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mercoledì 23 novembre 2016

COME ANDARE A MESSA E NON PERDERE LA FEDE


Un grazie alla Fondazione il Giglio per aver riproposto questo libro ormai introvabile presentandolo con la partecipazione del Prof. Vignelli e del prof. Ayuso.

Con un titolo provocatorio e con un testo chiaro e brillante, don Nicola Bux, che fu nominato dal Santo Padre Benedetto XVI tra i Consultori della Sacra Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, spiega cosa non bisogna fare a Messa, i rimedi che il Pontefice propone per affermare la verità della liturgia, racconta di quando è nata e cos’è la Santa Messa, educa alla partecipazione all’Eucaristia e conclude con una riflessione di Vittorio Messori sul problema dell’omelia. 

Nel volume il sacerdote precisa che l’ultima cena non fu la prima Messa, perchè come ha spiegato anche Joseph Ratzinger, la cena celebrata da Gesù alla vigilia della Pasqua ebraica non è ancora una liturgia cristiana. Anche se con le due benedizioni del pane e del vino si fonda quella che in greco si chiama Eucaristia.

Di cambiamenti introdotti dagli apostoli si incomincia ad aver notizia dopo il martirio di Santo Stefano, quando cacciati dal tempio e dalle sinagoghe, i cristiani si riunirono con assiduità nelle case il pomeriggio del “primo giorno della settimana” che da Gesù Dominus prese il nome di Domenica.

San Giustino nella sua “Prima apologia” spiega all’imperatore Antonino Pio come si celebrava la messa a Roma nel 155 d.C., celebrata nel giorno del sole (domenica) con l’ascolto delle memorie degli apostoli, degli scritti dei profeti, l’omelia e la preghiera universale, il secondo, la colletta la presentazione del pane e del vino, l’azione di grazie consacratoria e la comunione.

La spiegazione del titolo si trova negli intenti che precedono lo svolgersi del libro, quando Bux sostiene che la liturgia cristiana subisce ai nostri tempi una violenza sottile.
I suoi riti e simboli – ha scritto l’autore – sono desacralizzati o sostituiti da gesti profani. In ritardo sulle ideologie in frantumi, si ricorre a simboli fatti da mano d’uomo, idoli, come la bandiera arcobaleno usata come stola o tovaglia d’altare”.

Don Bux si chiede cosa fare per uscire da questa crisi della liturgia e della Chiesa? E risponde facendo riferimento alle soluzioni che il Pontefice Benedetto XVI sta prospettando. 
“Il Papa – è scritto nel libro – ci sta richiamando in tutti i modi alla conversione, serve le liturgia perchè ‘all’inizio dell’essere cristiano non c’è decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva’” (Deus caritas est n.1).

“Pertanto – sostiene Bux – la riforma di Papa Benedetto XVI, mirante a superare le deformazioni al limite del sopportabile e l’idea che la liturgia possa essere fabbricata, deve rimettere il rito, il sacramento del sacro ristabilendo i diritti di Dio a essere adorato come lui vuole invertendo la pericolosa tendenza a creare riti contingenti che assecondano i bisogni dell’uomo o dell’assemblea”.
Nella prefazione al primo volume della sua Opera Omnia il Pontefice ha scritto: “Prima di tutto Dio, questo ci dice l’iniziare con la liturgia; là dove lo sguardo su Dio non è determinante, ogni altra cosa perde il suo orientamento”.
Bux sottolinea che “la Messa serve alla testimonianza della fede, a difenderla, a diffonderla” perchè nella Messa “avviene l’adorazione del Signore Cristo nei nostri cuori che consente di dare ragione agli uomini e alle donne del nostro tempo della speranza che è in noi con dolcezza, rispetto e retta coscienza senza vanto ma con la benignità e la pazienza dell’amore”.

Il libro di Bux ribadisce la spiegazione della Santa Messa rilevando che essa è “il memoriale incruento della Passione, Morte e Risurrezione del nostro Signore Gesù Cristo”.

Nella parte finale Vittorio Messori analizza i problemi relativi all’omelia e osserva che la prima difficoltà sta nel linguaggio: termini come omiletica, carisma, catechesi, presbitero, kerigma, Kenosi, sinassi, agape, dossologia, teandrico, escatologico, penumatologico, parenetico, mistagogico, ecumenico, teurgico, esegetico, parresico, soteriologico ecc… rendono oscuro il significato delle parole.

