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lunedì 28 marzo 2011

Civitella del Tronto, conclusa la due giorni tradizionalista



CIVITELLA DEL TRONTO – Si è concluso domenica il XLI incontro tradizionalista della fedelissima città di Civitella del Tronto, un appuntamento che è ormai diventato occasione fissa di ritrovo per i tanti che, nonostante tutto e tutti, non si arrendono all’oblio e lottano per il recupero del proprio passato e della propria memoria. Una due giorni fatta soprattutto per chi ha la passione e il cuore meridionale, e per chi non si tira indietro dalla lotta, anche a costo di sacrifici. Civitella rappresenta tutto questo. Passeggiando per i suoi vicoli, quando ancora tutti dormono e le prime luci dell’alba illuminano le vicine montagne innevate, sembra di essere tornati indietro negli anni, ai giorni in cui non si era schiavi del tempo. I minuti non contano. Contano solo i tuoi sentimenti e quella forza, quell’attrazione verso un luogo pieno di significato. E’ durante quella passeggiata che capisci quanto abbia ragione Maurizio Di Giovine, uno dei principali artefici del successo della manifestazione tradizionalista, quando invita a comprendere il rispetto per quel luogo sacro. Consapevolezza che aumenta ad ogni passo mosso verso la vetta della fortezza.


Unione o Unità, questo il titolo del convegno con cui si è ufficialmente aperta la due giorni. Un convegno di altissimo livello che ha saputo cogliere gli aspetti più profondi e interessanti della questione meridionale che si trascina, oramai, da 150 anni. A dare il benvenuto agli oltre 50 partecipanti, giunti da tutto il Sud, il prof. Paolo Caucci Von Sauchen, presidente del comitato organizzatore cui è seguito il saluto del dott. Giuseppe Catenacci, presidente dell’associazione ex allievi Nunziatella che ha presentato il volume “La gloriosa fine di un Regno – gli ufficiali dell’Esercito Napolitano usciti dal Real Collegio Militare della Nunziatella alla difesa di Gaeta”, seconda edizione del testo presentato a Gaeta lo scorso mese, aggiornato con un comodo indice dei nomi e una preziosa bibliografia. A seguire gli interventi del prof. Giovanni Turco, docente di filosofia teoretica all’Università di Udine, del dott. Edoardo Vitale, magistrato e direttore dell’Alfiere, del prof. Miguel Ayuso, docente di Scienze politica all’Università Comillas di Madrid, del prof. Guido Vignelli, del ricercatore Fulvio D’Amore e del dott. Maurizio Di Giovine, storico.



La mattinata di domenica è cominciata con il raggruppamento dei convenuti alla porta Napoli e alla loro marcia all’interno di Civitella del Tronto dove si è giunti in Largo Rosati dove si erge il monumento funebre di Matteo Wade, soldato irlandese dell’esercito napoletano tra gli eroi che si distinsero nella tenuta del forte di Civitella in occasione dell’assedio del 1806 quando gli invasori erano i francesi guidati da Giuseppe Bonaparte. Il monumento funebre, complesso marmoreo che richiama lo stile neoclassico che fu del Canova (con i richiami alla classicità greca e romana con ispirazione orientale), è stato spostato all’interno del borgo solo nel 1861 quando, i piemontesi, ultimi invasori del Sud, decisero di radere al suolo (e in parte vi riuscirono) la fortezza appena espugnata proprio per cancellare le tracce di un glorioso passato. Wade resta ancora oggi il simbolo di quei tanti che non si arrendono e che hanno reso omaggio, sulla sua tomba, a tutti quelli che come Wade, non vollero “adeguarsi” in silenzio al nuovo corso delle cose, non abbandonarono la tradizione per la moderna schiavitù che veniva loro offerta dai rivoluzionari di professione, non tradirono il loro giuramento per mettersi al seguito di un occasionale invasore, non rinunciarono alla vera fede per servire il Dio denaro. Quelli sono i punti di riferimento a cui ci si deve ispirare nella quotidiana battaglia contro i prevaricatori, i saltimbanchi e gli opportunisti che minano il recupero autentico della nostra memoria.


L’arrivo in cima alla Fortezza di Civitella del Tronto è emozionante nonostante l’incuria in cui è precipitata a causa della cattiva gestione delle amministrazioni locali che la lasciano agonizzare tra cantieri infiniti e incuria nelle strutture tecniche che dovrebbero facilitare l’ascesa. L’impatto è impressionante perché passo dopo passo ci si rende conto di due cose. Innanzitutto della maestosità della struttura, immensa e che, soprattutto, sta a testimoniare enormi capacità nel settore dell’architettura militare. Tre diversi livelli per rendere impossibile un assalto diretto, se non a costi elevatissimi di vite umane, mura molto spesse per tentare di resistere il più possibile ai colpi dei cannoni. Una fortezza imprendibile che ha cessato di essere tale quando lo sviluppo della moderna artiglieria ha reso inutile la tecnica del vecchio e “classico” assedio medievale. Appena entrati si accede alla prima “piazza” quella del Cavaliere dove, fino al 1861, era collocato il monumento a Matteo Wade. Seguendo il secondo camminamento si giunge alla Piazza d’Armi dove ogni giorno si svolgeva la cerimonia dell’alzabandiera. Infine la Grande Piazza, punto più alto della fortezza di Civitella, dove sorgono il palazzo del Governatore (pochi resti, in realtà) e la chiesa di San Giacomo. Dal terzo livello si raggiungeva il bastione di San Giacomo che, assieme ai bastioni Sant’Andrea e San Pietro sul lato est della roccaforte, costituivano i principali spalti difensivi durante gli assedi che hanno visto Civitella protagonista. Giunti sulla piazza d’armi principale, mentre si attende l’alzabandiera, non si può non pensare alla grande valenza di una fortezza come Civitella semplicemente guardando il bellissimo panorama. Civitella è realmente il confine del Regno del Sud. Una vecchia guardia che, da un lato, copre la strada che passa tra alti e innevati monti della Laga e, dall’altro lato, sorvegliava la costa, la foce del Tronto e il primo tratto della riviera abruzzese. Nessun esercito avrebbe avuto vita facile senza prendere, o stringere d’assedio, la fedelissima Civitella.



A rendere omaggio e a tessere l’elogio dei soldati delle Due Sicilie stretti d’assedio a Civitella del Tronto è stato il Cav. Giovanni Salemi, ex allievo della Nunziatella, che ha ricordato, prima della Santa Messa celebrata nella chiesa di San Giacomo, la storia delle istituzioni militari del Regno e il valore dei soldati napoletani caduti per difendere l’indipendenza della propria patria (l’intervento è riportato sotto). Al termine della celebrazione eucaristica in rito tradizionale si è svolta la colazione conclusiva alla fine della quale i convenuti si sono congedati dandosi appuntamento al prossimo anno. 


Roberto Della Rocca


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