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giovedì 2 giugno 2011

Luigi I o Masaniello?

File:Masaniello.jpg

NAPOLI - Alla fine ce l'ha fatta. Contro ogni previsione iniziale, l'ex magistrato Luigi De Magistris è diventato Sindaco di Napoli. Godendo anche di una ventata favorevole alle opposizioni (la prima dal 2007), favorito dal disinteresse e dall'astensione, si è aggiudicato la vittoria prima contro il competitor "a sinistra", l'ex Prefetto Mario Morcone, e poi ha stracciato al ballottaggio il competitor "di destra", l'imprenditore Gianni Lettieri. Le percentuali sarebbero da shock elettorale. De Magistris vince infatti con oltre il 65% delle preferenze ma il condizionale è d'obbligo visto che ad andare al voto è stato solo il 50,6% dei napoletani. In termini di voti significa che l'ex Pm si è portato a casa 264.730 voti mentre Lettieri ne ha presi "solo" 140.203. Per paragone basti dire che alle comunali del 2006 Rosa Russo "The Voice" Iervolino aveva preso oltre 304mila voti ("solo" il 57%) mentre l'avversario ex Questore Franco Malvano si aggiudicò 202mila voti (37,8%) quando ad andare al voto furono il 66,6% degli elettori aventi diritto. Il che significa che sugli 810mila elettori aventi diritto, De Magistris ha convinto grossomodo il 30%. Come che sia, ha vinto ed è il nuovo Sindaco di Napoli. Certo è che De Magistris ha saputo meglio di Lettieri spacciarsi per la novità (l'uso del termine spacciarsi è d'obbligo visto che già ora si parla di inserire nella nuova giunta comunale lo Iervoliniano Realfonso e non si può dimenticare che Idv e Rifondazione hanno sostenuto fino al 2010 le giunte Iervolino e Bassolino). 


Nemmeno però si può dire, come fa qualcuno con uno sforzo di fantasia eccessivo (anche se certi soggetti dimostrano sempre di essere forniti di fantasia), che il risultato di Napoli è una grande vittoria per il meridionalismo perchè si è generato talmente schifo dalla classe politica italiota da essere ora il tempo dell'astensione. Non condividerò mai questo tipo di ragionamento ed è il caso di approfondire la riflessione. Non si può esultare per il non voto. Piuttosto va detto che queste elezioni amministrative sono un fallimento per tutti i meridionalisti. Se si fosse lavorato bene in questi anni passati (bene dal punto di vista politico, intendiamoci, non si mette in dubbio, in questa sede, il lavoro culturale e storico) il fronte meridionalista oggi avrebbe dovuto prendere intorno al 50% dei voti a Napoli, tutti quelli che domenica e lunedì si sono astenuti per non essere costretti a scegliere tra due facce della stessa medaglia.

 

Non vuol essere questa opinione un attacco alle formazioni politiche meridionaliste. Ben fatto il loro lavoro. Il Partito del Sud e Insorgenza civile hanno fatto tutto quello che due formazioni politiche da poco formatesi potevano fare. Non si poteva andare troppo oltre. Il Partito del Sud ha anche azzeccato il candidato giusto, sostenendo il vincitore e godendo di un effetto mediatico non indifferente. Bisognerebbe, piuttosto, piangere sul lavoro che non è stato fatto negli ultimi venti anni, quando si doveva e si poteva costruire con calma e giudizio, e non si è costruito nulla di politico. Certo, i problemi sono stati e sono tutt'ora tanti. Ma queste elezioni hanno dimostrato che stiamo entrando in una fase favorevole alla battaglia meridionalista. Il sistema Italia (sistema di affari, potere e oppressione) non regge più e le prove sono molteplici. La stessa kermesse dei festeggiamenti, miseramente fallita in numerosi suoi momenti, dimostra che la Repubblica Italiana, che oggi compie 65 anni, è alla fine della sua storia. I due grossi partiti, nati due anni fa come colonne portanti del nuovo ordine, sono assottigliati e si stanno spaccando al proprio interno. Le soluzioni democristiane e centriste sono troppo deboli. Le estreme crescono ma senza saper garantire stabilità e progettualità. L'Italia sta diventando, per farla breve, un casino tipo Repubblica di Weimar (e chi non sa di cosa si parli si vada ad informare e troverà tanti punti di contatto!). Questo declino non è inarrestabile ma la classe politica italiota non è all'altezza della situazione e giganti in giro non se ne vedono. Solo le tendenze localiste hanno successo. Candidati sindaci che fanno convergere sul proprio nome consensi trasversali (Renzi, Pisapia, in parte De Magistris, Chiamparino, De Luca, Emiliano solo per citare i più famosi) o movimenti radicati sul territorio come la Lega Nord o, infine, liste civiche di forte richiamo programmatico per singole città e piccoli territori. Questa la grande lezione di queste elezioni. Il sistema è allo sfascio e l'astensione è il fallimento di tutti, dei partiti che hanno perso consenso, del meridionalismo che non è stato in grado di formulare una proposta concreta proprio quando il malcontento contro lo Stato unitario è massimo.