A questo proposito Messori indica la soluzione in una regola che è quella aurea di chi scrive e cioè semplificare, che nel caso specifico significa esprimere un’idea, un concetto fino in fondo, uno solo, eliminando fronzoli, preamboli, digressioni e poi svolgerlo in forma chiara e breve.
A tal proposito Messori ricorda che San Giovanni Bosco che pure era un uomo assai colto, preparava i testi delle omelie confrontandoli con sua madre Margherita, che aveva fatto l’equivalente della seconda elementare e che parlava meglio il piemontese che l’italiano.

Preparando omelie semplici ed efficaci San Giovanni Bosco divenne un autentico leader della comunicazione e della cultura popolare.

Per questo motivo nell’ultima di copertina Bux dedica il libro “a quanti capiscono poco o nulla di quello che si dice durante la Messa, ma sono devoti, più attenti di un teologo. Quant’è santa la loro partecipazione alla Messa!”.



UN SUCCESSO…. NONOSTANTE LA PARTITA!!!!






REAL COLONIA DI SAN LEUCIO: Una sala gremita da un pubblico molto interessato  ha testimoniato il successo della presentazione del libro "Brigantaggio Postunitario - una storia tutta da scrivere" di Fernando Riccardi, Sabato 19 novembre presso la sede della Proloco del Real Sito.

una foto della sala gremita

Successo ancora maggiore se si pensa che in contemporanea cominciava la partita Udinese - Napoli, concorrenza temibilissima, che però non ha fatto desistere l'attento pubblico dall'assistere ad un evento culturale.
E questo piccolo "sacrificio" ha portato bene regalando una vittoria per 2 a 1 alla squadra della nostra "Capitale".

Tra i presenti ricordiamo il col. Donato Montefiori, il cav. Francesco Salemi, Andrea Mingione, il console onorario dell'Uzbekistan, avv. Vittorio Giorgi, il marchese cav. Giancarlo de Goyzueta.

L'evento realizzato dal nostro Istituto e dalla Proloco "Real Sito di San Leucio" con la preziosa collaborazione dell'Associazione Corteo Storico (quella che ogni anno, agli inizi di Luglio, trasforma il borgo in un teatro a scena aperta e gli abitanti in perfetti attori "settecenteschi"), ha visto proprio il presidente della suddetta associazione, il dr. Donato Scialla, interpretare prima un suo brano dedicato a Garibaldi e successivamente "Vulesse Addeventàre" accompagnato dal giovane Ubaldo Tartaglione .








A rappresentare il comm. Giovanni Salemi, presidente dell'Istituto, assente per motivi istituzionali,   il cav. Giancarlo Rinaldi che, subito dopo il Presidente della proloco, dr. Donato Tartaglione, ha ringraziato il pubblico presente in sala e tutti coloro che, a vario titolo, hanno contribuito alla riuscitissima serata.

da sin. Massimo Savoia (in piedi), Giancarlo Rinaldi, Fernando Riccardi, Donato Tartaglione

Il bravo Massimo Savoia (no, non è un "savoiardo infiltrato" ma il bravo attore che nel corteo storico leuciano interpreta S.M. il Re Ferdinando IV), subito dopo il brano su Garibaldi, ha cominciato leggendo alcuni brani interessanti.

l'attore Massimo Savoia


Il primo, di Massimo D'azeglio: "A Napoli, noi abbiamo altresì cacciato il sovrano per stabilire un governo fondato sul consenso universale. Ma ci vogliono e sembra che ciò non basti, per contenere il Regno, sessanta battaglioni; ed è notorio che, briganti o non briganti, niuno vuol saperne. Ma si dirà: e il suffragio universale? Io non so nulla di suffragio, ma so che al di qua del Tronto non sono necessari battaglioni e che al di là sono necessari. Dunque vi fu qualche errore e bisogna cangiare atti e principi. Bisogna sapere dai Napoletani un'altra volta per tutto se ci vogliono, sì o no

Altro brano, quello del bersagliere Carlo Margolfo, cronaca cruda e scioccante di quel cruento episodio che fu l'eccidio di Pontelandolfo e che comincia "Al mattino del mercoledì, giorno 14, riceviamo l’ordine superiore di entrare nel comune di Pontelandolfo, fucilare gli abitanti, meno i figli, le donne e gli infermi, ed incendiarlo…"

L'Autore ha poi brillantemente parlato della reazione alla conquista straniera, conosciuta come "brigantaggio", spiegandone la complessità e le motivazioni.

