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giovedì 31 maggio 2012

"il re Bomba ed il re Galanuomo", l'analisi di Ubaldo Sterlicchio





martedì 29 maggio 2012

Maria Sofia di Borbone, l'eroina di Gaeta raccontata a Colle San Magno

Il tavolo dei relatori nella sala consiliare di Colle San Magno

COLLE SAN MAGNO – Bellissima manifestazione, quella organizzata dall’amministrazione comunale di Colle San Magno che ha consentito di ricordare la straordinaria figura di Maria Sofia di Borbone Wittelsbach, ultima Regina del Regno delle Due Sicilie. Ad organizzare l’evento l’associazione culturale “Praetoria” in collaborazione con l’Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie e l’associazione culturale “Le Tre Torri”. A coordinare i lavori è stato Pompeo Di Fazio mentre a introdurre i lavori è stato il Sindaco di Colle San Magno Antonio Di Nota. A illustrare gli obiettivi della giornata il Presidente dell’associazione Praetoria, Antonio Valerio Fontana che è stato il promotore della manifestazione a cui hanno partecipato numerosi abitanti di Colle San Magno attirati non solo dall’immagine evocativa della grande Regina Maria Sofia ma anche dalla consapevolezza di far parte di una comunitas più vasta che li rende parte integrante dell’antico Regno delle Due Sicilie. A tratteggiare l’ideale linea di continuità tra la storia del Regno e l’attuale vita comunitaria è stato Giovanni Salemi, Presidente dell’Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie, che ha anche delineato alcuni tratti della figura di Maria Sofia. Ad analizzare nel dettaglio l’avventurosa esistenza dell’ultima Regina è stato Roberto Della Rocca, direttore de “il Giornale del Sud” che è riuscito ad affrontare i momenti salienti della lunga e avventurosa vita di Maria Sofia dalle origini bavaresi alla gloria conquistata sotto le bombe piemontesi sugli spalti di Gaeta, esperienza seguita dal lunghissimo esilio. Quasi sessant’anni trascorsi ad inseguire un sogno di riconquista del trono tramite le azioni militari dei cosiddetti “Briganti”, a rispondere agli attacchi personali mossi al fine di denigrare l’eroina di Gaeta e a covare un rancore cieco, ma giustificato, contro i Savoia contro cui sarebbe arrivata, secondo l’opinione di alcuni storici, a cospirare assieme agli anarchici alla fine del secolo. A fare un confronto tra Maria Sofia, che ha affrontato le sue sventure con dignità, e i Savoia, che di fronte al pericolo hanno preso la via della fuga, è stato lo storico Fernando Riccardi, Presidente dell’Associazione Culturale “Le Tre Torri” che ha lasciato la chiusura del convegno a Benedetto Vecchio apprezzato musicista e leader e fondatore dei Musicisti del Basso Lazio che ha eseguito alcuni brani del suo repertorio “brigantesco”.

I relatori al termine del convegno. Da sinistra Antonio Valerio Fontana, Pompeo Di Fazio, Antonio Di Nota, Fernando Riccardi, Benedetto Vecchio, Roberto Della Rocca e Giovanni Salemi


lunedì 28 maggio 2012

Presentazione del libro di Fernando Riccardi su "Il brigantaggio post-unitario"



il Presidente dell'Istituto di Ricerca Storica delle due Sicilie, dr. Giovanni Salemi (destra), con l'autore, dr. Fernando Riccardi





