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sabato 26 febbraio 2011

Ragusa. Seminari sul Regno delle Due Sicilie e Risorgimento



Segnaliamo una nuova iniziativa mirata alla riscoperta della nostra storia. Partecipa, tra gli altri, l'amico Armando Donato Mozer, dirigente dei Comitati delle Due Sicilie


Presentazione dei seminari
L'idea che ha dato vita a questi appuntamenti culturali è stata quella di affrontare il tema dell'Unità d'Italia, in occasione del suo 150esimo anniversario, parlando di persone, avvenimenti e luoghi a noi vicini.

Secondo alcuni storici la politica dei vari governi unitari, sopo il 1860, aggravò le condizioni generali della Sicilia

, riducendola a vera colonia del Piemonte: i braccianti e i contadini, che avveano sperato nella distribuzione delle terre, dovettero invece fare i conti con nuove pesanti imposte mentre i notabili locali si adattarono alle nuove regole, divenendo convinti fautori dell'annesione al Regno piemontese per mantenere i vecchi privilegi.

Grazie agli interventi di illustri relatori ci occuperemo di fatti, di uomini, di folclore, di abitudini e gastronomia ma soprattutto dell'animo degli Iblei trascinati in eventi inaspettati, forse sperati, di enorme impatto economico.

Non una rivisitazione storica, ma un analisi sincera che mira, comunque, a conservare la memoria e l'identità della Nazione in un momento di profonde trasformazioni della società.

venerdì 25 febbraio 2011

Maria Sofia, il ritratto di una regina. Conferenza di Erminio De Biase a Napoli, sabato 26 febbraio ore 18.00



La storia dell’eroina di Gaeta, l’affresco di una donna straordinaria. Questo il compito affidato al professore napoletano Erminio De Biase, ricercatore e storico già apprezzato per i suoi testi,  dall’associazione italo – tedesca di Napoli. Soci, simpatizzanti e appassionati della straordinaria vicenda umana (ma anche politica) di Maria Sofia di Borbone Wittelsbach sono chiamati a partecipare al convegno che si svolgerà sabato 26 febbraio 2011 alle ore 18.00 presso Villa Casata in via Pontano 1 (vicinanze piazza Amedeo), Napoli. Tra le opere di Erminio De Biase ricordiamo “L’Inghilterra contro il Regno delle Due Sicilie” (Controcorrente) e “Memorie di un ex capo brigante” (Arte tipografica editore).

martedì 22 febbraio 2011

PROCESSO A MARIA SOFIA DI BORBONE WITTELSBACH


Su iniziativa dell'associazione Progetto osservatorio (in collaborazione con Alleanza Cattolica, fondazione Nuova Italia, fondazione Magna Carta, Compagnia delle opere Lecce e Confindustria Puglia) si svolgerà a Lecce il 5 marzo 2011 alle ore 18.00 il processo all'ultima regina delle Due Sicilie, Maria Sofia di Borbone - Wittelsbach. Straordinaria figura femminile entrata nell'immaginario collettivo delle popolazioni meridionali per via del suo carattere indomito, come dimostra il comportamento tenuto in occasione dell'assedio di Gaeta. Nel momento dell'estrema difficoltà della dinastia, quando un regno secolare veniva piegato da corruzione, piraterie, scorrettezze e tradimenti, l'eroica Maria Sofia dimostrava tutta la sua forza restando sotto le bombe piemontesi ed esponendosi al tiro nemico visitando i soldati impegnati lungo i fronti di terra e di mare a tutte le ore del giorno. Il processo si svolgerà nella sala conferenze dell'Hotel Hilton Garden Inn di Lecce, in via Cosimo De Giorgi, 62. Chiamato a giudicare la Regina, che sarà "interpretata" da Alessandra Crocco (attrice dei cantieri teatrali Korea), è il sottosegretario di Stato agli Interni On. Alfredo Mantovano. A dibattere sulle ragioni dell'ultima regina delle Due Sicilie il "pubblico ministero" Francesco Paolo Sisto e l'avvocato (difensore di Maria Sofia) Giovanni Formicola. Testimone d'eccezione sarà il Vate Gabriele D'Annunzio, interpretato da Pier Luigi Portaluri. Il pubblico presente costituirà la giuria popolare che deciderà le sorti dell'ultima regina delle Due Sicilie. Accorrete rumorosi per l'assoluzione di Maria Sofia, eroina di Gaeta.

domenica 20 febbraio 2011

CAMPAGNA TESSERAMENTO ANNO 2011




Nel corso della riunione n°4 (17 - 02 - 2011) del comitato direttivo dell’Istituto di ricerca storica si è decisa l’apertura del tesseramento all’istituto di ricerca. Sarà possibile iscriversi all’istituto a partire da lunedì 21 febbraio fino a sabato 26 marzo 2011. Per aderire e tesserarsi basta inviare una mail all’indirizzo istitutoduesicilie@gmail.com e allegare il sottostante modulo (dopo averlo copiato in word o in altro programma di scrittura) di adesione in tutte le sue parti.


MODULO DI ADESIONE
ISTITUTO DI RICERCA STORICA DELLE DUE SICILIE

Io sottoscritto/a ___________________________________ nato/a a _________________
il_______________ e residente a ______________ Provincia ____________
alla via _________________________________________________________________
recapito telefonico fisso ________________ mobile ___________________
email___________________________________________________________________
intendo aderire all’istituto di ricerca storica delle Due Sicilie nella veste di:

1)      SOCIO ORDINARIO (elettorato in direttivo) 120,00 euro
2)      SOCIO ORDINARIO (funzione consultiva in direttivo) 60,00 euro
3)      SOCIO GIOVANE/STUDENTE (funzione consultiva in direttivo fino a 30 anni) 30,00 euro
4)      Intendo solo essere informato delle attività dell’istituto di ricerca storica tramite la mailing list dell’associazione in qualità di socio simpatizzante (ovvero senza diritto di essere convocato negli organismi interni dell’istituto e senza alcun diritto di partecipare ai momenti decisionali interni)

Con la presente manifesto la mia disponibilità all’adesione e rilascio il consenso affinché i dati da forniti vengano trattati ai sensi della legge 196/2003. In ogni caso i dati trasmessi verranno utilizzati dall’Istituto di ricerca storica delle Due Sicilie solo per i fini sociali dell’ente previsti dallo statuto.

