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domenica 10 luglio 2011

La morte di Otto d'Asburgo, l'ultimo protagonista del crepuscolo austriaco


CASERTA - Otto d’Asburgo - Lorena (nome completo Franz Josef Otto Robert Maria Anton Karl Max Heinrich Sixtus Xaver Felix Renatus Ludwig Gaetan Pius Ignatius von Habsburg-Lothringen) era nato il 20 novembre 1912 nel piccolo borgo di Reichenau an der Rax, a pochi chilometri da Vienna che ancora era la capitale del secolare, grande e glorioso Impero Austro Ungarico. La sua nascita non destò particolare clamore perché nessuno poteva prevedere che il primogenito dell’Arciduca Carlo e della Arciduchessa Zita di Borbone – Parma, potesse diventare un giorno, nel pieno di una tragica e inutile guerra, erede dell’Impero più antico d’Europa. Suo padre, Carlo, era, nel 1889, il quinto in linea di successione dopo Rodolfo, unico figlio maschio dell’Imperatore Francesco Giuseppe, seguito dal fratello di quest'ultimo, Carlo Ludovico e dagli eredi di questo Arciduchi Francesco Ferdinando e Ottone (padre di Carlo). Poi, uno ad uno, anno dopo anno, si consumò quello che Alan Palmer ha definito il “lungo crepuscolo degli Asburgo”. Fino al 28 giugno 1914 quando due colpi di pistola mandarono all’altro mondo Francesco Ferdinando e Sofia e distrussero la fragile pace europea che durava, con poche minori eccezioni, dal 1870. Così l’Arciduca Carlo, da erede al trono, accoglieva l’Imperatore Francesco Giuseppe a Schönbrunn con sua moglie Zita e il piccolo Ottone. Dalla capitale si decisero le strategie che portarono alla guerra, nel castello dove Francesco Giuseppe era nato e dove sarebbe morto il 21 novembre 1916. 


Il piccolo Otto, a soli 4 anni si ritrovò ad essere l’erede degli Asburgo, una famiglia che aveva contribuito a reggere le sorti dell’Europa dal XIII secolo. Ma i tempi dello splendore erano tramontati. A 8 anni Ottone perse tutto, titoli, onori e perfino la propria patria. L’impero Austro Ungarico fu smembrato per volere delle potenze vincitrici e dell’Austria non rimase altro che una striscia di terra con pochi milioni di abitanti agognanti soltanto alla pace e alla serenità. La rivoluzione partita da lontano, aveva completato il suo piano distruttivo dell’ordine europeo. Gli Asburgo furono spediti in esilio, i Romanov sterminati, gli Hoenzollern sostituiti da una fragile repubblica. La vita di Ottone che, ha lasciato questo mondo il 4 luglio, è stata una vita di passione e di sacrificio, una vita veloce. A due anni erede presuntivo, a quattro anni Arciduca erede al trono, a otto anni esiliato e senza patria, a 10 anni orfano di padre (morto a Madeira) e Capo della Real Casa d’Asburgo. 


Otto d’Asburgo è un esempio raro di servitore e amante del proprio Paese. Non recise mai i rapporti con la sua Patria e, divenuto maggiorenne e completata la sua formazione, continuò a considerare se stesso come il legittimo Imperatore d’Austria – Ungheria. Nonostante questo respinse al mittente le richieste di quanti volevano servirsi della rivoluzione per riportarlo sul trono.

“So molto bene che gran parte della popolazione austriaca mi vorrebbe come successore di mio padre sul trono della nostra famiglia con i tempi che corrono (...) Il popolo austriaco non ha mai dato il pieno favore alla politica della repubblica. Esso è semplicemente rimasto in silenzio, esausto dopo una lunga e sanguinosa lotta ed è stato sorpreso dall'audacia dei rivoluzionari del dopoguerra. Ma non è una rivoluzione che porta alla libertà di un popolo. Ma accetto il mio destino anche se credo che l'ora di ricongiungimento tra me e il mio popolo avverrà presto.”

scrisse nel 1937, alla vigilia dell’Anschlüss, l’annessione dell’Austria al Reich nazista. Proprio i generali di Hitler consideravano Otto d’Asburgo un pericolo per i progetti espansionistici della Grande Germania a tal punto che il nome in codice delle operazioni di occupazione dell’Austria fu “Operation Otto” da mettere in pratica qualora le forze antinaziste austriache avessero restaurato l’erede dell’aquila bicipite. E Otto ricambiò le attenzioni naziste promuovendo la resistenza all’invasore, inviando fondi e garantendo copertura politica ai ricercati. Per questo motivo finì nell’elenco dei massimi ricercati della Gestapo. La guerra lo costrinse alla fuga da Bruxelles e da Parigi. Assieme alla famiglia si recò a Washington nel 1940 e fece rientro in Europa solo 4 anni dopo, quando la sconfitta del Reich fu certa. 