Prima di concludere, il responsabile teatrale della prologo, Domenico "Mimmo" Vastano con la bella Paola Del Gais, hanno interpretato un apprezzatissimo brano, dedicato a San Leucio e al suo fondatore, il Re Ferdinando IV.

alla fine i meritati applausi per gli attori ed i musicisti


domenica 20 novembre 2016

XV COMMEMORAZIONE DEL GENERALE BORJES




Gentili Amici,

sono sotto gli occhi di tutti la dissolutezza e la mancanza di etica che il nostro mondo attuale vive,
I "valori", quelli veri, quelli dei nostri avi, quelli vivi nel nostro "Sud", sono stati soppiantati da valori "mobiliari ed immobiliari".
La mancanza totale di etica che quotidianamente riscontriamo in quella che con massimo eufemismo definiamo "classe dirigente" ci fa piombare nello sconforto più totale.
Per questo, una quindicina d'anni fa al comm. Giovanni Salemi venne in mente, di concerto con la locale amministrazione, di ricordare, di commemorare la morte di un uomo "vero", un militare, un "hidalgo", il generale carlista di origine catalana Giosép Borgés (conosciuto anche come José Borjés con la grafia castigliana) a cui vennero affidate le speranza di riportare sul Trono dei suoi Padri il legittimo Sovrano del Regno delle Due Sicilie.
Un uomo che giganteggia pur nella sua breve vita, soprattutto se paragonato allo squallore dei suoi avversari.
Uomini che "caddero ma come stelle d'agosto sfolgorando in cielo".

Quest'anno a Sante Marie, paesino di Abruzzo Ulteriore secondo, Distretto di Avezzano, Circondario di Tagliacozzo, che vide compiersi l'avventura terrena del generale e dei suoi valorosi compagni, celebreremo la XV edizione della commemorazione del grande eroe.


SANTE MARIE - Anche quest’anno a Sante Marie, piccolo comune in provincia di Aquila (per noi, provincia di Abruzzo Ulteriore II, distretto di Avezzano, circondario di Tagliacozzo) a pochi chilometri dal confine con il Lazio, ricorderemo l’eroico sacrificio del Generale carlista José Borjés (in catalano Josep Borges). A ricordarlo l’amministrazione comunale di Sante Marie guidata dal Sindaco Lorenzo Berardinetti che, da oltre dieci anni organizza l’evento commemorativo insieme con il Commendatore Giovanni Salemi, Presidente dell’Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie e dell’Associazione Culturale Capitano G. De Mollot – eroe del Volturno, che oltre dieci anni fa per primo ebbe l'idea di commemorare il valoroso generale.



Nel pomeriggio del giorno mercoledì 7 dicembre 2016, alle ore 16,00, presso la sala consiliare del Comune di Sante Marie, si terrà il convegno

IL GENERALE BORJES NELL'AMBITO DEL LEGITTIMISMO FILOBORBONICO

nell'ambito del quale verrà presentato il romanzo di Maria Scerrato "FIORI DI GINESTRA donne briganti lungo la Frontiera 1864-1868"

Nel giorno dell’Immacolata Concezione, festività nazionale del Regno delle Due Sicilie, giovedì 8 dicembre, si terrà la parte "militare" dell'evento.

Dopo una visita al Museo del Brigantaggio, presso la Cascina Mastroddi, in località la Luppa, verrà issata la Bandiera del Regno delle Due Sicilie, tenuta una breve allocuzione da parte del comm. Salemi ed infine deposta una corona d'alloro al cippo che ricorda la cattura e l'uccisione del generale catalano. 

Dei fiori verranno poi deposti anche a Tagliacozzo davanti al busto del generale carlista realizzato dal Duca Massimo Patroni Griffi di Roscigno, Cavaliere di Giustizia, e donato dal Comm. Arturo Cannavacciuolo entrambi dell'Ordine Costantiniano ed inaugurato nel 2012.



 il sindaco Berardinetti ed il comm. Salemi,  durante una precedente edizione, depongono una corona d'alloro



bandiera carlista

Nato a Vernet, (Artesa de Segre – Lleida), un piccolo centro della Catalogna, José Borjés era figlio di Antonio, un ufficiale dell’esercito che partecipò ai conflitti antinapoleonici, in seguito fucilato a Cervera, durante la Prima Guerra Carlista, nel 1836. Di educazione cattolica e tradizionalista, si dedicò proficuamente agli studi umanistici, in particolare quelli di Cesare.

Formatosi presso l’accademia militare di Lleida, si arruolò nelle milizie carliste di Don Carlos, divenendone comandante di brigata nel 1840. Dopo la disfatta dei carlisti, Borjes esiliò in Francia, arrangiando come rilegatore, precettore e commerciante di vini. Nel 1860, si recò a Roma cercando di mettersi al servizio dello Stato pontificio ma, vista la delicata situazione diplomatica e per timore di turbare le relazioni con il governo spagnolo, le autorità papali rifiutarono.



