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sabato 4 giugno 2011

Colpo di spugna alla parata: cancellati secoli di storia mentre i festeggiamenti per i 150 anni diventano operazione commerciale


ROMA - Anche quest'anno non ci siamo fatti mancare nulla. Così dopo l'inutile sperpero di denaro pubblico del 17 marzo e iniziative varie, il 150° ha contagiato anche la parata del 2 giugno. Momento celebrativo per la nascita e la fondazione della Repubblica, atto consacrato dalla chiamata alle urne 65 anni fa, per il referendum tra la monarchia e la repubblica. Chi di plebiscito ferisce, di plebiscito perisce e così, a meno di 90 anni dalla nascita del Regno d'Italia, i Savoia (il 2 giugno, giorno della morte di Garibaldi) persero il trono. Lo spettacolo di questo anno è stato particolarmente fastoso proprio perchè ricorrevano i 150 anni dell'unificazione politica della penisola. Per l'occasione non bastava chiamare a raccolta ambasciatori e diplomatici, no, è stato necessario spedire l'invito a un centinaio di Governi di tutto il mondo affinchè i massimi vertici di quel paese giungessero a Roma per festeggiare la repubblica e l'unità. Risultato: è stata spesa una barca di soldi senza un reale motivo, tanto è vero che molti leaders hanno approfittato del "tutto pagato" per svolgere i propri affari di Stato (come Abu Mazen, che ha incontrato il Papa e il vice Presidente degli Stati Uniti, Biden che ha incontrato Moussa, Segretario della Lega Araba per fare il punto sulla Libia). La parata è stata più fastosa degli altri anni perchè sono state tirate fuori dagli armadi le divise storiche dell'esercito italiano, pardon, piemontese. 


La parata del 2 giugno è stata l'ennesima occasione persa. Il sempre più tronfio Giorgio "Savoia" Napolitano come al solito, in quanto garante dell'Unità nazionale non ha speso una parola per quelli che morirono per difendere le Italie reali contro l'Italia ideologica dei Savoia e dei Garibaldi. Nè un gesto, nè una parola. Così, con una parata mezza storica sono stati cancellati 4/5 dell'Italia e centinaia di anni di storia pre - unitaria: un vero e proprio colpo di spugna! Non si spiegherebbe altrimenti. Passiamo ad alcuni esempi. Ad aprire le danze la banda dei Granatieri di Sardegna (ma guarda un pò, non ce lo saremmo mai aspettati!) che ha introdotto con le divise storiche (quelle del Regno di Sardegna anno 1848!) tutta la manifestazione. Qualcuno avrebbe dovuto chiedersi perchè i granatieri napoletani non sono stati fatti sfilare con le loro divise storiche?

I granatieri di Sardegna sfilano con l'uniforme storica del 1848
 
Altra particolarità i granatieri italiani sono nati nel 1659 e questo li rende il reparto dell'esercito italiano più antico. Strano. Strano che l'Italia che non c'era, già aveva un suo esercito e già aveva i granatieri. Ma la stranezza vale anche per la Polizia di Stato, per i Carabinieri e per la Guardia di Finanza. Tutti corpi italiani nati prima dell'Italia. Vale a dire tutti corpi del Regno di Sardegna. Che cosa devono festeggiare i veneti, gli emiliani, i romani, i napoletani e i siciliani? Corpi militari che hanno distrutto le loro tradizioni e le hanno sostituite con altre estranee, comprese quelle militari. Granatieri sardi, granatieri napoletani e dietro i granatieri italiani di oggi, questo sarebbe stato opportuno. Invece niente. Sono sfilate le bandiere, i tricolori, in rappresentanza di 214 anni di servizio quando dalla Cispadana si diede il via all'uso del tricolore alla francese (di natura massonica, ovviamente). Sono stati riesumati i tricolori filo francesi dell'epoca napoleonica, quello della repubblica Cisalpina (poi italiana), quello di un reparto militare italico sotto l'Impero dei Francesi, il tricolore sabaudo del 1848 e del 1865 per finire con quello della repubblica. Mancava un tricolore, che comunque ha fatto storia, vale a dire quello borbonico. 



