ATTENZIONE, AVVISO AI LETTORI DEL BLOG

Si avvisano i lettori che per commentare i post pubblicati è necessario accedere con l'account di posta gmail o inviare il proprio commento a istitutoduesicilie@gmail.com e gli amministratori provvederanno alla pubblicazione a nome del mittente.

sabato 11 giugno 2011

Sergio Rizzo e Taverna Catena, ovvero quando l'indignazione è di parte!

Il giornalista Sergio Rizzo

CASERTA - Sergio Rizzo, giornalista torinese di Ivrea (ma non importa la provenienza, non siamo razzisti!), è quel giornalista che, assieme a Gian Antonio Stella, ha venduto oltre un milione di copie (ben 22 edizioni, il sogno di ogni scrittore e giornalista) con l'ormai famosissimo La Casta, libro che denunciò all'opinione pubblica italiana il malfunzionamento della democrazia italiana con particolare riferimento ai costi della classe politica. In pratica lui e Stella ci raccontarono nei dettagli privilegi, fatti e misfatti dei "Papponi di Stato", versione seconda repubblica dei "Boiardi di Stato" democristiani. Dico questo per sottolineare che l'uomo non è un cretino qualunque. Eppure anche un non cretino può sembrare un cretino. E' il caso di Sergio Rizzo. Il noto giornalista del Corriere della Sera è stato autore, sempre con Stella, di un viaggio dentro i 150 anni ed i due hanno ripercorso i luoghi simbolo della kermesse messa in piedi dalla premiata ditta Chiamparino di Torino nel 2007. Le tappe, nonostante il clima unitarista sono state interessanti. Si è addirittura occupato di Pontelandolfo e Casalduni, della corruzione e di tanti elementi solitamente trascurati dalla storiografia patriottarda. Il viaggio di Rizzo e Stella nel 150esimo si è così concluso senza troppi danni. Senz'infamia e senza lode, come direbbe il Fiorentino Dante


"Fama di loro il mondo non lassa
giustizia e misericordia li sdegna
non ragioniam di lor ma guarda e passa". 

E siamo passati oltre. Però Rizzo ci è ricascato e questa volta non possiamo soprassedere. Il 6 giugno sul Corrierone nazionale e sulla sezione dedicata al 150esimo della versione on line viene pubblicato un articolo dal titolo "Lamiere, erbacce e abusi edilizi nella Taverna dell'incontro di Teano". Si tratta, in pratica, di un articolessa - denuncia, un articolo riempitivo, un testo scritto per riempire uno spazio vuoto in pagina, questo almeno nei giornali inferiori al Corrierone nazionale. Quando non si sa cosa scrivere, si recupera l'ovvio dal cassetto della scrivania. Ebbene, Sergio Rizzo recupera l'ovvio, ma non solo. Denuncia la cattiva gestione e lo stato di abbandono di Taverna Catena, il luogo del mitico incontro tra Vittorio Emanuele II di Savoia, Re di Sardegna, e il Generale Giuseppe Garibaldi, commentendo anche errori geografici.


Versione eroica (per ignoranti!) dell'incontro di Teano (ovvero di Taverna Catena)

Secondo Rizzo, Taverna Catena si trova in una "sgarrupata località" (sono parole di Rizzo) che poi sarebbe Vairano Patenora. C'è di più. Il piccolo centro viene localizzato bene, "nel Casertano" ma si dice che è a pochi chilometri da Avellino. Dove è uscito questo Avellino non si sa. E' come dire che Oslo è vicino a Roma, tutto è relativo! Ma la cosa che mi ha colpito e stupito di più è la descrizione del degrado, con tanto di foto che mi ha ricordato i tempi in cui riempivo la pagina  del mio giornale di provincia il 14 di agosto, tradizionalmente giornata del nulla completo. Articoli e articoli su ogni angolo di degrado della città (perfino i più insignificanti) con tanto di foto. Una cosa bestiale e senza senso. E ancor più stupefacente è vedere quanto impegno il torinese Rizzo mette nel descrivere il piano abusivo realizzato a Taverna Catena e poi notare come su una vera vergogna nazionale, l'abbandono della Reggia di Carditello, non scriva un solo rigo. 

Una veduta del complesso di Carditello

La meraviglia borbonica sprofondi pure nel letame (e dico letame per essere educato!) tanto chi se ne frega, siamo di Torino noialtri, né! Importante è denunciare lo squallido paesino del casertano che non santifica a dovere il patrio suolo calpestato dai due eroi del Risorgimento. Poi vallo a spiegare che a Taverna Catena Garibaldi è stato liquidato cordialmente da Vittorio Emanuele II (in fin dei conti è passato alla storia come Re Galantuomo) e che è stato costretto a tornarsene a Caprera in fretta e furia per evitare conseguenze spiacevoli! Ma leggiamo le parole di denuncia di questo luogo così importante e fondamentale per la nostra esistenza:

"L'edificio che in qualunque altro paese del mondo sarebbe meta di pellegrinaggi e religiosamente conservato, è vuoto e in stato di totale abbandono: in parte ridotto a uno stato vergognoso di rudere cadente. Erbacce dappertutto. Il retro è assediato dalla vegetazione, i fichi si sono fatti largo prepotenti nelle crepe dei muri. E come gli arbusti hanno preso possesso di ogni spazio libero, così una edilizia orrenda e sfacciata ha allagato tutta l'area circostante. Senza rispetto per i pioppi, per le mura secolari, per la storia di quel luogo: se si pensa che oltre a ospitare l'incontro fra Garibaldi e Vittorio Emanuele, in una cella della piccola caserma dei carabinieri adiacente alla Taverna (e ora scomparsa) fu imprigionato Antonio Gramsci. Ma è guardare la facciata principale, sulla statale Casilina, che fa ancora più male al cuore. Dietro il portone squassato si intravede, anche qui fra le erbacce, una struttura di cemento armato. Trent'anni fa la Taverna della Catena è stata svuotata e sopraelevata abusivamente. 