Tornato in Francia, fu contattato dagli agenti borbonici inviati dal generale Tommaso Clary, ricevendo l’invito di servire il governo borbonicoin esilio. Gli fu prospettata una situazione favorevole, in cui lo avrebbero atteso i comitati borbonici e numerosi ribelli, pronti a combattere per restaurare il vecchio regime. Borjes, suggestionato dalla proposta, accettò l’incarico.
Il generale, con soli 17 combattenti, iniziò la sua missione partendo da Marsiglia e giungendo prima a Malta e poi a Capo Spartivento, in Calabria. Qui Borjes cominciò a dubitare delle promesse fatte da Clary, non trovando nessuno ad attenderlo.

la lapide posta nel 1966, cinque anni dopo il centenario dell'occupazione, intrisa dino all'estremo di retorica risorgimentalista
Le popolazioni locali apparvero diffidenti se non ostili. Giunto a Precacore (l’odierna Samo), venne accolto da un parroco ma nessun rappresentante del comitato borbonico giunse a riceverlo e riuscì ad arruolare solamente una ventina di contadini. Incontrò la banda di “Don” Ferdinando Mittica, composta da 120 uomini, con la quale attaccò il comune di Platì senza successo.
Abbandonato da Mittica, che verrà ucciso qualche giorno dopo in uno scontro, e inseguito dalle guardie nazionali che fucilavano chiunque gli fornisse aiuto, Borjes si diresse verso la Basilicata su indicazione di un delegato del principe di Bisignano, nella speranza di trovare una situazione più ottimista.


l'attuale lapide, posta nel 2003, grazie all'azione di una più attenta amministrazione comunale e del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio


Nel mese di ottobre, approdò in Basilicata per incontrare il capo di una delle bande più temute di quel periodo, Carmine Crocco. Il generale catalano fu accolto da Crocco e i suoi uomini nei boschi di Castel Lagopesole. I patti prevedevano di trasformare la sua banda in un esercito regolare, impiegando precise tattiche militari, conquistare più comuni possibile per arruolare nuovi combattenti e conquistare Potenza, la più consistente roccaforte sabauda della regione.
Crocco, sebbene stipulò l’accordo, non si fidò di Borjes sin dall’inizio, temendo che costui volesse sottrargli le bande e i territori sotto il suo potere. Stipulata l’alleanza, il capo brigante, Borjes e l’armata dei briganti riuscirono ad ottenere numerose vittorie ma, contro il volere del generale, venne evitato il tentativo di conquistare Potenza e l’esercito era ormai ridotto allo stremo. Così Crocco decise di ritirarsi a Monticchio, rompendo la sua alleanza con Borjes, mosso anche dalla mancata promessa di un rinforzo militare da parte dell’esule governo borbonico. Il generale, amareggiato dalla sua decisione, si mosse verso Roma per informare re Francesco II dell’accaduto e nel tentativo di organizzare un esercito di volontari per ripetere l’operazione.
Giunto quasi al confine tra l’Abruzzo e il Lazio, ordinò ai suoi uomini di fare una sosta durante la fredda e nevosa notte tra il 7 e l’8 dicembre 1861 a Sante Marie, presso la cascina Mastroddi, in località La Luppa. Questa decisione si rivelò fatale: il generale e il suo drappello vennero braccati dai bersaglieri sabaudi comandati dal maggiore Enrico Franchini, informati del loro arrivo da alcune persone del posto. Venne ingaggiato un conflitto a fuoco e, dopo l’incendio della cascina da parte dei bersaglieri, i legittimisti furono costretti ad arrendersi e furono portati aTagliacozzo per essere condannati a morte senza processo.


il comandante Enrico Franchini, medaglia d'oro al valor militare «per le ottime disposizioni date e per l'insigne valore dimostrato durante tutta l'operazione che fruttò l'arresto del capo banda spagnolo Jose Borjes e di 22 suoi compagni.» — valle di Luppa 8 dicembre 1861


