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mercoledì 8 febbraio 2017

SUCCESSO PER LORENZO DEL BOCA A GAETA

 



"Muoio per la difesa del mio Re, della mia Patria e della Religione e non bramo che la Vostra benedizione"

Queste le ultime parole del Tenente Colonnello Paolo de' Sangro di San Severo a S.A.R. il Principe Luigi, Conte di Trani, il 5 febbraio 1861




Giorno 5 febbraio. Verso le 4 pomeridiane una densa ed altissima colonna di fumo susseguita da fortissima detonazione palesa lo scoppio di una polveriera nella piazza, che rovesciò al mare, con ampia breccia, la cortina a denti di sega fra la Cittadella e la Batteria S. Antonio”.

Il distaccato racconto "piemontese" di questo tragico episodio, non rende giustizia all’immane tragedia consumatasi nelle mura di Gaeta quel 5 febbraio 1861. Per avere un’idea “fotografica” dell’accaduto, possiamo prendere in prestito l’olio su tela di Pasquale De Luca.



Giuseppe Quandel nella sua relazione scrive: “sono i magazzini da munizioni della Batteria Cittadella e Denti di Sega S. Antonio che saltano in aria, producendo la distruzione di parte della seconda batteria, di vari complessi casamattati facenti parte del contiguo Quartiere di S. Biagio, del corpo di Guardia difensivo della Porta di Terra, dei fabbricati intermedi tra la Cittadella ed il suddetto Quartiere, e la caduta delle abitazioni particolari, fin sopra la strada di Constanversa”.
fotografia di Eugène Sevaistre: Un particolare della batteria Sant'Antonio distrutta dall'esplosione della polveriera Sant'Antonio il 5 febbraio 1861 [Gaeta, Regno delle Due Sicilie]


Le immani devastazioni provocarono la morte di tutti i soldati di Guardia nella batteria e negli ambienti circostanti. Oltre un centinaio di civili perirono nell’esplosione, senza considerare i feriti, o i sepolti vivi sotto le macerie. Il Genio Militare registrò 57 soldati feriti e 100 militari morti tra cui il Generale Francesco Traversa e il Tenente Colonnello Paolo de Sangro.

il gen. Francesco Gaetano Traversa

Ten. Col. Paolo de Sangro

Dopo l’esplosione le mura mostravano uno squarcio di circa 40 metri di larghezza, alto 5 o 6 metri. Immediatamente si procedette nel tentativo di salvare coloro che rimasero vivi sotto le macerie.
Pietro Quandel nel suo “Giornale” afferma: “tutte le case parallele all’apertura verso il mare son demolite, e delle altre fin presso alla chiesa di S. Biagio gran parte minaccia di cadere”.

La breccia creatasi era un agevole punto di accesso per la piazzaforte da parte degli assedianti, ecco che la stessa notte tra il 5 e il 6 febbraio l’artiglieria borbonica procedette a costruire una piccola batteria per due cannoni.

Il tragico episodio del 5 febbraio 1861 segna, attraverso le sue innumerevoli vittime, il principio della fine dell’Assedio di Gaeta e la pagina più triste della conquista del più antico, glorioso e florido Stato della penisola.

Dovrà passare un secolo perché, il 5 febbraio del 1961, l'Ass. Naz. Ex Allievi della Nunziatella possa  commemorare quel tragico evento ricordando i valorosi che vi persero la vita.
Da quel lontano giorno, ogni anno, ha continuato a farlo, ininterrottamente, per 56 anni grazie all'opera del suo attuale presidente onorario dr. Giuseppe Catenacci.

Anche quest'anno ad affiancare la prestigiosa associazione, il Delegato Vicario del Lazio dell'Ordine Costantiniano di San Giorgio, avv. Franco Ciufo e l'Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie con il suo presidente l'«Anzianissimo» ex allievo comm. Giovanni Salemi.
Era presente inoltre l'assessore alla Cultura Francesca Lucreziano in rappresentanza del Sindaco.

l'intervento dell'avv. Franco Ciufo, alla sua destra l'ass. Lucreziano in rappresentanza del Sindaco

l'intervento del comm. Giovanni Salemi

Quest'anno poi, per completare la bella manifestazione, il nostro Istituto ha organizzato, nel pomeriggio, un convegno dal titolo "Risorgimento di Ieri e Risorgimento di Oggi" chiamando come relatore il noto giornalista ed autore di numerosi libri Lorenzo Del Boca (Indietro Savoia; Maledetti Savoia; Italia bugiarda; Risorgimento Disonorato; Venezia tradita; solo per citarne alcuni).

Fatto più unico che raro, in un mondo lacerato da divisioni e gelosie, domenica si è realizzata una  bella sinergia tra i due eventi, del mattino e del pomeriggio.

il giornalista ed editore Pietro Golia (1950-2017)

Nella sala verde dell'Hotel Serapo, dopo un breve ricordo del fondatore delle Edizioni Controcorrente  l'amico giornalista ed editore Pietro Golia, recentemente scomparso, l'assessore dr. Pasquale Ranucci ha portato i saluti del Sindaco, seguito dai saluti del presidente della Pro Loco di Gaeta, dr. Christian Rosato, del presidente onorario dell'Associazione Ex Allievi Nunziatella dr. Giuseppe Catenacci e del presidente dell'Istituto, comm. Giovanni Salemi.