Firma
________________________

NOTA: Il pagamento dovrà essere effettuato di persona o alle coordinate che saranno indicate dal tesoriere Giancarlo Rinaldi con apposita mail informativa. Per maggiori informazioni istitutoduesicilie@gmail.com

      Il presidente
Cav. Giovanni Salemi

Recensione de "L'Inghilterra contro il Regno delle Due Sicilie" di Erminio De Biase



In questi ultimi anni l’approfondimento sul tema della caduta del regno borbonico è molto cresciuto e, rispetto ai tempi di Carlo Alianiello, Silvio Vitale e Angelo Manna, un lungo percorso è stato compiuto, almeno dal punto di vista della diffusione di certe verità che, fino agli anni ’50 del passato secolo XX, erano ben nascoste nei cassetti. Da quei padri nobili del meridionalismo tutta una lunga serie di ricercatori ha passato anni interi a cercare e consultare archivi pubblici e privati, in Italia e all’estero. La ricerca spesso ha puntato a certificare che le condizioni delle Due Sicilie, seppur non fossero da terza potenza industriale del mondo, fossero elevate rispetto allo standard dell’epoca in modo da sconfessare la storiografia ufficiale. O ancora si sono ricercate le carte dei processi sul brigantaggio per dimostrare quanto fosse opprimente, illiberale e criminale la macchina messa in moto dagli occupanti piemontesi contro le popolazioni meridionali conquistate nel biennio 1860 – 1861. Erminio De Biase, napoletano Doc, conosce bene l’importanza della ricerca storica. Come dimostra la sua ultima opera “Memorie di un ex capo brigante” diario di Ludwig Richard Zimmermann, esponente controverso della banda Chiavone (Arte Tipografica editrice, Napoli, 2010), la ricerca sulle fonti di primo livello è essenziale. Tuttavia non è sulle memorie di Zimmermann che mi soffermo oggi, bensì su un precedente lavoro di De Biase che ha approfondito un altro tema scottante in questo periodo di ebbrezza per i festeggiamenti dei 150 anni della cosiddetta unità d’Italia. Stiamo parlando de “L’Inghilterra contro il Regno delle Due Sicilie – Vivi e lascia morire” (Controcorrente, Napoli, 2002). Il testo, risalente a 9 anni fa dimostra una eterna attualità, un buon impianto narrativo e un eccellente lavoro di ricerca archivistica. Erminio De Biase non si è limitati ai “facili” Archivio Borbone, Archivio di Stato di Napoli e Archivio Storico del Banco di Napoli ma ha raggiunto Milano per la consultazione delle Civiche raccolte storiche del Museo del Risorgimento e non ha avuto remore a consultare la Guildhall Library e il Public Record Office di Londra e l’Oesterreichesstaatsarchiv – Haus, Hof Und Staatarchiv di Vienna. Il risultato di questo sforzo di ricerca ha permesso di aprire un nuovo spiraglio su quelle famose verità nascoste precedentemente segnalate. La scelta di chiamare ogni capitolo con uno dei titoli dei film di James Bond è originale e, allo stesso tempo, permette di farsi un’idea sul tema trattato in ogni parte del testo. “Una cascata di diamanti” prefigura le immagini della corruzione di ufficiali e funzionari che è stata necessaria per scardinare l’assetto statale del Regno così come “Al servizio segreto di Sua Maestà” serve a capire quanto importante è stato il lavoro di spionaggio servito a preparare il terreno alla spedizione di Garibaldi, primo passo della caduta dei Borbone di Napoli. Interessante “Operazione Piovra” dove vi è il racconto dell’azione diffamatoria e incriminatoria partita da Londra ai tempi di Ferdinando II e orchestrata dal ministro Palmerston e dall’ambasciatore Gladstone. “L’inghilterra contro il regno delle Due Sicilie”, un libro a cui sono affezionato, un testo che consente di far luce su una vicenda che le autorità statali italiane non vogliono chiarire. “Stranamente” gli inglesi si vantano ancora oggi (si veda la trasmissione tv notturna protestantesimo) del grande ruolo ricoperto dalla Gran Bretagna per sostenere Garibaldi e il Piemonte, mentre il 17 marzo Giorgio Napolitano celebrerà, dimenticando Palmerston, Temple, Gladstone e Mundy, gli eroi (sic!) Garibaldi, Mazzini, Cavour e Vittorio Emanuele II.
Buona lettura.
Roberto Della Rocca.

sabato 19 febbraio 2011

Seminario di studi storici Isiss A. Manzoni Caserta/Avviso spostamento incontro



CASERTA - Il previsto incontro fissato per sabato 12 marzo presso l'Isiss A.Manzoni di Caserta è stato rinviato, a causa di problemi organizzativi scolastici, a sabato 7 maggio 2011. Tema dell'incontro sarà il "Dibattito sul brigantaggio post unitario", risponderanno alle domande degli alunni lo storico Valentino Romano e il ricercatore e giornalista Fernando Riccardi.
Confermato il IV incontro previsto per il 14 aprile 2011 dal tema: "Le donne raccontano le Due Sicilie" con la presenza della prof.ssa Dora Liguori (autrice del libro Quell'amara unità d'Italia"), la prof.ssa Renata Montanari (che spiegherà le eccellenze della letteratura napoletana) e la dott.ssa Maria Rosaria Nappa, esperta d'arte.

