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domenica 20 febbraio 2011

Recensione de "L'Inghilterra contro il Regno delle Due Sicilie" di Erminio De Biase



In questi ultimi anni l’approfondimento sul tema della caduta del regno borbonico è molto cresciuto e, rispetto ai tempi di Carlo Alianiello, Silvio Vitale e Angelo Manna, un lungo percorso è stato compiuto, almeno dal punto di vista della diffusione di certe verità che, fino agli anni ’50 del passato secolo XX, erano ben nascoste nei cassetti. Da quei padri nobili del meridionalismo tutta una lunga serie di ricercatori ha passato anni interi a cercare e consultare archivi pubblici e privati, in Italia e all’estero. La ricerca spesso ha puntato a certificare che le condizioni delle Due Sicilie, seppur non fossero da terza potenza industriale del mondo, fossero elevate rispetto allo standard dell’epoca in modo da sconfessare la storiografia ufficiale. O ancora si sono ricercate le carte dei processi sul brigantaggio per dimostrare quanto fosse opprimente, illiberale e criminale la macchina messa in moto dagli occupanti piemontesi contro le popolazioni meridionali conquistate nel biennio 1860 – 1861. Erminio De Biase, napoletano Doc, conosce bene l’importanza della ricerca storica. Come dimostra la sua ultima opera “Memorie di un ex capo brigante” diario di Ludwig Richard Zimmermann, esponente controverso della banda Chiavone (Arte Tipografica editrice, Napoli, 2010), la ricerca sulle fonti di primo livello è essenziale. Tuttavia non è sulle memorie di Zimmermann che mi soffermo oggi, bensì su un precedente lavoro di De Biase che ha approfondito un altro tema scottante in questo periodo di ebbrezza per i festeggiamenti dei 150 anni della cosiddetta unità d’Italia. Stiamo parlando de “L’Inghilterra contro il Regno delle Due Sicilie – Vivi e lascia morire” (Controcorrente, Napoli, 2002). Il testo, risalente a 9 anni fa dimostra una eterna attualità, un buon impianto narrativo e un eccellente lavoro di ricerca archivistica. Erminio De Biase non si è limitati ai “facili” Archivio Borbone, Archivio di Stato di Napoli e Archivio Storico del Banco di Napoli ma ha raggiunto Milano per la consultazione delle Civiche raccolte storiche del Museo del Risorgimento e non ha avuto remore a consultare la Guildhall Library e il Public Record Office di Londra e l’Oesterreichesstaatsarchiv – Haus, Hof Und Staatarchiv di Vienna. Il risultato di questo sforzo di ricerca ha permesso di aprire un nuovo spiraglio su quelle famose verità nascoste precedentemente segnalate. La scelta di chiamare ogni capitolo con uno dei titoli dei film di James Bond è originale e, allo stesso tempo, permette di farsi un’idea sul tema trattato in ogni parte del testo. “Una cascata di diamanti” prefigura le immagini della corruzione di ufficiali e funzionari che è stata necessaria per scardinare l’assetto statale del Regno così come “Al servizio segreto di Sua Maestà” serve a capire quanto importante è stato il lavoro di spionaggio servito a preparare il terreno alla spedizione di Garibaldi, primo passo della caduta dei Borbone di Napoli. Interessante “Operazione Piovra” dove vi è il racconto dell’azione diffamatoria e incriminatoria partita da Londra ai tempi di Ferdinando II e orchestrata dal ministro Palmerston e dall’ambasciatore Gladstone. “L’inghilterra contro il regno delle Due Sicilie”, un libro a cui sono affezionato, un testo che consente di far luce su una vicenda che le autorità statali italiane non vogliono chiarire. “Stranamente” gli inglesi si vantano ancora oggi (si veda la trasmissione tv notturna protestantesimo) del grande ruolo ricoperto dalla Gran Bretagna per sostenere Garibaldi e il Piemonte, mentre il 17 marzo Giorgio Napolitano celebrerà, dimenticando Palmerston, Temple, Gladstone e Mundy, gli eroi (sic!) Garibaldi, Mazzini, Cavour e Vittorio Emanuele II.
Buona lettura.
Roberto Della Rocca.

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