Una gradita sorpresa dal giovane editore nocerino Vincenzo D'Amico che ha, poi, brevemente presentato la sua ultima fatica, un interessante libro sull'ultimo Sovrano  de facto delle Due Sicilie, S.M. Francesco II.


da sin. l'assessore Pasquale Ranucci, Lorenzo Del Boca, Fernando Riccardi

La relazione di Lorenzo Del Boca, arricchita da brani "briganteschi" eseguiti in acustico da Benedetto Vecchio ha riscosso un notevole interesse testimoniato dal gran numero di domande con cui il pubblico ha "bombardato" il relatore.

il nostro presidente, comm. Giovanni Salemi

Tra le tante persone che gremivano la sala Fiorenzo Manzopresidente dell'Associazione Culturale "Regno delle Due Sicilie" di CavaDonato Tartaglione, presidente della Pro Loco Real Sito di San Leucio, con un folto gruppo di amici, l'ing. Alberto Marulli, gli avv. HuoberFarese  e Petrella con


le rispettive signore, dallo Stato Pontificio Enrico Viciconte Umberto Perlingieri, l'amico Argentino D'Arpino, il prof. Ferdinando Di Mieri, Claudio Saltarelli presidente dell'Ass. Identitaria Alta Terra di Lavoro, ed infine "menzione speciale" i patrioti Antonio Ciano ed Aniello Sicignano (anche lui con un folto gruppo di amici e patrioti).


Al termine del convegno, il dr. Catenacci oltre a regalare ai presenti un pamphlet, graditissimo, curato insieme con lo storico Francesco Maurizio Di Giovine, ha voluto omaggiare il relatore con un bel volume sulla storia de la Nunziatella, mentre il musicista Benedetto Vecchio, leader del gruppo M.B.L. - Musicisti Basso Lazio, ha regalato  a Del Boca il suo ultimo CD.

il dr. Catenacci ed il dr. Del Boca con il prezioso volume sulla Storia della Nunziatella

il musicista Benedetto Vecchio regala il suo ultimo CD a Lorenzo Del Boca


Risorgimento di ieri e risorgimento di oggi. Lectio Magistralis dello scrittore piemontese. Del Boca si sente uno di noi, un vero terrone e brigante. Per sentirlo son venuti da mezza italia. La sala verde dell'Hotel Serapo era colma di giovani e di insegnanti. Gli scandali si ieri e di oggi hanno una denominazione comune: il RISORGIMENTO savoiardo e cavourriano.


Durante il convegno RISORGIMENTO IERI E RISORGIMENTO OGGI, si è esibito Benedetto Vecchio, fondatore dei M.B.L. (musicisti basso lazio) che forse avrebbe dovuto chiamare Musicisti Alta Terra di Lavoro (ma l'acronimo, in questo caso non andava troppo bene).

























mercoledì 1 febbraio 2017

PIETRO GOLIA è tornato alla casa del Padre




PIETRO GOLIA
NON È PIÙ

(1950-2017)



IL SUD PERDE UN GRANDE PATRIOTA

TUTTI NOI DELL'ISTITUTO DI RICERCA STORICA DELLE DUE SICILIE PIANGIAMO UN CARO AMICO
CIAO, PIETRO

LE ESEQUIE DOMANI 2 FEBBRAIO
ALLE 15,00
A SAN FERDINANDO DI PALAZZO


lunedì 30 gennaio 2017

"EGO SUM EGO ET VOS NEC VIRGA VIRILIS ESTIS"

"EGO SUM EGO ET VOS NEC VIRGA VIRILIS ESTIS"
ovvero: la rivoluzione è servita!!!




Il giorno venerdì 27 gennaio 2017 un autorevole commentatore scriveva su "corrispondenzaromana.it:
Il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, nella lettera rivolta il 25 gennaio ai Membri del Sovrano Consiglio dell’Ordine, che si riuniranno a Roma, nella sede di via Condotti, il 28 gennaio, comunica che Papa Bergoglio:
  • nominerà un “delegato pontificio”, figura assolutamente irrituale per l’Ordine di Malta;
  • dà per avvenute le dimissioni del Gran Maestro, che invece non saranno tali finché non saranno ratificate dal Sovrano Consiglio;
  • si attribuisce il potere di rendere nulli e validi, tutti gli atti del Gran Maestro e del Sovrano Consiglio compiuti dopo il 6 dicembre 2016, reintegrando dunque Albrecht von Boeselager e destituendo il nuovo Gran Cancelliere Fra John Critien.

La posizione che ciascuno dei componenti del Supremo Consiglio assumerà il 28 gennaio è destinata ad essere resa pubblica. Se essi accetteranno senza fiatare il diktat, passeranno alla storia per il loro cedimento; se, con il dovuto rispetto verso il Vicario di Cristo, resisteranno, mostreranno al mondo che lo spirito cattolico e cavalleresco ancora esiste ed è in grado di imporsi all’esercizio ingiusto del potere


Nel pomeriggio di Sabato 28, ahimé, il Sovrano Consiglio ha reso noto la sua decisione "passando alla storia per il suo cedimento".