II incontro seminari di studi storici - Itis Modesto Panetti, Bari


BARI - Si è svolto come previsto il II appuntamento del seminario di studi storici organizzato dall'Istituto di ricerca storica delle Due Sicilie presso l'Itis Modesto Panetti di Bari, diretto dalla prof.ssa Eleonora Matteo. Presenti al tavolo dei relatori presieduto da Fiore Marro, presidente nazionale dei Comitati Due Sicilie, la giovane autrice Emanuela Rullo, la responsabile provinciale dei Cds (Barletta - Andria - Trani) Angela Dinuzzi e il presidente di Insorgenza Civile Nando Dicè. Presto segnaleremo i link dove si potranno vedere i filmati registrati nella mattinata di oggi nella scuola pugliese.

Nacquero contadini, morirono briganti / Recensione del libro di Valentino Romano



Il libro “Nacquero contadini, morirono briganti” è riuscito a compiere un piccolo miracolo. Da quando ho letto l’ultima composizione di Valentino Romano (edita da Capone esattamente un anno fa) mi sono appassionato al brigantaggio post unitario, tema su cui non mi ero mai soffermato per via delle difficoltà del problema e dei miei diversi interessi. 
Al di là dell’aspetto personale, “Nacquero contadini, morirono briganti” è un libro che mi sento di consigliare. Lo trovo adatto per chi del brigantaggio conosce già diversi momenti. Lo trovo adattissimo per chi di brigantaggio non sa proprio nulla perché permette di avere uno spaccato sulla questione senza avere l’impressione di ascoltare parole vuote sui massimi sistemi filosofici. La scelta di raccontare non una ma più storie brevi paga e paga soprattutto perché si tratta di storie nuove. Si racconta della vita di tutti i giorni al tempo dei briganti ma non come se si stesse leggendo un manuale di educazione domestica per educande dell’epoca. Le storie sono quelle della povera gente, di quelli che vengono segnalati in qualche fascicolo della prefettura pieno di riferimenti a briganti di prim’ordine, generali, alti ufficiali e prime donne della politica del tempo. Storie di tutti i giorni, vita veramente vissuta in prima persona e non come comprimari. Nei racconti si passa dalle ingiurie al re “galantuomo” Vittorio Emanuele II alla vicenda del leccese Nenna Nenna passando per veri e finti pazzi; dai costi della commissione parlamentare sul brigantaggio al “volo” dei carabinieri per raggiungere le bande brigantesche segnalate a San Vito dei Normanni. Non mancano i riferimenti eccellenti su Carmine Crocco e quelli sul generale José Borjes con le sue annotazioni sul diario – taccuino. Lo sfondo è quello della lotta per la restaurazione del Borbone deposto dall’invasore piemontese, ma anche la lotta di un popolo meridionale che non si arrende di fronte alle nuove condizioni in cui si ritrova per scelte di politica nazionale e per errori commessi e decisioni assunte nelle alte sfere. Uno sfondo di grandezza e miseria dove si vive di atti eroici, di battaglie, di corruzione, di disperazione, di odio e di amore. Una nazione senza stato in continuo movimento. Sull’autenticità delle storie raccontate non ci possono essere dubbi. Come già dimostrato in “Brigantesse. Donne guerrigliere contro la conquista piemontese (1860 – 1870)” (Controcorrente, Napoli, 2007), e in “Don José Borjes, generale catalano e guerrigliero borbonico” (Adda, Bari, 2003) la ricerca d’archivio è la base del lavoro su cui Valentino Romano costruisce le sue opere. Una base solidissima come si può percepire dall’elenco delle fonti archivistiche: Archivio centrale dello Stato fondo tribunali militari di guerra – brigantaggio e fondo ministero dell’Interno, gabinetto, Archivio di Stato di Lecce, fondo Prefettura e Intendenza di Terra d’Otranto; Archivio di Stato di Brindisi e l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, fondo brigantaggio. Valgono anche per me le parole che Monica Mazzitelli usa nella postfazione: “La storia di carta che fruscia non è qui: i generali impettiti, la lista degli armamenti, il computo dei morti e dei vivi, gli accordi a palazzo, i tradimenti regali, le convenzioni, i trattati, le alleanze, le dichiarazioni in parlamento: carta che fruscia senza odore. Qui invece c’è l’odore della storia, rimasto impigliato nelle pieghe dei suoi protagonisti piccoli, quelli che fino a più di un secolo fa erano contadini abbracciati alla propria terra – quelli che non sono dovuti scappare via in cerca di fortuna oltreoceano – coloro che non lasciano traccia del loro passaggio, di cui non ci sono neanche più le tombe”.
Buona lettura.
Roberto Della Rocca

venerdì 18 febbraio 2011

27 febbraio 2011 Presentazione del libro di Fulvio D'Amore "Uccidete José Borjés!" a Caserta


L'istituto di ricerca storica delle Due Sicilie è lieto di presentare il libro di Fulvio D'Amore "Uccidete José Borjés! - L'ordine dei piemontesi durante la conquista del Sud. Il racconto di un'infamia (1860 - 1862)". Il racconto dell'impresa del Generale Catalano José Borjés che, come tanti giovani audaci accorsero da tutta Europa per mettersi al servizio di Francesco II legittimo sovrano delle Due Sicilie esiliato a Roma dopo l'occupazione piemontese del sud. Appuntamento a domenica 27 febbraio 2011, Circolo Nazionale, piazza Margherita, Caserta:

PROGRAMMA:
Ore 10:30 Indirizzo di saluto
- Gen. Antimo Ronzo, presidente Circolo Nazionale
- Dott. Giovanni Salemi, presidente Istituto di ricerca storica delle Due Sicilie
- Dott. Pietro Golia, editore

Interventi:
- Dott. Fulvio D'Amore, storico
- Dott. Fernando Riccardi, giornalista e storico
- Dott. Roberto Della Rocca, giornalista

mercoledì 16 febbraio 2011

E' evaso Carmine Crocco!!!