Consegnata la sua spada a Franchini, che la spezzò, Borjes chiese di confessarsi in una cappella assieme agli altri prigionieri. Poco prima di morire, il generale urlò «L’ultima nostra ora è giunta, moriamo da forti.». Davanti al plotone d’esecuzione, si abbracciò ai suoi uomini e recitò una litania in spagnolo, interrotta bruscamente dalla fucilazione. I cadaveri, spogliati dei propri effetti personali, furono sepolti in una fossa comune ma per intercessione di Folco Ruffo, principe di Scilla, e del visconte parigino di San Priest, la salma del militare catalano fu riesumata per ordine del generale Alfonso La Marmora e portata a Roma per ricevere solenni funerali.
La morte di Borjes suscitò indignazione e venne aspramente criticata, anche da personalità liberali. Lo scrittore Victor Hugo, benché ammiratore degli ideali risorgimentali, accusò il neonato regno di Vittorio Emanuele II per i metodi impiegati esclamando «Il governo italiano fucila i realisti». L’archeologo François Lenormant definì il generale «uno di quegli avversari che ci si onora di rispettare» e considerò la sua morte «una macchia sanguinosa per il governo italiano». Il generale Rafael Tristany, compagno d’armi di Borjes nelle guerre carliste e impiegato dai Borbone per sollevare il popolo alla frontiera pontificia, accusò i generali borbonici Clary e Jean-Baptiste Vial come responsabili della sua morte, per averlo ingannato sulle direttive delle insorgenze mentre loro si trovavano al sicuro negli agi della corte romana.




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giovedì 17 novembre 2016

MONARCA PROJECT A PIANO DI SORRENTO



Volentieri pubblichiamo questo interessante evento.
Solo una preghiera: CAMBIATE NOME ALL'ISTITUTO NAUTICO!!!!!


Viaggio nel progetto del piu' grande vascello ad elica borbonico da 80 cannoni: il Monarca.


Il 13 maggio del 1846, nel Cantiere Navale di Castellammare di Stabia, l'antica fabbrica delle navi, veniva impostata la ruota di prora del Monarca, grande vascello da 80 cannoni .Il Monarca, progettato dall'Ing. Sabatelli, con le sue 3800 t di dislocamento a p.c. e i quasi 1000 uomini di equipaggio venne poi varato il 5 giugno del 1850. Bello e maestoso lo vediamo ancora oggi nel quadro del De Luca, nella Reggia di Caserta, al momento del varo, tra una folla festante. 

170 anni dopo, i ragazzi e le ragazze del Nautico N.Bixio di Piano di Sorrento, tempio della marineria italiana, hanno raccolto la sfida e, coordinati dai Marinai d'Italia di Castellammare di Stabia con la vicinanza e l'entusiasmo del Direttore Felicori della Reggia di Caserta, della Capitaneria di Porto dell'antica citta' di mare stabiese e dei Cantieri Aprea hanno dato vita al Monarca Project che, esaurito lo studio di progetto, dara' forma e vita ad un grande modello del Monarca al varo.

Auguriamo loro Buon Vento!


Rotta per 41°04'22.83''N14°19'37.14"E.




Napoli - Arsenale della Marina con vascelli 1865 circa

Real Cantiere di Castellammare


martedì 8 novembre 2016

FERNANDO RICCARDI PRESENTA IL SUO LIBRO A SAN LEUCIO



Sabato 19  Novembre alle ore 18,00 presso la sede della Pro Loco "Real Sito di San Leucio" (Caserta), atrio superiore Parrocchia di San Leucio, si svolgerà la presentazione del libro “Brigantaggio postunitario: una storia tutta da scrivere” di Fernando Riccardi.

L’evento, promosso dall’Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie e dalla Pro Loco della Real Colonia, sarà l’occasione per approfondire una pagina della storia della nostra terra ancora poco conosciuta. Previsti i saluti del comm. Giovanni Salemi, presidente dell'Istituto e di Donato Tartaglione, presidente della Pro Loco. La presentazione del dr. Riccardi sarà arricchita dagli interventi degli attori Massimo Savoia, Paola Del Gais e Domenico Vastano (responsabile Teatrale della Proloco). Saranno accompagnati dalle musiche del dr. Donato Scialla, presidente dell'Associazione Coerteo Storico" e del giovane Ubaldo Tartaglione.


mercoledì 2 novembre 2016

BORBONE DUE SICILIE: TESI E CONFUTAZIONI



Gentili amici, vi propongo un altro bell'articolo di Giovanni Grimaldi sperando possiate trovarlo interessante:



Gentili signore e signori,

vi segnalo, per la curiosità degli appassionati e degli studiosi, questa intervista di Don Pedro di Borbone sulla disputa "duosiciliana" (in realtà ispanico-duosiciliana).
Interessanti (ma scorrette) le tesi e le conclusioni dichiarate da Don Pedro. 
Ovvero l'attuale versione del pensiero spagnolo sull'argomento.

Ecco le tesi. E le loro confutazioni.


TESI 1) Il Gran Magistero del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.

