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martedì 26 aprile 2011

Capodimonte, un gioiello borbonico al servizio di Italia 150!


Il complesso Reale di Capodimonte


CAPUA - Dovremmo essere tutti, noi che ci interessiamo della nostra storia uscendo dalla “strettoia” del racconto ufficiale, ben preparati a sentire le cose più strane e le menzogne più ardite recitate (a volte anche bene) dagli organi dello stato. E dicendo tutti, intendo comprendere anche quelli deputati a fare cultura.
La presenza di questi ultimi, ben riflettendo, non può essere esclusa essendo essi serviti nel passato a costruire i miti e le false verità su cui ancora oggi si appoggiano le istituzioni di uno stato mal costruito, difforme nei suoi popoli per antiche diverse storiche tradizioni di vita. Questa  breve riflessione mi serve per entrare nel tema vero e proprio di cui voglio dire: stamattina, ascoltando il programma di RAI Regione (Campania) tra le varie notizie di cronaca ho sentito la comunicazione (fatta anche con una certa enfasi!) della apertura nel palazzo di Capodimonte di una mostra di dipinti che celebrano il famoso centocinquantenario della unità e tra questi,
così è stato riferito dal giornalista incaricato dell’intervista, si segnala la presenza di quadri, disegni e sculture ordinati da Vittorio Emanuele II ad artisti dell’epoca anche importanti (sarebbe interessante sapere cosa avrebbe pensato in proposito Giacinto Gigante, già istruttore di disegno dei Principi Reali Borbonici!) e “donati” al popolo napoletano.
Siamo alle solite: per amore del potere, per conformismo, per viltà, per ignoranza della vera verità, la classe dirigente della antica capitale dimentica tutto e, utilizzando come contenitore un gioiello borbonico, coglie l’occasione per continuare a celebrare chi a quella capitale e al suo popolo tolse ogni bene morale e materiale, arrivando a parlare, cosa alla quale non si era ancora arrivati, di doni ricevuti.
Pare incredibile! Eppure è così: i predicatori delle menzogne possono continuare a raccontarne altre senza accorgersi, ma forse lo sanno e gli conviene, che in tal modo annullano sempre più la coscienza identitaria del popolo stesso, favorendo l’abbassamento del senso civico perché, è facilissimo comprenderlo, come si può essere orgogliosi del proprio passato quando  non lo si racconta oppure quando, se qualcosa di esso viene detta, si tratta sempre e solo di denigrazioni (quasi sempre di denigrazioni pesanti)?
Intanto oltre ad essere ignoranti, supinamente conformisti e vili, le classi dirigenti di ogni livello hanno perso anche il senso della vergogna, hanno perso lo “scuorno”, addormentando il popolo con il pallone, importante sì ma solo un aspetto della vita, costringendolo a vivere camminando sulla “monnezza” con la quale si ricevono anche i turisti. Che peccato, essere finiti tanto in basso!
La speranza però si sa, non muore mai, e noi speriamo di riuscire a incuriosire i buoni compatrioti verso il passato, certo non come sterile nostalgismo, ma come stimolo che faccia guardare al presente e al futuro che noi ci auguriamo ci porti a un insieme di macroregioni riflettenti gli antichi stati preunitari con il loro patrimonio di tradizioni e di specificità di vita. Operazione che, restituendoci la possibilità di onorare il nostro passato, porterà ad un futuro migliore.

Gianni Salemi

1 commento:

  1. Bravo comandante! Ancora una volta i "vertici" campani ospitano nei gioielli borbonici le mostre che celebrano i personaggi che hanno distrutto Napoli e tutto il Sud. Senza neanche ringraziare chi di dovere e, anzi, continuando a dannare il nome dei Borbone e degli altri eroi meridionali.
    Roberto

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