Il 16 marzo 1861 tutte le Prefetture della penisola sono messe in allarme. E' evaso Carmine Crocco, ex garibaldino di Rionero e prossimo a diventare uno dei più famosi briganti che lottarono per liberare le Due Sicilie dall'oppressione sardo piemontese.Anche il governatore di Terra di Lavoro, Alfonso de Caro lancia l'allarme: "E' evaso dalle prigioni di Cerignola, il detenuto Carmine Crocco"...

martedì 15 febbraio 2011

SEMINARIO DI STUDI STORICI 2010/2011- BARI ITIS PANETTI - 19 FEBBRAIO 2011


Per favorire la diffusione delle conoscenze sul Regno Delle Due Sicilie, l’Istituto di ricerca storica delle Due Sicilie organizza il I seminario di studio 2010/2011 che ha come obiettivo quello di portare il Sud e l’esperienza meridionale nelle scuole secondarie superiori (licei e istituti tecnici). Il seminario, organizzato in collaborazione con i Comitati Due Sicilie e Rete Sud, è indirizzato alle classi quarte dei diversi indirizzi. Durante gli incontri, scrittori, giornalisti e professori universitari esporranno agli alunni gli aspetti più diversi della vita quotidiana, della filosofia, della musica, dell’arte e dell’economia. Tra gli appuntamenti anche le presentazioni di libri che serviranno a stimolare il dibattito e a mettere in comunicazione la nuova generazione di autori con i più giovani.



Si terrà sabato 19 febbraio il II appuntamento del seminario di studi storici nell'Aula Magna dell'ITIS Modesto Panetti di Bari situato in via Re David I. Si discuterà de "Il sistema economico delle Due Sicilie". Modera Fiore Marro, presidente dei Comitati Due Sicilie, interverranno:

- Nando Dicè (presidente di Insorgenza Civile) Le eccellenze del Regno delle Due Sicilie

-Angela Dinuzzi (agronoma e segretarioregionale pugliese dei Comitati Due Sicilie) L’importanza delle Puglie nel sistema economico duo siciliano

-Emanuela Rullo (scrittrice e fondatrice di Nato Brigante) Storie dell’emigrazione meridionale

lunedì 14 febbraio 2011

Il costo dell'unità...



CASERTA (r.d.r.) - A giudicare dalle dichiarazioni di questi giorni, il 17 marzo quale festa nazionale per celebrare l’unificazione politica della penisola sarebbe a rischio. Diversi ministri si sono interrogati sulla questione parlando di inopportunità circa il blocco delle attività economiche e amministrative per quella data. Non solo la Lega Nord, per bocca di Roberto Calderoli e Umberto Bossi (ministri della semplificazione legislativa e delle riforme) ma anche dal Popolo della Libertà sono arrivati molti distinguo, come quello della Gelmini che vuole tenere aperte le scuole, e pochi difensori della festa unitaria (su tutti il ministro La Russa e il sindaco di Roma Gianni Alemanno). Ci limitiamo ai partiti di governo perché a loro toccherà, eventualmente, essere chiamati a decidere sulla festa nazionale. Già, perché a un mese dalla fatale data ancora non è stato ufficializzato nulla e in molte regioni le amministrazioni stanno provvedendo in modo autonomo (le direzioni scolastiche regionali di Lazio e Marche hanno già dato il via libera al giorno di riposo per gli alunni). Tutto questo caos è la dimostrazione palpabile che questa festa va a celebrare un qualcosa di astratto che poggia sull’argilla: l’unità d’Italia, per l’appunto. Eppure questa (non) festa unitaria (forse neanche celebrata se la Lega ci fa un piacere!) ha dei costi. I costi ovviamente sono a carico del contribuente, vale a dire di tutti i cittadini dall’Alpi (1) a Lampedusa (2). A qualche amico che mi ha detto che ho esagerato parlando di folle e orgiastiche spese per l’unità dove, secondo lui, non si spenderà nulla (magari!), rispondo con alcune note spese da mettere a carico del contribuente napoletano e siciliano.

Se vogliamo restare sul tema del 17 marzo sappiate che non festeggiare l’unità d’Italia ci permetterà di risparmiare l’astronomica cifra di 4 miliardi di euro. Si tratta del costo della paralisi della attività imprenditoriali per 24 ore che tutti i bravi “fratelli d’Itaglia” vogliono a tutti i costi celebrare. A fare i calcoli è stata la Confindustria (3) che per bocca della sua presidente Emma Marcegaglia, ha pregato il governo di non autorizzare questo scempio organizzato.

