ATTENZIONE, AVVISO AI LETTORI DEL BLOG

Si avvisano i lettori che per commentare i post pubblicati è necessario accedere con l'account di posta gmail o inviare il proprio commento a istitutoduesicilie@gmail.com e gli amministratori provvederanno alla pubblicazione a nome del mittente.

giovedì 9 giugno 2011

La Trinacria, simbolo della Sicilia (Fonte: http://www.araldicaduesicilie.eu/)


Pubblichiamo di seguito l'interessante e dettagliata nota del Prof. Fabio Scannapieco Capece Minutolo di Collereale, presidente dell'Istituto Accademico Araldico Genealogico delle Due Sicilie che si occupa proprio di genealogia e araldica. La sede si trova a Palermo in via Civiletti 6, angolo via Palermo. (A.C.)

PALERMO - Chiunque visiti la Sicilia, entra immediatamente in contatto con un simbolo che, svolazzando sui vessilli delle istituzioni, diffonde valori e gesta di un autentico e mitico popolo: è la Trinacria. 
Trinacria e Sicilia sono, indebitamente, due realtà inscindibili, quasi dei sinonimi, come sostengono alcuni studiosi. 
Vedere, incisa sul drappo, una testa con tre gambe, antico simbolo solare di derivazione mitologica, significa tornare con il pensiero a quella atavica isola delle isole, già abitata fin dalla preistoria, che con le sue tre punte guardinghe sul mare, fu scorta dai greci che vagavano nel Mediterraneo alla ricerca di nuove terre.
Infatti, circumnavigandola, scoprirono tre angoli di terra, che erano i tre promontori della Sicilia, e precisamente, a sud Capo Pachino, conosciuto come Capo Passero o capo Spartivento, a nord- est di Messina, Capo Peloro, e a ovest, in prossimità di Marsala, Capo Lilibeo o Boèo.
Ma nel suo insieme, oltre ad essere il simbolo della solarità e della conformazione geografica, la Trinacria è anche simbolo dell’abbondanza e della fertilità del territorio, oltre che della sua forza.
A questa riconduce l’antica effigie della Triscele, la raffigurazione della testa di donna dalla quale si dipartono le tre gambe con le ginocchia piegate, che i greci, ricollegandola alla nuova scoperta geografica, chiamarono trinacrios, che significa, appunto, triangolo. Se osserviamo più da vicino, e con una certa attenzione storica, quel volto arcaico di donna, questa altri non era che la testa di Medusa, una delle tre Gorgonie, che la mitologia vuole figlie di Forco e Ceto, come ci riferisce il poeta greco Esiodo. Al posto dei capelli la GORGONA aveva serpenti, simbolo di saggezza, intrecciati di spighe, che indicavano, invece, la fertilità, e le tre gambe rinviavano all’incisione, posta sugli scudi dei soldati spartani, dalla gamba piegata al ginocchio, che simboleggiava la forza.
Oggi, la versione attuale della testa è quella di donna, forse di dea, con un paio di ali ai lati, che indicano l’eternità del tempo nella quale viaggia la sua storia, attorniata da tre spighe di frumento, simbolo di fertilità.
Ma a proposito della presenza dei serpenti, come capigliatura di Medusa, mi si permetta una piccola digressione.
Quella del serpente è una figura che ritroviamo spesso nella mitologia, con significati legati al peccato ed all’inganno, così come ce l’ha tramandata la tradizione giudaico- cristiana. Ma, in particolare, nella nostra antica cultura siciliana, il serpente acquisisce valori positivi, divenendo , per esempio, uno dei simboli di Palermo. Infatti, nel capoluogo della Sicilia, oltre alla famosa aquila, che manifesta sontuosamente la fierezza, altri due sono le allegorie che caratterizzano la città: il cane, che indica la fedeltà, e il serpente, appunto, che rappresenta la prudenza e la saggezza, divenendo, quindi, non più simbolo del male ma, segno legato agli attributi degli dei.
Chi volesse sincerarsi dell’esistenza di questi tre simboli di Palermo dovrà andare al Palazzo delle Aquile, sede del Comune, a Piazza Pretoria, e subito a destra, nella prima anticamera del piano nobile, troverà la grande lapide che li descrive.
Il simbolo della TRINACRIA , detta anche Triscele o Gorgonia (Gorgonie) ebbe un ruolo importante, sia storico che politico quando si è trattato di definire i rapporti con i popoli che la conquistarono. Infatti, dopo i vespri siciliani, la rivolta del 1282 contro gli Angioini, nacque il Regno di Trinacria che, consolidatosi con la pace di Caltabellotta del 30 agosto 1302, rese libera la Sicilia dal resto d’Italia. Della Trinacria parla anche Dante Alighieri nell’8° canto del Paradiso. Ma se cerchiamo di approfondire le antiche origini di questo simbolo, ci accorgiamo che la Trinacria, secondo molti studiosi risale ai popoli che veneravano il dio Baal, presente nei Fenici, ed utilizzato anche a Creta, in Macedonia, e nella Spagna celtiberica, infatti il simbolo con tre gambe era usato per venerare il sole, nella triplice forma della primavera, dell’estate e dell’inverno, con falci lunari al posto delle gambe.
Ma dalla valenza religiosa e geografica, la Trinacria assunse un forte valore politico e culturale, fino ad oggi, che da sempre rappresenta l’isola al centro del Mediterraneo.
E per questa sua valenza, il simbolo fu esportato il altre parti d’Europa divenendo, l’emblema dell’isola di Man, a nord dell’Inghilterra, esportata poi dai normanni che vennero in Sicilia nell’XI secolo.
La Trinacria con la sua effigie è andata oltre la Sicilia , infatti è presente anche negli stemmi di varie dinastie d’Europa: quali gli Stuart di Albany, i Rabensteiner di Francia, gli Schanke di Danimarca, i Drocomir di Polonia e nello stemma di Gioacchino Murat, re di Napoli all’inizio dell’800.
La Trinacria figura oggi nello stemma del Gonfalone della Regione Siciliana,approvata con apposita legge dall’Assemblea siciliana- ARS, ma tale stemma è stato posto in una posizione araldicamente errata.
Infatti andava posto nel “ cuore” , ossia al centro dello scudo, come stemma più rilevante, e non nell’ultimo “ quarto” .
Lo stemma del gonfalone è altresì errato per la mancanza ed omissione di alcune delle dinastie regnanti in Sicilia. Vi è infatti al primo quarto lo stemma dei Normanni d’Altavilla(la banda scaccata), al secondo quello degli Svevi di Sicilia(l’aquila sveva del cimiero personale di Re Manfredi, perche’ lo stemma degli Svevi- Hohenstaufen sono tre leoni di nero passanti uno sull’altro), al terzo quello del Regno di Sicilia – Aragona( con i pali di Aragona ,inquartato con le due aquile sveve a croce di S. Andrea, ed al quarto la Trinacria, che andava posta invece“ sul tutto”,ossia in cuore allo scudo .
Mancano inoltre, tutte le altre dinastie regnanti in Sicilia: dagli Angiò-Orlèans,sec.XIII, ai Savoia ( 1718,con Vittorio-Amedeo) ,fino ai Borbone-Due Sicilie,con Carlo III,RE DI NAPOLI,-1734,( i gigli di Francia,sul tutto ,con lo scudo plurinquartato con gli stemmi di dominio del casato).

