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mercoledì 22 giugno 2011

L'ultima dei 150 anni: Garibaldi carabiniere contro la rivoluzione!!!


Garibaldi carabiniere?!?

CASERTA - Udite, udite italiani tutti! Grande novità da quel di Milano dove il Corrierone nazionale (corriere.it, pagine dedicate ai 150 anni) si è tornato ad occupare dell'eroica e quasi mistica figura del Generale Giuseppe Garibaldi. Lo fa con poche righe affidate alla penna di Sebastiano Vassalli, scrittore con natali genovesi ma piemontese d'adozione (vincitore del Grinzane Cavour tanto per intenderci), saggista e autore di romanzi molto apprezzato dai salotti buoni della italica cultura. In neanche 15 righe Vassalli ci spiega che a Garibaldi, udite, udite, toccò il ruolo di carabiniere contro la rivoluzione. Ecco la novità, questa ci mancava. Garibaldi è un contro rivoluzionario! Questa la chiave di volta necessaria per comprendere tutta la rivoluzione italiana, pardon, la controrivoluzione italiana del 1860. Carabiniere contro la rivoluzione perché la rivoluzione era ormai questione di ore in Sicilia. Ma val la pena di leggere un pò di righe: 


"Chissà se ci fu davvero, alla vigilia della spedizione dei Mille, quel dialogo tra Giuseppe Garibaldi e Francesco Crispi di cui parla qualche biografo di Crispi. Garibaldi, in base a sue informazioni riservate, sapeva che le navi dei volontari sarebbero arrivate nell’isola, ma temeva il dopo; Crispi, invece, aveva paura di ciò che sarebbe potuto succedere durante la navigazione. «Se voi mi garantite il mare», avrebbe detto a Garibaldi, «io vi garantisco la terra». La Sicilia prima dell’Unità, su cui Crispi faceva tanto affidamento e che noi possiamo immaginare leggendo alcune pagine del romanzo giovanile di Pirandello, I vecchi e i giovani, era una terra in attesa di qualcosa che nessuno, nemmeno Garibaldi, avrebbe potuto darle: la rivoluzione. Lo «spettro» che secondo il Manifesto di Karl Marx (1848) si aggirava allora sull’Europa, aveva messo gli occhi sull’isola. Quella era la sorpresa (poi minimizzata dalla storiografia ufficiale) che attendeva i Mille. Andavano a fare l’Italia e si trovarono a dover soffocare sul nascere una rivoluzione. Ippolito Nievo, in una delle sue lettere dalla Sicilia, si lamenta: ci tocca fare i carabinieri".


CLAMOROSO, ordunque, la Sicilia voleva la rivoluzione e Garibaldi che non voleva dargliela fu accolto come un eroe! Incredibile, non ci avremmo mai pensato ad una tesi del genere. I movimenti contadini non protestarono quando Garibaldi si rimangiò la promessa di redistribuire le terre, moderno Silla, nooooo! I contadini erano pronti a fare la rivoluzione a prescindere sia che ci fossero stati i Borbone, sia che ci fosse stato il barbuto neo carabiniere. A proposito del Borbone oscurantista, retrogrado, incapace, sanguinario e (pecca delle pecche) cattolico fedele a Santa Romana Chiesa, Vassalli ci spiega anche che Garibaldi fu accettato da tutte le potenze europee proprio perchè nella sua veste di carabiniere avrebbe riportato l'ordine e allontanato la rivoluzione dalle Due Sicilie! Non sto scherzando e non scrivo sotto l'effetto di stupefacenti, per dimostrarvelo riporto l'ultimo passaggio dello scrittore ligure:

"Ma non c’erano alternative: se Garibaldi avesse assecondato le insurrezioni popolari, intorno a lui gli scenari sarebbero cambiati in un batter d’occhi. Le potenze dell’epoca gli avrebbero tolto il loro appoggio e l’avrebbero dato (turandosi il naso) ai Borbone. L’impresa dei Mille sarebbe finita così".

Giusto per la cronaca vale la pena chiarire qualche punto:
- Garibaldi dalle potenze europee era considerato un pirata avventuriero al servizio della rivoluzione anticattolica;
- Le rivolte scoppiate durante i primi mesi di regno di Francesco II di Borbone a Palermo furono facilmente represse anche perchè erano state mosse, come al solito, dalle logge di ispirazioni anglo - francesi e dagli uomini di Francesco Crispi. Quel primo periodo di regno fu vissuto come molto positivo e l'Europa intera guardava con speranza ai giovani Sovrani tanto che un clima di distensione calò sul Regno delle Due Sicilie che, dal 1848, non aveva ancora del tutto superato il trauma della rivoluzione;
- Vittorio Emanuele II Re di Sardegna poté intervenire nel meridione proprio perchè si presento all'Europa come l'unico capace di evitare che la rivoluzione rossa garibaldina traversasse il Garigliano;
- Sul fatto che le potenze europee avessero a che fare con il Borbone turandosi il naso si potrebbe tirare fuori tutto il materiale d'archivio sui rapporti diplomatici ma lo risparmio ai lettori. Basti considerare che solo Gran Bretagna e Francia erano dalla parte dei Savoia (e di Garibaldi che finanziarono e sostennero). L'Impero Austriaco non riconobbe fino al 1866 il Regno d'Italia, l'Impero Russo riconobbe una certa legittimità al Regno Savoia solo alla fine del secolo XIX visto che nel 1861 in un atto ufficiale del ministero degli Esteri di Mosca si sostenne che lo Zar prendeva atto del solo cambiamento di situazione senza prender parte alla contesa Torino - Roma - Napoli. Aggiungiamoci anche che decine furono gli stati minori che non riconobbero il Regno d'Italia continuando a sostenere le pretese di Francesco II in esilio;
Insomma considerare Garibaldi un carabiniere al servizio della controrivoluzione è veramente troppo! Pensavo di averle viste, sentite e lette tutte ma, come al solito, mi sbagliavo.

Roberto Della Rocca

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