Per andare al cuore del problema si deve parlare dei soldi già spesi. E’ praticamente impossibile fare la conta di quanto il comitato dei festeggiamenti dei 150 anni dell’Unità d’Italia con tutto il seguito di amministrazioni e enti locali spenderà per oltre 12 mesi di celebrazioni. E’ impossibile avere un conto definitivo giacché bisognerebbe bussare alla porta di 8000 e passa comuni della penisola e chiedere le delibere con cui consigli comunali e giunte hanno autorizzato le spese per cerimonie stucchevoli e retoriche, per feste e concerti, per aprire musei del risorgimento, dei mille, per ristrutturare monumenti (nella maggior parte dei casi orribili e offensivi della realtà storica dei fatti) in decadenza, per costruire nuovi altari della patria versione mignon, per mettere targhe in memoria di garibaldini, granatieri di Sardegna, carabinieri, guardie nazionali e bersaglieri che a Sud, dal 1860 al 1870 si sono distinti (nella gran parte) per i loro crimini. Basti citare Capua, Gaeta, Pontelandolfo, Casalduni, Bronte (cui dovrebbero seguire i migliaia di processi assurdi, le fucilazioni sommarie per donne, bambini e preti accusati di essere spietati briganti e via dicendo). Sul sito del comitato torinese dei 150 anni si trova l’elenco delle opere finanziate per restaurare i monumenti ai cosiddetti padri della patria (4): decine di interventi per un totale di 6 milioni di euro (1 milione solo per la statua di Garibaldi al Gianicolo!). Come esempio concreto posso riportare i dati della mia città, Caserta, dove una amministrazione comunale miope, accompagnata da una presbite amministrazione provinciale, da una truffaldina amministrazione regionale e da un governo che è meglio non parlarne, nel 2007 ha ottenuto un maxi finanziamento per realizzare un Parco dell’Unità d’Italia. Costo dell’opera finanziato 78 milioni di euro (5). Il progetto, che può essere “degustato” sul sito www.macricoverde.altervista.org, non è riuscito a prendere forma, fortunatamente. Due palazzi in pure arte moderna nel cuore di Caserta, in quello che oggi è il secondo polmone verde della città dopo il Parco della Reggia (Borbonica, ovviamente) per ospitare un museo di arte moderna (sic!) e un palazzo dei congressi. Fortunatamente il parco dell’unità d’Italia, complice l’inefficienza delle vecchie amministrazioni, non si è realizzato ma i 78milioni di euro di Caserta sono andati a rimpinguare gli altri eventi e 
manifestazioni.

Dicevamo che è impossibile fare un conto definitivo ma si può immaginare quanto sia alto, basta solo pensare alle grandi mostre (6) organizzate per i 150 anni dell’unità d’Italia e a quanto possono essere costate. Per caso, le mostre e i convegni inseriti nel programma ufficiale (7) del comitato torinese (Marsala, Melito Porto Salvo, Teano, Gaeta del 13 febbraio) non hanno un costo? Certo che ce l’hanno un costo, e anche alto! All’elenco possiamo aggiungere tutti i musei del risorgimento e dei mille che sono stati aperti in questi ultimi due anni (8). Perfino il comune più piccolo d’Italia ha voluto prender parte “spontaneamente” alle celebrazioni dell’unità d’Italia, tutti si sono “voluti sentire” italiani. Ma fateci il piacere! Si tratta, come sempre, di un gran giro economico, come hanno dimostrato gli affannati amministratori che fino all’ultimo momento hanno tentato di prender parte alla spartizione della torta. Allora sono spuntate le cittadinanze onorarie ai granatieri di Sardegna e la richiesta di città martiri.

Ultimo costo che mi sento di aggiungere è quello per mantenere i siti del comitato torinese (9). Non uno ma tre (10) quelli ufficiali dove si trova l’elenco dei costi da sostenere e l’elenco delle attività già finanziate (anche se non si sa a che prezzo!). Ebbene oltre al danno pure la beffa. Sul sito ufficiale c’è una piccola bibliografia con cui farsi una cultura sul risorgimento italiano. Certo. Proprio una cultura. Mancano tutti quelli che, documenti alla mano, hanno smentito le favolette risorgimentali. Manca Alianello, manca Jaeger, manca De Sivo, mancano addirittura Petacco e Bruno Guerri, manca Agnoli, Rinaldi, Salera, Durelli, mancano Schifano e la Braglia, mancano O’Clery, Gleyeses, Paganella e Nuzzo. Mancano tutti gli altri, e sono tanti, che si sono limitati e che si limitano a raccontare la verità. E, a proposito di verità, alla sezione documenti del sito dei 150 anni c’è un solo documento, il più ridicolo tra quelli che potevano essere utilizzati. La lettera di dimissioni di Cavour del 20 marzo 1861 con cui il premier sardo chiede al Re di eleggere un nuovo governo, il primo italiano(11). Una lettera smielata, riverente, da servo a padrone che nasconde i veri sentimenti di Cavour per il suo re (a cui fu sempre fedelissimo ma con cui ogni settimana aveva un duro scontro verbale e fisico!). Tutto questo con i soldi nostri in anni di crisi economica. Ma per piacere, facciano i seri che non se ne può proprio più!

NOTE-----------------------------------------------------------------------------------------------
(1) A Bolzano il presidente della provincia autonoma Luis Durnwalder ha, giustamente, annunciato che lui non sarà presente nemmeno alle celebrazioni ufficiali, nemmeno da amico come suggeriva il ministro Giovanardi. Luis Durnwalder è austriaco, con l’Italia unita non ha niente da spartire, e alla sua storia ci tiene davvero non come tanti che si mettono dietro la bandiera bianca per poi cantare fratelli d’Italia tutti insieme appassionatamente!

(2) Mentre a Bolzano non si festeggia a Lampedusa si piange con gli sbarchi di migliaia di disperati che sono arrivati dal nord Africa che ha da pochi giorni riconquistato libertà e democrazia mettendosi sulla strada di un risorgimento nord africano (o forse non è proprio così??).

sabato 12 febbraio 2011

E l'ambasciatore piemontese disse: Noi non siamo con Garibaldi!!!