CAPUA – Ha suscitato molto interesse la presentazione del libro “Brigantaggio Postunitario. Una storia tutta da scrivere” di Fernando Riccardi, storico e giornalista de l’Inchiesta, quotidiano dell’Alta Terra di Lavoro e della Ciociaria. Il volume è stato presentato a Capua, presso la Libreria Guida in Palazzo Lanza nel corso della rassegna libraria organizzata dal dr. Giovanni Salemi, Presidente dell’Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie che ha coordinato i lavori e presentato l’autore. Il libro ripercorre, in modo chiaro ed analitico la questione controversa e poco affrontata (e, troppo spesso, affrontata in modo inesatto e volutamente impreciso dalla storiografia “ufficiale”) del fenomeno brigantesco seguito all’unificazione politica della penisola italiana operata dai piemontesi con mezzi poco “ortodossi” nel biennio 1859 – 1861. Particolarmente interessanti sono stati i riferimenti che l’autore ha fatto circa la questione delle violenze subite dalle popolazioni meridionali nel corso del risorgimento e che sono alla base dell’ondata di sdegno e di protesta che ha successivamente alimentato la rivolta. Gli eccidi di Pontelandolfo, Casalduni e Scurcola Marsicana, le lotte a Isernia e a Bauco (oggi Boville Ernica) furono, assieme alla mancata redistribuzione delle terre, alle persecuzioni del clero, e all’imposizione di leva obbligatorie e pesantissime tasse e balzelli le motivazioni principali dello scontro che seguì l’annessione delle Due Sicilie all’Italia. Uno scontro durissimo che durò oltre dieci anni e che coinvolse, da parte piemontese oltre 120mila uomini del neonato esercito italiano contro diverse decine di migliaia di combattenti meridionali che volevano riconquistare la propria libertà e la propria secolare indipendenza. Animato il dibattito che è seguito alla presentazione e che ha visto coinvolta tutta la platea. Il prossimo appuntamento per la rassegna letteraria di Capua è fissato per venerdì 22 giugno quanto toccherà allo storico Luciano Salera, presentare il suo “La storia manipolata”.

lunedì 21 maggio 2012

A Bitonto si continua a celebrare (e a scrivere) la storia gloriosa del Sud!

La corona d'alloro che "i popoli delle Due Sicilie" hanno innalzato
sull'obelisco di Bitonto in memoria della vittoria di Carlo di Borbone

BITONTO - A Bitonto ogni anno dal 2004, si riscrive la storia ad opera del nutrito gruppo di patrioti pugliesi che, armati di molto coraggio e molta passione, diedero il via all'annuale commemorazione della Battaglia di Bitonto, lo scontro bellico con cui Carlo di Borbone si assicurò il controllo sul Regno di Napoli restituendo ai suoi abitanti la libertà dallo straniero tanto anelata. Carlo di Borbone era un principe italiano in quanto Duca di Parma e, una volta ottenuto il controllo di Napoli, non ne fece una colonia o un vicereame ma una realtà politica, economica e sociale prospera e potente all'interno come all'esterno dei suoi dominii. Questa grandezza viene celebrata ogni anno a Bitonto dove, caso più unico che raro, trova spazio la vera riconciliazione vincitori vinti con il sentito omaggio ai soldati austriaci che difendevano le posizioni del governo asburgico oggi rappresentato da Umberto Schioppa delegato della Croce Nera, associazione nata nel 1919 ad opera del governo della repubblica d'Austria, per rintracciare e rendere omaggio ai soldati austriaci caduti di tutte le guerre. Lo ha ricordato lo stesso Francesco Laricchia, a capo del comitato promotore quando, ai piedi