Taverna Catena prima dell'abuso


Taverna Catena dopo l'abuso

Tanto abusivamente da non poter nemmeno accedere al condono. Da allora va avanti una battaglia a colpi di carte bollate fra il Comune, che ha un'ordinanza di demolizione delle parti costruite illegalmente, e i proprietari che si oppongono con tutti i mezzi. E sarebbe una storia come tante nella nostra Italia, se non fosse per un paio di dettagli, uno conseguenza dell'altro. Il primo: l'importanza. Il secondo: l'immobile è vincolato come patrimonio culturale della Nazione".



Quasi quasi mi vengono le lacrime agli occhi per non poter peregrinare fino a Taverna Catena, altare della patria in secundis! Rizzo mi fa quasi venire la voglia di organizzare un pellegrinaggio da Napoli a Taverna Catena, da farsi in ginocchio per soffrire e vivere fino in fondo questo dramma nazionale! Rizzo si indigna per questo! Io mi indigno perchè Carditello è abbandonata nel degrado più totale. Mi indigno perchè il bosco di una delizia reale è diventato luogo di prostituzione ad ogni ora del giorno. 

Un pò di rifiuti davanti Carditello, niente di cui indignarsi?

Mi indigno per l'abbandono del Casino vecchio della Vaccheria a Caserta. Mi indigno per le condizioni in cui versa la Reggia di Portici che necessiterebbe di immediati lavori di recupero. Mi indigno perché non ho un luogo dove pregare i morti napoletani nelle guerre del risorgimento tanto elogiato da Rizzo ma tanto a lui cosa importa. E' di Torino né!


Roberto Della Rocca

4 commenti:

  1. A proposito di Rizzo, la cosa è ancora più grave di quanto tu magistralmente sottolinei se pensiamo all'insensibilità che si può raggiungere nei confronti della propria terra di origine: Rizzo infatti è sì nato ad Ivrea, ma da padre lucano, ed è ancora infinitamente più triste che verso la terra dei padri non traspaia neppure un vago sentimento di nostalgia e rammarico, per non dire un po' di pietas.

    Forse uno scrive e fa soldi cavalcando l'onda, ma sa? E' cinismo o ignoranza? comunque sia, è triste.
    Caterina Ossi

    RispondiElimina
  2. Mio caro Roberto,ancora una volta hai fatto centro !
    Hai in maniera chiara ed esplicita denunziato la pseudo cultura,la conoscenza della storia a senso unico (quello del potere in carica),la mancanza di ogni sensibilità verso chi pensa in maniera diversa(e si deve pur prevedere che ci possa essere gente di diverso parere specialmente trattando argomento come quello tanto spinoso e manipolato del 150°) di un giornalista che poi non è un giornalista qualunque ma è uno di quelli che contano nei giornali importanti e nelle trasmissioni televisive .
    E il Nostro si lamenta dello stato di degrado in cui ha trovato un luogo che è,sì,un luogo di ricordo storico,ma non è certamente un sito che rammenti ai padroni di casa,i meridionali,un evento per loro fortunato : fu il passagio di mano da un avventuriero (fesso e gabbato) ad un approfittatore che allargava il suo territorio . Il tutto a spese dei meridionali stessi che in quel momento cominciavano a perdere la loro autonomia,libertà e dignità di popolo di uno Stato secolare che sarebbe stato trasformato in colonia ( da Regno delle Due Sicilie in Province Napoletane )
    Tu hai anche citato altre più importanti realtà maltrattate ed ignorate,ma tanto è inutile .
    E tutto questo,ed altro ancora,io sono sicuro che il giornalista in questione lo sa, ma non vuole e non può dirlo legato come è ad un carro e a un gettone del padrone senza contare poi che da "eporediese"deve pur mostrare un sano spirito patriottardo ,anche se dato il cognome mi viene un dubbio : non è per caso di origini meridionali ? Se così fosse dovremmo dire ""pigliò l'aria del continente"" che era quello che diceva l'autore-attore siciliano Angelo Musco per i siciliani che uscivano dal loro modo di vivere da isolani, e non era per niente un complimento.
    Un grazie per quello che scrivi e organizzi e auguriamoci sempre che ci siano compatroti che ci confortino nel nostro impegno con la loro partecipazone .
    Ciao Gianni Salemi

    RispondiElimina
  3. Caro comandante, come hai predetto e come confermato da Donna Caterina, il "buon" Rizzo ha preso l'aria del continente essendo la sua famiglia originaria della Lucania. Ormai non ci sono più parole.
    Roberto D.R.

    RispondiElimina
  4. Gentile dott. Della Rocca, la foto storica di taverna catena non è quella giusta. Quella nella foto è la cosiddetta Taverna "del monaco" situata circa 9 km più avanti. Se vuola la foto pre-abuso può trovarla qui.
    www.tavernacatena.it

    RispondiElimina