Questa carica succede per rigorosa linea agnatica fino ai nostri giorni.
A questo Gran Magistero non ha mai rinunciato il suo bisnonno. 
Pertanto, seguendo la linea agnatica, il Gran Magistero ricade nella persona di Don Pedro(*) dalla morte del padre.

CONFUTAZIONE ALLA TESI 1) Il Gran Magistero del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.

Tale Gran Magistero, come ampiamente spiegato nello studio dinastico pubblicato nella XXXII ed. dell'Annuario della Nobiltà Italiana e qui citato più volte, è unito indissolubilmente alla dignità di Capo della Real Casa.
Infatti tale Ordine (come già era per i Farnese) è un Ordine dinastico-familiare, che pertanto non può trasmettersi semplicemente nella linea primogenita legittima, MA si deve trasmettere esclusivamente nella linea primogenita dinastica.

Infatti le leggi dinastiche dei Borbone delle Due Sicilie distinguono fra semplice discendenza legittima e discendenza legittima e dinastica.
Quindi, siccome la linea di Carlo Tancredi (1870-1949), bisnonno di Pedro, non era dinastica delle Due Sicilie, perchè appartenne ed appartiene alla Real Casa di Spagna, il Gran Magistero, unitamente alla dignità di Capo della Real Casa, non appartengono a tale linea, ma sono stati tramandati nella linea dinastica legittima, quella di Ranieri, fino all’attuale Duca di Castro.
Da notare poi, come meglio chiariremo nel successivo punto, che Carlo Tancredi rinunciò espressamente anche a qualsiasi onorificenza cavalleresca (ed ogni diritto dinastico) che gli proveniva dalla sua Real Casa.


TESI 2) La dignità di Capo della Casa Borbone delle Due Sicilie.



Questa dignità si eredita sempre per linea maschile ed agnatica.
A questa dignità giammai rinunciò il suo bisnonno l'Infante Don Carlos (Carlo Tancredi ndr.).

bellisima foto con errore. Essendo vivente Re Francesco, il Duca di Calabria (Atto sovrano n. 594 del 4 gennaio 1817) è il Principe Alfonso, Conte di Caserta. Il Principe Ferdinando Pio, all'epoca della foto Duca di Noto, divenne Duca di Calabria il 27 dicembre 1894 alla morte del Re. Alla morte del Padre diverrà Duca di Castro e Capo della Real Casa.


CONFUTAZIONE ALLA TESI 2) La dignità di Capo della Casa Borbone delle Due Sicilie.
Anche in questo caso le leggi dinastiche dei Borbone delle Due Sicilie distinguono fra semplice discendenza legittima e discendenza legittima e dinastica.
Dai documenti ufficiali spagnoli, reperiti da uno storico spagnolo, la cui opera è SCARICABILE anche online (pagine 286-289)
comprendiamo in maniera inoppugnabile che Carlo Tancredi (bisnonno di Don Pedro), proprio per poter sposare e la Principessa delle Asturie, dovette sottostare, rispettare ed obbedire alle condizioni inderogabili che gli impose Regina reggente di Spagna

Tali condizioni erano le seguenti:
a) Carlo Tancredi doveva naturalizzarsi spagnolo
b) Carlo Tancredi doveva fare rinuncia esplicita (da tener segreta) a QUALUNQUE diritto proveniente dalla sua famiglia (per se stesso ed i suoi discendenti)
c) Carlo doveva rinunciare ad usare qualsiasi titolo e decorazione dei Borbone Due Sicilie.

Carlo Tancredi si naturalizzò spagnolo, rinunciò (con il cosiddetto Atto di Cannes) a tutti i suoi diritti dinastici duosiciliani e rinunciò a qualsiasi titolo e decorazione dei Borbone delle Due Sicilie (infatti fu cancellato dai ruoli degli Ordini cavallereschi borbonici, in primis proprio da quello Costantiniano e non usò MAI nessun titolo dinastico duosiciliano).


il legittimo Capo della Real Casa di Borbone delle Due Sicilie S.A.R. il Principe Carlo di Borbone delle Due Sicilie, Duca di Castro, insieme con il cav. gr. Cr. di Grazia nob. dr. Antonio di Janni, delegato vicario per la Sicilia del S.M.O.C. di San Giorgio.




TESI 3) La pretensione al Trono delle Due Sicilie o dignità di Capo della Casa Reale delle Due Sicilie.
Questo è l'unico punto che Don Pedro, ritenendosi generoso, ritiene discutibile, perché in effetti, il suo bisnonno nel 1900 firmò una "rinuncia condizionale".
Ma Don Pedro, ritiene di non avere alcun dubbio che questa rinuncia non abbia avuto nessun effetto, perché si sono avverate le sue condizioni.
Ribadisce ancora dei rapporti emessi dagli organi spagnoli nel 1983 e dalla relazione emessa nel 1984 dal Consiglio di Stato. 