dell'obelisco eretto a Bitonto da Carlo di Borbone per ricordare la vittoria, a richiamato l'attenzione dei presenti a tre specifiche parole impresse sul monumento dal Re di Napoli e Sicilia: "Italicam libertatem fundaverit", a dimostrazione del fatto che l'arrivo dei Borbone fu salutato non solo come episodio interno al secolare stato napoletano ma anche come evento internazionale che mirava e otteneva, dopo secoli, la libertà dei popoli italici. Era dal 1498, anno in cui Carlo VIII di Valois attraversò la penisola da nord a sud, che l'Italia non era libera e unita (nei valori e nello spirito). Il senso è chiaro ai presenti che arrivano da tutto il mezzogiorno per assistere ad una manifestazione "anomala" nella sua essenza. Come spesso accade alle commemorazioni di fatti storici non segue un convegno di studi ma una premiazione. Gli amici pugliesi, spinti e incoraggiati nell'impresa da Silvio Vitale, avvocato e storico meridionalista oltre che fondatore della rivista napoletana tradizionalista L'Alfiere, istituirono un premio con cui, da allora, vengono fregiati gli "alfieri del Sud" vale a dire tutti coloro che nel corso dell'anno si sono distinti nel portare in alto i valori del Sud e della patria napoletana. La cerimonia di consegna è avvenuta nel gremito salone degli specchi del palazzo comunale di Bitonto. A presenziare e premiare i  nuovi "alfieri" Francesco Laricchia, l'avvocato Gaetano Marabello e Giovanni Salemi, Presidente dell'Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie. Molto importante è stato il premio assegnato al Comune di Casamassima (categoria impegno sociale), si legge nella motivazione, "per aver voluto testimoniare la solidità del legame tra il territorio e la popolazione del comune di Casamassima con il popolo armeno e con il poeta Nazariantz del quale è stata dignitosamente ricordata la scomparsa nel 50° anniversario della morte". Nelle altre categorie sono da segnalare l’imprenditore Mauro Vitulano, il giovane musicista rap impegnato nel sociale Giuseppe Poliseno (in arte Toki), lo scrittore Italo Interesse (autore di un romanzo storico dal titolo “il Mezzogiorno ha fame”), il regista Luigi Angiuli (autore e interprete di un monologo in 5 scene dal titolo “Briganti e piemontesi”), i giovanissimi Nicholas Caporusso, ricercatore tecnologico, e Andrea Leonetti, regista. Riuscita anche quest’anno la sorpresa finale della consegna del premio Alfiere del Sud “in pectore” che è stato assegnato all’ignaro Luciano Gentile, esempio per tutti i patrioti, impegnato da anni nella ricerca storica e nel tenere insieme i tanti appassionati e patrioti pugliesi. Presente alle cerimonie anche il candidato Sindaco Agostino Abbaticchio della Confederazione Duosiciliana che ha annunciato nuove azioni in difesa dell'obelisco carolino abbandonato all'incuria in modo vergognoso dall'amministrazione comunale. Lo stesso Abbaticchio si era fatto promotore diversi mesi fa di un comitato in difesa del monumento e ha subito colto l'invito dei tanti presenti disposti a contribuire ad una raccolta fondi per pulire l'obelisco, operazione che sarebbe resa difficile dalla burocrazia della Soprintendenza. Ultima nota "polemica" (che non può mancare) è quella sulle doppie celebrazioni che sempre si affollano nel mondo meridionalista. Tra i patrioti raccolti sotto la bandiera bianco gigliata è circolato, proprio in merito a questo tema, un motto: "Oggi si fa la storia, domani si fanno le mascherate". Mai parole sono state più azzeccate.

