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sabato 18 giugno 2011

Lavori di ristrutturazione e danni all'acustica, è giallo al Teatro San Carlo


NAPOLI - Udite, udite, è proprio il caso di dirlo! Il Teatro San Carlo è una delle bellezze borboniche per eccellenze con tutti i suoi primati quantitativi e qualitativi. Nessuno si è accorto però della polemica sorta negli ultimi giorni tra il Maestro Roberto De Simone e la direzione del Teatro napoletano per eccellenza. Il 16 giugno è il Corriere del Mezzogiorno, edizione meridionale del Corrierone nazionale, ha rilanciare la questione pubblicando una polemica lettera di De Simone. Il maestro sostiene di aver già notato qualcosa di strano un anno fa quando si recò al Teatro per assistere alla "Clemenza di Tito", comunicando le sue senzazioni alla dottoressa Rosanna Purchia che avanzò la tesi che la colpa dell'acustica poco convincente fosse da attribuire alla scenografia detta "assorbente". Ricevuta questa risposta smise di far domande e tornò al lavoro per portare in scena, proprio al San Carlo "l'Olimpiade", brano sinfonico e corale dedicato al Pibe de Oro, Diego Armando Maradona. L'omaggio si fece ma orchestra e coro si trovavano sul palco, dunque ogni valutazione andava rinviata. Ora che il maestro De Simone è tornato in teatro con "l'Osteria di Marechiaro" opera del grandissimo Giovanni Paisiello, che è andata in scena con buon successo di pubblico e critica l'11, il 12 e il 14 giugno. Cosa più importante questa volta l'orchestra ha occupato la sua posizione in "buca" e i cantati erano sul palco, situazione ottimale per testare le condizioni acustiche. 

Il maestro De Simone in questa recente immagine al Petruzzelli di Bari

Questo l'esito del test nelle parole di De Simone: "Innanzitutto i suoni non "girano" sul palcoscenico e in sala come una volta. Le voci mutano spesso di spessore e di colore quando il cantante si posiziona in diversi punti dello spazio scenico, e, talvolta, risultano leggermente alonate. Inoltre l’emissione vocale non giunge più all’ascoltatore indipendentemente dalla distanza che separa lo spettatore dal cantante, ma è l’ascoltatore a dover aguzzare l’udito per raggiungere la bocca del cantante. Nei brani d’assieme spesso si percepisce una fusione che non consente di distinguere il timbro dei singoli esecutori e la provenienza delle varie fonti vocali. L’impareggiabile sonorità del San Carlo si caratterizzava per una morbidezza, per una profonda pasta qualitativa che più non rilevo. Anzi, talvolta il suono si percepisce inasprito, sicuramente privo di quella riverberazione, di quella rotondità, di quella ricca plasticità, di quella spaziosità di armonici che procuravano il godimento pieno della musica. Inoltre, quando c’è da attivare musica interna dalle quinte, i suoni non raggiungono pienamente il palcoscenico ne tantomeno la sala, per cui si è costretti a usare amplificazioni microfoniche, che, però, snaturano la timbrica, e penalizzano il senso spaziale della fonte sonora e della qualità riverberante, essendo gli altoparlanti collocati ai limiti delle quinte o, peggio, posizionati verso il pubblico, il che distrugge l’effetto dinamico policorale e polispaziale immaginato dal compositore, (vedi Trovatore, Otello, Traviata, Faust, Aida, Tosca, ecc. o arie composte con doppia orchestra una delle quali va collocata dietro le quinte)". E se questa è la situazione della voce, anche i suoni che partono dall'orchestra non sono percepiti al massimo delle possibilità del teatro. 