Ecco il testo della 

Lettera di Fra’ Ludwig Hoffmann von Rumerstein (già Gran Commendatore ora Luogotenente Interinale)





Sabato pomeriggio, 28 gennaio 2017, il Sovrano Consiglio ha accettato le dimissioni di Fra’ Matthew Festing dalla carica di Gran Maestro. Siamo grati a Fra’ Matthew che egli abbia generosamente risposto alla richiesta del Santo Padre e si sia dimesso per il bene dell’Ordine di Malta. Stimiamo il servizio che ha reso al nostro Ordine.
Siamo anche molto grati al Santo Padre e al Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin per il loro interesse e la cura per il nostro Ordine. Saremo lieti di lavorare con il Delegato che il Santo Padre intende nominare per collaborare con noi. Ci aiuterà a nutrire e ispirare gli aspetti religiosi dell’Ordine, e, eventualmente, sulle riforme che dovranno essere esaminate dopo le prossime elezioni. Siamo grati al Santo Padre che tutte le sue decisioni siano state attentamente prese con riguardo e rispetto per l’Ordine, con la determinazione di rafforzare la nostra Sovranità. In questa e in tutte le altre questioni, non verremo meno nella nostra fedeltà al Papa. Siamo grati ai membri del gruppo nominato dal Santo Padre. Hanno lavorato diligentemente con integrità e onestà nel corso delle ultime settimane per consigliare il Papa.
Quale Luogotenente Interinale, ai sensi dell’art 17 § 1 della nostra Costituzione, ora ho il compito e il dovere di guidare l’Ordine, insieme al Sovrano Consiglio. A breve, insieme al Sovrano Consiglio, convocherò il Consiglio Compito di Stato.
Ho annullato i decreti che istituiscono le procedure disciplinari nei confronti di Albrecht Boeselager e la sospensione dalla sua appartenenza all’Ordine. Riprenderà immediatamente l’incarico di Gran Cancelliere. Non vi è alcuna base per accuse contro di lui, e lo ringrazio per aver rispettosamente insistito sulla corretta applicazione della nostra Costituzione e Codice.
Mi appello a tutti voi affinché lavoriate uniti per la realizzazione della nostra missione tuitio fidei et obsequium pauperum. Conto sulla buona volontà di tutti per guardare al futuro e costruire un Ordine ancora più forte per affrontare i bisogni materiali e spirituali del mondo. Siamo grati a tutti voi che attuate questo compito ogni giorno senza sosta. So che per molti di voi al Gran Magistero e in tutto il mondo le ultime sei settimane sono state difficili. Vi ringrazio per la vostra fedeltà al nostro Ordine durante questo periodo.
Insieme ai miei colleghi nel governo dell’Ordine vi chiedo di pregare che lo Spirito Santo ci guidi nel prendere le decisioni giuste per le prossime elezioni e per il futuro.
Fra’ Ludwig Hoffmann von Rumerstein
Luogotenente Interinale



Pubblichiamo quindi un bell'articolo apparso su "la nuova bussola quotidiana" e che, in originale, potete leggere cliccando qui

le immagini non sono presenti nell'articolo originale




Fuori il Gran Maestro Matthew Festing; reintegrato il Gran Cancelliere Albrecht freiherr Boeselager (che era stato cacciato dallo stesso Festing); frà Ludwig Hoffmann von Rumerstein luogotenente interinale; in arrivo il delegato pontificio a suggellare il commissariamento de facto dell’Ordine di Malta. E con un comunicato distensivo pubblicato ieri dopo l’assemblea del Consiglio Sovrano, sul sito del Sovrano Militare Ordine di Malta sembrerebbe chiudersi qui la crisi dell’Ordine di Malta iniziata il 6 dicembre con la decisione di fra Matthew Festing di sospendere Boeselager.


il Gran Maestro durante il discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso l'Ordine

Sembrerebbe. In realtà l’intervento duro del Papa sui dissidi interni all’Ordine di Malta lascia profonde ferite sia all’interno dell’Ordine sia nei rapporti tra Ordine e Santa Sede, e ha innestato un processo che potrebbe mettere in pericolo le attività caritative e assistenziali che i cavalieri di Malta gestiscono in tutto il mondo.


Ego sum ego et vos nec virga virilis estis

Del resto negli ultimi giorni si è andati vicinissimi allo scontro aperto tra Ordine e Santa Sede che avrebbe potuto portare allo scioglimento dell’Ordine stesso, cosa che ha costretto il Papa a correggere il tiro. In effetti il 25 gennaio dalla Santa Sede è partito un siluro per colpire il Gran Maestro Matthew Festing e resettare completamente la realtà dei Cavalieri di Malta. È infatti arrivata ai membri del Consiglio Sovrano una lettera del segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, brutale nei modi e durissima nei contenuti: si dà per scontata la fine del magistero di Festing (malgrado la Carta Costituzionale dica che solo al Consiglio Sovrano spetti decidere), si dichiarano nulli e invalidi tutti gli atti del Gran Maestro e del Consiglio Sovrano dal 6 dicembre scorso (inclusa la sospensione di Boeselager), si concedono i poteri di governo ad interim al Gran Commendatore, ma solo fino a quando il Papa nominerà un Delegato Pontificio il quale, si capisce, prenderà il controllo dell’Ordine con dei poteri – scrive Parolin – che «il Santo Padre definirà nello stesso atto di nomina». Una vera tabula rasa. 
Ludwig Hoffmann von Rumerstein con S.S: il Beato  Giovanni Paolo II

Parlassimo di un’altra situazione lontana dal Vaticano, non esiteremmo a parlare di vero e proprio golpe. Una situazione che ha provocato forti reazioni ai vertici dell’Ordine; e che deve aver preoccupato anche i “vincitori”, la corrente tedesca che si vede spianata la strada verso il totale controllo dell’Ordine di Malta e soprattutto della sua cassa che, secondo fonti interne all’Ordine, si direbbe la vera causa della discordia. 