CASERTA (Roberto Della Rocca) - Molto spesso quando si cerca qualcosa si finisce per rintracciare tutt’altro. Molte volte ciò che si trova non è per niente utile. Non è il nostro caso. Rovistando tra le carte dell’archivio Borbone, uno dei più vasti e tutelati tra le centinaia di migliaia di faldoni conservati al Grande Archivio di Napoli sono incappato in un grosso librone che conteneva gli ordini che lo stato maggiore dell’esercito napoletano (e non borbonico, visto che si trattava dell’armata di uno stato ultracentenario e non di un manipolo di soldati che rispondevano ad una famiglia reale) ha impartito durante i drammatici mesi della fine del regno tra il 1860 e il 1861. Tra un trasferimento, una promozione e un tentativo di risposta all’avanzata garibaldina, alla pagina 272 si trova l’ordine del giorno del 23 agosto 1860. Un documento come tanti che dovrebbero diventare una pietra miliare della lotta alla bugia risorgimentale, un documento su cui dovrebbero riflettere i tanti soloni che sono pronti il 17 marzo a imbracciare il tricolore e a scendere in piazza per festeggiare la malaunità. Dovrebbe leggerlo il presidente della Repubblica, il napoletanissimo Giorgio Napolitano, che in mesi e mesi di orgiastiche e folli spese per i festeggiamenti non ha speso una parola per ricordare e onorare i vinti, tra cui figurano anche i suoi antenati. Dovrebbe leggerlo il presidente del comitato torinese per i suddetti “festeggiamenti”, il prof. Giuliano Amato, il dottor Sottile abilmente rappresentato in anni di lavoro da Forattini, come il topolino della politica. Lo dovrebbero leggere i ministri che si sono scandalizzati alle parole di Calderoli sull’inopportunità dei festeggiamenti, lo dovrebbe leggere il presidente del Consiglio che sicuramente tenterà il compromesso per fare festa il 17 marzo (e non per fare “la” festa al 17 marzo, come vorrebbe la Lega Nord, che sia benedetta in questo caso). Lo dovrebbero leggere il presidente della Camera Gianfranco Fini, che ha fatto del tricolore uno status politico per tanti anni, e quello del Senato. Documenti che andrebbero letti anche in Vaticano dove pare che le alte sfere si siano dimenticate dei crimini che il risorgimento ha commesso contro la chiesa e contro il suo popolo. Vittime della rivoluzione, mentre oggi assistiamo alla pietosa scena del Cardinale Bertone col cappello da bersagliere in testa a Porta Pia. Nessun accenno agli zuavi pontifici, il fior fiore della nobiltà europea, e non solo nobili, che giunsero da ogni dove per difendere Santa Romana Chiesa dall’oppressione piemontese. Morti di serie B, ovviamente. Dovrebbero leggerlo tutti i deputati e i senatori, i presidenti delle Regioni e delle Province, tutti i sindaci, soprattutto meridionali e dovrebbero cominciare a porsi delle domande.  Non credo di aggiungere nulla di eccessivamente prezioso alla già folta pubblicistica anti risorgimentalista ma il documento in questione è, quantomeno, significativo. Dall’elenco degli ordini del giorno dello stato maggiore napoletano:

[Ordine del comando generale del dì 23 agosto 1860
Sua Eccellenza il ministro Segretario di stato della Guerra ha fatto ieri noto, al Comando Generale che l’Inviato straordinario, e Ministro Plenipotenziario di S.M. il Re di Sardegna si è sommamente doluto col nostro Governo del perché nel giorno precedente due soldati del corpo dei Bersaglieri Piemontesi furono aggrediti a colpi di sciabola senza motivo alcuno, da circa venti individui del Battaglione Tiragliatori della Guardia.
La lodata E.S. nel prescrivere che senza il menomo indugio l’autorità militare prenda minuta ed esatta informazione dello avvenimento, e specialmente delle cause che vi han dato origine; ha soggiunto le parole, che letteralmente son qui appresso trascritte:
“E poiché siffatti avvenimenti possono disturbare la pubblica tranquillità, e le buone relazioni del nostro Governo, così onde banditi una volta per sempre, vorrà l’E.V. con apposito ordine del giorno all’Esercito inculcare ai capi dei bagni di far ben comprendere ai soldati, che le truppe Piemontesi che si veggono a diporto per la capitale, fan parte degli equipaggi dei legni da guerra ancorati nella nostra rada appartenenti perciò ad una nazione amica, che ha il suo rappresentante nella capitale e che nulla han di costoro di comune con i volontari di Garibaldi; sicchè persuasi di ciò, depongano ogni sospetto, e si mostrino invece verso dei medesimi ospitati, cortesi, ed affettuosi come tutti i napoletani sanno esserlo”.
Il comando generale adempia con quest’ordine alle ingiunzioni del Real Ministero, e fida nello zelo e nella delicatezza dei comandanti delle divisioni, delle Brigate e dei singoli corpi, perché abbiano piena osservanza le ministeriali determinazioni.
Il colonnello dello stato Maggiore.]