ROBERTO DELLA ROCCA



















domenica 20 maggio 2012

Brigantaggio postunitario. Se ne parlerà sabato a Capua


CAPUA - Si svolgerà sabato 26 maggio presso la libreria Guida di Capua la presentazione dell'ultimo libro di Fernando Riccardi "Brigantaggio postunitario. Una storia tutta da scrivere". Ad intervistare l'autore sarà Giovanni Salemi, presidente dell'Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie e organizzatore del ciclo di incontri che, dopo aver già visto alternarsi a Palazzo Lanza di altri ricercatori e storici (Gaetano Marabello, Vincenzo D'Amico, Maurizio Di Giovine) proseguirà sabato proprio con la presenza di Riccardi. L'autore, originario di Roccasecca nell'Alta Terra di Lavoro (oggi provincia di Frosinone), nel suo libro affronta con documenti inediti la storia del brigantaggio postunitario affrescando pagine di storia che troppo spesso sono state mal raccontate. Appuntamento quindi a sabato 26 maggio a Capua, alle ore 18.00.

C.S.

Maria Sofia, un raggio di gloria sugli spalti di Gaeta. Domenica 27 maggio il convegno a Colle San Magno

La Regina Maria Sofia di Borbone Wittlesbach

COLLE SAN MAGNO - “Domenica 27 maggio, a Colle San Magno, presso la sala consiliare del palazzo comunale, a partire dalle ore 17.00, si terrà il convegno storico dal titolo “Maria Sofia, un raggio di gloria sugli spalti di Gaeta”. La manifestazione intende rievocare la splendida figura di Maria Sofia di Baviera (1841-1925), moglie dell'ultimo re delle Due Sicilie, Francesco II di Borbone e, di conseguenza, ultima regina di Napoli prima che il meridione della Penisola, nel 1860, fosse inglobato, manu militari, nello stato unitario sotto il dominio egemone della monarchia sabauda. La regina Maria Sofia, forse perché appartenente a quella cospicua schiera degli sconfitti della storia, è stata per tantissimo tenpo ingiustamente trascurata e vilipesa. La stessa cosa, d'altro canto, è accaduta anche per il suo legittimo consorte, quel Francesco II di Borbone, dipinto sempre come un sovrano inesperto, tremebondo, alle prese con un compito troppo più grande di lui e persino pavido e codardo, per non essersi messo alla testa delle sue truppe opponendosi con le armi agli invasori che si apprestavano a rovesciare il suo trono e ad impadronirsi del regno. E invece, in quei momenti così difficili e drammatici, che tante deleterie conseguenze produssero per il meridione d'Italia e per la sua popolazione, conseguenze i cui negativi effetti ancora oggi si percepiscono nitidamente, i due giovani sovrani seppero mostrare al mondo intero una dignità, una forza d'animo ed un coraggio che altri personaggi regali (si fa per dire), qualche tempo dopo, non seppero neanche sfiorare. Maria Sofia si distinse per eroismo, coraggio e abnegazione soprattutto nel lungo, devastante e criminale assedio di Gaeta, che si protrasse dal novembre del 1860 al febbraio del 1861. Incurante delle bombe assai poco intelligenti di Cialdini, che ogni giorno, con macabra puntualità, devastavano case e seminavano morte, la giovane regina (aveva soltanto 19 anni), era sempre lì, sugli spalti, sotto il tiro delle artiglierie piemontesi, a prodigarsi fino alla stremo per consolare gli eroici soldati, per portare le prime cure, non facendo mancare mai il suo incoraggiamento. Incurante dei rischi gravissimi e del pericolo costante, disobbedendo puntualmente agli ordini dei suoi generali che si affannavano per farla mettere al riparo dagli ordigni che piovevano dal cielo, Maria Sofia un vero “raggio di gloria sugli spalti di Gaeta”, aveva per tutti una parola dolce e un pensiero gentile. Fino a quando, il 14 febbraio, il re Francesco decise di mettere fine ad un inutile massacro (le bombe, comunque, continuarono a cadere fitte su Gaeta ed a seminare morte anche quando erano in corso le trattative di resa) firmando la capitolazione. Da questo momento per i due ormai ex regnanti iniziò un lungo e malinconico esilio. Anche in questa dolorosa parentesi, però, Francesco