Il rumoroso Cancan che si è sviluppato attorno all'elezione di De Magistris non ha aiutato. Molti, tanti anche nel mondo meridionalista, vedono in De Magistris una opportunità per Napoli e, addirittura per il Sud. Nella maggior parte dei casi si vede De Magistris di buon occhio soltanto perchè è antiberlusconiano. E' stupefacente notare, innanzitutto, come ad ogni elezione sorge un nuovo Re per il Sud. In principio fu Don Antonio Bassolino, autore e artefice del Rinascimento napoletano naufragato in un oceano di rifiuti e intrecci clientelari camorristici; qualcuno (pochi per la verità) vide il Messia in Clemente Mastella da Ceppaloni (seppur in versione ridotta); poi toccò ad un sindaco pugliese come il barese Michele Emiliano; poi si passò al calabrese Agazio Loiero; vennero, infine, il Governatore Lombardo dalla Sicilia e il Governatore Vendola dalla Puglia. Tutti superati, oggi, da Luigi De Magistris, già detto Luigi I delle Due Sicilie. Al di là di paragoni fuori luogo con il nostro passato c'è da sperare che il nuovo Sindaco non faccia la fine di Masaniello prima del tempo. La prima cosa che il vincitore delle elezioni ha affermato al mondo è stato che aveva liberato Napoli. Da che cosa non è dato sapere visto che siamo appena agli inizi di cinque anni che possono essere decisivi per la capitale del Sud. Riconosco che l'audace affermazione mi ha fatto tornare alla mente l'ultima "omelia" di Masaniello. Poco prima di spogliarsi e venire ucciso dai napoletani il "pescivendolo - eroe" sostenne nella ricostruzione decrescenziana: 

"Amice miei, popolo mio, gente: vuie ve credite ca io sò pazzo e forze avite raggione vuie: io sò pazze overamente. Ma nunn'è colpa da mia, so state lloro che m'hanno fatto'ascì afforza n'fantasia! Io ve vulevo sulamente bbene e forze sarrà chesta 'a pazzaria ca tengo 'ncapa. Vuie primme eravate munnezza e mò site libbere. Io v'aggio fatto libbere. Ma quanto pò durà sta libbertà? Nu juorno?! Duie juorne?! E già pecché po' ve vene 'o suonno e ve jate tutte quante 'a cuccà. E facite bbuone: nun se pò campà tutta a vita cu na scuppetta 'mmano. Facite comm'a Masaniello: ascite pazze, redite e vuttateve 'nterra, ca site pat' 'e figlie. Ma si ve vulite tenere 'a libbertà, nun v'addurmite! Nun pusate ll'arme! 'O vedite? A me m'hanno avvelenate e mò me vonno pure accidere. E ci 'hanno raggione lloro quanno diceno ca nu pisciavinnolo nun pò addeventà generalissimo d'a pupulazione a nu mumento a n'ato. Ma io nun vulevo fa niente 'e male e manco niente voglio. Chi me vo' bbene overamente dicesse sulo na preghiera pe me: nu requia-materna e basta pé quanno moro. P' 'o rriesto v' 'o torno a dì: nun voglio niente. Annudo so' nato e annudo voglio murì. Guardate!!" (Luciano De Crescenzo, Neapolitan Power in Così parlò Bellavista, Milano, Aroldo Mondadori, 1977.)


Primme eravate munnezza e mò site libere. Già, proprio una situazione simile a quella attuale. Ovviamente non è auspicabile per Napoli una eventualità del genere ma De Magistris stia attento, perchè Napoli ha tollerato fin troppi fallimenti. Oggi c'è stata l'astensione, domani chissà!

Pa. Lu.

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