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lunedì 23 maggio 2011

Bitonto, la festa dell'indipendenza delle Due Sicilie

BITONTO - Bitonto, 21 maggio 2011. Qui si sono raccolti, come ogni anno, i meridionali che conoscono la propria storia. Una storia che vogliono riscoprire e promuovere. Ad animare la manifestazione è il gruppo di patrioti di Rete Sud, che sono riusciti a fondare nel 2004 un evento che ormai da 8 anni riscuote il consenso generale. Anzi, è stato fatto di più. La manifestazione di Bitonto è l'unica dove si commemorano vincitori e vinti, diventando un esempio, l'unico a quanto pare in Italia, di convivenza e di giustizia per chi ha combattuto ed è morto sullo stesso campo di battaglia 277 anni fa. Proprio per questo motivo la manifestazione di Bitonto si divide in tre parti, ognuna significativa e importante. Le prime due guardano indietro, la terza al domani. 


IL RICORDO DEI SOLDATI AUSTRIACI
Presso la chiesa di Cristo Re il delegato della Croce Nera d'Austria, Umberto Schioppa, assieme al Dott. Francesco Laricchia, hanno reso omaggio ai caduti austriaci. Nel giorno della battaglia su tremila caduti, mille furono gli austriaci. Con profondo ossequio i vincitori, i meridionali, hanno deposto una lapide nel cortile della chiesa di Cristo re, dove si ricordano i vinti. La chiesa si trova in contrada Chinisa proprio dove sorgeva un piccolo edificio di culto dedicato a Santa Maria de Stabilinis, edificata per volere del potente feudatario Giovanni Antonio Orsini del Balzo a partire dal 1353 e ampliata con annesso Convento. 


Nel 1717 i frati istituirono la confraternita di San Pasquale e 17 anni dopo, all'indomani dei fatti del 25 maggio, seppellirono negli spazi attorno la struttura, la maggior parte dei mille caduti austriaci. In epoca repubblicana, negli anni '60, i nuovi lavori urbanistici portarono alla riscoperta degli scheletri che furono trasferiti al cimitero di Bitonto, si suppone nell'ossario comune (anche se non è certo il luogo dove essi riposano). Sul vecchio luogo di sepoltura il comitato dei festeggiamenti per la vittoria di Carlo di Borbone ha deposto la lapide commemorativa con cui si ricordano quei morti. Il fatto è di notevole importanza, tanto che il governo della Repubblica Federale Austriaca ha inserito Bitonto nel percorso culturale internazionale, percorso a tappe lungo la storia dell'Austria che passerà anche dalla Puglia.

LA CERIMONIA ALL'OBELISCO 
Secondo passaggio della manifestazione bitontina ha visto "protagonista" l'esercito vincitore, quello spagnolo di Don Carlo di Borbone celebrato ai piedi dell'obelisco fatto innalzare dal vincitore diventato Re di Napoli e Sicilia. Tra le bandiere borboniche e austriache è sfilata la corona d'alloro che, a differenze di molti altri casi, viene innalzata sull'obelisco e non deposta ai piedi dello stesso. La differenza l'ha spiegata lo stesso Francesco Laricchia che ha illustrato il senso dell'innalzare, dell'elevazione della corona, segno di riconoscenza per coloro che con il loro sacrificio restituirono l'indipendenza al meridione. Parole sono pure state spese per evidenziare il significato di quell'incisione fatta da Don Carlo negli anni successivi la vittoria, in particolare per le tre parole ITALICAM LIBERTATE FUNDAVERIT dedicate al Re, colui che stabilì a Bitonto la libertà dell'Italia. 



Se le armate spagnole ripristinarono il trono del Borbone, i napoletani dieci anni dopo Bitonto, sui campi di Velletri confermarono la volontà di indipendenza. A prendere parte alla cerimonia all'obelisco decine di patrioti arrivati da tutta Italia, da Torino alla Sicilia, e un gruppo di cittadini di Bitonto incuriositi dalla folla che si era radunata in piazza. Conclusa la cerimonia, il gruppo di patrioti si è spostato per l'ultima tappa della manifestazione, al Comune di Bitonto: la consegna dei premi Alfiere del Sud.

I  NUOVI ALFIERI DEL SUD 
Nel salone degli specchi del Comune di Bitonto si è svolta l'ultima parte, nonché la più significativa, della giornata dei festeggiamenti per l'indipendenza delle Due Sicilie. Il premio Alfiere del Sud non assegna un premio in denaro ma è molto di più. Essere Alfieri del Sud significa, inoltre, non solo essersi distinti come convinti sostenitori della cultura e della storia meridionale ma anche, e soprattutto, l'essersi fatti promotori e averne contribuito la diffusione. Importanti le parole pronunciate dal magistrato Edoardo Vitale che, dopo un sentito ricordo del padre (cui è stata dedicata la sezione italiana del premio), ha invitato gli Alfieri e non solo ad impegnarsi ancora di più per mettere in pratica quanto da anni si sta promuovendo nel settore culturale e storico. 


Particolarmente significative sono state le premiazioni attribuite al giovanissimo Francesco De Lorenzi, studente 18enne che ha ricevuto il premio nel settore juniores per via della notorietà raggiunta nel settore del contrasto alla criminalità telematica internazionale. Il giovane De Lorenzi collabora, infatti, con decine di polizie di tutto il mondo nella lotta alla pirateria informatica. L'impegno preso dal giovane è stato quello di non lasciare la propria terra. Altro premio è stato assegnato al dott. Michele Iannelli che è stato promotore della lotta contro il Museo di Antropologia Criminale di Torino fondato da Cesare Lombroso, nel quale sono esposti i crani di numerosi "briganti" meridionali. Iannelli ha coordinato le manifestazioni anti lombrosiane che si sono svolte a Torino e che hanno visto la partecipazione di numerosi meridionali giunti appositamente nella città piemontese. Anche la Dirigente Scolastica dell'Itis Modesto Panetti di Bari, Eleonora Matteo, è stata insignita del premio per aver ospitato il I seminario di Studi Storici promosso dall'Istituto di ricerca storica delle Due Sicilie, nella sua scuola. Importante anche la nomina ad Alfiere della dott.ssa Maria Giovanna Ferrante, collaboratrice de La Stampa di Torino, ma napoletanissima, che ha contribuito a diffondere la lotta contro il museo lombroso e, per i prossimi mesi, sta organizzando una visita commemorativa al forte di Fenestrelle e diverse petizioni per portare la questione meridionale nelle istituzioni europee di Strasburgo e Bruxelles.

P.L.

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