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martedì 8 marzo 2011

Il popolo delle Due Sicilie ha deciso: Maria Sofia è stata assolta!

Un momento del processo
 La Regina Maria Sofia e l'avv. Formicola

LECCE – Si è svolto sabato 3 marzo il previsto processo a Maria Sofia di Borbone Wittelsbach, ultima regina delle Due Sicilie. Il processo è stato organizzato dall’associazione Progetto Osservatorio, associazione pugliese fondata dal sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano, in collaborazione con Confindustria Puglia, Alleanza Cattolica, Fondazione Magna Carta, Fondazione Nuova Italia e Compagnia delle Opere Lecce.Va detto, a scanso di equivoci che il processo si è concluso nel modo più felice possibile, vale a dire con l’assoluzione piena dell’ultima regina delle Due Sicilie. Sugli oltre 300 spettatori presenti solo in dieci hanno alzato la mano per esprimere il loro voto favorevole alla condanna. L’assoluzione non può che far piacere ma una riflessione generale non può dipendere solo dal risultato finale. A metà strada tra un convegno di studi storici e una rappresentazione teatrale il processo si è svolto con la partecipazione della giovane attrice Alessandra Crocco che ha messo in scena Maria Sofia di Borbone. Bella e brava, senza alcun dubbio, anche se imprecisa in alcuni passaggi storici. Semplice peccato veniale. Ottimo anche il lavoro svolto dal pubblico ministero Francesco Paolo Sisto e dall’avvocato difensore Giovanni Formicola, entrambi principi del foro che hanno saputo muoversi sulla scena con una naturalezza da veri attori padroni del palco. In generale il risultato del processo è senza alcun dubbio positivo. Un personaggio tanto grande e così poco conosciuto è stato presentato a oltre 300 persone non nella solita luce oscura. Ma questo pregio si è rivelato anche il maggior difetto dell’operazione meritoria tentata dal sottosegretario Mantovano. Il vero “problema” stava infatti nell’impianto accusatorio. I capi di imputazione attribuiti a Maria Sofia sono stati due: il primo, di essere stata, nel corso della sua vita, una pessima madre (una tesi che stava in piedi sulla base della vicenda drammatica della piccola Maria Cristina Pia di Borbone e della storia delle due figlie che, si suppone, la regina abbia avuto con il comandante zuavo e conte belga Armand de Lawayss); il secondo di aver brigato con gli anarchici europei per colpire Casa Savoia. Per quanto realistici siano state i punti sollevati, il personaggio di Maria Sofia avrebbe forse meritato una maggiore considerazione per il suo ruolo politico. Si sarebbe potuto accusarla di secessionismo, oppure di aver favorito il brigantaggio, o ancora di essersi opposta in modo tenace e feroce all’unificazione politica della penisola italiana. Di tutto questo non si è parlato preferendo indugiare (forse un po’ troppo) sui fatti della camera da letto reale. Tutto questo ha favorito ampi spunti per fare battute attuali ma ha un po’ svilito il discorso storico. C’è da dire che gli organizzatori non sono certamente dei borbonici ortodossi ma l’obiettivo di aprire la mente su un personaggio tanto caro al sud è stato certamente raggiunto. In fin dei conti il ripensamento critico della rivoluzione italiana del 1860 è già qualcosa di molto importante. Rapidi ma incisivi i passaggi sul momento più eroico della Famiglia Reale, vale a dire l’epopea di Gaeta che resta nella storia per il coraggio dimostrato da Francesco II e dalla consorte. Due le stonature del pomeriggio. La prima è stata senza alcun dubbio la descrizione che è stata fatta fare alla Regina Maria Sofia del proprio consorte appena conosciuto a Bari: alto, scartellato, secco e faccia gialla. Non era proprio così Francesco II e non si capisce perché è stata permessa una descrizione così inesatta (poi riscattata dalla stessa attrice al momento della descrizione dei fatti di Gaeta). La seconda è stata la presenza di un testimone dell’accusa definibile sui generis: Gabriele D’Annunzio, il sommo vate, interpretato (bene) da Pier Luigi Portaluri. La presenza di D’Annunzio ha, a mio avviso, fatto perdere solo del tempo, rivelandosi inconcludente ai fini della vicenda storica di Maria Sofia. Malgrado ciò l’iniziativa di progetto osservatorio va promossa perché nell’anno dei festeggiamenti miopi dell’unificazione è servita a parlare di qualcosa di diverso dai soliti, intoccabili miti cosiddetti risorgimentali.

Roberto Della Rocca

P.S. Seduti tra il pubblico a comporre la giuria popolare, accorsi per votare a favore della Regina delle Due Sicilie, erano presenti una delegazione dell’Istituto di ricerca storica delle Due Sicilie (composta oltre che dal sottoscritto anche dagli amici Andrea Casiere e Giancarlo Rinaldi) assieme agli amici di Rete Sud (Francesco Laricchia e Gaetano Marabello) e a Nestore Spadone, dei Comitati Due Sicilie - Bari.


1 commento:

  1. comunque francesco II fece degli errori, come la disgragazione dell'esercito sciogliendo i reggimenti svizzeri, i piu' fedeli alla dinastia; la regina fu lei che fece tutto per tenere il regno, anche dopo la presa di gaeta, se tradi' francesco e' perche' nopn era innamorata di lui, daltronde nei matrimoni ombinati piu' o meno era cosi, comunque era consona della sua identita' di regina.

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