Al di là di ogni commento da primo impatto è bene riflettere su date, protagonisti e circostanze. Siamo al 23 agosto 1860. Soldati borbonici hanno picchiato due bersaglieri (Dio solo sa se sbagliarono!) e l’ambasciatore piemontese, Salvatore Pes di Villamarina, noto cospiratore in casa d’altri per favorire il proprio sovrano, chiese al Re Francesco II e al suo Stato Maggiore una punizione esemplare per i napoletani perché il Regno di Sardegna, in fin dei conti, era solo uno stato amico. I bersaglieri si trovavano a Napoli perché nella rada di Napoli si trovava la flotta sabauda che era lì per proteggere la moglie di Leopoldo di Borbone, conte di Siracusa, Maria Vittoria di Savoia Carignano, pressappoco una lontana prozia del Re Vittorio Emanuele II. Tutto ciò sarebbe normale se al 23 di agosto 1860 il noto pirata internazionale Giuseppe Garibaldi non fosse già in marcia verso Reggio Calabria dopo aver attraversato la Sicilia che era ora gestita dalla sua dittatura politica. La richiesta di Villamarina sarebbe normale se Garibaldi non avesse invaso ed esercitato quella dittatura politica, civile e militare, in nome e per conto di S. M. Vittorio Emmanuele II re d’Italia!!! Invece Garibaldi marciava a passo svelto verso Reggio Calabria e lo faceva in nome e per conto di Vittorio Emanuele II di Savoia. Il documento non dice nulla di nuovo a chi ha già letto De Sivo, Alianello e le altre decine di storici che hanno tentato di raccontare, rimanendo inascoltati dai soliti soloni, la verità scomoda che da 150 anni lo stato italiano tenta di nascondere. Eppure questo ordine del giorno mi ha sconvolto perché è un documento ufficiale del governo napoletano e se gli storici possono essere non creduti perché imparziali, di fronte ad un atto ufficiale dello stato maggiore dobbiamo alzare le mani. Per questo motivo è importante la ricerca archivistica. Si tratta dell’unico modo per mettere a tacere chi ancora racconta al popolo meridionale la favoletta dei mille e non più mille. L’ordine del giorno dimostra che i Savoia sono dei traditori così come traditori sono i loro alleati. Villamarina dice che il regno di Sardegna non aveva niente a che fare con Garibaldi invece oggi noi siamo costretti a celebrare (fidando nella capacità a sabotare della lega nord) la genialità di Cavour che su ordine di Vittorio Emanuele II ha autorizzato Garibaldi ha conquistare il sud per scacciare il Borbone straniero (sic!!). Perché questo è quello che raccontano i libri di scuola ai bambini e ai ragazzi. Crescere sulle menzogne non porta a nulla come dimostra il caos Italia del 2011. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, se veramente è interessato alla riconciliazione nazionale, deve esprimerso su queste contraddizioni e fare un passo per commemorare i caduti del sud e i sovrani delle Due Sicilie, Francesco II e Maria Sofia, che furono sì ingenui ma sempre persone d’onore piene di dignità. Cosa che non può dirsi di tanti altri passati alla storia come Galantuomini.


P.S. L'archivio di stato non ha ancora autorizzato la riproduzione fotografica in settimana spero di poter aggiungere la foto del documento riportato.

ATTO DI PROTESTA DEL GOVERNO NAPOLETANO DEL RE FRANCESCO II AI GOVERNI DEL MONDO CONTRO L'INVASIONE GARIBALDINA

NAPOLI (Andrea Casiere) - Con il formale atto di protesta che il re Francesco II inoltrò il 6 settembre del 1860 alle corti europee e a tutti i governi del mondo si concluse il breve regno di questo giovane e coraggioso sovrano a Napoli.Dopo essersi infatti congedato col personale di corte e salutati tutti i ministri del governo napolitano il re lasciò Napoli e  difese per mesi con la regina Maria Sofia  l'indipendenza della Patria Napoletana da Gaeta ,nonchè con grande spirito eroico il proprio onore di capo di stato e di soldato nel generale sfacelo dell'apparato amministrativo delle Due Sicilie  ,a seguito del  quasi collasso dei poteri militari e nonostante i tradimenti di alcuni ministri e membri della stessa famiglia reale.Cercò di salvare la dignità della propria dinastia contro le violenze usurpatrici garibaldine e contro l'invasione del Regno da parte di soggetti ufficialmente indipendenti da qualsiasi potenza straniera(ma supportati  dal governo  liberale britannico ad esempio) .Egli lasciò con mestizia anzitempo la capitale dello stato ,onde evitare che all'interno delle mura civiche si combattesse e si spargesse sangue per la sua corona per evitare distruzioni e per salvaguardare i beni artistici e monumentali della vasta metropoli.è significativo notare che:a il sovrano nella nota ufficiale di protesta denuncia di fronte alle nazioni europee  la violazione persistente del diritto delle genti e di qualsiasi norma di diritto pubblico europeo da parte delle truppe garibaldine che si avvalsero della coalizione di tutte le forze rivoluzionarie disponibili ,b evidenzia che i governi rivoluzionari costituiti in Sicilia ,Calabria,Lucania ed in alcune zone del barese e del salernitano agissero  in nome di Vittorio Emanuele II di Savoia,re di Sardegna(con il gabinetto del  quale fino a quel momento il regno delle Due Sicilie intratteneva regolari ed amichevoli relazioni diplomatiche ) ed acclamato da costoro re d 'Italia e sotto la dittatura del generale Giuseppe Garibaldi .Si comprende nella lettura dell'ultimo decreto che compare nella collezione delle leggi e dei decreti reali che Francesco II diffidasse del comportamento amichevole di Cavour e del re Vittorio Emanuele II ,sovrano che subdolamente e pubblicamente continuava a condannare l'impresa dei mille(segretamente invece sostenuta) giudicandola un atto di pirateria a danno di uno stato sovrano amico.c amareggiato constatò l'inadeguatezza ,se non la mancanza di sostegno militare ed ideologico da parte delle potenze conservatrici europee(Prussia,Russia ed Austria)ed il complotto internazionale volto a detronizzarlo e a destabilizzare politicamente  il sud .Rimane un documento di fondamentale importanza per comprendere il dramma umano e politico dell'ultimo sovrano delle Due Sicilie                                                                                                                                                                         DECRETO REALE N 150 DEL GOVERNO COSTITUZIONALE NAPOLETANO  DEL 6 SETTEMBRE 1860 


