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mercoledì 4 maggio 2011

L'opinione/ Giovanni Salemi e il convegno di Roccasecca

ROCCASECCA - Pubblichiamo di seguito l'intervento del Cav. Giovanni Salemi, presidente dell'Istituto di ricerca storica delle Due Sicilie, il quale fa riferimento ad un convegno svoltosi sabato 30 aprile a Roccasecca (Fr), Alta Terra di Lavoro. Grazie all'impegno dell'associazione Verde Liri, l'amministrazione comunale, guidata dal Sindaco Giovanni Giorgio, si è impegnata nella realizzazione di una targa commemorativa in ricordo della collocazione amministrativa del Comune di Roccasecca prima della cancellazione della provincia di Terra di Lavoro, operata da Benito Mussolini nel 1927. Il Sindaco Giorgio ha scoperto la targa e, assieme all'assessore Riccardo Riccardi, ha presenziato al convegno - incontro con il professor Gaetano De Angelis Curtis che ha relazionato sulle condizioni socio - economiche dell'Alta Terra di Lavoro, a cavallo tra gli anni dell'unificazione politica della penisola. A presentare il convegno e a moderare il successivo dibattito il giornalista Fernando Riccardi. (Di seguito la nota del Cav. Salemi e le foto della targa scoperta in comune e il tavolo dei relatori).

P.L.

La targa scoperta al comune di Roccasecca
CAPUA - Ho ripensato stamattina al convegno svoltosi ieri sera nel palazzo comunale di Roccasecca e mi sono venute in mente alcune riflessioni a proposito della relazione tenuta dal prof. De Angelis. Relazione chiarissima,lunga ma lucida,esposta benissimo dal professore con evidente esperienza di docente abituato a illustrare gli argomenti in trattazione con l’intento di trasmettere nozioni e idee. A questo si aggiunga la ottima pronuncia e la scorrevolezza piacevole del discorso e si ottiene il meglio che si possa desiderare  in proposito.

Detto questo, e detto in maniera serena ed obiettiva non certo per accaparrarmi il favore e la simpatia del Professore di cui non ho certamente bisogno, voglio esprimere il mio dissenso sul contenuto in genere della relazione stessa.

Ho detto che è stata chiara e lucida e lo confermo,ma dico pure che  a ben ripensarci mi è sembrata una specie di “confessione” in cui il vecchio Regno rivelava, per l’appunto confessava, tutti i suoi peccati: Voglio dire in effetti che dopo un inizio abbastanza felice o almeno di riconoscimento del legittimo essere dello stesso, non si è più sentita alcuna affermazione da cui risultasse una prevalenza  o almeno una parità del Regno con il famoso Nord piemontese e lombardo: il Regno sempre in affanno,sempre indietro,sempre in ritardo,sempre in situazione di negatività dal punto di vista politico, sociale, economico, culturale, agricolo, industriale e chi più ne ha, più ne metta. Non voglio in questa sede, né forse ne sarei capace appieno, elencare tutte le situazioni in cui il Sud, il vecchio Regno, NOI, eravamo in vantaggio,ma è certo che queste c’erano e come c’erano ed in ogni campo, così come ,non essendo certo le Due Sicilie il regno dell’oro o il regno di bengodi, che non esistono, ci saranno state situazioni nelle quali eravamo in svantaggio:
Io mi scuso con il prof. De Angelis per questo mio contestare, ma devo dire che se ci fossimo espressi in tal modo saremmo già stati più d’accordo, anche se, aggiungo subito, nulla e poi nulla ancora può giustificare e neanche spiegare in maniera convincente, la aggressione che il Regno subì e sotto la quale cadde trascinando nel disastro il popolo tutto in ogni sua componente dal semplice ed umile contadino o manovale al più alto personaggio nel campo della cultura, delle armi, della giustizia e dell’imprenditoria: furono infatti, lo sappiamo bene, solo quelli che fecero il salto della quaglia passando al campo dei vincitori a meno che non ci fossero già da prima, quelli che trassero vantaggio dal cambio di situazione politica.
Mi accorgo di essere già stato troppo lungo,ma una considerazione ancora la voglio esprimere: tutti quei personaggi che sono denominati “patrioti” e che ci hanno sempre indicato come personaggi quasi da venerare, saranno stati  anche in buona fede, non voglio negarlo così per principio,ma è certo che guidati e ispirati dalla loro ideologia politica alcuni, da interessi materiali come la classe dei galantuomini molti altri, non si peritarono di cospirare  contro lo Stato cui appartenevano arrivando anche alla diserzione per i militari,con l’aiuto di Potenze Estere interessate chiaramente  al loro utile, per cui i vari Poerio, Pizzi, Crispi, Visocchi, Polsinelli, Settembrini, Mezzacapo, Cosenz, ecc. per abbattere una monarchia che rappresentava un regime secondo loro non giusto non si fermarono davanti alla distruzione di uno Stato secolare che era poi il loro Stato, senza riuscire a capire, oppure facendolo coscientemente (?), che in quel modo asservivano la loro Patria ad altra entità statale.
A questa mia osservazione, fattagli nell’atto di salutare, il professore De Angelis mi ha risposto dicendo che era quello, appoggiarsi al Regno di Sardegna, l’indirizzo politico cui pensavano le migliori menti del momento, ma anche questa risposta buona e valida per i conformisti, unitaristi, centocinquantenaristi con la bandierina in mano, politicanti e meridionali dimentichi del meridione non mi convince  e non mi soddisfa.
Mi rammarico di non averle espresse queste mie considerazioni al momento .perchè forse avrebbero potuto dar luogo ad ulteriore discussione e dibattito e  spero possa esserci ulteriore occasione altrettanto civile e corretta. 

      Gianni Salemi  

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