Sempre De Simone, nella lettera al Corriere del Mezzogiorno sostiene: "Purtroppo il suono dei violini risulta assottigliato rispetto ai bassi che sono preponderanti. Insomma i violini risultano opacizzati, quasi anemici, e non raggiungono mai quella brillantezza mediante la quale l’ascoltatore è in grado di distinguere chiaramente la scrittura contrappuntistica del compositore. Infine, in taluni punti, quando agli archi si aggiungono gli strumentini a fiato, l’orchestra assume un suono d’insieme di tono grigiastro, uniforme, piatto, schiacciato, in cui non è distinguibile timbro da timbro, in cui non risaltano le dinamiche degli "sforzati", delle alternanze tra "piano" e "forte", il che, a lungo andare, può produrre stanchezza d’ascolto o addirittura noia". Insomma, saremmo in presenza di un vero e proprio disastro. L'accusa di De Simone non è passata inosservata e ha dato fuoco alle polemiche. Come lo stesso maestro ha annunciato, le sue critiche sono condivise da altri due maestri, Giuseppe Prencipe e Giacinto Caramia mentre la Sovrintendente Rosanna Purchia, sempre sul Corriere del Mezzogiorno, si è affrettata a contrastare la tesi di De Simone rilanciando la perfetta riuscita dei lavori di ristrutturazione. "Apprendo con grande dispiacere dei rilievi sulla qualità acustica post-restauro del nostro Massimo espressi da Roberto De Simone. Molti concerti, opere e tanti grandi artisti si sono alternati sul nostro palcoscenico: nessuno di loro si è mai lamentato dell’acustica. La figura del Maestro De Simone è talmente alta e importante che faccio fatica a credere che crei ombre inutili e dannose in un momento in cui la città è unita intorno al San Carlo". Al "partito" della Purchia si è iscritto anche Riccardo Muti, che ha diretto l'orchestra al San Carlo in tre occasioni dopo i lavori di ristrutturazione e, pur non attaccando mai De Simone e dicendo di rispettare tutte le opinioni ha sostenuto che addirittura l'acustica sarebbe migliorata grazie ai lavori (tesi avanzata anche da Jürgen Reinhold, l’esperto della Müller-Bbm che ha seguito gli interventi acustici in Teatro).

Il maestro Muti

"Sono tornato al Teatro San Carlo dopo il lavori di restauro già tre volte, due con i complessi del Teatro ed una con i Berliner Philharmoniker, in un concerto la cui esecuzione è stata anche posta in uno splendido dvd, prova evidente di un’eccellente resa discografica. Nei tre programmi sono rimasto molto soddisfatto del risultato acustico della sala e del suono che proviene dal palcoscenico. Suono che è addirittura più nitido e - conclude il maestro Muti - certamente migliore rispetto alle mie precedenti esperienze ormai più che trentennali al Teatro San Carlo". Val la pena di ricordare che non si tratta di una questione da niente. Il Teatro San Carlo, voluto da Don Carlo di Borbone per aumentare il lustro di Napoli capitale come centro di cultura e splendore fu perfettamente integrato nel nuovo piano urbanistico dimostrando con una sola opera l'amore del Borbone per l'arte, la volontà regia di dotare la capitale di uno strumento d'eccellenza, l'attenzione per i dettagli dell'armonizzazione dell'espansione degli spazi urbani e la grande attenzione del Re verso un piano di opere pubbliche che non fossero soltanto strade e ponti. Questo quadro d'amore ha permesso la realizzazione, in soli otto mesi, del più noto teatro italiano, conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo per la bellezza delle decorazioni, la qualità delle opere rappresentate (grazie alla grandezza della musica napoletana e alla bravura di maestri come Sarro, Cimarosa e Paisiello), la preparazione di musici, ballerini e maestri di scena. Tale successo dura ancora oggi nonostante alcuni momenti non proprio edificanti per la storia del teatro come quando, durante la fortunatamente breve parentesi della Repubblica giacobina del 1799, i buoni rivoluzionari antiborbonici e democratici, vi ospitavano spettacoli di circo equestre. Tornando a bomba bisogna dire che la polemica continuerà, probabilmente, nei prossimi tempi. Quello che possiamo fare è controllare di persona tornando al Teatro San Carlo, che, in ogni caso, è motivo di vanto e di orgoglio per noi meridionali (anche se vanno tirate le orecchie al Commissario Salvatore Nastasi, o a chi per lui nella fase di ristrutturazione decise di non utilizzare le sete di San Leucio perchè troppo costose!).

Roberto Della Rocca

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