CONFUTAZIONE ALLA TESI 3) La pretensione al Trono delle Due Sicilie o dignità di Capo della Casa Reale delle Due Sicilie.
Come abbiamo appena visto Carlo Tancredi accettò in toto le condizioni della Reggente di Spagna, per sposare la figlia.
Fra queste vi era la rinuncia assoluta ai diritti dinastici duosiciliani.
Tale rinuncia di Carlo Tancredi non era sottoposta a nessuna condizione. 
La rinuncia, pertanto, fu SEMPRE valida, anche qualora Carlo Tancredi non fosse divenuto re consorte di Spagna (anche se comunque fu principe consorte delle Asturie, dignità inconciliabile con quella di Principe delle Due Sicilie, proprio per la Prammatica del 1759).
Da quale documento risulterebbe che la rinuncia era sottoposta a condizione?
Era il permesso al matrimonio sottoposto al rispetto delle predette condizioni. Fra le quali la rinuncia al diritti dinastici duosiciliani.

il Principe Carlo Tancredi

In sostanza la discendenza di Carlo Tancredi è esclusa dalla Real Casa delle Due Sicilie per una DUPLICE esclusione.
La prima è motivata dalla rinuncia stessa fatta da Carlo Tancredi con il cd. "Atto di Cannes" e l'altra è una motivazione giuridica, data dalla mancanza del formale regio assenso scritto che autorizzasse il suo matrimonio come valido ai fini dinastici nella Real Casa delle Due Sicilie (e come sarebbe mai stato possibile se proprio Alfonso, conte di Caserta, aveva trattato ed accettato le condizioni imposte dalla Regina reggente di Spagna per far uscire Carlo Tancredi dalla sua Real Casa e rinunciare ad ogni suo diritto dinastico??).
Ma tali due motivazioni, che singolarmente sono insormontabili, portano insieme allo stesso risultato: la discendenza di Carlo Tancredi è esclusa dalla Real Casa delle Due Sicilie.

Visto poi che molto probabilmente la "disputa" fu la conseguenza delle dispute al trono spagnolo, vi sono fortissimi dubbi sull'equità delle motivazioni che portarono ai "pareri di parte" degli organi spagnoli in favore di Don Carlos Maria.
Era interesse della Casa Reale di Spagna appoggiare le pretese alfonsine perché anch'essi parte in causa.

Don Carlos e Pedro (Borbone-Spagna) indossano i mantelli dell'Ordine fondato dal padre di Don Carlos negli anni '60 del XX secolo. Ordine di sub-collazione spagnola che richiama nel nome, mantelli, insegne etc. il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio che si fa risalire a Costantino il Grande.


TESI 4) Don Pedro sostiene che la disputa è iniziata nel 1960 dopo la morte di Don Fernando Pio di Borbone delle Due Sicilie. 
Perché infatti un mese dopo la sua morte, come previsto dalla loro tradizione di famiglia, suo nonno, il principe Alfonso, assunse la direzione della casa; e fu invece Don Ranieri, che era il figlio quartogenito del conte Caserta, che non rispettò questa successione "legittima".

CONFUTAZIONE ALLA TESI 4) 
Nel citato studio dinastico edito nell'Annuario abbiamo evidenziato abbastanza elementi per far capire come in realtà la disputa "duosiciliana" fu molto probabilmente una disputa spagnola/duosiciliana sollevata ad hoc per allontanare da Juan di Barcellona il cugino-cognato Alfonso Maria (e la sua linea), ovvero uno scomodo altro candidato di Francisco Franco al trono.
Infatti si capisce che dopo la restaurazione della monarchia operata da Franco (1947) e la situazione di rivalità fra i vari aspiranti al trono, dopo la morte di Carlo Tancredi (1949), suo genero Juan si dovette accordare con Alfonso Maria e convincerlo a dedicarsi solo alla successione duosiciliana.
Ma in che modo sarebbe stato possibile farlo? 
Ovviamente contestando la rinuncia di Carlo Tancredi del 1900 (il cd. "Atto di Cannes") e ignorando le leggi dinastiche duosiciliane.
Infatti l'unico punto che poterono artificiosamente e capziosamente attaccare fu il cd. "atto di Cannes". Motivo? 
Volevano distrarre TUTTI dal vero problema.

