ATTENZIONE, AVVISO AI LETTORI DEL BLOG

Si avvisano i lettori che per commentare i post pubblicati è necessario accedere con l'account di posta gmail o inviare il proprio commento a istitutoduesicilie@gmail.com e gli amministratori provvederanno alla pubblicazione a nome del mittente.

lunedì 14 febbraio 2011

Il costo dell'unità...



CASERTA (r.d.r.) - A giudicare dalle dichiarazioni di questi giorni, il 17 marzo quale festa nazionale per celebrare l’unificazione politica della penisola sarebbe a rischio. Diversi ministri si sono interrogati sulla questione parlando di inopportunità circa il blocco delle attività economiche e amministrative per quella data. Non solo la Lega Nord, per bocca di Roberto Calderoli e Umberto Bossi (ministri della semplificazione legislativa e delle riforme) ma anche dal Popolo della Libertà sono arrivati molti distinguo, come quello della Gelmini che vuole tenere aperte le scuole, e pochi difensori della festa unitaria (su tutti il ministro La Russa e il sindaco di Roma Gianni Alemanno). Ci limitiamo ai partiti di governo perché a loro toccherà, eventualmente, essere chiamati a decidere sulla festa nazionale. Già, perché a un mese dalla fatale data ancora non è stato ufficializzato nulla e in molte regioni le amministrazioni stanno provvedendo in modo autonomo (le direzioni scolastiche regionali di Lazio e Marche hanno già dato il via libera al giorno di riposo per gli alunni). Tutto questo caos è la dimostrazione palpabile che questa festa va a celebrare un qualcosa di astratto che poggia sull’argilla: l’unità d’Italia, per l’appunto. Eppure questa (non) festa unitaria (forse neanche celebrata se la Lega ci fa un piacere!) ha dei costi. I costi ovviamente sono a carico del contribuente, vale a dire di tutti i cittadini dall’Alpi (1) a Lampedusa (2). A qualche amico che mi ha detto che ho esagerato parlando di folle e orgiastiche spese per l’unità dove, secondo lui, non si spenderà nulla (magari!), rispondo con alcune note spese da mettere a carico del contribuente napoletano e siciliano.

Se vogliamo restare sul tema del 17 marzo sappiate che non festeggiare l’unità d’Italia ci permetterà di risparmiare l’astronomica cifra di 4 miliardi di euro. Si tratta del costo della paralisi della attività imprenditoriali per 24 ore che tutti i bravi “fratelli d’Itaglia” vogliono a tutti i costi celebrare. A fare i calcoli è stata la Confindustria (3) che per bocca della sua presidente Emma Marcegaglia, ha pregato il governo di non autorizzare questo scempio organizzato.

Per andare al cuore del problema si deve parlare dei soldi già spesi. E’ praticamente impossibile fare la conta di quanto il comitato dei festeggiamenti dei 150 anni dell’Unità d’Italia con tutto il seguito di amministrazioni e enti locali spenderà per oltre 12 mesi di celebrazioni. E’ impossibile avere un conto definitivo giacché bisognerebbe bussare alla porta di 8000 e passa comuni della penisola e chiedere le delibere con cui consigli comunali e giunte hanno autorizzato le spese per cerimonie stucchevoli e retoriche, per feste e concerti, per aprire musei del risorgimento, dei mille, per ristrutturare monumenti (nella maggior parte dei casi orribili e offensivi della realtà storica dei fatti) in decadenza, per costruire nuovi altari della patria versione mignon, per mettere targhe in memoria di garibaldini, granatieri di Sardegna, carabinieri, guardie nazionali e bersaglieri che a Sud, dal 1860 al 1870 si sono distinti (nella gran parte) per i loro crimini. Basti citare Capua, Gaeta, Pontelandolfo, Casalduni, Bronte (cui dovrebbero seguire i migliaia di processi assurdi, le fucilazioni sommarie per donne, bambini e preti accusati di essere spietati briganti e via dicendo). Sul sito del comitato torinese dei 150 anni si trova l’elenco delle opere finanziate per restaurare i monumenti ai cosiddetti padri della patria (4): decine di interventi per un totale di 6 milioni di euro (1 milione solo per la statua di Garibaldi al Gianicolo!). Come esempio concreto posso riportare i dati della mia città, Caserta, dove una amministrazione comunale miope, accompagnata da una presbite amministrazione provinciale, da una truffaldina amministrazione regionale e da un governo che è meglio non parlarne, nel 2007 ha ottenuto un maxi finanziamento per realizzare un Parco dell’Unità d’Italia. Costo dell’opera finanziato 78 milioni di euro (5). Il progetto, che può essere “degustato” sul sito www.macricoverde.altervista.org, non è riuscito a prendere forma, fortunatamente. Due palazzi in pure arte moderna nel cuore di Caserta, in quello che oggi è il secondo polmone verde della città dopo il Parco della Reggia (Borbonica, ovviamente) per ospitare un museo di arte moderna (sic!) e un palazzo dei congressi. Fortunatamente il parco dell’unità d’Italia, complice l’inefficienza delle vecchie amministrazioni, non si è realizzato ma i 78milioni di euro di Caserta sono andati a rimpinguare gli altri eventi e 
manifestazioni.