e Maria Sofia dimostrarono una tempra fortissima e, soprattutto, una ammirevole dignità. Francesco II di Borbone morì ad Arco di Trento il 27 dicembre del 1894, Maria Sofia, invece, gli sopravvisse a lungo e venne a mancare a Monaco, nel cuore della sua Baviera, il 19 gennaio del 1925. Da qualche anno i loro corpi riposano nel Pantheon dei sovrani napoletani, la splendida basilica di Santa Chiara, a Napoli, in una elegante cappella posta sulla destra del tempio, ad un passo dal maestoso altare maggiore. Per moltissimo tempo sugli ultimi sovrani del Regno delle due Sicilie, prima dell'avvento della inesorabile e violenta normalizzazione italo-sabauda, che provocò un inaudito bagno di sangue nelle contrade del meridione, con una cruenta e feroce guerra civile che si protrasse per dieci lunghi anni ed anche di più, è calato possente ed inesorabile il fitto velo dell'oblio e della dimenticanza. Anzi, ad onor del vero, è stato fatto di peggio: più qualcuno, infatti, ha trovato il modo di infangare la memoria di quei due giovani sovrani. E così, se l'ultimo re borbone è diventato per tutti o quasi “Franceschiello” (e l'operazione è così ben riuscita che molti, anche in buona fede, sono soliti usare tale termine insolente e dispregiativo), la regina Maria Sofia è stata dipinta, grazie ad un'osceno quanto spudoratamente falso fotomontaggio, come una donna da postribolo. Un ulteriore, gravissimo oltraggio per due ragazzi colpevoli di niente (non bisogna dimenticare, peraltro, che Francesco II di Borbone regnò per meno di due anni, dal 22 maggio del 1859 fino al 13 febbraio del 1861) se non di aver tentato, sia pure blandamente, di opporsi ad un atto di pirateria, varato contro tutte le norme del diritto internazionale, condannato da tutte le nazioni del vecchio continente, ma poi ammantato di legittimità dalla ignavia dei più e dalla convenienza, economica e politica, di Inghilterra e Francia in primis. Poi, però, con il passare dei decenni, pian piano, la situazione è iniziata a cambiare. I volti di Francesco II di Borbone e di Maria Sofia di Baviera, usciti dalla nebbia impenetrabile del tempo, sono riemersi in tutta la loro regale dignità. E così, oggi, nessuno più (o quasi: qualche irriducibile ostinato chiuso a riccio nel suo fortino rimane ancora), dipinge in maniera spregevole i due ultimi sovrani napoletani. E, soprattutto, nessuno più parla in maniera volgare e sconsiderata di Maria Sofia. Basti pensare che lo scorso anno, nella elegante brochure che annunciava la mostra documentaria allestita proprio nel castello di Gaeta a cura dell'Istituto del Risorgimento Italiano e dell'Università degli Studi di Cassino, inaugurata dal presidente del comitato celebrativo per il 150° dell'unità d'Italia, Giuliano Amato, era impresso proprio il volto radioso e celestiale della regina Maria Sofia di Baviera. A dimostrazione palese che, alla fine, la storia, quella vera, e non quella artefatta propagata dalla tronfia vulgata dominante, finisce sempre per rifulgere. Il convegno di Colle San Magno, diretto proprio a ricordare la tenera ed eroica figura dell'ultima regina di Napoli, è stato organizzato dall'associazione culturale “Praetoria”, in collaborazione con l'Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie, con l'associazione culturale “Le Tre Torri” e con il patrocinio dell'amministrazione comunale di Colle San Magno, sempre molto sensibile ad eventi di rilevante spessore culturale. Previsti gli interventi di Antonio Di Nota, sindaco di Colle San Magno, di Antonio Valerio Fontana, presidente dell'associazione “Praetoria”, di Giovanni Salemi, presidente dell'Istituto di Ricerca Storica delle due Sicilie, di Roberto Della Rocca, direttore de “Il giornale del Sud” e di Fernando Riccardi, presidente dell'associazione culturale “Le Tre Torri”. Prevista anche la partecipazione straordinaria di Benedetto Vecchio, leader e fondatore degli MBL (Musicisti del Basso Lazio). I lavori saranno coordinati e diretti da Pompeo Di Fazio.

