi perdoni infine se mi permetto di inoltrare questa mail, per conoscenza, anche alla redazione di Superquark. Un cordiale saluto, e grazie per aver accettato il confronto,

Alessandro Barbero

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