Le reazioni devono essere arrivate fino a Santa Marta, tanto che due giorni dopo, il 27 gennaio, al Consiglio Sovrano arriva un’altra lettera (riprodotta in calce a questo articolo). Questa volta è dal Papa in persona, che corregge il tiro: da una parte papa Francesco aggiunge che si metterà mano alla Carta Costituzionale, dall’altra però si specifica che il Delegato Pontificio si occuperà soprattutto «del rinnovamento spirituale dell’Ordine» e si affiancherà – senza sostituirlo – al Luogotenente interinale, incaricato del governo ad interim dell’Ordine. 
Il comunicato finale diffuso alla fine del Consiglio Sovrano di ieri precisa ancora meglio questa divisione dei compiti, un modo per salvaguardare – almeno formalmente – la sovranità dell’Ordine. Il Luogotenente interinale passerà le chiavi del governo al nuovo Gran maestro, non appena eletto, e il Papa accetta che la responsabilità di governo, in particolare per quel che riguarda i rapporti con gli Stati, non sia nelle mani del Delegato Pontificio. Dice l’Ordine che «Papa Francesco ha precisato che il suo Delegato Speciale avrà il compito di operare “per il rinnovamento spirituale dell’Ordine specificatamente dei suoi membri professi”. Questa concessione fa sì che il Sovrano Ordine di Malta «assicura la propria collaborazione al Delegato Speciale che verrà nominato dal Papa».


S. Em.za Rev.ma il Card Raymond Leo Burke.

Anche se non è mai nominato, è chiaro che la formulazione finale implica l’allontanamento del cardinale Raymond L. Burke quale cardinale patrono: se arriva un delegato pontificio (al proposito si fa il nome del cardinale Coccopalmerio) con i compiti succitati, è chiaro che perde di qualsiasi significato il suo ruolo. Per Burke non è difficile pronosticare un futuro lontano da Roma, nel tentativo di indebolire il fronte dei cardinali che hanno inviato al Papa i “dubia” sulla Amoris Laetitia.


"...Poi vidi che tutto ciò che riguardava il Protestantesimo stava prendendo gradualmente il sopravvento e la religione cattolica stava precipitando in una completa decadenza. La maggior parte dei sacerdoti erano attratti dalle dottrine seducenti ma false di giovani insegnanti, e tutti loro contribuivano all’opera di distruzione. In quei giorni, la Fede cadrà molto in basso, e sarà preservata solo in alcuni posti, in poche case e in poche famiglie che Dio ha protetto dai disastri e dalle guerre”. (Beata Katharina Emmerick 1820)
Appare peraltro ironico il riferimento al “rinnovamento spirituale dell’Ordine” che richiede l’invio di un Delegato del Papa, visto che in questi mesi di scontri non si è mai parlato effettivamente di problemi spirituali: come si diceva sopra, il vero contenzioso è su chi controlla la cassa, visto che l’Ordine maneggia cifre nell’ordine dei miliardi. La cordata tedesca, grazie all’intervento del Papa, ne esce per il momento vincitrice, e potrebbe rafforzare la sua posizione con il cambiamento della Carta Costituzionale ventilato da Francesco. Secondo fonti interne, infatti, i cambiamenti che si vorrebbero apportare riguardano un maggior peso nel governo dell’Ordine del secondo e terzo ceto (tutti laici), a scapito dei professi (coloro che sono religiosi), in modo da favorire ancora una volta la componente tedesca, ormai assente tra i professi ma ben rappresentata negli altri due ceti.
Si può effettivamente immaginare che dietro l’apparente concordia ritrovata si sia ormai scatenata una guerra interna dagli esiti incerti. Prova ne è che ancora ieri mattina il portavoce dell’Ordine di Malta, Eugenio Ajroldi di Robbiate, alla Associated Press dichiarava che la lettera di Parolin non è niente altro che l’interpretazione dei fatti avvenuti data dal Vaticano, «niente di più». Certe decisioni, ha proseguito, possono essere prese solo dal Sovrano Consiglio. 
Ad ogni modo l’intervento di papa Francesco sconfessa quanto aveva invece affermato papa Benedetto XVI appena due giorni prima di comunicare la propria rinuncia. Accogliendo in Vaticano 5mila operatori dell’Ordine di Malta che festeggiavano i 900 anni della bolla Piae postulatio voluntatis, il 9 febbraio 2013 Benedetto XVI (clicca qui) ricordava l’attualità del privilegio che l’allora papa Pasquale II concesse alla «neonata “fraternità ospedaliera” di Gerusalemme, intitolata a San Giovanni Battista. La fraternità veniva posta «sotto la tutela della Chiesa, e la rendeva sovrana, costituendola in un Ordine di diritto ecclesiale, con facoltà di eleggere liberamente i suoi superiori, senza interferenza da parte di altre autorità laiche o religiose». 
In quattro anni sono cambiate decisamente molte cose.




la lettera di francesco


un po' di speranza da parte di S. Em.za Rev.ma Card. Raymond Leo Burke


ULTIM'ORA!!!! AVVENUTA L'ELEZIONE DEL NUOVO PRINCPE E GRAN MAESTRO DEL  (GIÀ SOVRANO) MILITARE ORDINE DI MALTA.