Lo SCUDO DEL GONFALONE DELLA REGIONE SICILIANA ANDAVA COSI’BLASONATO :
ARMA: "Scudo all’italiana inquartato ed accollato a controscudo d’azzurro,Al primo di ALTAVILLA-Hauteville, al secondo troncato, di Svevia (Hoenstaufen) –Sicilia e di Angio’-Bourbon-Orlèans, al terzo del Regno di Sicilia –Aragona –Sicilia, al quarto, troncato, Due-Sicilie e Savoia; sul tutto, alla Trinacria su campo tagliato di oro ed arancio".
Ma un altro elemento simbolico, anch’esso legato alla venerazione antica del Dio Sole, e che ha somiglianze con la nostra Trinacria, è la famosa croce uncinata o svastica. Il suono di questa parola provoca sempre un certo disgusto e terrore, ma ciò fa capire che, spesso ai simboli si danno significati che nulla hanno a che vedere con le loro origini. La svastica, nota come simbolo del nazismo, è invece un antichissimo simbolo dell’estremo oriente, il cui senso rotatorio dei quattro bracci, le fa simboleggiare il percorso del sole. È presente nell’antica Cina, col significato di “ ragione”, e anche in India. La svastica è un monogramma creato dall’unione di due parole “ su astì” ( in sanscrito “su” significa molto ed “astì” auspicioso), quindi assume il significato di fortuna.
Da questa figura, con il cambio dei bracci, che da quattro divennero tre il passaggio alla triscele fu breve.
Infine, al dilà dei riferimenti storici, culturali, religiosi, politici, la Trinacria, si mostra come ospitale, con un volto sereno, affascinante, ed invitante, suggerendo che l’isola è una terra che per viverla ed ammirarla la si deve conoscere visitandola con le proprie gambe!