Nella nuova Repubblica Austriaca si aprì il dibattito per un rientro degli Asburgo in Patria. Nel 1961, Otto rinunciò a formali pretese con la firma di un documento che, in una intervista del 2007, definì una “cosa infame”. Una firma infame che accettò perché gli permise di rientrare a casa sua e servire il suo popolo da privato cittadino. Cosa che fece, ottenendo l’ammirazione e il rispetto della sua gente, nonostante si impegnò a non fare politica in Austria. Servì i propri sudditi nel Parlamento Europeo dove venne eletto, nel partito cattolico di Baviera (Csu), che elesse a sua seconda casa, dal 1973 al 2004. Nel corso della sua lunga attività politica propugnò non l’Europa dei burocrati e della tecnocrazia finanziaria ma l’Europa giusta dei popoli. Lavorò e si fece promotore di una confederazione che comprendesse i paesi mitteleuropei e danubiani che, fino al 1918, avevano fatto parte del secolare Impero asburgico. Nel 2007, rinunciò al titolo di capo della Real Casa, “abdicando”, di fatto, in favore del figlio Carlo e si ritirò a vita privata. E’ morto nella sua residenza bavarese, “villa Austria” a Pöcking, sul lago Starnberg. Ancora in corso le complicate e fastose cerimonie funebri. Assecondando il volere popolare nei confronti della figura dello scomparso Arciduca, il governo Austriaco ha sancito 13 giorni di lutto nazionale, ottenendo facilmente dal governo Ungherese la soddisfazione della volontà del defunto di essere sepolto secondo il rito imperiale. Il suo corpo viaggia infatti verso Vienna mentre il suo cuore, chiuso in un’urna funeraria, è stato già trasferito presso l’abbazia benedettina di Pannonhalma dove il 16 luglio si svolgerà la funzione funebre (il giorno seguente la celebrazione dei funerali a Vienna). Cinque, ad essere precisi, sono le cerimonie funebri previste dal cerimoniale dell’Austria Felix, già cominciate con l’esposizione della bara a Pöcking, luogo della morte. Ad avvolgere la bara è la bandiera imperiale gialla e nera e a sorvegliare il defunto Kaiser, le guardie d’onore con stemmi e bandiere dell’Impero che appartengono alle compagnie tirolesi degli Schützen, ai componenti delle associazioni patriottiche “Ostaricia” di Innsbruck e “Maximiliana” di Vienna. L’ultimo viaggio di Ottone proseguirà verso Mariazell, in Stiria, il più antico tra i santuari mariani cui erano votati gli Asburgo dove Otto e sua moglie, la scomparsa (lo scorso anno) Regina di Sassonia – Meiningen


La coppia aveva celebrato nel santuario le nozze d’oro e proprio lì, la bara della moglie sarà affiancata a quella di Otto sul sagrato durante la cerimonia. Insieme, in treno, arriveranno a Vienna dove il 14 luglio il Cardinale Cristoph Schönborn, nel Duomo di Santo Stefano alla presenza di tutte le autorità e i capi di stato stranieri, si svolgerà il solenne funerale al quale seguirà il corteo funebre nel centro di Vienna fino alla cripta imperiale dei Cappuccini, dove sono sepolti 145 membri di Casa d’Austria. Decine di migliaia sono le persone attese al corte. In occasione dei funerali dell’Imperatrice Zita di Borbone – Parma, furono 40mila gli austriaci a seguire la bara. Molti di più, saranno, giovedì, a scendere in piazza per seguire l’ultimo viaggio di Otto. Secondo il cerimoniale, un araldo busserà la porta della cappella e dall’interno un frate Cappuccino chiederà: “Chi vuole entrare?”


L’Araldo risponderà illustrando i titoli del defunto: Otto d’Asburgo, erede al trono d’Austria e d’Ungheria, dei regni di Boemia, Croazia, Dalmazia, Slavonia, Galizia, delle contee di Gorizia e Gradisca...”. Il Cappuccino non aprirà dicendo di non conoscere il defunto. “E’ Otto d’Asburgo, l’erede al trono di Austria e Ungheria” sarà la replica dell’araldo che riceverà un nuovo rifiuto fino a quando, alla terza richiesta risponderà “Otto, un povero peccatore”. Si apriranno così le porte dell’ultima casa terrena di Ottone, ultimo Arciduca d’Austria, l’ultimo uomo ad aver visto e vissuto il crepuscolo degli Asburgo.

Roberto Della Rocca




Per ricordare Otto d'Asburgo vi segnaliamo la sua ultima intervista, rilascita a Club3 rintracciabile al sito:


Da riportare anche il bel quadro tracciato da Giordano Bruno Guerri su ilGiornale.it circa il confronto tra Asburgo e Savoia:

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