sabato 28 gennaio 2017

Ordine di Malta. Il perché di uno scontro


SOVRANO MILITARE ORDINE OSPEDALIERO DI SAN GIOVANNI
DI GERUSALEMME DI RODI E DI MALTA


ORDINE DI MALTA: il perché di uno scontro

Interessante articolo dove tra l'altro, correttamente, viene citata sia la sentenza cardinalizia di S.S. Papa Pio XII (24 gennaio 1953), (con la quale si è stabilito **in via definitiva** che la Santa Sede riconosce l’Ordine di Malta come soggetto di diritto internazionale e che, di conseguenza, «le relazioni tra le due istituzioni non possono essere circoscritte nell’ambito del solo diritto canonico, ma devono necessariamente essere regolate dalle norme e dalla prassi proprie del diritto internazionale pubblico»), sia le parole che S.S. il Santo Padre Benedetto XVI rivolse ai membri dell’Ordine di Malta il 9 febbraio 2013 (appena due giorni prima della sua rinuncia al pontificato), quando, con un «affettuoso pensiero» a tutti, espresse gratitudine per l’opera svolta a favore dei più bisognosi. Interessante notare, in particolare, quanto S.S. Papa Ratzinger disse ricordando i primi passi dell’Ordine: «L’occasione di questo incontro è data dal nono centenario del solenne privilegio Pie postulatio voluntatis del 15 febbraio 1113, con cui Papa Pasquale II poneva la neonata “fraternità ospedaliera” di Gerusalemme, intitolata a San Giovanni Battista, sotto la tutela della Chiesa, e la rendeva sovrana, costituendola in un Ordine di diritto ecclesiale, con facoltà di eleggere liberamente i suoi superiori, senza interferenza da parte di altre autorità laiche o religiose».
Aggiungo solo questa considerazione su quanto affermato riguardo la nullità degli atti compiuti dal Gran Maestro dopo il 6 dicembre 2016. Se è così, allora sono nulle anche le dimissioni presentate a francesco.

(le immagini e le didascalie non sono presenti nell'articolo originale)



Ordine di Malta. Il perché di uno scontro
«Distinti Membri del Sovrano Consiglio, mi premuro di informarVi che S.A.E. Fra’ Matthew Festing, Gran Maestro dell’Ordine, in data 24 gennaio 2017 ha rassegnato le Sue dimissioni nelle mani del Santo Padre Francesco, il quale le ha accettate».
Si apre così la lettera del segretario di Stato della Santa Sede, cardinale Pietro Parolin, ai componenti del più alto organo di governo dell’Ordine di Malta. La lettera, datata 25 gennaio 2017, precisa che sarà ora il Gran Commendatore ad assumere la responsabilità del governo ad interim.

la lettera del card. PietroParolin
La lettera costituisce l’atto finale di una durissima controversia, senza precedenti, tra l’Ordine e la Santa Sede, ma anche all’interno dell’Ordine stesso. Tuttavia non rappresenta certamente la conclusione di una vicenda che mostra ancora lati oscuri.
Ricapitolando, ricordiamo che l’ormai ex Gran Maestro, Robert Matthew Festing, inglese di Northumberland, figlio di un militare britannico, discendente di un cavaliere di Malta martirizzato nel 1539, il 24 gennaio ha dato le dimissioni, dopo un confronto faccia a faccia, che immaginiamo drammatico, con Francesco.
Perché lo ha fatto?
La crisi prende il via lo scorso novembre, quando il Gran Maestro, la suprema autorità dell’Ordine, destituisce il Gran Cancelliere (ministro degli affari esteri e capo dell’esecutivo) Albrecht Freiherr von Boeselager,  giurista tedesco, figlio del barone Philipp von Boeselager, ufficiale di cavalleria coinvolto nel fallito attentato a Hitler del 20 luglio 1944.
I fatti contestati si riferiscono al periodo nel quale Boeselager ricoprì la carica di grande ospedaliere (responsabile delle missioni caritatevoli) e l’accusa è di non aver impedito, nell’ambito delle iniziative umanitarie e di assistenza medica finanziate dai cavalieri dell’Ordine, la distribuzione di preservativi e contraccettivi, anche abortivi, in Africa e in Asia come misura per contrastare il traffico sessuale e l’Aids, comportamento non in linea con la dottrina cattolica e quindi considerato gravemente scorretto per il responsabile di un Ordine, quello di Malta, che ha come proprio scopo non soltanto l’assistenza dei poveri e dei malati ma anche la difesa della fede.
Boeselager però respinge tutte le accuse, non accetta il provvedimento a suo carico (per due volte si rifiuta di dimettersi, anche quando l’invito diventa un ordine) e nei suoi confronti viene dunque avviato un procedimento disciplinare.
È a questo punto che nella vicenda entra in gioco la Santa Sede. Informato dei fatti, il 22 dicembre Papa Francesco crea una commissione d’inchiesta incaricata di «raccogliere elementi atti ad informare compiutamente e in tempi brevi la Santa Sede»  per fare luce su quanto sta accadendo.
I cinque membri della commissione vaticana sono l’arcivescovo Silvano Maria Tomasi, già osservatore della Santa Sede presso le Nazioni Unite a Ginevra; il gesuita Gianfranco Ghirlanda, canonista dell’Università Gregoriana; il conte Jacques de Liedekerke, già Gran Cancelliere dell’Ordine dal 2001 al 2004, avvocato belga fondatore di studi legali internazionalisti a Bruxelles e Anversa; lo svizzero Marc Odendall, esperto di finanza, amministratore di svariate fondazioni, e il banchiere libanese Marwan Sehnaoui.