Perchè il vero nodo gordiano che MAI si sarebbe potuto sciogliere era quello dell'obbligo dei Principi duosiciliani ad ottenere dal Capo della Real Casa delle Due Sicilie il sovrano beneplacito per contrarre matrimonio (ovvero dal Capo della loro R. Casa e Dinastia). Ovvero nel rispetto degli atti sovrani n. 2362 del 7 aprile 1829 e n. 3331 del 12 marzo 1836, MAI aboliti e parte integrante e sostanziale delle leggi dinastiche duosiciliane.
Ma la "fazione spagnola" si servì delle polemiche per far scoppiare la "disputa duosiciliana", sostenendo così Alfonso Maria verso pretese illegittime (in aperto e totale contrasto con le leggi dinastiche della R. Casa delle Due Sicilie) ed allontanando in questo modo (e definitivamente) un potenziale rivale al trono di Spagna (che Franco avrebbe potuto scegliere invece di Juan di Barcellona).
Quindi è esattamente l'opposto di quello che ha dichiarato Don Pedro:
- la successione dinasticamente legittima era quella che portò Ranieri a succedere al fratello Ferdinando Pio.

Quindi fu invece Alfonso Maria a comportarsi da ribelle, tradire il giuramento del padre e creare questa disputa.


TESI 5) Don Pedro ha infine ribadito la sottomissione completa a re Felipe VI come suo sovrano di se stesso e della sua famiglia.

CONFUTAZIONE ALLA TESI 5) 
Il Capo di una Casa Reale (che pretende di essere tale) non può assolutamente ed ovviamente ritenersi sottoposto ad un altro Capo di altra Casa Reale.
Una tale sottomissione, per il Capo della Real Casa Borbone Due Sicilie e Pretendente al trono delle Due Sicilie (che si ritiene tale) è una contraddizione in termini inammissibile e assurda.

Tale questione è una ulteriore dimostrazione di come la famiglia di Don Carlos sia un ramo della Real Casa di Spagna.

Il Re Felipe VI di Spagna


(*) l'immagine qui sopra costituisce un'ottima idea per un regalo da fare a Pedro de Borbón. Si è infatti proclamato, oltre a Capo della Real Casa etc etc, anche XI Gran Maestro del (suo) Ordine Costantiniano. Ma siccome sostiene che il (suo) Ordine sia quello "vero" gli mostriamo l'elenco dei Gran Maestri dell'Ordine Costantiniano (quello che risale agli Angelo Flavio Comneno e che, passando per i Farnese, è arrivato a Casa Borbone): Cronologia dei Gran Maestri dell’Ordine Costantiniano.
Sono qualcuno in più di 11. Volendo anche cominciare da i Farnese, avrebbe dovuto dire XII, ma perché cominciare da lì? Nemmeno cominciando da Carlo i numeri tornano. Noi che, invece, la matematica la conosciamo e sappiamo contere gli comunichiamo il numero corretto!!! È il TERZO Gran Maestro, infatti: 1) Infante Alfonso (Fondatore); 2) Infante Carlos (buonanima) 3) Pedro de Borbón. TOTALE: TRE!!!


PER APPROFONDIMENTI

martedì 1 novembre 2016

5 NOVEMBRE 2016 MADDALONI: CONVEGNO DEDICATO AI BORBONE




Gentili amici, vi segnaliamo questa bella iniziativa casertana ed in particolare il primo appuntamento, sabato 5 novembre a Maddaloni presso il Museo Archeologico cui parteciperanno come relatori i cav. Della Rocca e Rinaldi

CONVEGNO
«La Dinastia dei Borbone»
Sabato 5 novembre 2016
ore 16,00
Museo Archeologico di Calatia
Via Caudina, 353
MADDALONI (CE)

SALUTI:
Giuseppe Ianniello - Pres. Pro loco del Trivice

Antonio Santoro - Pres. Ass. cult. “Artando” 

Elena La Forgia - Direttore Museo Archelogico di Calatia  

INTERVENTI:
Giancarlo Rinaldi - Istituto Ricerca Storica delle Due Sicilie
“Cenni storici sulla dinastia dei Borbone”

Roberto Della Rocca - Istituto Ricerca Storica delle Due Sicilie
“1734, Maddaloni nella storia dei Borbone, 
dalle chiavi del Regno al titolo di Città”


MODERA:
Stefania Guiotto - Direttore Pensiero Libero Network

Alle h. 17,00 rievocazione storica a cura 
del Liceo Artistico “S. Leucio” e Liceo “don Gnocchi”.

Alle h. 18,30 inaugurazione mostra d’arte
a cura di Artando e Eurarte.

La S.V. è invitata