Due a voler essere precisi, quello adottato da Ferdinando II di Borbone nel 1848 e quello di suo figlio applicato nel 1860, scusate ma val la pena ricordare agli organizzatori della parata che anche quelli hanno fatto parte della storia e che sconfitti non equivale a non esistiti. Altro esempio. I lancieri di Montebello sono stati fatti sfilare sui loro cavalli davanti alle delegazioni di 80 Paesi. 


Sarebbe stato bello, oltre che opportuno e decente, che si fossero ricordati anche i "Diavoli Bianchi", vale a dire i reparti di cavalleria napoletana cui venne affibbiato da Napoleone I questo soprannome per il loro valore e per via dei danni che causarono all'esercito francese in Lombardia quando i napoletani, combattevano per la vera indipendenza dallo straniero. Ma niente. Nè al napoletano Napolitano nè al siculo - bauscia Ministro della Guerra, Ignazio la Russa, è passato per la testa di fare un passo avanti per una vera riconciliazione nazionale. Per fortuna che un sussulto di dignità e verità è venuto da Andrea Montanari, cronista - commentatore di Raiuno. Al momento del passaggio degli uomini della marina con vestiti d'epoca ha avuto l'ardire di affermare: "Ricordiamo anche che la marina Savoia fu largamente debitrice alla Marina del Regno Borbonico perchè tanta parte dei vascelli proveniva proprio da lì". Commento subito dirottato dalla collega Emma D'Aquino che chiedeva informazioni sui finanzieri con bandiera "colonnella".  E via via tutti i 5.239 militi, i 460 civili, 216 cavalli, 196 mezzi a motore e 9 aerei sono stati fatti sfilare nella restante ora senza particolari momenti emozionanti (per evitare guai al Presidente del Consiglio le crocerossine sono state fatte sfilare in due file tra il personale medico militare). Ma non ci stupisce il colpo di spugna storico. Invece di pensare a fare un gesto per la verità la kermesse del 150esimo si è trasformata in una operazione di pessimo merchandising come dimostra l'orribile sito www.150store.it, dove tutti i piccoli patrioti potranno comprare disgustosi gadget che ricordano i 150 anni dell'unità d'Italia. Non solo roba d'alta classe come la spillina a tre tricolori che, al modico prezzo di 7,20  euro vi verrà spedita a casa con tanto di astuccio. 


Spicca su tutto la penna tricolore che diventa una bandiera con ritratto di Garibaldi, che può essere acquistata a soli 6,20 euro oppure se proprio avete bisogno che una penna vi ricordi a quale Stato appartenete potete comprare una più sobria penna bianca con le già citate tre bandierine che però si illumina e fa partire le note dell'inno di Mameli. In alternativa c'è quella che mostra le frasi storiche come il "Qui si fa la patria o si muore" mai pronunciato da Garibaldi a Catalafimi, oppure "L'Italia s'è desta" dell'inno di Mameli, casomai uno dovesse dimenticare questi immortali versi, ecco là che appare la penna pro memoria.

 


Come ho fatto a vivere senza la penna - bandiera e quella di Mameli? Altri 9,20 euro e sarà mia! Oppure si potrebbe ripiegare sull'orologio azzurro e tricolorato, il cappellino bianco con tricolore, ovviamente, i portachiavi tricolore (ovviamente), la polo bianca con tricolore (ancora e sempre tricolore!) o la tazza per una colazione patriottica fino in fondo! E anche l'anno delle celebrazioni mostra il suo vero volto. Operazione di mercato che ci perseguiterà per chissà quanto tempo!

Roberto Della Rocca

1 commento:

  1. Bravo, bravo, bravissimo caro Roberto per quello che hai scritto e per il relativo commento.
    Condivido in pieno! Sono cose che abbiamo già detto ed evidenziato,ma repetita iuvant e non basta mai .
    Sembra strano che ci facciamo i complimenti tra noi stessi, ma io con quanto dico, più che farti complimenti, intendo rafforzare il tuo scritto e ti dico pure che sarebbe molto bello se ci fossero tanti altri compatrioti che facessero anch'essi la stessa cosa (l'invito è formulato e quindi.....coraggio ! ) : il nostro pensiero acquisirebbe maggior forza a contrastare le false verità che si continuano a divulgare in ogni modo,anche con una" acconciata "parata militare .
    Un saluto
    Gianni Salemi

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