Philipp freiherr von Boeselager
Festing, tuttavia, rifiuta decisamente l’intervento della commissione, definito «inaccettabile». La rimozione di Boeselager, argomenta, è un «atto di amministrazione interna al governo del Sovrano Ordine di Malta e di conseguenza ricade esclusivamente nelle sue competenze». Non solo. Con una successiva dichiarazione il Gran Magistero ribadisce la ferma intenzione di non collaborare con la commissione vaticana, «anche al fine di tutelare la propria sfera di sovranità rispetto a iniziative che si atteggiano quali forme volte obiettivamente (e quindi al di là delle intenzioni, che sono giuridicamente irrilevanti) a porre in discussione o comunque a limitare detta sfera».
La sovranità e l’autonomia dell’Ordine: ecco a che cosa si appella Festing. Occorre infatti ricordare che l’Ordine di Malta è regolato da una carta costituzionale, riformata nel 1997, nella quale si spiega che «l’Ordine è soggetto di diritto internazionale ed esercita le funzioni sovrane» (articolo 3, paragrafo 1), funzioni esercitate da propri organi di governo, propri organi legislativi e propri tribunali.
Per il diritto internazionale l’Ordine di Malta è uno Stato sovrano, che emette passaporti, intrattiene relazioni diplomatiche ed ha suoi rappresentanti all’Onu e all’Unione Europea. Nessuno, quindi, può mettere in discussione tale sovranità, nemmeno la Santa Sede. Di qui una nota ufficiale nella quale Festing non esita a parlare di «equivoco» in cui sarebbe caduta la Segreteria di Stato vaticana disponendo l’avvio dell’inchiesta.
francesco
La Santa Sede, da parte sua, non demorde. L’inchiesta dunque prosegue e, a quanto risulta, scopre che Boeselager non ha commesso irregolarità o, quanto meno, non nei termini presentati da Festing.
A questo punto è chiaro che la disputa va al di là del caso specifico, relativo al comportamento più o meno corretto di Boeselager. Quello che è in atto è un vero e proprio scontro tra Festing e il Vaticano.
Poiché Patrono dell’Ordine (ovvero rappresentante del Papa) è S.Em. il cardinale Raymond Leo Burke, che Francesco ha rimosso dal Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica ed è uno dei quattro porporati che hanno scritto a Francesco manifestando apertamente i loro dubia sull’Amoris laetitia (lettera alla quale Francesco non ha mai risposto) e poiché Burke, in tutta la diatriba con la Santa Sede, si è schierato decisamente dalla parte di Festing, la domanda è: la vicenda Boeselager non è forse il tipico casus belli che ha fatto deflagrare un conflitto la cui portata è più vasta?
S. Em. Rev.ma Card. Raymond Leo Burke, Patrono dell'Ordine
Sullo sfondo ci sono gli interessi economici e finanziari che ruotano attorno all’Ordine di Malta (si parla, fra l’altro, di un tesoro di 120 milioni di franchi svizzeri lasciato in eredità in Lichtenstein da un facoltoso francese) e ci sono i contrasti interni all’Ordine, che vanno avanti da lungo tempo, sia sulla gestione dei beni sia sui ciò che l’Ordine deve essere: un organismo, com’è sempre stato, di forte impronta religiosa, legato alla retta dottrina cattolica, o qualcosa di più laico, qualcosa di più simile a una ONG svincolata da certi doveri?
Prima di tentare una risposta, è bene cercare di capire più da vicino che cos’è l’Ordine di Malta.
Può aiutare, in questo senso, lo studio più recente sull’Ordine: parliamo del libro L’Ordine di Malta. Storia, giurisprudenza e relazioni internazionali (De Luca editori d’arte, 2016), di Piero Valentini.
L’autore,  pilota militare della Guardia di finanza, è donato di devozione (uno dei ceti in cui sono suddivisi gli appartenenti all’Ordine) e, come tale, svolge attività volontaria nel Corpo italiano di soccorso dell’Ordine di Malta, impegnato in compiti di protezione civile e assistenza umanitaria.
Partendo dal motto dell’Ordine (Tuitio fidei et obsequium pauperum, Difesa della fede e servizio ai poveri), Valentini ne ricostruisce le vicende storiche, ne inquadra la personalità giuridica internazionale (anche in relazione ai rapporti con la Santa Sede), spiega le origini e la natura dell’ordinamento giuridico, delinea i compiti dei responsabili e illustra quali sono le attività dei Cavalieri di Malta nel mondo contemporaneo.
Scopriamo così che l’Ordine di Malta, le cui origini risalgono all’XI secolo e sono legate alla difesa e all’assistenza dei pellegrini che visitavano la Terra Santa, non è soltanto uno dei più antichi ordini religiosi cattolici, ma è effettivamente (come Festing ha fatto presente in risposta alla commissione vaticana) un ente primario di diritto internazionale. La maggior parte dei circa 13500 membri attuali, tra cavalieri e dame, sono laici, tutti votati all’esercizio della carità cristiana, ma ci sono anche consacrati, come lo stesso Matthew Festing.
Si diventa membri dell’Ordine per cooptazione e in passato, per tradizione, i Cavalieri di Malta appartenevano alla nobiltà, ma oggi i nobili sono una minoranza. Possono essere ammesse solo persone di provata fede e pratica cristiana, in possesso di indiscussa moralità, che abbiano acquisito meriti nei confronti dell’Ordine.
Sua Altezza Eminentissima Fra' Angelo de Mojana di Cologna, LXXVII Principe e Gran Maestro del Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta dal 1962 al 1988, coraggioso difensore della sua indipendenza quando il cardinale Nicola Canali pretese di fonderlo con l'Ordine Equestre del Santo Sepolcro nel dopoguerra.
Oggi l’Ordine di Malta opera soprattutto nell’ambito dell’assistenza medica e sociale e nel campo degli interventi umanitari. Più di centoventi i paesi nei quali è impegnato, anche grazie ai rapporti diplomatici allacciati con centoquattro Stati. Numerose le strutture gestite: ospedali, ambulatori, centri medici, istituti per anziani e disabili, case per i malati terminali.
Quando nel mondo avvengono calamità naturali, come terremoti e inondazioni, il Malteser International, l’agenzia di soccorso dell’Ordine di Malta, è sempre in prima linea. Attraverso il Ciomal (Comitato internazionale dell’Ordine di Malta) viene poi svolta attività di assistenza per i malati di lebbra, malattia ancora presente in diverse regioni del mondo.
Al vertice dell’Ordine c’è il Gran Maestro, eletto a vita dal Consiglio Compìto di Stato, assistito dal Sovrano Consiglio, i cui membri sono eletti dal Capitolo Generale, l’assemblea dei rappresentanti dei membri dell’Ordine, che si riunisce ogni cinque anni.
Il finanziamento delle attività avviene principalmente grazie alla generosità dei membri e a donazioni private. In alcuni paesi ci sono convenzioni con i governi locali. Per l’attività nei paesi più poveri l’Ordine dispone anche di aiuti finanziari da parte della Commissione Europea e altre organizzazioni internazionali.
Le sedi centrali (che godono di extraterritorialità) sono a Roma: nel Palazzo Magistrale, in via dei Condotti, risiede il Gran Maestro e si riuniscono gli organi di governo; nella Villa Magistrale, sull’Aventino, hanno sede il Gran Priorato di Roma, che riunisce i membri dell’Ordine nell’Italia centrale, e l’ambasciata dell’Ordine di Malta presso la Repubblica italiana.
Nel suo libro Piero Valentini affronta una questione delicata, ancor più rilevante alla luce degli ultimi avvenimenti: come possono conciliarsi le prerogative sovrane, paragonabili a quelle di un vero e proprio Stato (sia pure senza territorio) con i caratteri sacri e apostolici di un ordine religioso sottoposto all’autorità della Chiesa? Come armonizzare le esigenze del diritto internazionale e quelle del diritto canonico?
La risposta sta nella sentenza cardinalizia di papa Pio XII (24 gennaio 1953), con la quale si è stabilito in via definitiva che la Santa Sede riconosce l’Ordine di Malta come soggetto di diritto internazionale e che, di conseguenza, «le relazioni tra le due istituzioni non possono essere circoscritte nell’ambito del solo diritto canonico, ma devono necessariamente essere regolate dalle norme e dalla prassi proprie del diritto internazionale pubblico».
In pratica, la sentenza cardinalizia del 1953 sancisce che l’Ordine di Malta dipende dalla Santa Sede in quanto istituto di vita consacrata (quindi per quanto concerne le competenze religiose e spirituali dei suoi membri consacrati), mentre, in quanto ente equiparato a uno Stato sovrano, è indipendente dalla Santa Sede nell’ambito dei rapporti diplomatici.
Abbiamo dunque una doppia configurazione giuridica, all’interno della quale, come si può immaginare e come stiamo vedendo in questi giorni, ci sono margini di manovra per chi volesse far prevalere l’una o l’altra.
È da notare comunque che nell’Annuario pontificio, dove sono elencati tutti gli organismi della Santa Sede, l’Ordine di Malta è citato non fra gli ordini religiosi, ma tra le ambasciate degli Stati accreditati presso la Santa Sede.
Lasciamo ora il libro di Piero Valentini, i cui contenuti vanno ben oltre i brevi cenni possibili qui, e torniamo alla lettera inviata dal cardinale Parolin il 25 gennaio ai membri del Sovrano consiglio.
Nella lettera il segretario di Stato annuncia: «Per aiutare l’Ordine nel processo di rinnovamento che si vede necessario, il Santo padre nominerà un Suo Delegato personale  con i poteri che definirà nello stesso atto di nomina».
Dunque, secondo il papa è necessario un «processo di rinnovamento», e tale processo sarà guidato dal pontefice attraverso un suo rappresentante. Rinnovamento verso dove? Con quali scopi? In base a quali princìpi?
Al momento non lo sappiamo, però è chiaro che il papa vuole dei cambiamenti sostanziali, vuole dirigerli direttamente e ritiene dunque di avere la potestà giuridica che gli consente di farlo, ben al di là della competenza, sul solo piano religioso e spirituale , relativa ai membri dell’Ordine che emettono i voti monastici.
S. Altezza Em.ma fra' Matthew Festing, Principe e Gran Maestro e Francesco
Prosegue il cardinale Parolin: «Il Santo Padre, sulla base dell’evidenza emersa dalle informazioni da Lui assunte, ha determinato che tutti gli atti compiuti dal Gran Maestro dopo il 6 dicembre 2016 sono nulli e invalidi. Così anche quelli del Sovrano Consiglio, come l’elezione del Gran Cancelliere ad interim».
Il 6 dicembre 2016 è il giorno nel quale il gran maestro Matthew Festing, nel pieno possesso della sua sovranità e alla presenza del gran commendatore Ludwig Hoffmann von Rumerstein e del rappresentante del papa, cardinale Raymond Leo Burke, ha contestato al gran cancelliere Albrecht Freiherr von Boeselager i comportamenti scorretti e lo ha invitato alle dimissioni. Dopo di che, l’abbiamo detto, Boeselager, nonostante il voto di obbedienza, ha rifiutato, e lo ha fatto anche quando Festing s’è visto obbligato a trasformare l’invito in un ordine.
Ora è chiaro che annullare e rendere invalidi tutti gli atti compiuti da Festing e dal Sovrano Consiglio dopo quella data, compresa l’elezione del Gran Cancelliere ad interim, significa non solo sconfessare e azzerare totalmente il governo dell’Ordine ma infliggergli già, di fatto, una pesante sanzione. Il modo più netto per affermare che chi comanda è il papa.
Da notare poi che nella lettera del segretario di Stato non c’è una sola espressione di  ringraziamento, come di solito avviene in queste occasioni, nei confronti di Festing per il lavoro svolto. La lettera infatti si conclude così: «Il Santo Padre, riconoscendo i grandi meriti dell’Ordine nel realizzare tante opere per la difesa della fede e al servizio dei poveri e degli ammalati, esprime tutta la sua sollecitudine pastorale verso di esso e auspica la collaborazione di tutti in questo momento delicato e importante per il futuro. Il Santo Padre benedice tutti i membri, volontari e benefattori dell’Ordine e li sostiene con la Sua preghiera».
Su Festing, insomma, è caduta la mannaia, ma anche sull’Ordine intero il pugno del papa si fa sentire.

