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lunedì 14 marzo 2011

Speciale Tg1, Carlo di Borbone rivendica la grandezza del Sud borbonico!


CASERTA - Quando meno te lo aspetti capita l’imprevedibile. Può capitare anche che di domenica sera in seconda serata (a seguire di una fiction che ha fatto registrare oltre 6 milioni di persone di ascolto) uno speciale del telegiornale della rete ammiraglia della Tv di stato, metta in onda alcune verità sul risorgimento. Se questo avviene a 4 giorni dalle celebrazioni per i 150 anni dell’unificazione politica, festeggiamento per decreto è opportuno ricordarlo (sic!), allora la sorpresa è massima. Questo è successo domenica sera quando lo speciale tg1 è stato dedicato ai 150 anni dell’unificazione ma non si è trattato della solita “tirata” al mito risorgimentale, o per lo meno, non solo quello. A condurre lo speciale è stato il giornalista Roberto Olla a cui vanno i complimenti per l’equilibrio su come è stata portata avanti la trasmissione. Nato ad Alghero, ma giovane emigrato a Milano, è responsabile della rubrica tg1 storia. Ospiti della serata erano lo storico Giordano Bruno Guerri, autore de “Il sangue dei vinti” che affronta il tema della resistenza napoletana all’invasore piemontese, e Lucy Riall, storica inglese autrice di un saggio su Garibaldi. Per dare un senso dell’imprevedibile basta citare tre momenti andati in onda domenica sera. Innanzitutto lo spazio offerto alle ragioni dei vinti. In primis i tedeschi d’Italia, vale a dire gli altoatesini che, dagli anni ’70 vengono stipendiati per stare entro i confini della repubblica italiana. E stipendiati non è un termine buttato a caso. Grazie alle convenzioni che regolano i rapporti con le minoranze la provincia autonoma di Bolzano trattiene il 90% delle tasse imposte ai suoi cittadini (che sono ovviamente inferiori a quelle che si pagano nel resto della penisola cui sono imposte col bastone). Questo vuol dire che la provincia autonoma ha a disposizione 5 miliardi di euro l’anno. Soldi che impiega per garantire sanità, istruzione, cultura e servizi di primissima qualità. Basti pensare che i nessuna provincia italiana sarà mai in grado di offrire 300 tipi diversi di contributi per i suoi cittadini. Senza contare i soldi che arrivano da Roma, lo stipendio, il surplus, per l’appunto che si aggiunge al tesoretto altoatesino, pardon, sudtirolese giacchè di austriaci si tratta (il rapporto della “minoranza” fa legge. Su ogni 10 cittadini, 7 sono tedeschi e 3 italiani importati che costituiscono la reale minoranza). La seconda questione interessante che emerge riguarda i Savoia che ancora oggi, a 150 anni di distanza dai fatti del 1861 dimostrano una disgustosa inclinazione al compromesso, alla trattativa, alla “pronatura”. Tutto questo è apparso evidente senza che il ballerino Filiberto aprisse bocca. Bastava guardarlo. Indossava la cravatta delle celebrazioni. Tre tricolori con la scritta 1861 – 2011. 


Adesso è vero che ognuno può indossare ciò che vuole e la mia critica non è stilistica ma riguarda i valori. Se fossi io il discendente di casa Savoia (e ringrazio il cielo di non esserlo!) non indosserei mai una cravatta con la bandiera repubblicana. Un simbolo che è sbagliato perché l’Italia fu unificata “grazie” ai Savoia e sarebbe stato opportuno che almeno una delle tre bandiere fosse quella monarchica. Invece no. Il ballerino non si fa scrupolo nell'indossare il feticcio repubblicano (dopo essersi lamentato su tutti i giornali perché la repubblica aveva messo da parte il ruolo di Casa Savoia) e lo indossa soltanto perché il presidente della Repubblica, Giorgio “Savoia” Napolitano, ha invitato tutta la famiglia al Pantheon per celebrare il “capo chiancaVittorio Emanuele II. Per evitare di sbagliare, data la diatriba dinastica in casa Savoia, Napolitano (è pur sempre un politico della prima repubblica) ha pensato bene di invitare ufficialmente anche Amedeo di Savoia, duca di Aosta, che, intervistato nello speciale tg1 ci fa notare una grande verità. I signori Savoia, Vittorio Emanuele e Emanuele Filiberto che vantano una purezza di sangue familiare su tutti gli altri parenti, non conoscono (o fanno finta di ignorare) la storia della loro famiglia visto che alla morte di Carlo Felice di Savoia subentrò non un successore ma un collaterale. Carlo Alberto di Savoia – Carignano che gli era parente a 12 gradi di distanza, un ramo molto collaterale da cui ne discende tutta l’attuale stirpe. A tutta questa diatriba sabauda ha fatto da contraltare l’intervista a Carlo di Borbone, duca di Castro, il quale ha chiarito alcuni punti importanti. 



Ha innanzitutto precisato che alla sua famiglia, ai sovrani delle Due Sicilie, si devono alcuni degli ammodernamenti più significativi per il meridione (dalla ferrovia all'assistenza sanitaria, dall'acqua corrente alle cattedre universitarie. Ha ricordato che i Borbone delle Due Sicilie sono stati dei pionieri in diversi settori che hanno consentito una crescita culturale, economica, industriale sociale senza precedenti. Ha auspicato, infine, che questi 150 anni non siano passati invano dal punto di vista della storiografia e della ricerca. E’ assurdo che sul dizionario alla parola borbonico deve essere dato significato dispregiativo e negativo come sinonimo di arretrato. Assurdo e totalmente sbagliato. A giudicare però dal tenore che stanno assumendo questi festeggiamenti, partiti in sordina ma amplificati verso il 17 marzo, l’auspicio di S.A.R. Carlo di Borbone difficilmente troverà accoglimento.

Roberto Della Rocca

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Di seguito il messaggio, condivisibile al 100%, a commento della trasmissione di domenica sera arrivato dal Presidente dell’Istituto di ricerca storica delle Due Sicilie, cav. Giovanni Salemi:

Con gioia ho visto e sentito il mio Re dire poche ma giuste cose con semplicità e chiarezza ed io che sono, mi professo e mi dichiaro monarchico, naturalmente borbonico, sono stato felice. Il conduttore, nonostante le condizioni della messa in onda, non si è comportato male e così lo storico Giordano Bruno Guerri. Ci sarebbe voluto solo qualche “appunto” a quella “Miss” inglese che parlava  a modo suo di Garibaldi e del cosiddetto “Risorgimento”, ricordandole l’oro inglese, servito alla corruzione dei funzionari traditori duo siciliani e a finanziare i pirati del nizzardo, e il ruolo svolto dalla massoneria internazionale antiborbonica e anticattolica! Ma va bene comunque e sempre, sempre, sempre Viva ‘o Rré!

Giovanni Salemi

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Per seguire la trasmissione andata in onda domenica sera. Il link seguente:


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