IN NOME DI SUA MAESTà  FRANCESCO II,PER LA GRAZIA DI DIO RE DELLE DUE SICILIE ,ETC ETC       
DACCHè UN ARDITO CONDOTTIERO,CON TUTTE LE FORZE DI CHE L'EUROPA RIVOLUZIONARIA DISPONE,HA ATTACCATO I NOSTRI DOMINI INVOCANDO IL NOME DI UN SOVRANO D'ITALIA,CONGIUNTO ED AMICO,NOI ABBIAMO CON TUTTI I MEZZI IN POTERE NOSTRO COMBATTUTO DURANTE CINQUE MESI PER LA SACRA  INDIPENDENZA DEI NOSTRI STATI .                                                                                                                                                  LA SORTE DELLE ARMI  CI è STATA CONTRARIA.L'ARDITA IMPRESA ,CHE QUEL SOVRANO  NEL MODO PIU FORMALE  PROTESTAVA SCONOSCERE ,E  CHE NON  PERTANTO ,NELLA PENDENZA  DI TRATTATIVE  DI UN INTIMO ACCORDO,RICEVEVA NEI SUOI STATI  PRINCIPALMENTE  AIUTO ED APPOGGIO,QUELLA IMPRESA ,CUI TUTTA L'EUROPA ,DOPO AVER PROCLAMATO  IL PRINCIPIO  DI NON INTERVENZIONE,ASSISTE INDIFFERENTE ,LASCIANDOCI SOLI LOTTARE CONTRO IL NEMICO DI TUTTI ,è SUL PUNTO  DI ESTENDERE I SUOI TRISTI EFFETTI  FIN SULLA NOSTRA CAPITALE .LE FORZE NEMICHE  SI AVANZANO IN QUESTE VICINANZE.                                                                                                                                                                         D'ALTRA PARTE LA SICILIA  E LE PROVINCIE DEL CONTINENTE ,DA LUNGA  MANO ED IN TUTTI I MODI TRAVAGLIATE DALLA RIVOLUZIONE,INSORTE  SOTTO TANTA PRESSIONE ,HANNO FORMATO DEI GOVERNI  PROVVISORI  COL TITOLO E SOTTO LA PROTEZIONE NOMINALE DI QUEL SOVRANO ,ED HANNO  CONFIDATO AD UN PRETESO DITTATORE  L'AUTORITà ED IL PIENO ARBITRIO  DEI LORO DESTINI.                                                                                                                                                                         FORTI DEI NOSTRI DIRITTI ,FONDATI SULLA STORIA ,SUI PATTI INTERNAZIONALI  E SUL DIRITTO PUBBLICO EUROPEO ,MENTRE NOI  CONTIAMO  PROLUNGARE,FINCHè CI SARà POSSIBILE,LA NOSTRA DIFESA ,NON SIAMO MENO DETERMINATI  A QUALUNQUE SACRIFIZIO PER RISPARMIARE  GLI ORRORI DI UNA LOTTA   E DELL'ANARCHIA  A QUESTA VASTA METROPOLI ,SEDE GLORIOSA  DELLE PIU VETUSTE  MEMORIE  E CULLA DELLE ARTI E DELLA CIVILTà DEL REAME.                                                                                                                                                                                 IN CONSEGUENZA NOI MUOVEREMO CON IL NOSTRO ESERCITO  FUORI DELLE  SUE MURA,CONFIDANDO  NELLA LEALTà E NELL'AMORE  DEI NOSTRI SUDDITI PEL MANTENIMENTO DELL'ORDINE E DEL RISPETTO DELL'AUTORITà .NEL PRENDERE TANTA  DETERMINAZIONE SENTIAMO PERò AL TEMPO STESSO IL DOVERE,CHE CI DETTANO I NOSTRI DIRITTI  ANTICHI  ED INCONCUSSI,IL NOSTRO ONORE ,L'INTERESSE DEI NOSTRI EREDI  E SUCCESSORI,E PIU ANCORA QUELLO DEI NOSTRI AMATISSIMI SUDDITI ,ED ALTAMENTE PROTESTIAMO  CONTRO TUTTI GLI ATTI  FINORA CONSUMATI  E GLI AVVENIMENTI  CHE SI SONO COMPIUTI  O SI COMPIRANNO IN AVVENIRE.RISERBIAMO TUTTI  I NOSTRI TITOLI E RAGIONI ,SORGENTI DA SACRI ED INCONTESTABILI  DIRITTI  DI SUCCESSIONE ,E DAI TRATTATI ,E DICHIARIAMO SOLENNEMENTE TUTTI I MENTOVATI  AVVENIMENTI E FATTI  NULLI,IRRITI,E DI NIUN  VALORE,RASSEGNANDO  PER QUEL CHE CI RIGUARDA  NELLE MANI DELL'ONNIPOTENTE IDDIO  LA NOSTRA CAUSA  E QUELLA DEI NOSTRI POPOLI ,NELLA FERMA COSCIENZA  DI NON AVER AVUTO NEL BREVE  TEMPO DEL NOSTRO REGNO  UN SOL PENSIERO  CHE NON FOSSE STATO CONSACRATO  AL LORO BENE E ALLA LORO FELICITà. LE ISTITUZIONI  CHE ABBIAMO LORO  IRREVOCABILMENTE GARENTITE,NE SONO IL PEGNO.QUESTA NOSTRA PROTESTA  SARà DA NOI TRASMESSA  A TUTTE LE CORTI,E VOGLIAMO CHE SOTTOSCRITTA DA NOI,MUNITA DEL DEL SUGGELLO DELLE NOSTRE ARMI REALI ,E  CONTRASSEGNATA DAL NOSTRO MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI ,SIA CONSERVATA NEI NOSTRI REALI MINESTERI  DI STATO DEGLI AFFARI ESTERI,DELLA PRESIDENZA  DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI ,E DI GRAZIA E GIUSTIZIA ,COME UN MONUMENTO  DELLA NOSTRA COSTANTE VOLONTà  DI OPPORRE  SEMPRE  LA RAGIONE ED IL DIRITTO  ALLA VIOLENZA  ED ALLA USURPAZIONE.                                                                             NAPOLI IL DI 6 DI SETTEMBRE 1860                                                                                                                                FIRMATO FRANCESCO  CERTIFICATO CONFORME -IL MINISTRO SEGRETARIO DI STATO  E PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DON ANTONIO SPINELLI