S.S. il Papa Benedetto XVI e S.A.Em.ma fra' Matthew Festing
Prima di chiudere, sembra opportuno ricordare le parole che Benedetto XVI rivolse ai membri dell’Ordine di Malta il 9 febbraio 2013 (appena due giorni prima della sua rinuncia al pontificato), quando, con un «affettuoso pensiero» a tutti, espresse gratitudine per l’opera svolta a favore dei più bisognosi. Interessante notare, in particolare, quanto papa Ratzinger disse ricordando i primi passi dell’Ordine: «L’occasione di questo incontro è data dal nono centenario del solenne privilegio Pie postulatio voluntatis del 15 febbraio 1113, con cui Papa Pasquale II poneva la neonata “fraternità ospedaliera” di Gerusalemme, intitolata a San Giovanni Battista, sotto la tutela della Chiesa, e la rendeva sovrana, costituendola in un Ordine di diritto ecclesiale, con facoltà di eleggere liberamente i suoi superiori, senza interferenza da parte di altre autorità laiche o religiose».
Si notino le espressioni «… e la rendeva sovrana», «con facoltà di eleggere liberamente…», «senza interferenze…».
Poi, in un altro passaggio, Benedetto XVI, ricordando il motto «Tuitio fidei et obsequium pauperum», disse: «Queste parole ben sintetizzano il carisma del vostro Ordine che, come soggetto di diritto internazionale, non ambisce ad esercitare poteri ed influenze di carattere mondano, ma desidera svolgere in piena libertà la propria missione per il bene integrale dell’uomo, spirito e corpo, guardando sia ai singoli che alla comunità, soprattutto a coloro che più hanno bisogno di speranza e di amore».
Si noti: «… come soggetto di diritto internazionale», «in piena libertà».
Staremo a vedere.
Aldo Maria Valli















