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domenica 22 maggio 2011

La vergogna dell'obelisco carolino




BITONTO - La vergogna dell'obelisco carolino, queste sono le uniche parole utilizzabili. Una vergogna per il comune pugliese, per la sua cittadinanza e per tutto il meridione. Una vergogna per quello che l'obelisco rappresentava e rappresenta. Una vergogna per il degrado e lo stato di abbandono in cui versa nonostante la posizione centrale e trafficata in cui sorge (forse è proprio questo il problema!). In fin dei conti è stato uno degli organizzatori della manifestazione che ogni anni si svolge nella città pugliese, Francesco Laricchia, a far notare l'evidente stato di degrado in cui è precipitata l'opera realizzata per volere di Carlo di Borbone all'indomani della battaglia di Bitonto. Durante quello scontro tra spagnoli e austriaci si compirono i destini della nostra Patria e dell'Italia tutta. La vittoria spagnola aprì la strada del trono di Napoli al Duca di Parma, figlio di Filippo V di Spagna e di Elisabetta Farnese, quel Carlo di Borbone che ne restaurò le istituzioni e ripristinò l'autonomia in tre occasioni. Nel 1734, quando ne assunse la corona, nel 1744 quando ne difese l'autonomia dal ritorno delle armate asburgiche e nel 1756, quando andando in Spagna per ereditare la corona spagnola, mantenne l'indipendenza di Napoli mettendo sul trono il giovane figlio Ferdinando. La battaglia di Bitonto, celebrata dall'obelisco, è il simbolo più vivo e reale della grandezza passata del sud, il simbolo della nostra storia, della nostra gente calpestata e umiliata da una Italia stracciona e arrogante, che da 150 anni strappa le pagine di un libro e le sostituisce con pagine diverse, con lo scopo dichiarato di abbruttire e offendere non solo le memorie ma anche, e soprattutto, il presente. E il caso dell'obelisco è un esempio di questa triste realtà. Oggi preda di anonimi vandali che bivaccano ai suoi piedi e vi incidono sopra, con l'aiuto dell'indelebile pennarello sempre a portata di mano per questi vandalici appuntamenti, i pensieri più stupidi. Così adesso non leggiamo più che Carlo di Borbone sancì a Bitonto la nascita dell'indipendenza italiana però conosciamo i componenti di una comitiva passata sotto l'obelisco, composta da Lele, Alessia, Michele e altri; sappiamo che Justin Bieber viene considerato una vera m...; sappiamo che i "truzzi" non sono molto amati e, grazie ad un intervento lievemente blasfemo, che Dio è anoressico. Insomma ce n'è per tutti i gusti. Tutto questo va scritto e detto non per divertire o compatire e nemmeno per fare populismo di quart'ordine e cercare consenso sull'ovvio. Queste cose vanno dette e raccontate perché siamo di fronte all'ennesima prova pratica di come il modo in cui è stata fatta l'unità d'Italia sia stato sbagliato e quale sudditanza ha creato nel popolo napoletano. E' assurdo pensare di trovare scritte simili a Londra sulla colonna Nelson a Trafalgar Square, o sulla porta di Brandeburgo a Berlino o ancora sul Partenone di Atene. Questo solo perché quei cittadini hanno la consapevolezza e la coscienza di cosa quei monumenti rappresentano. Il problema di Bitonto, che è solo un caso su troppi nel meridione, non è il vandalo che scrive sull'obelisco ma quello di una città che non conosce il proprio passato. Di una popolazione che non sa che quell'obelisco insozzato è l'orgoglio del meridione e dell'Italia libera dallo straniero. Eppure basterebbe poco. Rimettere quella grata che pure da alcune foto dell'epoca si riconosce. Basterebbe quello. Chissà perché i soldi del sud sono usati per consulenze strapagate e inutili, per promuovere le sagre e kermesse più assurde e inutili, per installare migliaia di pannelli in tutto il paese (moderni vespasiani inutili anch'essi) dove si spiega che Garibaldi e Mazzini sono eroi senza macchia e senza paura (!). Chissà perché i soldi per pulire un monumento così importante e recintarlo con una grata non si riescono mai a recuperare. Chissà se mai l'obelisco, orgoglio di tutto il Sud, tornerà mai al suo antico splendore. Per quel che ci compete, a noi tocca ricordare, e ricordiamo quella straordinaria giornata del sud del 25 maggio 1734 con le parole scelte dal vincitore dello scontro: Carlo di Borbone.

Carolo hispaniarum infanti 
neapolitanorum et sicolorum regi 
parmensium 
placentinorum 
castrensium 
duci 
magno aetruscorum 
principi 
quod 
hispanici exercitus 
imperator 
germanos deleverit 
italicam libertate 
fundaverit 
appuli calabrioque 
signum 
extulerunt


Roberto Della Rocca
 

1 commento:

  1. Ci siamo decisi a costituire un Comitato Obelisco Carlino per chiedere alle autorità il restauro e la messa in sicurezza del monumento. Abbiamo anche inaugurato un blog (http://obeliscocarolino.blogspot.com) dove documenteremo tutte le azioni intraprese con il Comune di Bitonto e le autorità competenti. Tutti potranno vedere "l'avanzamento lavori" e potranno giudicare l'operato. Speriamo di risolvere il problema per il 278° anniversario!

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