ORNELLA MASSARO


"Ti par nu, nu par ti" il leone veneto ruggisce ancora a Perasto




Ad un occhio "poco accorto" potrebbe risultare non importante il contributo, invece preziosissimo, che ci ha inviato la patriota veneta Caterina Ossi reduce da una visita che possiamo definire del cuore e della testa a Perasto, antico dominio veneto sull'altra sponda del Golfo di Venezia, come veniva chiamato un tempo l'Adriatico. Perasto fu fino alla fine parte integrante della Serenissima. Gli abitanti di Perasto, nelle bocche di Cattaro in quello che oggi è territorio montenegrino, erano i figli della Serenissima e, seppur divisi dal mare, non si sentivano di serie B a differenza di quanto accade oggi in una penisola unita dalla terra e dai confini ma mai unita nello spirito. Il contributo di Caterina Ossi è un atto di amore per la propria vera Patria e, con la speranza che possa infiammare molti cuori "duosiciliani" lo rilanciamo! Viva Venezia! Viva le Due Sicilie!


VENEZIA - Sono ancora emozionata per il bellissimo viaggio organizzato da amici veneziani innamorati diella storia della Serenissima di cui siamo andati a rievocare la fine, con il seppellimento del gonfalone di San Marco sotto l'altar maggiore della basilica di Perasto, nelle bocche di Cattaro.
Il 12 maggio la chiesa era gremita: l'evento ebbe inizio al suono dell'organo alla presenza anche di circa duecento ragazzi dei Licei di Montebelluna che in silenzio ascoltarono il celebre discorso "ti par nu, nu par ti" pronunciato in veneziano dal conte  Viscovich, capitano veneziano, e oggi tradotto in italiano dall'ultimo suo discendente che vive a Trieste e poi ripetuto nella lingua del Montenegro da un giovane perastino.
Il rappresentante della città di Venezia aveva portato in dono una copia del gonfalone il cui originale è custodito nel museo cittadino e lo depose, piegato, su un vassoio d'argento fregiato di sbalzi: insieme lo portarono all'altare inserendolo nel vano foderato di seta rossa  dove giacevano sul fondo le reliquie di santi qui venerati ed infine chiusero il sito con un ovale decorato.
Allora si alzò, accompagnata dall'organo, la voce di una cantante perastina che interpretò in maniera sublime l'accorato Stabat Mater del Pergolesi.
La commozione generale si sciolse in un fragoroso battimani.
Perasto oggi conta circa 400 anime, allora era una città di cinquemila abitanti e vigilava sulle Bocche di Cattaro  potendo nell'evenienza del pericolo proveniente dal mare chiuderle con una catena da sperone a sperone: la città di Cattaro così in fondo alla baia era sicura, avendo anche mura di difesa sia verso il mare che fino alla vetta della montagna alle spalle, così da essere protetta anche da incursioni da terra. La baia era il porto più sicuro per la flotta su tutto l'Adriatico.
E' una storia di rapporti e di interessi reciproci che diedero luogo ad un patto di stretta alleanza e dedizione tra la Serenissima e Perasto, anche e non per ultimo, in nome della difesa della civiltà cristiana contro l'avanzata dei turchi mussulmani. Ma tutto finì con la discesa di Napoleone fino a tutta la Dalmazia, terre che una volta conquistate e depredate, gli servirono per la trattativa con l'impero asburgico dal quale ottenne in cambio i territori sul Reno a vantaggio della Francia.
Il seguito, lo sappiamo dai libri di storia, è stato tragico per entrambe le sponde dell'Adriatico che ebbero destini diversi e sempre più si allontanarono.
Eppure che emozione passeggiare per Cattaro come fosse per campi e calli di Venezia, sentirsi pur in presenza di lingua e cibi diversi  in un'affinità di fondo permeata di mare ed amicizia.
Alzando lo sguardo, leoni di San Marco, ora integri, ora violati, allo stesso modo stemmi di antiche casate dal nome familiare, fino alle vestigia dell'ultimo lungo regime, ma la gioia di assaporare ancora l'antica amicizia visitando musei e catasti che custodiscono con orgoglio le testimonianze degli antichi rapporti .
Per noi, del nord, una bella sorpresa e un motivo di riflessione: la cattedrale (con le date 809- 2009 sui due campanili che fiancheggiano il portale d'ingresso) intitolata a San Trifone, a noi sconociuto, e invece conosciutissimo nelle terre di fronte, la Puglia, dove con orgoglio e soddisfazione ci segnalavano una prossima festa, forse per un gemellaggio con Adelfia Montrone in prossimità di Bari.
Il gruppo si è trattenuto fino al 15 successivo per prendere parte ai festeggiamenti che a Perasto si svolgono in memoria di una vittoria sui turchi del 1654 per la quale la città ringraziò la Madonna dello Scarpello che è la titolare di una bellissima chiesa sorta in una isoletta costruita portando con le barche sassi intorno ad uno scoglio emergente dove era stato trovato intatto un dipinto che tuttora in più ricorrenze è venerato.
La festa vede la partecipazione della cittadinanza della baia e della marineria di Cattaro in costume antico: banda, corteo, musiche balli, con le più varie simbologie nei gesti, tutte spiegateci poi dai comandanti di mare e dall'ambasciatore del Montenegro presso la Danimarca, pure lui  in costume antico, del quale si veste presentandosi a feste di corte in Danimarca.
La festa si conclude con una operazione un po' cruenta... uccidono un turco rappresentato da un gallo fermo su un galleggiante in mezzo alla baia. Da riva sembrava un gabbiano; cinque, sei spari ad opera di diversi fucili d'epoca, poi alla fine uno lo colpì. Battimani e recupero della bestia... era un gallo di buona stazza, peccato lasciarlo in mare!
Nell'attesa di questa giornata, andammo a vedere le rovine di Antivari, una città dirimpettaia di Bari (anti-bari), posta sulle prime alture distanti dal mare e distrutta da incursioni e terremoti, infine abbandonata e oggi sostituita da Bar sulla costa, e infine visitammo Cittinie, l'antica capitale dove si trova quella che fu la residenza del Re Nicola e vi nacque la nostra regina Elena. Bello vedere come si può essere re anche in un palazzo modesto, oggi museo dello stato che vi conserva un maniera ordinata e decorosa la storia della sua ultima fiera dinastia.
Rientrammo con un'ultima sorpresa: una tempesta di neve fuori stagione che soffiava dalle Alpi dinariche verso il Quarnaro: spargisale e spazzaneve in funzione e intorno un paesaggio d'inverno.
Riflessione a mente fredda: gli ultimi duecento anni di storia, diciamo da Napoleone in poi, hanno provocato solo divisioni, contrasti, guerre, disastri nella nostra Europa. A ripercorrerla all'indietro, troveremmo molti elementi che ci permetterebbero di attingere spunti da valorizzare per instaurare rapporti nuovi fondati su consapevolezza e reciproco rispetto. 

CATERINA OSSI