Fabio Scannapieco-Capece Minutolo di Collereale

1 commento:

  1. Counts of Urgell
    Coat of arms of the Counts of Urgell

    This is a list of the counts of Urgell.
    Contents

    * 1 ca. 798-870 Counts appointed by the Carolingians
    * 2 870-992 Counts from the House of Barcelona
    * 3 992-1213 Counts from the House of Barcelona-Urgell
    * 4 1213-1228 Counts from the House of Cabrera
    * 5 1228-1236 Counts from the House of Barcelona-Urgell
    * 6 1236-1314 Counts from the House of Cabrera
    * 7 1314-1413 Counts from the House of Barcelona
    * 8 See also

    ca. 798-870 Counts appointed by the Carolingians

    * 798-820 Borrell, count of Urgell and Cerdanya
    * 820-824 Aznar I Galíndez, count of Aragon, was given Borrell's counties while he was exiled from Aragon
    * 824-834 Galindo I Aznárez
    * 834-848 Sunifred I
    * 848-870 Solomon (or Miró)

    870-992 Counts from the House of Barcelona

    * 870-897 Wilfred the Hairy, count of Barcelona, Girona-Osona and Urgell-Cerdanya
    * 898-948 Sunifred II
    * 948-966 Miró de Barcelona, born ca. 940
    * 966-30 September 992 Borrell II, count of Barcelona, Girona, Osona

    992-1213 Counts from the House of Barcelona-Urgell

    * 992-1 September 1010 Ermengol I el de Còrdova ("of Corboba"), born 975, killed in battle at Córdoba in 1010
    * 1010-1038 Ermengol II el Peregrí ("the Pilgrim"), born 1009, died on pilgrimage to Jerusalem, 1038
    * 1038-1065 Ermengol III el de Barbastre'=Latin Barbatius,Barbastro,France Barbazan or Italy Barbaccia,Barbazza or Barbazzi' ("of Barbastro"), born ca. 1033, killed at Barbastro in February or March 1065
    * 1065-11 March 1092 Ermengol IV el de Gerp ("of Gerp"), born ca. 1056
    * 1092-1102 Ermengol V el de Mollerussa ("of Mollerussa"), born 1078/1079, died in Mollerussa
    * 1102-1153/1154 Ermengol VI el de Castella ("of Castile"), born 1096
    * 1153/1154-1184 Ermengol VII el de València ("of Valencia")
    * 1184-1208/1209 Ermengol VIII el de Sant Hilari ("of Sant Hilari")
    * 1208/1209-1213 Aurembiaix (first time) under regency of Peter II of Aragon

    1213-1228 Counts from the House of Cabrera
    Cabrera-Urgell coat of arms

    * 1213-1228 Guerau I of Urgell, IV of Cabrera (usurper)

    1228-1236 Counts from the House of Barcelona-Urgell

    * 1228-1231 Countess Aurembiaix (second time), from 1229 with her husband, Peter, son of Sancho I of Portugal. She died in 1231
    * 1231-1236 King James I of Aragon

    1236-1314 Counts from the House of Cabrera

    * 1236-1243 Ponç I
    * 1243 Ermengol IX
    * 1243-1268 Álvaro el Castellà ("the Castilian")
    * 1268-1314 Ermengol X

    1314-1413 Counts from the House of Barcelona

    * 10 November 1314-1327 King Alfonso IV of Aragon, died 1366
    * 1327-1347 James I of Urgell, Prince of Aragon, born 1321, poisoned in Barcelona in 1347
    * 1347-1408 Peter II of Urgell, born 1340, died at Balaguer, 1408
    * 1408-31 October 1413 James II of Urgell. When Martin I of Aragon died he was a candidate to the crown, but the Compromise of Caspe preferred Ferdinand of Antequera. He revolted and on 31 October 1413, surrendered to the king. The county of Urgell was dissolved and count James died in jail in the castle of Xàtiva on 1 June 1433.

    See also

    RispondiElimina