Dicevamo che è impossibile fare un conto definitivo ma si può immaginare quanto sia alto, basta solo pensare alle grandi mostre (6) organizzate per i 150 anni dell’unità d’Italia e a quanto possono essere costate. Per caso, le mostre e i convegni inseriti nel programma ufficiale (7) del comitato torinese (Marsala, Melito Porto Salvo, Teano, Gaeta del 13 febbraio) non hanno un costo? Certo che ce l’hanno un costo, e anche alto! All’elenco possiamo aggiungere tutti i musei del risorgimento e dei mille che sono stati aperti in questi ultimi due anni (8). Perfino il comune più piccolo d’Italia ha voluto prender parte “spontaneamente” alle celebrazioni dell’unità d’Italia, tutti si sono “voluti sentire” italiani. Ma fateci il piacere! Si tratta, come sempre, di un gran giro economico, come hanno dimostrato gli affannati amministratori che fino all’ultimo momento hanno tentato di prender parte alla spartizione della torta. Allora sono spuntate le cittadinanze onorarie ai granatieri di Sardegna e la richiesta di città martiri.

Ultimo costo che mi sento di aggiungere è quello per mantenere i siti del comitato torinese (9). Non uno ma tre (10) quelli ufficiali dove si trova l’elenco dei costi da sostenere e l’elenco delle attività già finanziate (anche se non si sa a che prezzo!). Ebbene oltre al danno pure la beffa. Sul sito ufficiale c’è una piccola bibliografia con cui farsi una cultura sul risorgimento italiano. Certo. Proprio una cultura. Mancano tutti quelli che, documenti alla mano, hanno smentito le favolette risorgimentali. Manca Alianello, manca Jaeger, manca De Sivo, mancano addirittura Petacco e Bruno Guerri, manca Agnoli, Rinaldi, Salera, Durelli, mancano Schifano e la Braglia, mancano O’Clery, Gleyeses, Paganella e Nuzzo. Mancano tutti gli altri, e sono tanti, che si sono limitati e che si limitano a raccontare la verità. E, a proposito di verità, alla sezione documenti del sito dei 150 anni c’è un solo documento, il più ridicolo tra quelli che potevano essere utilizzati. La lettera di dimissioni di Cavour del 20 marzo 1861 con cui il premier sardo chiede al Re di eleggere un nuovo governo, il primo italiano(11). Una lettera smielata, riverente, da servo a padrone che nasconde i veri sentimenti di Cavour per il suo re (a cui fu sempre fedelissimo ma con cui ogni settimana aveva un duro scontro verbale e fisico!). Tutto questo con i soldi nostri in anni di crisi economica. Ma per piacere, facciano i seri che non se ne può proprio più!

NOTE-----------------------------------------------------------------------------------------------
(1) A Bolzano il presidente della provincia autonoma Luis Durnwalder ha, giustamente, annunciato che lui non sarà presente nemmeno alle celebrazioni ufficiali, nemmeno da amico come suggeriva il ministro Giovanardi. Luis Durnwalder è austriaco, con l’Italia unita non ha niente da spartire, e alla sua storia ci tiene davvero non come tanti che si mettono dietro la bandiera bianca per poi cantare fratelli d’Italia tutti insieme appassionatamente!

(2) Mentre a Bolzano non si festeggia a Lampedusa si piange con gli sbarchi di migliaia di disperati che sono arrivati dal nord Africa che ha da pochi giorni riconquistato libertà e democrazia mettendosi sulla strada di un risorgimento nord africano (o forse non è proprio così??).

Nessun commento:

Posta un commento