ALDO MARIA VALLI

Da sempre appassionato di giornalismo, fin dai tempi del liceo classico fa il correttore di bozze e scrive articoli per testate varie. Laureato in Scienze politicheall'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano con una tesi in Teoria e tecnica dell'informazione (relatore il professor Angelo Narducci), nel 1978 diventa pubblicistae nel 1986 giornalista professionista.
Dal 1980 al 1984 è redattore dell'editrice Ares e del mensile Studi cattolici diretto da Cesare Cavalleri. Dal 1984 al 1988 lavora nella redazione di Avvenire, dove diventa caposervizio. Dal 1988 al 1995 è alla Rai di Milano, prima come cronista, poi come caposervizio, conduttore del GR e del TG regionali, redattore esperto di religione (specialmente seguendo l'attività del cardinale Carlo Maria Martini) e vicecaporedattore dell'edizione milanese del TG3 nazionale.
Dall'aprile 1995 è a Roma, al TG3 nazionale, prima come cronista, poi dal 1996 come vaticanista. Ha seguito Giovanni Paolo II in circa quaranta viaggi internazionali e ne ha raccontato l'agonia (aprile 2005) in lunghe edizioni speciali. Al TG3 diventa capo della redazione esteri, poi nel luglio 2007 passa al TG1 come vaticanista.
Per Speciale Tg1 ha realizzato Il mistero padre Pio (28 ottobre 2007), Il miracolo Lourdes (27 gennaio 2008), Opus Dei (28 settembre 2008), Una scommessa chiamata Concilio (15 febbraio 2009), Rivoluzione Francesco (9 marzo 2014).
Collabora con il quotidiano Europa e con diverse riviste, tra le quali Studi cattoliciNuovo progettoIl RegnoIl Messaggero di Sant'AntonioRogate ergo. Ha scritto libri che si occupano di religione, famiglia, mass media. Tra le sue pubblicazioni, Il mio Karol (Paoline), Difendere il concilio (San Paolo), Voi mi sarete testimoni(Rizzoli), La verità del Papa (Lindau), Storia di un uomo. Ritratto di Carlo Maria Martini (Ancora), Piccolo mondo vaticano. La vita quotidiana nella città del Papa(Laterza), Milano nell'anima. Viaggio nella Chiesa ambrosiana (Laterza), Benedetto XVI. Il pontificato interrotto (Mondadori), Il forziere dei papi. Storia, volti e misteri dello Ior (Ancora), Le sorprese di Dio. I giorni della rivoluzione di Francesco (Ancora).